Gruppo Rocciatori Gransi

Gruppo Rocciatori Gransi

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Fondato nel 1957, il Gruppo Rocciatori Gransi ha visto tra la sue fila autentici fuoriclasse. Ma la solidarietà e l'amicizia è sempre la parola d’ordine.

Restiamo, orgogliosamente,“animali” di laguna. Ma siamo comunque capaci di arrampicarci dappertutto.

Photos from Gruppo Rocciatori Gransi's post 03/08/2026

Settass: esplorando la Parete Sud con tre ascensioni.

Settsass – Monte Ciastèl (2371 m)
Spigolo Sud – Via Gransi

Prima salita: Giuseppe Frison in solitaria(CAI Venezia – Gruppo Rocciatori Gransi), 2 luglio 1995.

Seconda ripetizione: Renato Vezzi ("Kaiser") e Luciano Biscontin ("Ansia"), Gruppo Rocciatori Gransi – CAI Venezia.

La seconda ripetizione della Via Gransi rappresenta molto più di una semplice conferma di un itinerario alpinistico: testimonia il legame profondo tra due protagonisti dell'alpinismo veneziano, Renato Vezzi e Luciano Biscontin, e lo spirito che ha sempre contraddistinto il Gruppo Rocciatori Gransi.

Questa relazione è dedicata alla memoria di Luciano Biscontin, scomparso nell'estate del 2017, alpinista stimato e uomo profondamente amato da tutti coloro che hanno avuto il privilegio di condividere con lui la montagna.

Entrato nella Scuola di Alpinismo del CAI Venezia nel 1979, Luciano – per tutti "Ansia" – iniziò ben presto, insieme a Giuseppe Frison, un intenso percorso sulle grandi vie classiche del Brenta e delle Dolomiti. Dagli anni Novanta fino al 2010 trovò nel compagno di cordata Renato Vezzi il partner ideale, condividendo numerose ascensioni di alto livello e contribuendo alla crescita tecnica e umana del Gruppo Rocciatori Gransi.

La Sezione CAI di Venezia lo ricorda come un "eterno fanciullo", esempio di bontà, modestia e sincera passione per la montagna. Oltre all'attività alpinistica fu istruttore della Scuola di Alpinismo e punto di riferimento per intere generazioni di arrampicatori. A testimonianza dell'affetto della comunità alpinistica, una cima rimasta fino ad allora senza nome nei Monti del Sole è stata dedicata alla sua memoria con il nome di Torre Luciano.

La ripetizione della Via Gransi assume quindi il valore di un ricordo vivo: ogni tiro racconta una stagione di entusiasmo, amicizia e alpinismo autentico, quello costruito sulla fiducia reciproca, sulla discrezione e sul piacere di condividere la montagna.

Relazione tecnica.

Attacco:
Dal parcheggio del Rifugio Valparola seguire il sentiero CAI n. 23 in direzione del Rifugio Pralongià e Col di Lana. Il sentiero perde leggermente quota, supera un breve tratto attrezzato con cavo metallico e aggira la fascia boscosa e i mughi alla base del massiccio.
Terminato il tratto tra i mughi, abbandonare il sentiero principale e risalire direttamente verso la caratteristica parete giallastra del Monte Ciastèl, puntando all'evidente Spigolo Sud.
La via percorre integralmente lo spigolo fino a congiungersi con la Via 168, che conduce alla vetta.
Avvicinamento: circa 45 minuti.

Itinerario
1° tiro – 25 m (IV, IV+, V+)
Salire una breve fessura obliqua da destra verso sinistra fino a una caratteristica conformazione a mezzaluna. Sosta con friend circa due metri a sinistra del filo dello spigolo. Presente un chiodo con fettuccia lasciato dagli apritori.
2° tiro – 25 m (V+, passi di VI)
Seguire una fessura orizzontale verso sinistra, sfruttandola per le mani, fino a raggiungere il filo dello spigolo. Continuare lungo la fessura sul lato sinistro superando il tratto più atletico e leggermente strapiombante, quindi uscire su un piccolo e aereo terrazzino. Sosta con friend e un dado.
3° tiro – 30 m (V)
Proseguire su rocce meno ripide, mantenendosi a destra dello spigolo fino a raggiungere una larga fessura orizzontale.
4° tiro – 30 m
Continuare fino a raccordarsi con la Via 168 e seguirla fino alla cima del Monte Ciastèl.

Dati della via
Sviluppo: 120 m
Difficoltà: V obbligato, passi di VI
Tempo di salita: circa 3 ore.

