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UNSIC Piemonte ha l’obiettivo di facilitare l’accesso dei cittadini ai servizi offerti dai patronati (ENASC) e dai CAF UNSIC come ad esempio: domande di pensione, invalidità, naspi, maternità, assegno unico, reversibilità, RdC

27/07/2026

Assegno unico, nuove tutele per le famiglie europee e per chi lavora in Italia

A cura di Giovanni Firera

La Circolare INPS n. 81 del 24 luglio 2026 ridefinisce requisiti, beneficiari e modalità di richiesta dell'Assegno unico, estendendo la prestazione ai figli fiscalmente a carico che risiedono in altri Paesi UE e ai lavoratori non residenti che versano contributi in Italia.
La novità principale è il riconoscimento dell'Assegno anche per i figli residenti in un altro Stato membro, purché fiscalmente a carico secondo la normativa italiana. Questa estensione non tocca però la composizione del nucleo ai fini ISEE: le regole per il diritto alla prestazione e quelle per il calcolo della situazione economica restano distinte.

I beneficiari

L'Assegno spetta per ogni figlio minorenne, dal settimo mese di gravidanza, e per i maggiorenni fino a 21 anni, a condizione che frequentino un percorso di studi o formazione, svolgano un tirocinio o un lavoro a basso reddito, siano disoccupati in cerca di occupazione, oppure prestino servizio civile. Il tetto di reddito annuo del figlio è fissato a 8.000 euro, comprensivo anche di alcune somme esenti o soggette a imposta sostitutiva. Per i figli con disabilità non vi sono limiti di età né le condizioni previste per gli altri maggiorenni. Gli orfani di entrambi i genitori possono richiedere direttamente la prestazione, con tutele rafforzate in caso di disabilità grave e pensione ai superstiti.

Chi non risiede in Italia ma vi lavora può ottenere l'Assegno solo per la durata effettiva dell'attività svolta sul territorio nazionale: la prestazione decade con la fine del rapporto di lavoro e della relativa iscrizione previdenziale, salvo l'acquisizione di un altro titolo, come la residenza. Per i residenti, invece, il diritto copre l'intero periodo di residenza, comprese le assenze temporanee dall'Italia. I non residenti devono presentare domanda per ogni periodo lavorativo e rinnovarla annualmente, con riferimento al periodo 1° marzo–28 febbraio.

Trattandosi di una prestazione familiare europea, si applica il Regolamento CE 883/2004: quando più Stati potrebbero erogare prestazioni analoghe, prevale quello in cui si svolge l'attività lavorativa o, in assenza di questa, quello di residenza. Se i genitori lavorano in Paesi diversi, la priorità va allo Stato di residenza dei figli, con eventuale integrazione da parte dell'altro Stato. Le stesse regole si estendono a Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Come richiederla

La domanda si presenta online tramite SPID, CIE, CNS o identità digitale europea, oppure via app INPS Mobile, Contact Center o patronati. Basta un'unica domanda per tutti i figli, integrabile in caso di nuove nascite. Possono richiederla, oltre ai genitori, affidatari, tutori e altri rappresentanti legali, ma non semplici parenti privi di titolo giuridico.
L'importo mensile resta legato all'ISEE: più basso l'indicatore, più alto l'assegno, fino all'importo minimo in assenza di ISEE valido. Soglie e importi sono aggiornati annualmente al costo della vita, con maggiorazioni confermate per figli disabili, neonati, famiglie numerose, madri under 21 e nuclei con doppio reddito. In caso di ISEE irregolare, l'INPS eroga l'importo minimo fino alla regolarizzazione, con eventuale conguaglio successivo.

Pagamento e fase transitoria

La somma può essere versata interamente al richiedente o divisa al 50% tra i genitori, salvo provvedimenti giudiziari che stabiliscano diversamente. La prestazione decorre dal mese successivo alla domanda, con regole particolari per le richieste inoltrate tra marzo e giugno. Le nuove norme sono in vigore dal 21 aprile 2026; l'INPS sta gestendo le domande in via provvisoria, in attesa dell'adeguamento dei sistemi, con successiva verifica delle posizioni e possibili conguagli o recuperi.
L’Inps amplia dunque la platea dei beneficiari, rendendo l'Assegno unico più adatto alla mobilità lavorativa europea, ma richiede ai cittadini particolare attenzione nella compilazione delle domande e nell'aggiornamento tempestivo di ISEE e dati familiari.

