Luca Riperto Architetto

Luca Riperto Architetto

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Mi occupo da oltre vent’anni di progettazione, ristrutturazioni ed architettura d’interni

27/06/2026

Parlare di sostenibilità significa anche superare una visione semplificata del rapporto tra città e natura. Gli alberi rappresentano una risorsa preziosa, ma da soli non sono sufficienti: è la qualità della progettazione, della gestione e della cura nel tempo a determinare il reale valore delle infrastrutture verdi.

In queste settimane, segnate da ondate di calore eccezionali che stanno interessando gran parte dell'Europa, il tema dell'adattamento delle città ai cambiamenti climatici appare più attuale che mai. È un principio che vale a tutte le scale, dalla pianificazione urbana fino al progetto dei singoli spazi aperti.

Per questo condivido con piacere questo post del professor Francesco Ferrini, che ricorda come l'Urban Forestry sia prima di tutto una strategia di lungo periodo, capace di coniugare sostenibilità ambientale, benessere delle persone e resilienza delle nostre città

PERCHÉ “URBAN FORESTRY” NON SIGNIFICA SOLO PIANTARE ALBERI
Man mano che le città continuano a espandersi e a modificare dimensioni e struttura, la ricerca scientifica e le politiche urbane riconoscono sempre più la necessità di proteggere, ripristinare e progettare gli ecosistemi urbani. Questa consapevolezza nasce dalle potenzialità, ancora in parte inesplorate, delle infrastrutture verdi nel rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici, migliorare il benessere dei cittadini e favorire la conservazione della biodiversità.
In questo contesto, l’Urban Forestry non può essere ridotta alla semplice messa a dimora di alberi. La letteratura più recente evidenzia come il successo delle foreste urbane dipenda soprattutto dalla loro pianificazione, gestione e conservazione nel lungo periodo. Piantare alberi rappresenta solo il primo passo di un processo molto più complesso che comprende la scelta delle specie più adatte alle condizioni future, la tutela del suolo, l’irrigazione nelle fasi di attecchimento, il monitoraggio della salute degli alberi, il mantenimento della diversità biologica e il coinvolgimento attivo delle comunità locali.
Le foreste urbane sono oggi considerate una componente essenziale delle infrastrutture verdi e delle strategie di adattamento climatico. Oltre a mitigare gli effetti delle isole di calore urbane, contribuiscono alla gestione delle acque meteoriche, al miglioramento della qualità dell’aria, alla riduzione dei rischi climatici e alla creazione di habitat per numerose specie animali e vegetali. Tuttavia, numerosi studi dimostrano che gli obiettivi di copertura arborea non possono essere raggiunti semplicemente aumentando il numero di alberi piantati: senza adeguata gestione, governance e pianificazione ecologica, molti impianti non riescono a garantire i benefici attesi.
L’Urban Forestry è, quindi, una disciplina trasversale che integra ecologia, pianificazione urbana, gestione del verde, salute pubblica e partecipazione sociale. Il suo obiettivo non è soltanto aumentare il numero di alberi presenti nelle città, ma creare ecosistemi urbani resilienti, multifunzionali e capaci di fornire servizi ecosistemici duraturi alle generazioni presenti e future. In altre parole, una città più verde non si costruisce semplicemente piantando alberi, ma prendendosene cura nel tempo e inserendoli all’interno di una visione strategica del territorio.

Photos from Luca Riperto Architetto's post 21/06/2026

VALE ANCORA LA PENA RECUPERARE UN PALCHETTO D’EPOCA?

Nel corso di una ristrutturazione, il pavimento esistente è spesso uno dei primi elementi destinati alla sostituzione. Nel caso dei palchetti d’epoca, però, questa scelta viene talvolta compiuta senza una reale verifica delle condizioni del materiale e delle possibilità di recupero.

Le immagini del post mostrano il ripristino di un parquet in rovere posato circa un secolo fa in un appartamento torinese degli anni Venti. Si tratta di un parquet diverso dai contemporanei incollati al supporto: i listelli venivano fissati a secco su sottostrutture lignee, spesso impostate su magatelli o elementi rialzati. Una logica costruttiva che consentiva, e consente ancora oggi, interventi localizzati senza la necessità di sostituire l’intera pavimentazione.