Discesa

Dalla cima di Monte Castello per tracce si scende a destra per prendere il sentiero CAI n. 24 e poi sul n. 23, ritornando al punto di partenza al Passo Valparola in circa 1ora e 1/2 di cammino.

Protezioni: integrazione con friend e dadi consigliata.

"Le vie passano, le persone restano nel ricordo di chi continua a percorrerle. La Via Gransi conserva anche il passo leggero di Luciano Biscontin, alpinista generoso, istruttore appassionato e compagno di cordata indimenticabile."

Photos from Gruppo Rocciatori Gransi's post 26/07/2026

Grande ripetizione alpinistica di Stefano Polato a 70 anni, con la guida alpina Manuel, sulla mitica Torre Trieste.
"La Torre delle Torri".
Il nostro straordinario Stefano Polato, a 70 anni, insieme alla guida alpina Manuel, ha firmato una salita di grande valore alpinistico, percorrendo la storica Cassin-Ratti allo Spigolo Sud-Est della Torre Trieste, nel Gruppo della Civetta, una delle vie classiche più maestose, impegnative e affascinanti delle Dolomiti.
Un itinerario di oltre 600 metri di sviluppo, con difficoltà continue e sostenute, che richiede eccellente preparazione fisica, esperienza e una solida padronanza dell'arrampicata alpina. Una via che ancora oggi sa mettere alla prova anche gli alpinisti più preparati.
L'alpinismo, nel frattempo, è cambiato profondamente. Il livello dell'arrampicata si è alzato in modo straordinario e con esso è cambiato anche il rapporto tra l'uomo e la montagna. Un tempo l'arrampicata era il mezzo per raggiungere la vetta, il vero obiettivo dell'alpinista. Oggi, dopo che innumerevoli cime sono state conquistate, il paradigma si è trasformato: sempre più spesso il fine è l'arrampicata stessa. Non conta tanto dove si scala, quanto il gesto, l'esecuzione, la forza, l'eleganza del movimento. In una parola: lo stile.
Eppure rimane qualcosa che distingue l'alpinismo dall'arrampicata sportiva o da una sessione in palestra o sul boulder, che il nostro Stefano per l'amore per la montagna e per la roccia va sempre in ricercare. Salire una grande via come la Cassin-Ratti significa confrontarsi con l'ambiente, con l'esposizione, con l'impegno e con la storia. È un'esperienza che richiede conoscenza, preparazione, capacità di leggere la montagna e rispetto per essa.
Per questo la salita di Stefano assume un significato ancora più speciale. A 70 anni ha dimostrato che la passione, la determinazione e l'esperienza possono portare ancora su una delle pareti simbolo delle Dolomiti.
Una salita mitica, su una montagna mitica. Complimenti Stefano e Manuel!

Photos from Gruppo Rocciatori Gransi's post 09/07/2026

Ci sono vie che si scalano. E poi ci sono vie che ti mettono alla prova, fino all'ultimo metro.
Il nostro "Gransio" Marcello Luppi, insieme ai suoi compagni di cordata, ha affrontato una delle linee più leggendarie delle Dolomiti: la Via Messner al Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc.
Il suo commento, una volta tornato a terra, dice tutto:
"Sono cose che non le puoi spiegare… a me, comunque, basta così… se non fosse stato per i miei amici sarei ancora bloccato a metà della variante Mariacher." 🫠
E conoscendo Marcello, uno che in parete si muove con naturalezza, sentirgli dire una frase del genere fa capire immediatamente il livello della sfida. Non è una via qualsiasi: è una di quelle che impongono rispetto, concentrazione e una buona dose di umiltà.
La Via Messner è un autentico capolavoro dell'alpinismo: 500 metri di arrampicata severa, aperta nel luglio del 1968 da Reinhold e Günther Messner. La celebre variante Mariacher, aperta dieci anni dopo da Heinz Mariacher, Luisa Iovane e Luggi Rieser, aggira la storica "placca Messner" ma resta comunque un banco di prova di altissimo livello.
Qualche numero racconta solo in parte la sua grandezza:
Prima salita: Reinhold e Günther Messner (6-7 luglio 1968).
Prima ripetizione e variante: Heinz Mariacher, Luisa Iovane e Luggi Rieser (16 luglio 1978).
Difficoltà: 8° grado per la via originale, considerato il primo 8° in libera della storia dell'alpinismo; 7° grado per la variante Mariacher.
Difficoltà obbligatoria: 6°, A1.
Sviluppo: 500 metri.
Una salita che non si porta a casa solo con la forza delle braccia, ma con esperienza, fiducia nei compagni e tanta determinazione.
Complimenti a Marcello e a tutta la cordata per questa grande impresa!

