Nucleare e Ragione
Chi siamo? Cosa facciamo? Perchè "Nucleare e Ragione"? https://nucleareeragione.org/chi-siamo/
“Nucleare e Ragione” è un Comitato di natura apartitica e senza scopi di lucro costituito al fine di promuovere in Italia il raggiungimento di un’equilibrata strategia di approvvigionamento energetico della quale i cittadini siano resi partecipi e consapevoli, attraverso la fruizione delle basi scientifiche e tecnologiche delle diverse fonti di energia, del loro impatto sulla salute e sull’ambient
31/07/2026
⚛️ Gli Stati Uniti stanno riaprendo uno dei dibattiti più delicati della radioprotezione.
Per oltre 50 anni le normative si sono basate sul modello LNT (Linear No-Threshold), secondo cui ogni dose di radiazioni, anche la più piccola, comporta un aumento del rischio.
Oggi però, sulla base di un nuovo rapporto dell'Idaho National Laboratory e di un ordine esecutivo della Casa Bianca, gli USA stanno valutando se gli attuali limiti siano ancora coerenti con le conoscenze scientifiche più recenti.
Il dibattito riguarda il modello LNT, il principio ALARA, i limiti di esposizione alle radiazioni e il possibile impatto che un quadro normativo più proporzionato potrebbe avere sui costi, sulle applicazioni della tecnologia nucleare e sulla ricerca.
📖 Nell'articolo viene analizzato cosa sta succedendo negli Stati Uniti, quali sono le proposte sul tavolo e perché questa discussione potrebbe avere conseguenze anche oltre oceano.
🔗 Link nei commenti.
30/07/2026
Commissione europea – Rappresentanza in Italia se l'obiettivo europeo è la decarbonizzazione del settore energetico, sarebbe opportuno sottolineare anche il ruolo vitale del nucleare. Focalizzarsi dal punto dal punto di vista comunicativo sulle fonti rinnovabili, significa confondere i fini con i mezzi, rafforzando questa falsa credenza nei cittadini.
L’UE punta sempre di più sulle energie rinnovabili per accelerare la transizione green!
Oggi una parte significativa dell’energia che utilizziamo arriva da fonti rinnovabili come sole, vento e acqua, e questo trend è in continua crescita. Un percorso fondamentale per ridurre le emissioni, contrastare il cambiamento climatico e costruire un futuro più sostenibile. Per questo l’Unione europea continua a investire nella produzione di energia pulita e nella trasformazione del sistema energetico.
26/07/2026
È incredibile cosa mi tocca leggere.
Ringrazio Luca Scarpinati per avermi segnalato ieri quest'assurdità.
Una pagina di un festival ecosostenibile che pubblica contenuti su energia, transizione energetica e sostenibilità rilancia un articolo di un noto blog ambientalista, sostenendo che The Lancet, una delle riviste scientifiche più importanti al mondo, "non lasci margini di dubbio" sul fatto che il nucleare non sia sicuro, non sia economico e non sia climaticamente neutro.
https://www.facebook.com/share/p/18ztNcgh5m/
Peccato che basti aprire il link della fonte che citano per scoprire che dietro non c'è nessun nuovo studio né un verdetto della redazione del Lancet. Ci sono invece due testi firmati, usciti nella stessa finestra temporale in due sezioni diverse della rivista. Da una parte un World Report del giornalista Talha Burki, contenuto commissionato dalla redazione, che descriveva i rischi operativi dei reattori nucleari come estremamente ridotti. Dall'altra una Correspondence, la sezione che il Lancet stesso definisce sul proprio sito come le riflessioni dei lettori sui contenuti già pubblicati, firmata dal pediatra ed epidemiologo Philip Landrigan e dall'internista Brita Lundberg, che replica punto per punto proprio al pezzo di Burki. Nessuno dei due testi rappresenta una posizione ufficiale della rivista, che si esprimerebbe solo attraverso un Editorial firmato dalla redazione, ma il post cita soltanto il secondo come se fosse "il verdetto del Lancet".
https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(26)01304-8/fulltext
Qualcuno potrebbe obiettare: "Però magari le motivazioni contenute nella lettera sono valide e da prendere in considerazione".
E invece no. Neanche quelle.
Veniamo al numero che pretende di tenere in piedi tutto il castello, quei 115.000 decessi per cancro attribuiti a chi vive vicino alle centrali americane. Viene da un unico studio, pubblicato su Nature Communications a febbraio, che gli stessi autori definiscono incapace di dimostrare un nesso causale.
https://www.nature.com/articles/s41467-026-69285-4
Per spiegarla facile-facile, il paper misura soltanto la distanza geografica dalla centrale, senza una singola misurazione reale di radiazione, e tra i suoi autori compare anche uno dei due medici che firma la lettera a The Lancet. In pratica sta citando come prova indipendente un lavoro scritto anche da lui.