Nel caso specifico, le porzioni mancanti o danneggiate sono state integrate con listelli provenienti da altri parquet d’epoca dismessi, selezionati per essenza, dimensioni e compatibilità con quelli originali. È un passaggio determinante per restituire continuità tecnica e formale al pavimento.

Nelle nostre latitudini, soprattutto nei parquet d’epoca posati a lisca di pesce o “all’italiana”, il rovere è l’essenza più diffusa. Non mancano però esempi più particolari: nella stessa abitazione è presente anche un pavimento in listoni di larice americano, a conferma di una varietà materica che spesso sfugge a una lettura superficiale di questi interni storici.

Attorno ai parquet storici persistono alcune riserve piuttosto diffuse. Una delle più comuni riguarda l’idea che il loro recupero conduca inevitabilmente a un risultato datato, legato all’immagine del parquet lucido e “da casa della nonna”. In realtà, il linguaggio contemporaneo ha ormai abbandonato da tempo le finiture che plastificano il legno, preferendo superfici a bassa brillantezza (spesso tra 2 e 5 gloss) capaci di valorizzare venature, matericità e profondità del materiale, in modo coerente con gli interni attuali.

Un secondo aspetto riguarda le parti non visibili: intercapedini, polveri, eventuali muffe o attacchi da insetti xilofagi. Anche questo è un tema che va affrontato con serietà, ma che può essere gestito attraverso verifiche puntuali, pulizia e sanificazione delle cavità, aspirazione delle polveri e trattamenti specifici a basso impatto prima del ripristino della superficie lignea.

Lo stesso vale per gli scricchiolii, spesso considerati un difetto inevitabile dei pavimenti storici. Se il supporto è strutturalmente sano, questi fenomeni possono essere sensibilmente ridotti con interventi mirati: fissaggi con viteria specifica, correzioni puntuali e, in alcuni casi, lubrificazione a secco dei giunti.

Anche il tema della manutenzione merita una riflessione. Le finiture contemporanee consentono una gestione molto diversa rispetto ai parquet lucidati di un tempo: i piccoli segni d’uso tendono a risultare meno evidenti e, nel caso dei trattamenti a olio, è spesso possibile eseguire riparazioni localizzate senza dover ritrattare l’intero pavimento.

Naturalmente ogni recupero conserva una quota di imprevedibilità e lascia quasi sempre qualche traccia del tempo. Ma è proprio in questo equilibrio tra conservazione e nuovo intervento che il parquet d’epoca mantiene la sua qualità: non come residuo del passato, ma come materiale sempre attuale, capace di contribuire al carattere dell’abitazione.

Oltre al valore estetico e materico, il recupero di un pavimento esistente può rappresentare anche una scelta razionale sotto altri profili: riduzione delle demolizioni, contenimento dei costi, minore consumo di nuove risorse ambientali e conservazione di un elemento che partecipa all’identità architettonica e al valore commerciale dell’immobile.

Prima di scegliere la sostituzione integrale, una valutazione tecnica accurata può quindi aprire scenari diversi da quelli immaginati inizialmente.



Domande Frequenti (FAQ)

Come capire se un parquet d’epoca si può recuperare?
Dipende da alcuni fattori: stato dei listelli, stabilità del supporto, presenza di umidità o attacchi xilofagi, spessore residuo del legno e possibilità di integrare le parti mancanti con elementi compatibili. Una valutazione tecnica iniziale consente quasi sempre di capire se il recupero è realistico e in quali condizioni.

Le intercapedini di un vecchio parquet possono creare problemi igienici?
Sì, soprattutto se il pavimento è rimasto per anni senza manutenzione o in presenza di umidità. Polveri, residui, muffe o tracce di insetti xilofagi vanno però distinti caso per caso: durante il recupero si può procedere con pulizia delle cavità, aspirazione delle polveri e trattamenti specifici prima del ripristino della superficie.

Gli scricchiolii si possono eliminare?
Non sempre in modo assoluto, perché dipendono dalle condizioni del parquet e della sottostruttura. Se però il supporto è sano, il rumore può spesso essere ridotto sensibilmente con fissaggi mirati e altri interventi localizzati, calibrati sul tipo di movimento presente.