Dal libro: “Settimo grado” di Reinhold Messner.
«... Avevamo bivaccato in un buco sulla grande cengia e alle 8 eravamo partiti. Dopo due brevi tiri di corda il pilastro diventava giallo e verticale. Solo verso destra si presentava la possibilità di continuare in libera. Traversammo fino a che fu possibile, piantammo un chiodo ad anello e pendolammo verso destra fino ad una rampa. Su questa ci portammo ad un piccolo pulpito sul verticale spigolo del pilastro. Fino a qui era andato tutto bene. La natura ci aveva offerto il cammino e noi l’avevamo seguito. Ma ora? Ancora due metri in libera, straordinariamente difficili, ma poteva ancora andare. Poi ero al termine delle mie abilità arrampicatorie. Trovai un minuscolo buco, profondo 2 o 3 centimetri. Piantai un chiodo corto a lama. Teneva. Ancora un chiodo, poi ancora arrampicata libera. Finalmente un paio di appigli. Riposi il martello nella tasca. Sfruttando una sottile fessura sul fondo di un diedro appena accennato riuscii ad innalzarmi con un’ardita arrampicata libera e, appena in tempo, raggiunsi una strettisima cengia. Qui era proprio finita. Una placca liscia, senza fessure e con pochissimi appigli, sbarrava la prosecuzione. Quattro metri più in alto c’era una fessura, sotto di me una cengia sulla quale a malapena riuscivo a posare i piedi. Al di sotto un gran vuoto, un appicco strapiombante. Sembrava proprio impossibile andare avanti. Tuttavia non mi diedi per vinto. Tentai. Ritentai. Eppure in mezz’ora non mi alzai di un centimetro. Anche tornare indietro non era più possibile. Mi sforzai inutilmente di ridiscendere in arrampicata. Non ce la facevo e mi mancava il coraggio di saltare. Bisogna rinunciare, pensai, peccato. Salivo, ridiscendevo. Tentativi disperati. Con il proposito di tentare la discesa, ritornavo sempre al punto di uscita sulla cengetta prima di perdere l’equilibrio. E appena mi ritrovavo sulla cengia, riprendevo le capacità di riflettere logicamente. Indietro non si poteva andare. Di nuovo mi asciugai le punte delle dita sui pantaloni. Dovevo farcela, solo questi 4 metri! Il pensiero mi si imponeva come un ordine. Devo tentare! Sopra c’è un piccolo appiglio, giusto per metterci le unghie. Se riesco a prenderlo non devo più tornare indietro, non devo mollare. Poi devo alzare al massimo il piede destro, innalzarmi con un movimento bilanciato e raggiungere con la mano sinistra la lama risolutiva per tirarmi su. Nella mia testa frullava un solo pensiero: salire, poi l’appiglio in alto a destra. Oggi non so più come ho fatto ad arrivare su. So solo che mi ritrovai sopra, sollevato, pieno di gioia, e tutto era sembrato facile. Qualche ora più tardi, sulla cima, non abbiamo parlato di questo passaggio ma della situazione che si era creata sotto di esso. E se oggi penso al Pilastro di Mezzo, vedo tutto come allora. Solo la via d’uscita è aperta. Una placca liscia, senza fessure e con pochissimi appigli; 4 metri più in alto una fessura, sotto di me una cengia larga quanto i miei piedi. Al di sotto un gran vuoto, un appicco strapiombante. Un’impresa che rimane.».

Photos from Gruppo Rocciatori Gransi's post 09/07/2026

La Via Maestri-Alimonta sullo Spallone del Campanile Basso è una delle grandi classiche delle Dolomiti di Brenta: una salita impegnativa, elegante e ricca di storia.
Stefano, a 70 anni, sembra fatto d'acciaio... anzi, di ferro ben temprato: della ruggine non c'è proprio traccia!
Per festeggiare un traguardo così importante non ha avuto dubbi. Ha deciso di salire una via classica e storica. Ma quale, se non la Maestri-Alimonta?
In quanti possono dire di aver celebrato i propri 70 anni in questo modo?
Insieme alla sua guida alpina Manuel, ha scelto di regalarsi una giornata indimenticabile, trasformando un compleanno in un'avventura che resterà nella memoria.
Un brindisi in parete, tra roccia, passione e grandi emozioni.
Grande Stefano! Buon compleanno e complimenti! 💪🏔️🎉

06/07/2026

Complimenti a tutti voi per l'impegno, la passione e la dedizione che mettete in ogni vostra attività. È ammirevole la costante ricerca di crescere, di arricchire il vostro bagaglio di esperienze e il vostro curriculum alpinistico, affrontando con determinazione vie e itinerari che il tempo aveva quasi consegnato all'oblio.

