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Siamo la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi che operano in Italia.

Promuoviamo la centralità dell’impresa sul territorio come motore di sviluppo economico, sociale e civile del Paese. Non riceviamo finanziamenti pubblici e rappresentiamo le imprese e i loro valori presso le Istituzioni, a tutti i livelli, per contribuire concretamente al benessere e al progresso della società. In quest’ottica, garantiamo servizi sempre più diversificati, efficienti e moderni.

06/10/2026

Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito a 77 €/MWh, il massimo da fine 2022: più del doppio dei 33 €/MWh registrati a febbraio.

Siamo ancora distanti dai picchi anomali del 2022, ma la guerra nel Golfo ha riportato il gas su livelli che non hanno più nulla di ordinario: nel 2019 il prezzo si attestava a 14 €/MWh.

All'origine c'è la quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz. A settembre la quota dei transiti di navi è al 13% del normale e gran parte del gas e del greggio dell'area non può essere esportata: per il petrolio si tratta di 17,4 su 20,0 mbg. Su questa spinta il Brent è a $101 al barile, con un picco di $109, e resta volatile perché i mercati reagiscono a ogni notizia che riguarda gli impianti nel Golfo.

Gli effetti sui prezzi al consumo sono già visibili:
→ Inflazione italiana a settembre al +4,2% annuo, nuovo massimo dell'anno (da +3,3% di agosto e da +1,0% a inizio 2026)
→ Energetici al consumo al +22,3%, da +17,1% di agosto
→ Indice al netto di energia e alimentari in risalita al +2,0%, da +1,8%

La componente di fondo resta quindi su valori contenuti, ma ha iniziato a muoversi: nei prossimi mesi vari beni potrebbero incorporare i maggiori costi di trasporto.

Come rileva la Congiuntura Flash del nostro Centro Studi, le banche centrali stanno già reagendo: a settembre la BCE ha alzato i tassi di un quarto di punto, al 2,50%, e i mercati si attendono ulteriori rialzi: complessivamente, tra 2026 e 2027 dovrebbe alzare di +1,25 punti.

L'effetto atteso è un rallentamento di consumi e investimenti, anche in Italia.

01/10/2026

L'export italiano non si ferma: negli ultimi sei anni è cresciuto in media del 5% l'anno, e il 2025 ha aggiunto un altro +3,3% in un anno segnato dalle tensioni geopolitiche e dall'inasprimento della politica tariffaria americana.

È un risultato positivo che conferma la capacità di tenuta del nostro sistema produttivo: le vendite di beni all'estero hanno raggiunto i €643,2 miliardi.

Secondo l'analisi del nostro Centro Studi, a trainare la crescita sono stati pochi mercati e comparti, a partire dagli Stati Uniti, che hanno fornito il maggiore contributo per mercato.

Proprio la dinamica delle vendite oltreoceano ha sorpreso in positivo, a fronte di attese di un possibile arretramento: l'export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto del 7,2%, sfiorando i €70 miliardi.

Resta però l'Europa il baricentro dei nostri scambi, con oltre la metà delle esportazioni italiane diretta verso l'Unione europea.
→ Unione europea: 51,3% delle esportazioni italiane, di cui Spagna 5,9%, Polonia 3,2% e Paesi Bassi 2,9%
→ Extra UE: 48,7%
→ Stati Uniti: 10,8%, con un guadagno di 1,3 punti di quota rispetto al 2019

La resilienza dell'export, tuttavia, non è generalizzata. La performance verso gli Stati Uniti si è concentrata in poche produzioni: al netto dei prodotti farmaceutici e degli altri mezzi di trasporto, le esportazioni verso quel mercato hanno registrato nel 2025 una contrazione di quasi il 6%.

Sul fronte delle importazioni, invece, cresce rapidamente il peso della Cina, in particolare nei comparti ad alto valore aggiunto. Tra il 2019 e il 2025 la quota cinese sulle importazioni italiane di prodotti tecnologicamente avanzati è più che raddoppiata, passando dal 14,2% al 34,8%.

Consolidare i mercati storici resta la base su cui poggia la nostra presenza internazionale, ma lo spazio di crescita passa anche dall'apertura di nuove rotte commerciali. Mercosur e India offrono all'export italiano sbocchi capaci di diversificare la domanda e di ridurre la dipendenza da pochi mercati e pochi comparti.

24/09/2026

A settembre le imprese italiane hanno previsto 565mila assunzioni. Eppure, nel 44,1% dei casi, trovare i profili ricercati resta difficile.