25/07/2026

La politica non può essere un mestiere senza apprendistato.

A cura di Giovanni Firera

Per esercitare quasi tutte le professioni dalle quali dipende la vita degli altri chiediamo studio, esperienza, verifiche. Pretendiamo che un medico abbia affrontato anni di università, che un avvocato conosca il diritto, che un tecnico possieda le qualifiche necessarie. Quando invece si tratta di amministrare una città, scrivere una legge o governare una Regione, il requisito rimane uno solo: ottenere il consenso necessario per essere eletti.
Sul piano democratico è giusto che sia così. Il voto popolare non può essere subordinato a un esame di abilitazione: sarebbe pericoloso immaginare un organismo chiamato a stabilire preventivamente chi sia abbastanza preparato per rappresentare i cittadini. Ma da questa sacrosanta considerazione non discende che competenza, cultura istituzionale ed esperienza siano elementi secondari. Il problema non è introdurre una patente per fare politica: è ricostruire una cultura della formazione politica.
Durante la Prima Repubblica esisteva un percorso che oggi sembra appartenere a un altro mondo. I grandi partiti di massa — pur con i loro limiti, le rigidità ideologiche e le degenerazioni che la storia ha poi messo in evidenza — erano anche luoghi di formazione. Si entrava in una sezione di quartiere, si partecipava alle riunioni, si ascoltavano persone più esperte. Qualcuno iniziava distribuendo volantini, altri attaccando manifesti sui muri con secchio e colla. Non era un’immagine romantica: era un apprendistato. Prima di parlare davanti a centinaia di persone si imparava ad ascoltarne dieci.
Soprattutto si imparava ciò che nessun manuale può insegnare del tutto: la società. La sezione era immersa nel quartiere, conosceva l’operaio, il commerciante, l’insegnante, il pensionato, la famiglia in difficoltà. Non tutti coloro che attraversavano quella trafila diventavano statisti, e quella stagione non fu immune da clientelismo e fenomeni corruttivi: sarebbe ingenuo dimenticarlo. Ma esisteva un processo di selezione e di maturazione distribuito nel tempo, che oggi si è fortemente indebolito.
Le sezioni si sono svuotate, le organizzazioni giovanili hanno perso peso, il rapporto continuativo con il territorio è stato sostituito dalla comunicazione digitale. E la velocità non è sempre amica della profondità: una sentenza viene giudicata prima ancora di conoscerne le motivazioni, un tema economico si riduce a uno slogan. Si finisce per confondere visibilità e autorevolezza, consenso e competenza, capacità comunicativa e capacità di governo. Eppure il mondo che la politica deve governare — intelligenza artificiale, transizione energetica, demografia, geopolitica, debito pubblico, trasformazioni del lavoro — è incomparabilmente più complesso di quello di cinquant’anni fa. Possiamo davvero pensare che, mentre la società diventa più complessa, la preparazione della sua classe dirigente possa diventare più superficiale?
La risposta non può essere selezionare per legge chi abbia diritto a candidarsi: la democrazia deve restare aperta. Occorre invece immaginare percorsi volontari ma strutturati di formazione politica e civica. Non è un’utopia: esperienze simili esistono già, dalle scuole di formazione all’impegno sociale e politico ai percorsi per giovani amministratori. Sono però iniziative episodiche, quasi sempre prive di continuità. Il compito è metterle in rete e dare loro stabilità, perché diventino vere scuole di cittadinanza e di amministrazione.
E soprattutto dovrebbe tornare centrale il territorio. Prima di imparare a parlare alla società bisognerebbe tornare a imparare ad ascoltarla: un giovane che desideri occuparsi di politica dovrebbe conoscere un’impresa e un centro per l’impiego, una periferia e un ospedale, chi crea lavoro e chi lo cerca. Non la vecchia sezione di partito, perché la storia non torna indietro, ma qualcosa capace di recuperarne la funzione migliore: formare persone prima ancora che candidati.