Capite il livello? Siamo praticamente al "mi sono dato ragione da solo, ma con tanto di citazione bibliografica". Manca solo il timbro "approvato da me stesso" e il cerchio è chiuso.
La American Nuclear Society ha ovviamente risposto pubblicamente a quest'oscenità bollando lo studio come profondamente viziato, proprio perché la distanza da un impianto non equivale alla dose di radiazione ricevuta da una persona.
https://www.ans.org/news/2026-02-26/article-7799/american-nuclear-society-responds-to-deeply-flawed-study-on-nuclear-plant-proximity/
E i numeri della Nuclear Regulatory Commission spiegano perché è così: chi vive entro 50 miglia da una centrale riceve in media 0,01 millirem l'anno in più, contro i 300 millirem l'anno che ogni americano assorbe già solo dal fondo naturale. Costruire 115.000 morti su una dose che vale lo 0,003% del fondo naturale richiede un meccanismo biologico che nessuno, autori dello studio compresi, ha ancora trovato (e mai troverà).
https://www.nrc.gov/about-nrc/radiation/related-info/faq
Il post riassume poi la lettera dicendo che il nucleare non è climaticamente neutro (che poi, mi chiedo: quale fonte lo è?), e anche qui i dati raccontano l'esatto contrario. L'IPCC assegna al nucleare un valore mediano di circa 12 grammi di CO2 equivalente per kWh sull'intero ciclo di vita, in linea con l'eolico e più basso della maggior parte delle stime sul fotovoltaico. Chiamarlo "non climaticamente neutro" senza aggiungere altro significa nascondere che si tratta di una delle fonti più pulite in assoluto, non un'eccezione da segnalare. Il nucleare, inoltre, è storicamente la fonte di energia con il minor numero di morti per unità di energia prodotta, comparabile solo a eolico e fotovoltaico e di gran lunga più sicuro di carbone, petrolio e gas, incidenti come Chernobyl e Fukushima inclusi nel conteggio. Se il criterio per bollare una fonte come "non sicura" fosse la sola esistenza di un rischio (nessuna tecnologia è priva di rischi), andrebbe applicato prima di tutto alle fossili, poi alle rinnovabili, che invece restano sul mercato senza che nessuno le descriva con lo stesso allarme.
https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/03/SRREN_FD_SPM_final-1.pdf
Infine, sui costi dell'ultima centrale nucleare americana, Plant Vogtle, la lettera riporta che i due nuovi reattori sono passati da una stima iniziale di circa 14 miliardi di dollari a un costo finale superiore ai 30 miliardi. La precisazione importante da fare è che però tale dato non dimostra automaticamente che il nucleare sia sempre antieconomico. Dimostra semplicemente che quel progetto specifico negli Stati Uniti ha avuto problemi di realizzazione, legati soprattutto a fattori come la perdita di competenze industriali dopo decenni senza nuove costruzioni, la complessità del primo impiego del reattore AP1000 negli USA, ritardi, modifiche progettuali e il fallimento di Westinghouse durante il percorso.
I singoli casi non fanno da soli statistica.
https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php/detail.php
L'IPCC stesso riconosce che i costi del nucleare variano molto in base al Paese, all'esperienza industriale, alla standardizzazione dei progetti e alla capacità di gestione: i problemi maggiori riguardano soprattutto i progetti "first of a kind" nei Paesi dove la filiera si è indebolita.
Si omette in ogni caso di dire, come sempre, che il "conto economico" cambia radicalmente se lo si guarda sull'orizzonte tipico di un reattore, 60-80 anni di funzionamento, e se si considera il valore che una fonte stabile e programmabile aggiunge a una rete sempre più dipendente da eolico e fotovoltaico intermittenti.
Alla fine è normale che esistano opinioni diverse sul nucleare, come su qualsiasi altro argomento. Quello ci può stare (solo per certi aspetti). Il problema nasce quando una semplice lettera di commento viene promossa a "sentenza definitiva" e la complessità di certi argomenti viene sostituita dal magico mondo delle frasi ad effetto. Perché in fondo è molto più facile convincere qualcuno con un "lo ha detto The Lancet" che spiegare cosa sia davvero una Correspondence.
Meno male che la scienza non funzioni per slogan, altrimenti basterebbe stampare un titolo in grassetto o pubblicare un articolo frutto d fantasia e aspettare che la realtà si adegui.
20/07/2026
Questa sera alle 19:20, il nostro presidente Pierluigi Totaro sarà ospite di Tesla Owners Italia.
Link alla diretta youtube nei commenti!
17/07/2026
Lo sapevi che esistono minerali nati da un'esplosione nucleare?
