il PANE & le ROSE
giornalista .
07/05/2026
Cioè . . . Paro paro , a come era prima ,come è sempre stato . . . Ma quelli di destra non erano contrari ? Dove sono i contestatari . .
07/05/2026
Matilda De Angelis e Lino Musella attaccano “fascisti” e “impoverimento culturale” dal palco dei David
Matilda De Angelis: "Stiamo vivendo un impoverimento culturale"
Ritira la statuetta Matilda De Angelis per Fuori di Mario Martone. Film su Goliarda Sapienza, scrittrice ignorata in vita, interpretata da Valeria Golino. E da qui l'attacco dell'attrice: "In vita è stata ostacolata. Dei grandi artisti ci accorgiamo solo quando sono morti, quando appartengono al passato e al futuro e non al presente, e non possono dare fastidio e non possono farci niente."
Musella: "Il cinema fa paura agli autocrati e ai fascisti"
Poi arriva Lino Musella. L'attore napoletano vince il David come miglior attore non protagonista, alla sua seconda candidatura, per Nonostante di Valerio Mastandrea. Ringrazia il collega – "è tutta colpa tua" – e Bellocchio. Dedica il premio alla Global Sumud Flotilla (!!!). Poi dice, senza giri di parole: "Non smetterò mai di dire: Palestina libera."
05/05/2026
Il volto in foto è quello di Samantha Lacedonia. Mentre scrivo sono in corso i suoi funerali.
Samantha ha 21 anni quando venerdì scorso esce di casa per andare a lavoro. È di Bisceglie (BAT - Barletta Andria Trani), ma lavora 130km più a Sud, a Ostuni (Brindisi). Da poco si è trasferita dal fidanzato, a Ceglie Messapica, per costruirsi un pezzettino di autonomia e indipendenza.
Perché c’è poco da fare gli schizzinosi, poco da essere choosy (Ministra Fornero dixit) quando si parla di lavoro. L’Italia registra il peggior tasso di occupazione d’Europa per la fascia 20-28 anni: meno di uno su due lavora.
Samantha era nella metà che un lavoro l’ha trovato: cameriera, sebbene stagionale.
Non era la prima volta. Aveva già fatto altre “stagioni”. In fondo, il turismo, quello che qualcuno definisce “l’oro del Sud”, questo offre: lavoro stagionale. E te lo prendi, perché i “divanisti” esistono quasi solo nella testa di politici e giornalisti.
Venerdì Samantha è salita sulla sua auto, ma a 3km dal luogo di lavoro si è scontrata con una Mercedes Classe C.
Samantha è morta così. A soli 21 anni. Mentre andava a lavoro. Incidente “in itinere”, si dice in gergo.
Quella mattina non era una mattina qualunque. Era il 1 maggio, festa dei lavoratori e delle lavoratrici. Lei però, andava a lavoro, pare il suo primo giorno di lavoro, perché alcuni settori non conoscono weekend e festivi. Anzi.
Nel suo ultimo post social, la foto di un nuovo tatuaggio e una frase: «È l’unico dolore che voglio provare nel 2026».
Purtroppo non è stato così. E il suo dolore è quello di troppe e troppi.
L’anno scorso, nel 2025, abbiamo contato 1.432 morti sul lavoro, di questi 1.032 sui luoghi di lavoro. Ben 400 sono i morti per Karoshi (termine giapponese che indica i morti per super-lavoro) e “in itinere”, vale a dire in strada, mentre vai o torni da lavoro.
Nel 2026 questa terribile contabilità ci porta già a 341 lavoratori e lavoratrici morti sui posti di lavoro, 481 se contiamo quelli “in itinere”.
Samantha è, purtroppo, tra loro. A soli 21 anni.
05/05/2026
Se fossi nei panni di Meloni, non ricorderei agli italiani da quanto tempo siede al governo.
Altrimenti dovrebbe spiegare loro perché il secondo governo più longevo della storia d'Italia non ha mai trovato il tempo per migliorare la condizione di vita dei cittadini.
Non ha adeguato gli stipendi al costo della vita, non ha finanziato sanità, scuola e università come sarebbe stato necessario, non ha difeso gli interessi nazionali.