È una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano: le aziende cercano persone, ma domanda e offerta continuano a non incontrarsi pienamente.

A pesare sono soprattutto la carenza di candidati e la distanza tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle imprese. Un divario che diventa ancora più evidente per i profili tecnici e specializzati, dalla manifattura all’ICT.

Ridurre questo mismatch significa lavorare su un collegamento più stretto tra formazione, competenze e fabbisogni reali del sistema produttivo, costruendo percorsi capaci di accompagnare le persone verso professionalità effettivamente richieste dal mercato.

Una sfida che riguarda anche i nuovi canali di ingresso nel mercato del lavoro. Tra le esperienze sviluppate in questa direzione ci sono i percorsi di formazione e mobilità internazionale qualificata promossi da Umana S.p.A. in Paesi come Ghana, Marocco e Tunisia, dove la preparazione professionale inizia nei territori di origine sulla base delle esigenze delle imprese, per proseguire poi con l’ingresso regolare in Italia e l’inserimento lavorativo.

Perché colmare il divario di competenze non significa soltanto trovare persone per i posti disponibili, ma costruire oggi le professionalità di cui le imprese avranno bisogno domani.

22/09/2026

Le Life Sciences valgono il 13% del PIL italiano, impiegano 3,1 milioni di persone e generano €65 miliardi di export manifatturiero (dati 2024).

Numeri che non descrivono solo la rilevanza industriale del settore, ma ne evidenziano anche il ruolo centrale per la crescita del Paese, con una previsione che lo vede arrivare fino al 18% del PIL entro il 2035.

Questa traiettoria di sviluppo si inserisce in un contesto in cui la salute non è soltanto un ambito sociale, ma una vera e propria precondizione per la competitività economica. In questo senso, le Life Sciences si configurano come una filiera ad alto potenziale, sia in termini di innovazione sia di occupazione.

A questo si aggiunge la forza del network italiano tra Università, Centri di Ricerca e IRCCS, un ecosistema che rende il nostro Paese un terreno fertile per l'innovazione. Non è un caso che, il 15% della ricerca e sviluppo privata nazionale viene dalla filiera Life Sciences.

A rafforzare ulteriormente questo posizionamento contribuisce anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale. Nel 2024, l’Italia si è collocata al terzo posto al mondo per numero di trial clinici che utilizzano l’IA, subito dopo Stati Uniti e Cina.

In questo contesto, nel 2025 abbiamo ottenuto un altro risultato importante: l'apertura alla collaborazione tra privati-profit, IRCCS e soggetti pubblici per il trattamento di dati sanitari con l'IA. Un passo concreto verso la valorizzazione di un vantaggio competitivo che il nostro Paese già possiede.

Anche l'Europa guarda con decisione a questo settore.

L'obiettivo UE è rendere il continente l'hub globale per le Life Sciences entro il 2030. Nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 sono infatti previste risorse importanti: €20,3 miliardi per il Fondo per la Competitività e €19,6 miliardi per Horizon Europe dedicati al settore.

La sfida ora per l’Italia è duplice: da un lato garantire la sostenibilità del Sistema salute italiano, dall'altro posizionare il Paese come hub di riferimento mondiale per l'innovazione nelle Life Sciences e nella medicina di precisione.

17/09/2026

Il Brasile si conferma uno dei mercati a maggiore crescita per l'export italiano, con un potenziale ancora in larga parte da cogliere.

Nel periodo 2021-2025 l'export italiano verso il Brasile è cresciuto in media del 6% l'anno, portando l'interscambio complessivo con l'area Mercosur a €7,5 miliardi nel 2025.

Una traiettoria sostenuta anche da una presenza industriale italiana già profondamente radicata nel Paese: circa 400 imprese a partecipazione italiana, 150.000 addetti e €42 miliardi di fatturato.

Su queste basi si inserisce l'accordo UE-Mercosur: con il patto, le esportazioni italiane verso l'area potrebbero passare da €7,5 a €14 miliardi, con un risparmio sui dazi per le imprese europee stimato in circa €4 miliardi l'anno.

Tra i settori con più da guadagnare, spicca quello dei macchinari: €2,6 miliardi di export nel 2025, penalizzati da dazi fino al 35% destinati a essere eliminati progressivamente con l'entrata a regime dell'accordo.

