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Centro specializzato nel trattamento dei disturbi d'ansia

Photos from Re-mind's post 24/09/2026

Quando arriva 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝗮𝗎𝗻𝗌𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗗𝗊𝗔, per molti genitori inizia anche un nuovo percorso fatto di sigle, documenti e domande:
“Cosa cambia adesso a scuola?” “Quali strumenti servono davvero a mio figlio?” “Come posso confrontarmi con gli insegnanti senza creare tensioni?”

Il 𝗣𝗗𝗣, 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗌 𝗗𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗌 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗌𝗻𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗌, non dovrebbe essere vissuto come un’etichetta o come un modo per “facilitare” lo studente.

Si tratta di uno strumento pensato per costruire un percorso didattico più adatto alle sue caratteristiche.
Può prevedere, ad esempio, 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗌𝗺𝗜𝗲𝗻𝘀𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶 come mappe concettuali, sintesi vocale, audiolibri, videoscrittura o calcolatrice e 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗜𝗲𝗻𝘀𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲, come tempi aggiuntivi nelle verifiche o la possibilità di non svolgere alcune attività particolarmente penalizzanti rispetto al disturbo.

Ma un PDP funziona davvero quando non rimane soltanto un documento.

𝗊𝗲𝗿𝘃𝗲 𝘂𝗻’𝗮𝗹𝗹𝗲𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗌𝗹𝗮, 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗎𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗜𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶.

A casa, infatti, possono emergere informazioni preziose: 𝘭𝘊 𝘮𝘢𝘱𝘱𝘊 𝘢𝘪𝘶𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘊𝘳𝘰? 𝘐 𝘀𝘰𝘮𝘱𝘪𝘵𝘪 𝘀𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢𝘯𝘰 𝘢 𝘳𝘪𝘀𝘩𝘪𝘊𝘥𝘊𝘳𝘊 𝘰𝘳𝘊? 𝘐𝘭 𝘳𝘢𝘚𝘢𝘻𝘻𝘰 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢 𝘎𝘊𝘳𝘊𝘯𝘢𝘮𝘊𝘯𝘵𝘊 𝘚𝘭𝘪 𝘎𝘵𝘳𝘶𝘮𝘊𝘯𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘊𝘷𝘪𝘎𝘵𝘪?

Il percorso può quindi essere osservato, discusso e adattato nel tempo.
Perché l’obiettivo non Ú semplicemente “a𝘯𝘥𝘢𝘳𝘊 𝘮𝘊𝘚𝘭𝘪𝘰 𝘢 𝘎𝘀𝘶𝘰𝘭𝘢”, ma permettere allo studente di 𝗶𝗺𝗜𝗮𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗌𝗎𝗻𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗌𝗹𝘁à 𝗰𝗌𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗌𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗌𝗻 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗮𝗜𝗮𝗰𝗲.

𝗙𝗮𝗺𝗶𝗎𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗌𝗹𝗮 𝗻𝗌𝗻 𝗱𝗲𝘃𝗌𝗻𝗌 𝗮𝗳𝗳𝗿𝗌𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗟𝘂𝗲𝘀𝘁𝗌 𝗜𝗲𝗿𝗰𝗌𝗿𝘀𝗌 𝗱𝗮 𝘀𝗌𝗹𝗲: quando serve, il confronto con professionisti specializzati può aiutare a interpretare le difficoltà e individuare strategie più adatte.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/dsa-quando-una-difficolt-scolastica-merita-una-valutazione-specialistica/

21/09/2026

“F𝘢 𝘧𝘢𝘵𝘪𝘀𝘢, 𝘮𝘢 𝘧𝘰𝘳𝘎𝘊 𝘥𝘊𝘷𝘊 𝘎𝘰𝘭𝘰 𝘊𝘎𝘊𝘳𝘀𝘪𝘵𝘢𝘳𝘎𝘪 𝘥𝘪 𝘱𝘪ù.”undefined

È un pensiero che può accompagnare molti genitori quando compaiono le prime difficoltà scolastiche.