C’è infine una responsabilità che appartiene agli elettori. Il voto non dovrebbe essere una delega in bianco: dovremmo tornare a domandarci non soltanto se un candidato ci piaccia, ma che cosa abbia fatto, quale esperienza abbia maturato, quale idea di società proponga. Un tempo si poteva cominciare con un manifesto, un secchio e un pennello intriso di colla. Non era ancora politica di governo, ma era già l’inizio di un percorso. Oggi dobbiamo trovarne l’equivalente contemporaneo. Perché una democrazia non diventa più forte soltanto scegliendo chi governa: diventa più forte quando riesce, nel tempo, a formare persone degne di essere scelte.

Photos from UNSIC Piemonte's post 24/07/2026

Esonero “Donne svantaggiate”: l'INPS avvia la campagna di trasparenza sui fondi europei

A cura di Giovanni Firera

Nei prossimi giorni migliaia di aziende italiane riceveranno una comunicazione dall'INPS che non comporta nuovi obblighi contributivi, ma che assume un valore non trascurabile sul piano della trasparenza amministrativa: l'Istituto intende infatti informare le imprese beneficiarie dell'esonero per l'assunzione di "donne svantaggiate" nel biennio 2021-2022 circa l'origine europea delle risorse che hanno finanziato l'agevolazione. La misura, introdotta dalla legge di Bilancio 2021, aveva sostenuto le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato realizzate negli anni più duri della crisi sanitaria, quando l'occupazione femminile aveva pagato un prezzo particolarmente alto agli effetti economici e sociali del Covid-19. Il cofinanziamento era arrivato attraverso il Programma operativo nazionale "Sistemi di Politiche Attive" (PON SPAO), con risorse del Fondo sociale europeo e di REACT-EU, all'interno della cornice più ampia di Next Generation EU. L'obiettivo, dichiarato fin dall'origine, era duplice: alleggerire il costo del lavoro per le imprese e favorire l'ingresso stabile nel mercato occupazionale delle donne più esposte al rischio di esclusione.
L'iniziativa trae origine da una verifica della Commissione europea sull'impiego dei fondi comunitari. Le norme europee, quando una misura è cofinanziata dall'Unione, impongono infatti un obbligo di comunicazione verso i destinatari finali del beneficio, che devono essere messi a conoscenza della provenienza delle risorse. Su sollecitazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l'INPS ha quindi avviato la campagna dedicata all'esonero "Donne svantaggiate", replicando un percorso già sperimentato nell'aprile 2025 per l'incentivo riservato ai giovani under 36, quando le aziende beneficiarie erano state invitate a informare i lavoratori assunti o stabilizzati nello stesso biennio.
Le aziende che hanno usufruito h un dell'esonero riceveranno a breve le indicazioni operative dall'Istituto e dovranno individuare, tra il proprio organico, le lavoratrici ancora in forza per le quali il beneficio contributivo è stato effettivamente applicato. A queste dipendenti dovrà essere comunicato, tramite posta elettronica o altro canale ritenuto idoneo dall'impresa, che l'agevolazione legata alla loro assunzione è stata sostenuta anche da fondi europei, con esplicito riferimento al Fondo sociale europeo e a REACT-EU nell'ambito del PON SPAO. Le lavoratrici, pur non essendo state destinatarie dirette del beneficio contributivo — riconosciuto formalmente al datore di lavoro — sono infatti considerate dalla Commissione europea destinatarie finali della misura, e come tali hanno diritto a essere informate.
Va sottolineato che la campagna non altera in alcun modo le condizioni dell'esonero già fruito dalle aziende, né introduce verifiche di natura contributiva. Si tratta piuttosto di un adempimento di trasparenza, volto a rendere riconoscibile il contributo dell'Unione europea alle politiche italiane per l'occupazione femminile, nel quadro di una strategia più ampia orientata al rilancio economico e alla costruzione di un sistema produttivo più inclusivo, digitale e sostenibile.
Le imprese beneficiarie sono dunque chiamate a prestare attenzione alle prossime comunicazioni dell'Istituto e a dare seguito con tempestività all'obbligo informativo nei confronti delle lavoratrici interessate.

Photos from UNSIC Piemonte's post 23/07/2026

Visite fiscali INPS: le nuove regole per le prestazioni ambulatoriali complesse.

