Progetto Genderqueer - Non Binary Blog
Dal 2009, un punto di riferimento sul genere non binario
Il primo blog sul non binarismo di genere, sui percorsi transgender non medicalizzati e sugli orientamenti affettivi non binari - dal 2009
23/09/2026
💗💜💙 23 settembre – Giornata della visibilità bisessuale
La bisessualità continua a essere raccontata attraverso ciò che si vede da fuori.
Se stai con una persona di un altro genere, allora sei etero. Se stai con una persona del tuo stesso genere, allora sei gay o lesbica. Se hai avuto esperienze diverse, forse sei confusə, indecisə o stai attraversando una fase.
Eppure l’orientamento di una persona non cambia automaticamente insieme alla relazione in cui si trova.
Essere bisessuali significa poter provare attrazione verso più di un genere. Non richiede percentuali precise, un curriculum sentimentale perfettamente bilanciato o una quantità minima di esperienze da esibire come documento d’identità.
E soprattutto non rende nessuno “metà etero e metà gay”.
L’invisibilità bisessuale nasce anche dalla nostra abitudine a classificare l’orientamento osservando le coppie: vediamo due persone e crediamo di sapere chi siano, cosa desiderino e quale parola utilizzino per definirsi.
Forse la visibilità serve anche a questo: ricordarci che le persone sono più complesse delle categorie che attribuiamo loro guardandole dall’esterno.
Buona Giornata della visibilità bisessuale. 💗💜💙
E buona visibilità anche a chi non sente di dover dimostrare niente.
Progetto Genderqueer
Q***r ProgettoGenderqueer
12/09/2026
22/08/2026
Il problema non è che esistano psicologə, psichiatrə, endocrinologə, chirurgə e avvocatə che lavorano con le persone trans. Servono, quando servono. E soprattutto quando sono scelti.
Il problema nasce quando il diritto all’identità viene costruito attorno alla necessità di passare da uno studio professionale.
Diagnosi, relazioni, certificazioni, terapie, interventi, perizie, tribunali: per decenni essere riconosciutə ha significato dimostrare qualcosa a qualcun altro.
E mentre sui percorsi medicalizzati esistono professionisti, protocolli, congressi, pubblicazioni e inevitabilmente anche interessi economici, chi chiede riconoscimento senza medicalizzazione rischia ancora di diventare invisibile.
C’è poi un cortocircuito che come comunità dovremmo poter discutere: il professionista che lavora con le persone trans può essere un alleato prezioso, ma non per questo deve diventare automaticamente portavoce delle persone trans.
Soprattutto quando l’alleanza produce anche reputazione, clienti, convegni, interviste e visibilità.
Non stiamo dicendo che ogni professionista lucri sulla comunità. Sarebbe una caricatura inutile.
Stiamo dicendo qualcosa di più scomodo: quando qualcuno acquisisce potere professionale dentro una comunità marginalizzata, quel potere deve poter essere criticato. Anche se porta una spilletta arcobaleno.
E soprattutto dobbiamo tornare a parlare di chi non vuole ormoni, chirurgia o percorsi psicologici e pretende comunque pieno riconoscimento sociale e giuridico.
Perché la libertà di medicalizzarsi è un diritto.
La libertà di non farlo deve esserlo altrettanto.
Progetto Genderqueer
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