La voglia di superare i propri limiti, di raggiungere traguardi che sembrano appartenere all'impossibile, è il motore che alimenta ogni grande impresa. Ma la montagna insegna anche un'altra lezione, forse la più preziosa: non è soltanto una meta da conquistare o una vetta da aggiungere a una classifica.

La montagna è un luogo di ascolto, di silenzi, di vento e di luce. È un universo capace di donare emozioni profonde a chi sa rallentare il passo, osservare una parete accarezzata dall'alba, il profumo del bosco, il canto dell'acqua e la forza della roccia. Sono questi i doni più autentici che la natura offre, spesso lontani dal cronometro, dai numeri e dal desiderio di primeggiare.

Continuate a inseguire i vostri sogni con coraggio, ma non dimenticate mai che il valore più grande non è soltanto arrivare in cima. È vivere il cammino con rispetto, umiltà e gratitudine, lasciandovi sorprendere da tutto ciò che la montagna, con la sua infinita bellezza e la sua saggezza silenziosa, è capace di regalarvi. Perché le vette si conquistano con le mani e con la forza, ma è il cuore che custodisce per sempre le emozioni vissute lungo il percorso.

Photos from Gruppo Rocciatori Gransi's post 06/07/2026

I nostri incalliti e assidui amici del Gruppo Rocciatori Gransi, Nicolò e Stefano, hanno salito la via: “Tetto Fessurato sullo Scalet delle Masenade” (Gruppo della Moiazza).

Primi salitori: Heinz Grill, Barbara Holzer, Florian Kluckner, Klaus Oppermann, Franz Heiss, Petra Himmel,
Giugno 2012

Una via classica, di 250 m (6 tiri, difficoltà fino al VI, passo di VII-.
Richiede 45 minuti di avvicinamento dal Rifugio Carestiato (Passo Duran), 2h30m di scalata e offre un'arrampicata su ottima roccia.
Da notare che questa via grazie alle tante clessidre è stata salita senza chiodi. Gli apritori, hanno minuto e lasciato, su molte clessidre, cordini di rinvio e di sicurezza. Si rende necessario portare altri cordini con sé.
Foto schizzo dal social: https://www.arrampicata-arco.com/via-tetto-fessurato.html

Photos from Gruppo Rocciatori Gransi's post 06/07/2026

Ed ecco un’altra classica questa volta fatta da Paolo Fedeli e amici.
Documentano la loro salita così;…..Qualche foto della giornata di ieri con Nicola e Lorenzo sulla bellissima linea di “Cortina 360” ai Lastoni di Formin, via aperta nel 2020 da Massimo Da Pozzo. (300 metri, 6c (A0) un tiro, il resto 6b obbligatorio. Sempre continua e sostenuta su roccia magnifica. Rispetto alle indicazioni che si trovano in rete aggiungere almeno mezzo grado ai tiri (in alcuni anche un grado) e se si vuole evitare di fare parecchi (!!!) metri senza niente portarsi i friend e integrare. Noi in certi tiri ne abbiamo messi anche cinque. Giornata inaspettatamente fredda perché oltre a essere a ovest, tirava un vento gelido che ci ha accompagnato per tutta la via. Bella via, roccia super (a parte qualche tiro in alto che chiamava qualche accortezza in più, ma solito delle Dolomiti). Discesa panoramica perché fa bene al cuore 🥰

Photos from Gruppo Rocciatori Gransi's post 06/07/2026

La nostra coppia Sabrina e Fabio, del gruppo Rocciatori Gransi, con gli amici Giulia e Giacomo, hanno salito la Via Frisch-Corradini, Pala del rifugio, del gruppo Pale di San Martino.
Itinerario molto bello ed elegante aperto da Hans Frisch e Pepi Corradini il 16 luglio 1967.
E' una delle grandi "classiche" delle Dolomiti.
Foto del social: https://www.planetmountain.com/it/itinerari/frisch-corradini-pala-del-rifugio.html

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