Day service, day hospital e permanenza nelle strutture sanitarie: quando decade l'obbligo di reperibilità

A cura di Giovanni Firera

L'INPS ha ridisegnato i criteri con cui si stabilisce quando una terapia possa essere trattata, ai fini previdenziali, alla stregua di un ricovero ospedaliero, e quando invece resti una semplice assenza per malattia soggetta alle regole ordinarie. Lo ha fatto con la circolare n. 65 del 16 giugno 2026, intervenendo su un tema delicato: quello delle visite fiscali e delle fasce orarie di reperibilità a cui sono tenuti i lavoratori assenti per motivi di salute. Il punto di partenza è la trasformazione della medicina: trattamenti che un tempo richiedevano giorni di degenza oggi si concludono in un'unica giornata, tramite percorsi ambulatoriali organizzati e ad alta complessità clinica. L'assenza del pernottamento, però, non significa che la cura sia meno gravosa né che il paziente sia in condizione di lavorare.

Da qui la scelta dell'Istituto di equiparare al ricovero, per le sole giornate di effettiva presenza nella struttura sanitaria, alcune prestazioni ambulatoriali particolarmente impegnative: in quei giorni il lavoratore non è tenuto a rispettare le fasce di reperibilità previste per l'eventuale visita fiscale. Non è però un'esenzione generale valida per qualunque visita o accertamento: il beneficio scatta solo in presenza di requisiti precisi e di una documentazione adeguata.

Rientrano nell'equiparazione i percorsi che, per complessità organizzativa e intensità clinica, risultano incompatibili con la normale attività lavorativa nel giorno in cui vengono erogati:

● Day Service Ambulatoriale (DSA) e Day Surgery;
● Macro Attività Ambulatoriale Complessa (MAC) e Bassa Intensità Chirurgica (BIC);
● Pacchetto Ambulatoriale Complesso (PAC) e Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA).
Si tratta di percorsi che concentrano nello stesso giorno più prestazioni coordinate — accertamenti, trattamenti, talvolta veri interventi — ed è proprio questo carico clinico a giustificare l'equiparazione al ricovero nella giornata di accesso.

La circolare riguarda anche la permanenza presso strutture specifiche. Nei Centri di Salute Mentale l'equiparazione è riconosciuta quando vi sia un'ospitalità notturna documentata e classificata come ricovero breve. Le Case della Comunità rientrano nella disciplina solo per le prestazioni in regime di day service, non per visite occasionali. Per i Centri per i Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione occorre invece l'accredito presso il Servizio sanitario nazionale e una presa in carico documentata da cartella clinica, Piano terapeutico individuale, registro delle presenze ed équipe multidisciplinare — requisiti che valgono anche per le comunità terapeutiche e le strutture per la salute mentale e le dipendenze.

Quando la reperibilità resta obbligatoria
Restano fuori dall'equiparazione le attività socioeducative, assistenziali o riabilitative e i percorsi semiresidenziali privi di assistenza sanitaria continuativa: centri diurni, comunità terapeutiche senza assistenza continuativa, strutture socio-riabilitative e percorsi per i disturbi alimentari in regime semiresidenziale. In questi casi resta indispensabile il certificato medico di incapacità temporanea e l'obbligo di reperibilità; se il lavoratore soggiorna stabilmente presso la struttura, dovrà comunicarla come indirizzo per l'eventuale controllo, per evitare esiti negativi.

Per le dimissioni protette, l'equiparazione al ricovero copre soltanto le giornate di accesso effettivo alla struttura per le prestazioni programmate: i giorni intermedi, se il lavoratore non è comunque in grado di lavorare, richiedono un certificato medico ordinario. In ogni caso, il riconoscimento del beneficio dipende dalla documentazione: certificato di dimissione, attestazione di ricovero breve o documentazione di day hospital/day service per le prestazioni equiparate; certificato medico di incapacità temporanea per la malattia comune.

La nuova disciplina fotografa dunque un'evoluzione reale della sanità, senza però tradursi in un'esenzione indiscriminata dalle visite fiscali: a contare non è il nome della struttura o della terapia, ma il contenuto sanitario del percorso, la sua organizzazione e la documentazione prodotta. Prima di ritenersi esonerato dalle fasce di reperibilità, ogni lavoratore farebbe bene a verificare che la propria situazione sia effettivamente equiparata al ricovero e che tale condizione risulti certificata

Photos from UNSIC Piemonte's post 22/07/2026
Photos from UNSIC Piemonte's post 22/07/2026

UNSIC, il nuovo direttivo nazionale: «La crescita impone di curare anche i dettagli apparentemente marginali»

