Rhitu Miah
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Mentre impariamo l’italiano, ci piace cantare: scoprire nuove canzoni, ma anche cantare quelle che tutti conoscono già. Perché imparare cose nuove non dovrebbe farci dimenticare ciò che sappiamo e che fa parte di noi. L’integrazione non significa annullare la propria identità.
Quando una persona adulta impara una nuova lingua, il percorso è anche psicologico: a volte può avere la sensazione di acquisire nuove parole e, allo stesso tempo, di perderne altre nella propria lingua. Se si accorge di cambiare e teme di lasciare indietro qualcosa di sé, può perdere interesse e motivazione.
Noi della RIC Academy crediamo che il modo migliore per imparare sia divertirsi: imparare attraverso il gioco, la musica e le esperienze di ogni giorno. Così l’italiano diventa parte della nostra vita, senza cancellare ciò che già conosciamo.
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Giudecca, un’isola da preservare: l’ascolto dei residenti diventa un progetto per Venezia
Venezia è una città. Ma al suo interno convivono due mondi e due realtà diverse: la Giudecca, più intima, familiare, quasi come un paese, e il resto della città, sempre più segnato dal turismo. A separarli scorre il Canale della Giudecca. Eppure le difficoltà dell’abitare, dei servizi e della vita quotidiana attraversano entrambe le sponde.
È da questa consapevolezza che è nata la riunione ospitata da Serena Nono all’Archivio Fondazione Luigi Nono, con rappresentanti della città e della Municipalità, associazioni e altre realtà del territorio. Nono ha sottolineato l’importanza di questi incontri: favoriscono la partecipazione dei cittadini attraverso il dialogo e permettono di costruire progetti comuni. La Giudecca, ha auspicato, può diventare un esempio per tutto il Comune.
Il presidente della Municipalità di Venezia, Giovanni Pellizzato, è intervenuto insieme a Francesco Fracassi, richiamando l’urgenza di preservare un luogo come la Giudecca. Era presente anche la consigliera comunale Giulia Albanese, che ha parlato del ruolo centrale del Comune nell’approvare nuovi progetti capaci di tutelare luoghi come questo. Al confronto ha partecipato anche Memmo Risica.
Rhitu Miah, candidata al Consiglio comunale e fondatrice di RIC Academy, ha portato l’attenzione anche sulla terraferma. Molte persone arrivano a Venezia per lavorare, per esempio alla Fincantieri o nei ristoranti, ma faticano a trovare casa: sempre più alloggi vengono destinati agli affitti turistici. Quando mancano abitazioni e servizi, crescono le fragilità; e quando aziende, amministrazione e soggetti competenti non si assumono le proprie responsabilità, tra i cittadini possono aumentare rabbia e divisioni.
Il consigliere comunale Alberto D’Este ha parlato dello spopolamento e dei giovani che lasciano l’isola, mettendo in guardia dai progetti che, pur presentati come opportunità, finiscono per favorire soprattutto attività commerciali e turistiche. Andrea Della Palanca ha avvertito che, se non si interviene, la Giudecca rischia di diventare come altre parti della città, sempre più orientate al turismo.
Martina, dell’Assemblea Sociale per la Casa, ha descritto la Giudecca come un’isola ancora felice, ma sempre meno. Per questo, ha detto, non serve creare un comitato contro qualcuno: occorre individuare ciò che rende la vita sull’isola più difficile e trasformarlo in un progetto. Manzi ha insistito sulla necessità di coinvolgere anche il mondo dell’urbanistica e l’università, a partire da IUAV, per contrastare il progressivo peggioramento della qualità della vita.
Il consigliere della Municipalità Enrico Vianello ha spiegato che la Municipalità ha contrastato il progetto urbanistico Scalera: l’housing sociale previsto rischiava, a suo giudizio, di diventare quasi un progetto turistico. La rigenerazione urbana deve partire dai bisogni della società. Nel confronto è stato richiamato anche il tema delle quote di housing sociale, indicando il 20–30% come riferimento da discutere per gli interventi più importanti.