Però ha trovato tempo e soldi per obbedire agli USA e spendere 13 miliardi di euro in più solo nel 2025 per la spesa militare.
Non importa da quanto dura il governo, ma quello che ha fatto in questo tempo.
E Meloni non ha fatto nulla per l'Italia e gli italiani in quasi quattro anni a Palazzo Chigi.
Per questo dobbiamo fare di tutto per costruire l'alternativa e mandare a casa questa br**ta destra alla prima occasione utile.
02/05/2026
Cinquemila euro. Tanto è costato il primo bonifico arrivato sul conto di Silvia Salis da uno dei leoni da
tastiera che le aveva dato della pu**ana sui social.
Cinquemila euro che la sindaca di Genova ha deciso di non tenere per sé. Andranno al Centro Antiviolenza Mascherona, all’Associazione per non Subire Violenza e a Casa Pandora Margherita Ferro.
La prima di tante querele, dice Salis. Perché di leoni da tastiera che si sono sentiti in diritto di insultarla ce ne sono stati a decine. E ognuno, uno per uno, pagherà.
Ma il punto vero è un altro, e lo spiega lei stessa con parole perfetto:
“Non possiamo fare passare il messaggio che la violenza verbale sulle donne sia una goliardata social, perché vedete, le donne subiscono sempre una doppia violenza.
A una donna non si contesta mai il ruolo che ricopre, ma come si veste, come appare, quali sono le sue scelte nella vita privata. È un modo per delegittimarla continuamente all’interno della società.
Ho fatto questa scelta perché ogni giorno donne che lavorano e operano in tutti i contesti subiscono questo tipo di violenza.
Perché vedete, a un uomo si dice che è uno str*nzo, che è un prepotente, mentre a una donna dici che è una Barbie o che è una pu**ana.
È un meccanismo tossico alimentato da uomini, ma purtroppo anche da alcune donne, che ti fa pensare: se sei una donna devi stare al tuo posto, non puoi pensare di avere un ruolo in questa società, stai lì buona.
Denunciare si può e si deve e i risultati di oggi sono tangibili e lo dimostrano. Reagire si può e si deve. Continuerò a trasformare l’odio in bene per la nostra comunità”.
Bravissima.
02/05/2026
01/05/2026
Piero Pelù è stato semplicemente grandioso!
Ci ha pensato, al solito, lui a scaldare il palco del Primo maggio e a rimettere i puntini sulle i.
Prima l’affondo - geniale - su Benito Mussolini:
“Mentre scappava travestito da soldato tedesco, Mussolini fu scoperto dai partigiani e fucilato: Benito Mussolini è un morto sul lavoro, ma è un morto sanguinario e traditore.”
Alla faccia di tutti quelli che delirano di pacificazione e in realtà vorrebbero la parificazione.
Poi l’attacco a Trump e a Israele, al neocolonialismo, che ha mandato a quel paese…
E ancora la riflessione, preziosa e non scontata, sul genocidio. Su tutti i genocidi, a cominciare da quello in atto a Gaza.
“Nelle Americhe il genocidio dei pellerossa nativi, in Armenia quello degli armeni, nei campi di concentramento quello di ebrei, rom, gay e oppositori politici.
In Palestina quello del popolo palestinese, sotto i nostri occhi in tempo reale. Contro ogni colonialismo teniamo gli occhi puntati su Gaza, sulle Ong e sulla Global Sumud Flotilla. Palestina libera!".
Infine quel grido per molti liberatorio: “Palestina libera".
E anche in questo modo ha rimesso al centro il valore della Resistenza, in barba a chi non riesce neanche a pronunciare la parola “partigiano” in una canzone.
Stasera Piero Pelù ha pronunciato le uniche parole vere, nette, chiare, necessarie della giornata, e ha letteralmente riscattato da solo il Concertone del Primo maggio.
Grazie Piero, come sempre. 🙏🌹
Ti si vuol bene.
01/05/2026
Bella Ciao la cantano in Cile, in Kurdistan, in Iran, a Hong Kong, in Ucraina, in Palestina.
La cantano in italiano. Ovunque. Anche chi l'italiano non lo parla.
E sapete qual è la parola che nessuno, in nessun angolo del mondo, ha mai pensato di cambiare?