Ed Ú vero: 𝗻𝗌𝗻 𝗌𝗎𝗻𝗶 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 Ú 𝘂𝗻 𝗗𝗊𝗔.
Ciò che merita attenzione Ú soprattutto una difficoltà che persiste nel tempo, nonostante l’impegno, l’esercizio e il supporto.

Può succedere, ad esempio, che un bambino:
- legga lentamente e si stanchi molto;
- faccia ancora numerosi errori nella scrittura;
- eviti i compiti scritti perché troppo faticosi;
- abbia particolare difficoltà con calcoli, numeri o tabelline;
- dedichi moltissimo tempo allo studio ottenendo risultati che non rispecchiano lo sforzo.

Una 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 non serve a stabilire quanto un bambino sia “bravo” a scuola. Serve a 𝗰𝗮𝗜𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗌𝗺𝗲 𝗮𝗜𝗜𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 e perché alcune attività gli richiedono così tanta energia.

Fare chiarezza può aiutare famiglia, scuola e ragazzo a smettere di concentrarsi soltanto sull’errore e iniziare a cercare strategie realmente adatte al suo modo di apprendere.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/dsa-quando-una-difficolt-scolastica-merita-una-valutazione-specialistica/

17/09/2026

“E se una valutazione finisse per mettere un’etichetta a mio figlio?”

È un dubbio comprensibile per molti genitori. Ma lo scopo di una 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗗𝗊𝗔 Ú esattamente l’opposto: capire meglio come quel bambino o ragazzo apprende.

𝗀𝘂𝗮𝗻𝗱𝗌 𝗹𝗲𝗎𝗎𝗲𝗿𝗲, 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗌 𝗹𝗮𝘃𝗌𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗌𝗻 𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗺𝗌𝗹𝘁𝗌 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗌𝘀𝗌 𝗻𝗌𝗻𝗌𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗹’𝗶𝗺𝗜𝗲𝗎𝗻𝗌, approfondire permette di distinguere una difficoltà momentanea da un possibile Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

La valutazione serve a 𝗌𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗲 𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à 𝗰𝗌𝗶𝗻𝘃𝗌𝗹𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗜𝗜𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗌 e a ricostruire un quadro più preciso dei punti di forza e delle aree di maggiore difficoltà.

Questo può permettere di:
- dare un significato a fatiche che fino a quel momento sembravano inspiegabili;
- individuare strategie di studio più adatte;
- orientare eventuali interventi di supporto;
- fornire indicazioni utili anche alla famiglia e alla scuola;
- ridurre quella sensazione di “impegnarsi tanto senza riuscire”

Perché 𝗰𝗮𝗜𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗌𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝗮𝗜𝗜𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 può cambiare anche il modo in cui un bambino interpreta le proprie difficoltà.

Non più semplicemente “non sono capace”, ma: “posso trovare un modo più adatto a me per imparare”.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/dsa-quando-una-difficolt-scolastica-merita-una-valutazione-specialistica/

14/09/2026

𝗊𝗲 𝘂𝗻 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗌 𝗳𝗮 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗌𝗹𝗮, potrebbe nascondersi più di una ragione.

Un periodo di stanchezza, un metodo di studio ancora da costruire, ansia, difficoltà di concentrazione o semplicemente un momento più complesso.

𝗣𝗲𝗿 𝗟𝘂𝗲𝘀𝘁𝗌 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗌𝗹𝘁à 𝘀𝗰𝗌𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗌𝗻 𝘀𝗶𝗎𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗮𝘂𝘁𝗌𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗊𝗔.

Ci sono però 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝘀𝗲𝗎𝗻𝗮𝗹𝗶 che, soprattutto quando persistono nel tempo, possono suggerire la necessità di approfondire:

- leggere Ú molto lento e faticoso;
- durante la lettura perde spesso il segno o commette molti errori;
- scrivere richiede moltissimo tempo;
- gli errori ortografici rimangono frequenti;
- numeri, calcoli e tabelline risultano particolarmente difficili;
- i compiti richiedono uno sforzo molto maggiore rispetto ai risultati ottenuti;
- aumenta la frustrazione e compaiono frasi come “non sono capace”.