Medici di base, assistenza di quartiere, asili nido, case accessibili: sono alcune delle necessità emerse. La Giudecca ha un cuore fatto di residenti, associazioni e relazioni. Per proteggerlo servono progetti concreti, risorse e una Municipalità capace di portare le richieste degli abitanti al Comune.
Non per costruire un’isola contro qualcuno, ma per fare della Giudecca un esempio: un luogo in cui si possa continuare a vivere, e non soltanto soggiornare.
29/09/2026
Giudecca, un’isola da preservare: l’ascolto dei residenti diventa un progetto per Venezia
Venezia è una città. Ma al suo interno convivono due mondi e due realtà diverse: la Giudecca, più intima, familiare, quasi come un paese, e il resto della città, sempre più segnato dal turismo. A separarli scorre il Canale della Giudecca. Eppure le difficoltà dell’abitare, dei servizi e della vita quotidiana attraversano entrambe le sponde.
È da questa consapevolezza che è nata la riunione ospitata da Serena Nono all’Archivio Fondazione Luigi Nono, con rappresentanti della città e della Municipalità, associazioni e altre realtà del territorio. Nono ha sottolineato l’importanza di questi incontri: favoriscono la partecipazione dei cittadini attraverso il dialogo e permettono di costruire progetti comuni. La Giudecca, ha auspicato, può diventare un esempio per tutto il Comune.
Il presidente della Municipalità di Venezia, Giovanni Pellizzato, è intervenuto insieme a Francesco Fracassi, richiamando l’urgenza di preservare un luogo come la Giudecca. Era presente anche la consigliera comunale Giulia Albanese, che ha parlato del ruolo centrale del Comune nell’approvare nuovi progetti capaci di tutelare luoghi come questo. Al confronto ha partecipato anche Memmo Risica.
Rhitu Miah, candidata al Consiglio comunale e fondatrice di RIC Academy, ha portato l’attenzione anche sulla terraferma. Molte persone arrivano a Venezia per lavorare, per esempio alla Fincantieri o nei ristoranti, ma faticano a trovare casa: sempre più alloggi vengono destinati agli affitti turistici. Quando mancano abitazioni e servizi, crescono le fragilità; e quando aziende, amministrazione e soggetti competenti non si assumono le proprie responsabilità, tra i cittadini possono aumentare rabbia e divisioni.
Il consigliere comunale Alberto D’Este ha parlato dello spopolamento e dei giovani che lasciano l’isola, mettendo in guardia dai progetti che, pur presentati come opportunità, finiscono per favorire soprattutto attività commerciali e turistiche. Andrea Della Palanca ha avvertito che, se non si interviene, la Giudecca rischia di diventare come altre parti della città, sempre più orientate al turismo.
Martina, dell’Assemblea Sociale per la Casa, ha descritto la Giudecca come un’isola ancora felice, ma sempre meno. Per questo, ha detto, non serve creare un comitato contro qualcuno: occorre individuare ciò che rende la vita sull’isola più difficile e trasformarlo in un progetto. Manzi ha insistito sulla necessità di coinvolgere anche il mondo dell’urbanistica e l’università, a partire da IUAV, per contrastare il progressivo peggioramento della qualità della vita.
Il consigliere della Municipalità Enrico Vianello ha spiegato che la Municipalità ha contrastato il progetto urbanistico Scalera: l’housing sociale previsto rischiava, a suo giudizio, di diventare quasi un progetto turistico. La rigenerazione urbana deve partire dai bisogni della società. Nel confronto è stato richiamato anche il tema delle quote di housing sociale, indicando il 20–30% come riferimento da discutere per gli interventi più importanti.
Medici di base, assistenza di quartiere, asili nido, case accessibili: sono alcune delle necessità emerse. La Giudecca ha un cuore fatto di residenti, associazioni e relazioni. Per proteggerlo servono progetti concreti, risorse e una Municipalità capace di portare le richieste degli abitanti al Comune.
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