Prima riunione del gruppo dirigente dopo il Congresso di primavera 2025: soddisfazione diffusa per il percorso di sviluppo dell'organizzazione su tutto il territorio nazionale. Il presidente Mamone: «Occorre curare i rapporti con le istituzioni, l'immagine e i servizi ai cittadini». Il ruolo di UNSIC Piemonte, tra comunicazione istituzionale e apertura ai Balcani

A cura di Giorgio Firera

Si è svolto nei giorni scorsi il primo Direttivo Nazionale dell'UNSIC dopo il Congresso celebrato la scorsa primavera, un appuntamento che ha visto riuniti, per la prima volta nella nuova composizione, i dirigenti eletti alla guida dell'organizzazione. L'incontro è stato l'occasione per fare il punto sul percorso di crescita che la confederazione sta vivendo in questi mesi su tutto il territorio nazionale, un processo di sviluppo che i partecipanti hanno definito con soddisfazione «solido e in continua espansione».

Dalle sedi del Nord a quelle del Sud, il quadro emerso dal confronto tra i dirigenti territoriali è quello di un'organizzazione che negli ultimi anni ha saputo consolidare la propria presenza, ampliando il numero delle strutture attive e rafforzando i servizi offerti agli iscritti. Una crescita che, secondo quanto emerso durante i lavori, porta con sé anche nuove responsabilità, a partire dalla cura di quegli aspetti che, pur sembrando marginali, hanno un forte impatto verso l'esterno.
«Siamo di fronte a una crescita repentina su tutto il territorio nazionale, e questo ci impone l'obbligo di seguire con maggiore attenzione anche quegli aspetti che a prima vista potrebbero sembrare marginali, ma che in realtà hanno una grande forza di impatto verso il mondo esterno», ha dichiarato il presidente nazionale Domenico Mamone, rivolgendosi ai dirigenti riuniti per il primo Direttivo dopo il Congresso. «Dobbiamo continuare a seguire con cura i rapporti con le istituzioni e curare sempre di più l'immagine della nostra organizzazione, perché è attraverso questi elementi che si misura, agli occhi di chi ci osserva dall'esterno, la credibilità e la solidità di tutto ciò che abbiamo costruito.»

L'ingresso nel CNEL: un riconoscimento che è anche un impegno
Un capitolo a parte, all'interno del Direttivo, è stato dedicato al recente ingresso dell'UNSIC nel CNEL, il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, uno dei più alti organismi di consultazione previsti dalla Costituzione. Un traguardo che il presidente Mamone ha definito importante, ma che, ha voluto precisare, porta con sé responsabilità precise.
«Il nostro recente ingresso nel CNEL è un riconoscimento che ci onora, ma che al tempo stesso ci impone una grande serietà di azione sul territorio», ha spiegato Mamone. «Sedere in un consesso di quel livello è un segno di rispetto verso le istituzioni, ed è un rispetto che dobbiamo dimostrare ogni giorno, con i fatti. Ma è un rispetto che dobbiamo anche pretendere: le istituzioni devono applicare a noi le stesse regole che applicano alle altre organizzazioni, senza distinzioni e senza riserve. Essere considerati un'organizzazione maggiormente rappresentativa sul territorio nazionale impone obblighi, ma allo stesso tempo garantisce diritti: è con responsabilità e con senso delle istituzioni che dobbiamo saper rispettare gli uni e gli altri.»

Il presidente ha voluto legare a questo riconoscimento anche un impegno concreto verso i cittadini. «Proprio in virtù di questo ruolo, sentiamo ancora di più l'esigenza di offrire ai cittadini, in tutta Italia, un servizio quanto più completo possibile», ha aggiunto Mamone, «allargando la nostra offerta e utilizzando sempre di più le nostre strutture interne, che rappresentano una risorsa preziosa e ancora in parte da valorizzare appieno su tutto il territorio nazionale.»
UNSIC Piemonte, strade anche alternative pur di raggiungere l'obiettivo
All'interno di questo percorso di crescita, un ruolo che i lavori del Direttivo hanno messo in evidenza è quello svolto da UNSIC Piemonte, struttura regionale che negli ultimi anni si è distinta per un metodo di lavoro capace di percorrere, quando necessario, strade anche alternative pur di raggiungere l'obiettivo, senza fermarsi davanti alle difficoltà che spesso rallentano l'azione sul territorio.
Un impegno che si è tradotto, tra l'altro, in una crescente attenzione alla comunicazione istituzionale e in un lavoro costante di apertura verso l'estero, in particolare verso l'area balcanica, dove la struttura piemontese ha contribuito a costruire relazioni e collaborazioni nel tempo. Un impegno confermato dal presidente regionale Giovanni Firera, anche in qualità di presidente regionale dell'UNSIC.