Photos from Luca Riperto Architetto's post 06/06/2026

Una cameretta pensata per crescere con chi la abita. Lo spazio è stato ridisegnato intorno alle abitudini di una ragazza: contenimento, studio, e un colore che racconta la sua personalità

Photos from small RESIDENCE's post 05/06/2026

Volumi flessibili e soluzioni non convenzionali per vivere nello spazio: House in Rokkomichi, Setsuko Sakakibara Architect and Associates, Kobe, Giappone

Photos from Luca Riperto Architetto's post 11/04/2026

Archives
2006
Ristrutturazione attico – Sanremo
(Top-floor apartment renovation – Sanremo).
Collaborazione con Studio Comparetto
(Collaboration with Studio Comparetto)

10/04/2026

Dall’incendio del 1936 alla prima e unica regia della Callas, un capolavoro proto-organico figlio di un genio eclettico e ossessivo: Teatro Regio, Carlo Mollino, Torino 1973

Teatro Regio, Carlo Mollino, Turin, Italy, 1973.

29/03/2026

Pavimenti straordinari: resti dei pavimenti cosmateschi della Cattedrale di San Giovenale e Cassio a Narni, Umbria (lacerti del 1210 accostati ad aggiunte del ‘600)

Photos from Luca Riperto Architetto's post 27/03/2026

Mercoledì 18 marzo, il convegno "Nuovi pattern per il retrofit energetico", presso Toolbox di Torino, è stato un'interessante occasione per confrontarsi su soluzioni tecnologiche innovative e non invasive per affrontare l'adeguamento del patrimonio edilizio esistente alla Direttiva EPBD 4 (Case Green).

Curare le tradizioni costruttive è fondamentale per la tutela della memoria e dell'identità del costruito, ma nel retrofit energetico, ragionare ancora con la logica del "si è sempre fatto così" non è più sufficiente.

Occorre un approccio originale e sistemico: non solo per rispondere alle sfide della resilienza climatica e alla volatilità dei mercati energetici, ma anche per garantire una qualità della vita indoor sempre più orientata alla tutela della salute, fisica e psicologica

Photos from Luca Riperto Architetto's post 07/03/2026

🌿 La biofilia non è mettere una pianta sul davanzale.

È una disciplina che studia il rapporto biologicamente radicato tra l'essere umano e i sistemi naturali e la sua applicazione nella progettazione degli spazi - il biophilic design - ha basi scientifiche solide, non estetiche.

Applicare concretamente il biophlic design (o progettazione biofila, in italiano) significa lavorare su parametri precisi: la qualità della luce naturale e il suo ciclo nell'arco della giornata, la presenza di materiali biologicamente familiari al sistema nervoso, la geometria degli spazi, la qualità dell'ambiente sonoro, il rapporto visivo con elementi naturali anche in contesti urbani.

Il risultato non è uno stile ma uno spazio in cui chi abita dorme meglio, si concentra meglio, recupera energia più facilmente. Esistono ricerche che lo misurano.

Il problema è che "biofilia" è diventata una parola di tendenza, spesso usata per giustificare scelte decorative. Questo svuota il termine e disorienta chi vorrebbe fare scelte consapevoli.

Vale la pena distinguere. E vale la pena chiedersi, prima di qualsiasi progetto: questo spazio è pensato per chi lo vive, o solo per chi lo guarda?

Probabilmente la cosa che ci è venuta meglio in questo millennio, finora 26/02/2026

Le lampadine LED, ormai entrate nel nostro quotidiano casalingo, rappresentano un'evoluzione nel campo dell'illuminazione alla quale forse abbiamo prestato troppo poca attenzione.

In questo ottimo pezzo su Il Post, la storia del LED, da "Santo Graal" a fonte di luce nelle ore notturne per un miliardo di persone prive di accesso diretto alla rete.

Probabilmente la cosa che ci è venuta meglio in questo millennio, finora È il passaggio alle lampadine a LED, che negli ultimi vent'anni ha ridotto come mai prima i costi per l'illuminazione, cambiando il mondo

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