Partigiano.
Perché Bella Ciao è diventata l'inno universale della libertà proprio grazie a quella parola lì. Non a dispetto. Grazie.
Partigiano è chi sceglie da che parte stare quando stare in mezzo significa essere complice.
Partigiano è chi imbraccia un fucile contro chi viene a casa tua a portarti via i figli.
Partigiano è chi a vent'anni sale in montagna mentre gli altri abbassano la testa.
Partigiano è una parola che pesa.
E oggi, sul palco del Concertone del Primo Maggio, davanti a Piazza San Giovanni e a milioni di italiani, Delia ha cantato Bella Ciao sostituendo "partigiano" con "essere umano". Per "allargare il messaggio", ha spiegato. Per renderlo "universale".
Cara Delia, il messaggio era già universale. Lo è da ottant'anni.
Lo cantano in Iran le ragazze che si tagliano i capelli per protesta.
Lo cantavano a Santiago contro Pinochet.
Lo cantano i curdi.
Lo cantano a Gaza.
Tutti loro tengono dentro la parola partigiano. Perché sanno cosa significa.
Tu invece, sul palco più importante del Primo Maggio italiano, l'hai tolta e l'hai sostituita con una formula innocua, che non disturba nessuno.
Esattamente l'opposto di cosa è stata, di cosa è, di cosa deve restare Bella Ciao.
Una canzone che non chiede di volersi bene. Chiede di scegliere.
E partigiano resta partigiano. In ogni Paese del mondo, in ogni piazza del mondo, in ogni bocca del mondo.
Anche quando in Italia (!) qualcuno prova a cancellarlo.
22/12/2025
M&loni, abbassa i toni e modera i termini...
Non trasformare in un nemico da abbattere chi non la pensa come te...
I giornalisti, il sindacato, la magistratura, I lavoratori, gli studenti, i cosiddetti "comunisti"... Non dileggiare John Lennon, Nanni Moretti e Elly Schlein...
chi è altro da te non va preso in giro, sbeffeggiato, deriso! Questo è il tipico atteggiamento da bullo prepotente e arrogante, che abbindola il popolo con slogan demagogici, retorici, e vuoti tipo "Dio, patria, e famiglia"...
Vedi, m&loni, purtroppo tu sei il pdc di tutto l'elettorato, non solo dei tuoi fratelli missini e quindi smettila di trasformare ciò che tu pensi essere il "dissenso" in qualcosa che è contro di te! Smettila con questo vittismo infantile e nel contempo aggressivo, rispetta "il Manifesto di Ventotene", rispetta la Costituzione, rispetta la DEMOCRAZIA!
E impara umilmente da chi è più in alto di te, culturalmente, politicamente e umanamente, prendi lezione da un GRANDE uomo come...
PIER LUIGI BERSANI💫!
22/12/2025
A tredici anni studiava già all’università. A ventuno anni, capì che qualcosa non andava — non per lei, ma per tutti quelli a cui questo non era concesso.
Daphne Koller cresceva divorando libri di testo più velocemente di quanto la scuola riuscisse ad assegnarli. Mentre altri bambini imparavano le tabelline, lei risolveva problemi che molti adulti non riuscivano a comprendere. I suoi genitori riconobbero in lei qualcosa di straordinario e fecero una scelta radicale: iscriverla all’Università Ebraica a soli 13 anni.
Conseguì la laurea a 17 anni. Il master a 18. E poco più che ventenne, era già a Stanford, diventando una delle massime esperte mondiali nell’intelligenza artificiale.
Ma il successo le aprì gli occhi su una verità inquietante.
Le stesse porte che per lei si erano aperte restavano chiuse per milioni di altri. Non perché mancassero di curiosità o capacità — ma per dove erano nati, per i soldi che avevano o per le reti sociali a cui non appartenevano.
L’educazione era costruita sulla scarsità. Le università d’élite accettavano una minima percentuale di candidati. Le tasse universitarie salivano alle stelle. La geografia decideva il destino.
La conoscenza non era scarsa. Lo era l’accesso.
Poi, nel 2011, accadde qualcosa di straordinario in un ufficio di Stanford.