«La direzione regionale del Piemonte dedica un'attenzione particolare alla comunicazione e alla sensibilizzazione verso le istituzioni, perché è solo attraverso un dialogo costante che si costruiscono relazioni solide e durature», ha dichiarato Firera. «Parallelamente portiamo avanti un impegno continuo per costruire presenza e collaborazioni all'estero, soprattutto nei Balcani, dove sentiamo la necessità di creare punti di contatto istituzionale attraverso l'ENASC e l'UNSIC, affinché diventino riferimenti validi e riconosciuti per i cittadini italiani che vivono e lavorano fuori dai confini nazionali.»
Squadra, coesione e prossimi passi
Nel suo intervento, il presidente Mamone ha voluto anche richiamare il gruppo dirigente a uno spirito di squadra che, a suo giudizio, resta il fondamento su cui si è costruita la crescita dell'organizzazione, annunciando inoltre che nei prossimi mesi l'UNSIC lavorerà alla definizione di un regolamento interno, pensato come guida chiara di comportamento per una struttura che, per dimensioni e per il ruolo istituzionale ormai acquisito, non può più permettersi di procedere in modo improvvisato.

Il presidente ha infine ringraziato i dirigenti presenti per la partecipazione e per il clima di condivisione che ha caratterizzato i lavori, sottolineando come la coesione del gruppo dirigente resti, anche in questa fase di sviluppo e di crescente riconoscimento istituzionale, il presupposto fondamentale per affrontare con serietà le sfide che attendono l'organizzazione nei prossimi mesi, tra consolidamento della crescita sul territorio nazionale e rafforzamento della presenza dell'UNSIC all'estero.

18/07/2026

INPS, pausa estiva per notifiche e recupero crediti: cosa cambia per imprese e contribuenti

Dal 27 luglio al 31 agosto sospesi numerosi atti. Non si tratta però di una cancellazione dei debiti né di una proroga generalizzata dei pagamenti

A cura di Giovanni Firera
Presidente regionale UNSIC Piemonte

L’INPS introduce una pausa estiva nelle attività di notifica degli atti e di recupero dei crediti, con l’obiettivo di agevolare imprese, contribuenti, professionisti e intermediari durante il periodo delle ferie. Con il messaggio n. 2371 del 15 luglio 2026, l’Istituto ha stabilito un calendario di sospensioni che interessa, con decorrenze differenti, il periodo compreso tra il 27 luglio e il 31 agosto. La misura offre una momentanea tregua amministrativa, ma deve essere interpretata correttamente: non determina la cancellazione dei debiti contributivi, non blocca automaticamente tutti i termini e non esonera imprese e contribuenti dal rispetto degli adempimenti ordinari.

In questo periodo l’INPS sospenderà la notifica di alcuni atti riguardanti irregolarità e crediti contributivi. In particolare, lo stop riguarderà:
• le note di rettifica;
• le verifiche della regolarità contributiva attraverso il sistema DPA, cioè la Dichiarazione preventiva di agevolazione;
• le diffide di adempimento.
La sospensione non si applicherà quando l’INPS dovrà intervenire per evitare la prescrizione del credito. In questi casi, l’Istituto potrà notificare ugualmente l’atto anche durante il periodo estivo.
Cosa cambia dal 1° al 31 agosto
Per tutto il mese di agosto la sospensione sarà ulteriormente estesa e comprenderà anche:
• la notifica dei verbali ispettivi;
• gli atti di recupero derivanti dalla vigilanza documentale;
• l’emissione degli avvisi di addebito;
• gli atti di accertamento relativi alle violazioni contributive;
• le ordinanze-ingiunzioni.
In termini semplici, durante agosto l’INPS limiterà temporaneamente l’invio di molti degli atti attraverso i quali vengono contestate irregolarità contributive, richiesti pagamenti o applicate sanzioni. Un’impresa che, a seguito di un controllo, dovrebbe ricevere una nota di rettifica nel mese di agosto, normalmente non riceverà la notifica durante il periodo di sospensione. L’atto potrà essere notificato alla ripresa delle attività. Analogamente, se da una verifica documentale dovesse emergere un credito dell’INPS nei confronti di un datore di lavoro, l’atto di recupero sarà generalmente rinviato al termine della pausa estiva. Anche un verbale conseguente a un’ispezione potrà essere notificato dopo il 31 agosto, salvo che l’attesa rischi di compromettere il diritto dell’Istituto a recuperare le somme dovute.