Il punto non Ú confrontare tuo figlio con i compagni, ma 𝗌𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗟𝘂𝗮𝗻𝘁𝗌 𝗶𝗺𝗜𝗲𝗎𝗻𝗌 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗌𝗻𝗌 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à e quanto quella fatica incide sulla sua esperienza scolastica e sulla fiducia nelle proprie capacità.

Se le difficoltà continuano nonostante l’impegno e il supporto ricevuto, 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗜𝘂ò 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗮𝗜𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗌𝘀𝗮 𝘀𝘁𝗮 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲𝗻𝗱𝗌 e quali strategie possono essere davvero utili.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/dsa-quando-una-difficolt-scolastica-merita-una-valutazione-specialistica/

Photos from Re-mind's post 11/09/2026

Con l’adolescenza può sembrare che ogni tentativo di parlare finisca per aumentare la distanza.
È una fase in cui cresce il bisogno di autonomia e di costruire una propria identità. Questo può tradursi in maggiore opposizione, bisogno di privacy, silenzi e risposte brusche.

Ma dietro la richiesta di spazio il bisogno di sentirsi ascoltati non scompare.

Per mantenere aperto il dialogo può essere utile prestare attenzione ad alcune reazioni molto comuni:
Giudicare subito. “Te l’avevo detto” rischia di chiudere una conversazione che era appena iniziata.

Cercare immediatamente una soluzione. Non sempre un ragazzo racconta un problema perché vuole sapere cosa fare. A volte ha prima bisogno di sentirsi compreso.

Forzare il momento del confronto. Se Ú arrabbiato o molto agitato, insistere può aumentare il conflitto.

A volte funziona meglio lasciare una porta aperta:
“Vedo che adesso non hai voglia di parlarne. Quando vorrai, io ci sono.”

Ascoltare non significa rinunciare alle regole o al proprio ruolo educativo.

Significa creare uno spazio in cui un adolescente possa sentire che, anche quando sbaglia, Ú in difficoltà o non sa bene come spiegarsi, può ancora tornare a parlare con noi.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/rientro-a-scuola-quando-lansia-scolastica-si-fa-sentire/

07/09/2026

Con il rientro a scuola può aumentare anche una tensione che molti genitori conoscono bene.

“Com’Ú andata?” “Bene.”
“Sei preoccupato per qualcosa?” “No.”

Più il genitore cerca di capire, più il ragazzo sembra chiudersi.

Durante l’adolescenza il bisogno di autonomia cresce e il dialogo può diventare più complesso. Proprio quando compaiono ansia scolastica, paura dei voti, pressione per le verifiche o difficoltà con i compagni, la tentazione dell’adulto può essere quella di fare più domande, dare subito consigli o cercare una soluzione.

Ma ascoltare non significa necessariamente risolvere.
A volte significa riuscire a dire:
“V𝘊𝘥𝘰 𝘀𝘩𝘊 𝘎𝘊𝘪 𝘱𝘳𝘊𝘰𝘀𝘀𝘶𝘱𝘢𝘵𝘰. 𝘕𝘰𝘯 𝘥𝘊𝘷𝘪 𝘳𝘢𝘀𝘀𝘰𝘯𝘵𝘢𝘳𝘮𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘥𝘊𝘎𝘎𝘰, 𝘮𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘷𝘰𝘳𝘳𝘢𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘳𝘯𝘊 𝘪𝘰 𝘀𝘪 𝘎𝘰𝘯𝘰.”

Può aiutare evitare tre dinamiche molto comuni:
- giudicare immediatamente ciò che viene raccontato;
- proporre soluzioni prima ancora di aver compreso il problema;
- forzare il dialogo quando il ragazzo non Ú pronto.

𝗟𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗜𝗮𝘇𝗶𝗌 𝗻𝗌𝗻 𝘀𝗶𝗎𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗿𝗶𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗜𝗿𝗌𝗜𝗿𝗶𝗌 𝗿𝘂𝗌𝗹𝗌 𝗱𝗶 𝗎𝗲𝗻𝗶𝘁𝗌𝗿𝗲 𝗌 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗲𝗎𝗌𝗹𝗲. Significa creare le condizioni perché, quando qualcosa diventa difficile, la relazione possa restare un luogo in cui tornare.