Per le imprese italiane, l'accordo UE-Mercosur apre una fase nuova nei rapporti con una delle economie a maggiore potenziale del continente americano.

09/09/2026

Siamo in viaggio verso il Brasile, dopo due giornate intense in Argentina.

Buenos Aires è stata la prima tappa della Missione Mercosur e, fin dal nostro arrivo, abbiamo cercato di entrare subito nel vivo del Paese: prima con l’Ambasciatore Fabrizio Nicoletti, per capire meglio il quadro economico argentino e le riforme in corso, poi al Circolo Italiano, incontrando alcuni tra i principali imprenditori italo-argentini.

Da lì ci siamo spostati a Tecpetrol, dove abbiamo visto da vicino la dimensione degli investimenti a Vaca Mu**ta e le potenzialità che l’Argentina può esprimere nei settori dell’energia e delle materie prime.

Ma il passaggio che racconta meglio il senso di queste missioni è quello dedicato alle imprese. In una sola giornata abbiamo realizzato oltre 1.300 incontri B2B: imprenditori italiani e argentini seduti allo stesso tavolo, a conoscersi, confrontarsi e costruire nuove possibilità di collaborazione. È anche per questo che considero fondamentale una partecipazione sempre più ampia delle nostre imprese a queste missioni.

Il confronto è poi proseguito con le principali associazioni imprenditoriali argentine e, il giorno successivo, con le grandi imprese italiane insieme al Ministro Tajani.

Ho avuto inoltre il piacere di incontrare il Presidente Javier Milei, insieme al Ministro Tajani, al Ministro Giuseppe Valditara e all’Ambasciatore Nicoletti. Abbiamo discusso delle esigenze dell’industria italiana, di energia, materie prime, tecnologia, investimenti e riduzione della burocrazia, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente i rapporti economici tra Italia e Argentina.

Sono stati due giorni che ci hanno confermato quanto sia importante esserci, conoscere direttamente i mercati e costruire relazioni solide.

Ora lasciamo l’Argentina e voliamo verso il Brasile, insieme a tanti imprenditori italiani, per continuare questo percorso con lo stesso obiettivo: creare relazioni e nuove opportunità per l’industria italiana.

08/09/2026

Ho incontrato il Presidente Milei a Buenos Aires, insieme al Ministro Tajani, Ministro Valditara e all’Ambasciatore Nicoletti.

Siamo in Argentina per dare concretezza all’accordo tra Unione Europea e Mercosur, il primo patto commerciale che l’Europa firma dopo 25 anni.

Un’intesa che deve creare valore su entrambe le sponde dell’Atlantico, dove le imprese italiane crescono insieme a quelle argentine.

Per questo siamo qui con quasi 100 aziende, con l’obiettivo di costruire filiere produttive, dalle grandi imprese che le guidano alle piccole e medie che le compongono.

Abbiamo parlato di energia, materie prime critiche e di come queste nuove sponde geopolitiche ci permettono di contrastare la concorrenza della Cina.

Per questo, non possiamo limitarci a osservare e criticare la geopolitica, ma dobbiamo fare la nostra politica di sviluppo economico e sociale.

27/08/2026

Quale promessa di futuro siamo in grado di offrire oggi alle nuove generazioni?

Tra il 2019 e il 2023 sono espatriati 190 mila giovani, mentre troppe imprese under 35 chiudono o scelgono di andare altrove. Eppure, su oltre 1.100 miliardi di spesa pubblica, appena il 9% va a quella che chiamiamo Filiera Futuro: natalità, istruzione e giovani imprese.

Per questo proponiamo di raddoppiare questa quota nei prossimi dieci anni. Significa investire sulle condizioni che permettono a un giovane di formarsi, costruire una famiglia, fare impresa e scegliere l’Italia per realizzare il proprio futuro.

25/08/2026

Nel 2025 il turismo internazionale ha generato per l’Italia un saldo positivo di 22,7 miliardi di euro.
 
Secondo i dati della Banca d’Italia, la spesa dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese ha raggiunto i 56,7 miliardi di euro, a fronte dei 34,1 miliardi spesi dagli italiani all’estero.
 
La bilancia dei pagamenti turistica registra così un avanzo in crescita rispetto ai 21,2 miliardi del 2024, pari all’1% del PIL.
 
Numeri che confermano come il turismo sia oggi uno dei motori dell’economia italiana, capace di generare valore, occupazione e investimenti in tutto il Paese e coinvolgendo le diverse filiere del Made in Italy.

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