La sospensione, quindi, riguarda soprattutto l’attività amministrativa dell’INPS e la notifica degli atti. Non significa che eventuali irregolarità siano annullate o che i debiti cessino di esistere. Questo è il punto più importante per imprese e contribuenti: la sospensione delle notifiche non equivale a una sospensione generale dei versamenti contributivi. Un’azienda che deve pagare i contributi alle scadenze ordinarie dovrà continuare a farlo, salvo che una specifica disposizione preveda espressamente un rinvio. Allo stesso modo, la pausa estiva non interrompe automaticamente tutti i termini collegati a ricorsi, contestazioni, rateizzazioni o regolarizzazioni già in corso.
Per questa ragione è opportuno che le imprese continuino a controllare:
• il proprio cassetto previdenziale;
• la posta elettronica certificata;
• la posizione contributiva aziendale;
• le eventuali rateizzazioni già concesse;
• le scadenze comunicate in precedenza dall’INPS.
La pausa può essere utilizzata per verificare la propria situazione, raccogliere la documentazione mancante e correggere eventuali anomalie prima della ripresa delle notifiche. Durante il periodo di sospensione il contribuente conserva la possibilità di attivarsi volontariamente per sistemare la propri posizione. Se un’impresa intende avviare una procedura di regolarizzazione, potrà essere disposto il trasferimento del credito all’Agente della riscossione. La sospensione, dunque, non impedisce al contribuente di chiedere una definizione o una rateizzazione delle somme dovute.

È sempre consigliabile valutare ogni situazione con l’assistenza del proprio consulente o dell’organizzazione di riferimento, perché la soluzione più conveniente dipende dalla natura del debito, dallo stato della procedura e dai termini ancora disponibili . L’INPS potrà continuare a notificare gli atti quando il rinvio potrebbe determinare la prescrizione del credito o causare un danno alle possibilità di recupero. Pertanto, ricevere una comunicazione nel periodo di sospensione n on significa necessariamente che vi sia stato un errore. Potrebbe trattarsi di un atto urgente che l’Istituto deve notificare per tutelare il proprio credito. In questo caso il contribuente non deve ignorare la comunicazione, ma deve verificare immediatamente il suo contenuto e le scadenze indicate. La decisione dell’INPS rappresenta un provvedimento di buon senso, perché nel periodo estivo imprese, studi professionali e intermediari operano spesso con personale ridotto. La sospensione consente di evitare che atti delicati vengano notificati quando può essere più difficile ricevere assistenza o predisporre tempestivamente la documentazione necessaria.Non bisogna, tuttavia, confondere questa tregua amministrativa con un condono o con una sanatoria. Dal mese di settembre le attività riprenderanno e potranno essere notificati gli atti rimasti temporaneamente sospesi.
Il commento di Giovanni Firera, presidente di UNSIC Piemonte
«La sospensione estiva disposta dall’INPS costituisce una misura positiva e ragionevole, perché tiene conto delle difficoltà organizzative che imprese, contribuenti e professionisti incontrano nel periodo delle ferie. È però fondamentale spiegare con chiarezza che non si tratta di una cancellazione dei debiti né di una proroga automatica di tutti gli adempimenti. Questa pausa deve diventare un’occasione per controllare la propria posizione contributiva, individuare eventuali irregolarità e valutare tempestivamente le possibili forme di regolarizzazione. UNSIC Piemonte, insieme al patronato ENASC e alle proprie strutture territoriali, continuerà ad assistere imprese e cittadini affinché nessuno si trovi impreparato alla ripresa delle notifiche nel mese di settembre. Il rapporto tra pubblica amministrazione e contribuente deve essere fondato non soltanto sul recupero delle somme dovute, ma anche sull’informazione, sulla prevenzione e sulla concreta possibilità di correggere gli errori».

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