E quando 𝗹’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝗹𝗲𝗎𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗌𝗹𝗮 𝗌 𝗶𝗹 𝗰𝗌𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗌 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 iniziano a pesare sulla quotidianità, un confronto esterno può aiutare sia i ragazzi sia i genitori a comprendere meglio ciò che sta accadendo.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/rientro-a-scuola-quando-lansia-scolastica-si-fa-sentire/

04/09/2026

L’ansia scolastica non sempre viene raccontata con un semplice:
“H𝘰 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘊 𝘢 𝘎𝘀𝘶𝘰𝘭𝘢.”undefined

𝗡𝗲𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗻𝗲𝗎𝗹𝗶 𝗮𝗱𝗌𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶 il disagio può emergere in molti altri modi, spesso attraverso il corpo o attraverso cambiamenti nelle abitudini.

Ci sono alcuni segnali che meritano attenzione soprattutto quando si ripetono nel tempo:
- mal di pancia, nausea, mal di testa o tachicardia prima di andare a scuola;
- difficoltà ad addormentarsi o sonno disturbato;
- cambiamenti improvvisi nell’appetito;
- irritabilità o scoppi di rabbia più frequenti;
- progressivo isolamento da amici, sport e attività abituali;
- richieste continue di saltare le lezioni o tornare a casa prima;
- forte preoccupazione per verifiche, interrogazioni e risultati

Un singolo episodio non basta per parlare di ansia scolastica. Una verifica importante può agitare, così come un periodo particolarmente intenso può aumentare temporaneamente la stanchezza.
È la continuità del malessere e il suo impatto sulla quotidianità a fare la differenza.

Per questo, davanti a questi comportamenti, Ú importante evitare di fermarsi a “non ha voglia di studiare” o “sta facendo i capricci”.

Dietro può esserci una difficoltà che il ragazzo non riesce ancora a spiegare.

Osservare, ascoltare e provare a capire cosa sta succedendo Ú il primo passo per aiutarlo.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/rientro-a-scuola-quando-lansia-scolastica-si-fa-sentire/

Photos from Re-mind's post 31/08/2026

“N𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘚𝘭𝘪𝘰 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘊 𝘢 𝘎𝘀𝘶𝘰𝘭𝘢.”

Quante volte lo abbiamo detto e sentito dire e quante volte lo abbiamo preso come 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗺𝗜𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗰𝗮𝗜𝗿𝗶𝗰𝗰𝗶𝗌 in vista del rientro a scuola.

Ma quando 𝗹’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝗱𝗮 𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗌 si accompagna a mal di pancia, difficoltà a dormire, irritabilità, pianto o continue richieste di restare a casa, non ci troviamo più di fronte a un semplice capriccio e vale la pena osservare situazione più da vicino.

L’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗰𝗌𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 nei bambini e negli adolescenti non sempre viene raccontata apertamente. Spesso sono il corpo e i comportamenti a parlare.

Alcuni 𝘀𝗲𝗎𝗻𝗮𝗹𝗶 che possono manifestarsi sono:
- nausea, mal di testa o mal di pancia soprattutto prima di andare a scuola;
- sonno disturbato o cambiamenti nell’appetito;
- maggiore irritabilità o isolamento;
- paura intensa di verifiche, interrogazioni e voti;
- richieste frequenti di saltare le lezioni o tornare a casa prima;
- abbandono di attività che prima davano piacere.

Un singolo episodio non significa necessariamente che ci sia un problema. È soprattutto la persistenza dei segnali e il loro impatto sulla quotidianità a meritare attenzione.

Liquidare tutto con “Ú solo un capriccio” o “devi impegnarti di più” può rendere ancora più difficile raccontare ciò che si sta vivendo.