Il suo collega Andrew Ng lanciò un esperimento: e se mettessimo online un corso di machine learning? Forse si sarebbero iscritti in pochi. Centinaia, se andava bene. Mille sarebbe stato incredibile.
E invece si iscrissero più di 160.000 persone.
Si collegarono da villaggi senza elettricità, da internet café in città dall’altra parte del mondo, da appartamenti dove tre famiglie condividevano un solo computer. Persone che non avrebbero mai messo piede a Stanford stavano imparando da uno dei suoi migliori professori.
La rivelazione fu sconvolgente: la domanda di istruzione era illimitata. La scarsità era sempre stata artificiale.
Ma quando Daphne e Andrew annunciarono che stavano costruendo una piattaforma per rendere tutto questo permanente — per offrire istruzione d’élite gratuitamente — le critiche arrivarono in fretta.
I detrattori sostenevano che l’apprendimento online non potesse eguagliare le aule fisiche. Gli amministratori temevano che avrebbe svalutato il prestigio delle istituzioni. Gli scettici sostenevano che gli studenti non avrebbero mai terminato i corsi senza la pressione “tradizionale”.
Sotto ogni obiezione si nascondeva la stessa convinzione: l’istruzione d’élite deve restare d’élite.
Daphne si rifiutò di accettarlo.
Nel 2012, lei e Ng cofondarono Coursera — una piattaforma basata su un’idea rivoluzionaria: l’istruzione di altissimo livello deve appartenere a chiunque abbia accesso a internet. Nessuna retta. Nessun filtro all’ingresso. Nessun confine geografico.
Le prime a partecipare furono quattro università: Stanford, Princeton, Pennsylvania e Michigan. In pochi mesi, centinaia di migliaia di iscritti. In un anno, milioni.
Contadini in India studiavano informatica con professori californiani. Madri single che lavoravano di notte seguivano corsi di salute pubblica. Rifugiati in campi profughi completavano corsi della Ivy League. Un bene comune globale sostituiva le roccaforti blindate.
E le previsioni sui fallimenti degli studenti online? Sbagliate.
Migliaia di persone conseguirono certificati, acquisirono competenze, cambiarono lavoro. Volontari tradussero i corsi in decine di lingue. Quello che era nato come esperimento si trasformò in un movimento.
L’esperienza di Daphne nell’intelligenza artificiale ne cambiò il funzionamento. Analizzò i modi in cui gli studenti imparavano, dove si bloccavano, quali spiegazioni funzionavano. Dati impossibili da ottenere in una classe tradizionale resero il miglioramento continuo una realtà.
Oggi Coursera serve oltre 148 milioni di studenti in quasi ogni campo immaginabile.
Daphne poi si è spostata verso un’altra rivoluzione: accelerare la scoperta di farmaci grazie all’AI con la sua azienda Insitro. Ma l’impatto che ha avuto sull’educazione continua ad espandersi.
Non ha solo costruito una piattaforma. Ha sfidato una filosofia.
L’istruzione non riguarda muri ricoperti di edera o ammissioni ereditarie. Riguarda l’insegnare e l’imparare. I titoli contano meno delle capacità. E se il sapere può essere condiviso a costo quasi zero, impedirne l’accesso non ha alcun senso morale.
Tutto è cominciato con una domanda che nessuno aveva mai osato porre:
Perché solo i privilegiati dovrebbero imparare dai migliori?
A volte, il cambiamento più potente nasce dal rifiuto di accettare che le cose debbano restare come sono sempre state.
𝐏𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐞 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞
𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖, 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑒𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑜.
22/12/2025
Stanno facendo macelleria sociale sulle pensioni.
Prima ritirano il maxi emendamento, poi infilano misure che ottengono lo stesso risultato: far lavorare le persone fino allo sfinimento.
Colpiscono i lavoratori precoci, chi ha iniziato prima dei 19 anni, e chi svolge lavori usuranti. Proprio quelli che avrebbero più diritto al riposo. Tagliano 200 milioni l’anno per impedire l’uscita con 41 anni di contributi. Non è rigore, è cinismo.
Un governo che chiede sacrifici sempre agli stessi e considera il lavoro una condanna a vita, non una dignità da tutelare.
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