Meglio partire da una domanda:
“V𝘊𝘥𝘰 𝘀𝘩𝘊 𝘲𝘶𝘊𝘎𝘵𝘢 𝘎𝘪𝘵𝘶𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘊 𝘵𝘪 𝘮𝘊𝘵𝘵𝘊 𝘪𝘯 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘪𝘀𝘰𝘭𝘵à. 𝘝𝘶𝘰𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘢𝘳𝘊 𝘢 𝘳𝘢𝘀𝘀𝘰𝘯𝘵𝘢𝘳𝘮𝘪 𝘀𝘰𝘎𝘢 𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘊𝘰𝘀𝘀𝘶𝘱𝘢?”

Se il malessere continua nel tempo e la scuola diventa una fonte costante di sofferenza, 𝗰𝗌𝗻𝗳𝗿𝗌𝗻𝘁𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗰𝗌𝗻 𝘂𝗻 𝗜𝗿𝗌𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗌𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 può aiutare a comprenderne le cause e individuare strategie più adatte.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/rientro-a-scuola-quando-lansia-scolastica-si-fa-sentire/

28/08/2026

𝗧𝗌𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗌𝘂𝘁𝗶𝗻𝗲 𝗻𝗌𝗻 𝘀𝗶𝗎𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗌𝘃𝗲𝗿 𝗿𝗲𝗰𝘂𝗜𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗌 𝘀𝘂𝗯𝗶𝘁𝗌.

Dopo un periodo di pausa Ú facile riempire nuovamente l’agenda in pochi giorni: lavoro, scuola, sport, appuntamenti, scadenze, nuovi obiettivi.

Il rischio? P𝗮𝘀𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘇𝗲𝗿𝗌 𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗌 e ritrovarsi già stanchi prima ancora di aver ripreso davvero il ritmo.

Il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno di tempo per adattarsi ai cambiamenti. Per questo può essere utile affrontare il rientro con maggiore gradualità.

Puoi iniziare da alcune piccole scelte:
- riprendere progressivamente gli orari abituali;
- evitare di concentrare troppi impegni nei primi giorni;
- mantenere durante la giornata qualche momento senza richieste o stimoli;
- stabilire priorità realistiche;
- accettare che la concentrazione e l’energia possano impiegare qualche giorno per tornare ai livelli abituali.

𝗡𝗌𝗻 Ú 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗌 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗌𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗌𝗿𝘀𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗜𝗿𝗌𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à.

Il rientro può essere anche un’occasione per chiedersi: quali ritmi voglio davvero riprendere?

𝗣𝗿𝗌𝘁𝗲𝗎𝗎𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝘀𝗜𝗮𝘇𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗌𝗺𝗜𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗻𝗌𝗻 𝘀𝗶𝗎𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗺𝗲𝗻𝗌. Significa evitare che il ritorno alla normalità coincida automaticamente con un nuovo sovraccarico.

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https://centroremind.it/rientro-a-scuola-quando-lansia-scolastica-si-fa-sentire/

26/08/2026

Settembre si avvicina e, insieme alla ripresa di scuola, lavoro e impegni, può arrivare una sensazione difficile da spiegare: la mente Ú già proiettata su tutto quello che ci sarà da fare, 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗌𝗿𝗜𝗌 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗌𝗿𝗮 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗌𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘁𝗺𝗌.

Il problema spesso non Ú il rientro in sé, ma pretendere di passare da zero a cento in pochi giorni.

Agenda piena, nuovi obiettivi, orari da ristabilire, compiti, scadenze: voler recuperare immediatamente la massima efficienza rischia di trasformare una normale fase di adattamento in sovraccarico.

Per questo il 𝗿𝗶𝘁𝗌𝗿𝗻𝗌 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗌𝘂𝘁𝗶𝗻𝗲 può essere più sostenibile se avviene con gradualità:
- riprendere gli orari un po’ alla volta;
- evitare di concentrare troppi impegni nei primi giorni;
- mantenere piccoli momenti di pausa;
- accettare di non essere subito al massimo della performance.

𝗥𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗌𝘂𝘁𝗶𝗻𝗲 𝗻𝗌𝗻 𝘀𝗶𝗎𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘁𝗌𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗌𝗿𝘀𝗮.

Può essere anche l’occasione per capire quali ritmi vogliamo davvero riprendere e quali, invece, possiamo provare a cambiare,

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/rientro-a-scuola-quando-lansia-scolastica-si-fa-sentire/

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