Quando pensiamo ai minerali immaginiamo vulcani, montagne e milioni di anni di geologia.
Ma alcuni si sono formati in una frazione di secondo!
È il caso della trinitite, il vetro verde nato durante il test Trinity del 1945, quando il calore dell'esplosione fuse la sabbia del deserto.
E non è tutto.
🧪 Nel 2026, tra i resti del test Trinity, un gruppo di ricercatori dell'Università di Trieste ha scoperto un nuovo materiale mai osservato prima.
Dalle esplosioni agli impatti di meteoriti, fino ai fulmini, le condizioni estreme possono dare origine a materiali sorprendenti. Studiare come si formano ci permette di capire meglio il comportamento della materia e può persino aprire la strada allo sviluppo di nuovi materiali e tecnologie.
Per saperne di più continua a leggere l’articolo.
🔗 Link nei commenti!
10/07/2026
Perché Marie Curie andò a Lurisia?
Nel 1918, la più celebre scienziata del Novecento arrivò in Piemonte per studiare un fenomeno che stava incuriosendo ricercatori e medici: le acque naturalmente radioattive di Lurisia.
Da una sorgente scoperta quasi per caso dai minatori nacque una storia che intreccia geologia, fisica, radioattività naturale e ricerca scientifica. Ancora oggi è possibile visitare la cosiddetta Grotta di Marie Curie, dove i minerali contenenti uranio rivelano una sorprendente fluorescenza verde se illuminati con luce ultravioletta.
Una storia poco conosciuta che ci ricorda come la radioattività sia prima di tutto un fenomeno naturale, presente nell'ambiente che ci circonda e con cui conviviamo, anche inconsapevolmente.
Il protagonista della visita a Lurisia, raccontata in questo articolo, è stato il nostro socio Marco De Pietra, che ha ripercorso i luoghi legati a questa affascinante pagina di storia della scienza.
📚 Link all’articolo nei commenti.
Un ringraziamento ad ANPEQ per l’organizzazione, e al Dr. Luca Gentile, responsabile del S.S.D. Salute-Ambiente-Radioprotezione della ASL che ha fatto da guida in questa esperienza.
02/07/2026
Cosa significherebbe per l'Italia introdurre il nucleare nel proprio mix energetico?
È una domanda che torna spesso nel dibattito pubblico e che oggi è particolarmente attuale, mentre il Parlamento discute il disegno di legge sul nucleare sostenibile.
Per rispondere, un recente studio pubblicato sulla rivista Energy ha simulato 27 scenari del sistema elettrico italiano al 2050, analizzando in quali condizioni il nucleare risulta competitivo e come cambierebbe il sistema energetico italiano con la sua introduzione.
I risultati mostrano che, in 23 casi su 27, l’introduzione del nucleare consentirebbe di:
⚡ ridurre i costi complessivi del sistema;
🔋 diminuire il fabbisogno di batterie e impianti di backup;
📉 ridurre lo spreco di energia rinnovabile;
🌱 occupare meno suolo e ridurre le importazioni di elettricità.
📚 Lo studio completo è disponibile nell’articolo!
🔗 Link all’articolo completo nei commenti.
26/06/2026
⚽⚛️ Il Nucleare al Mondiale 2026? ⚛️⚽
É iniziato il Mondiale 2026 e i migliori che il mondo del Calcio ha da offrire si stanno sfidano sul campo; In contemporanea, noi abbiamo deciso di guardare anche un’altra classifica: quella dei reattori nucleari dei Paesi partecipanti al Mondiale.
Chi schiera il parco nucleare più competitivo? Chi copre la maggior percentuale del proprio mix con il nucleare? E chi gioca ancora senza nemmeno un reattore in rosa?
Tra potenze storiche come la Francia e i padroni di casa di Stati Uniti, Messico e Canada, e nuovi protagonisti e outsider energetici, il torneo diventa un gigantesco campionato parallelo dove i megawatt valgono quasi quanto i gol segnati.
Siamo ancora lontani da un'eventuale FantaNucleare, dove un EPR può valere come una doppietta, una centrale appena entrata in esercizio come un assist alla decarbonizzazione, mentre un reattore fermato anzitempo come un malus da cartellino rosso.
Tuttavia, rimane il fatto che dietro ogni nazionale c’è anche una storia industriale, tecnologica ed energetica da raccontare. E allora: chi vincerà il Mondiale del calcio? E soprattutto, chi sarà il prossimo paese ad avviare un programma nucleare? 🏆⚛️
24/06/2026
Il reattore n.1 della centrale nucleare di Golfech, sul Garonna, si è fermato il 22 giugno alle 23:37. EDF lo ha comunicato con un secco comunicato stampa: la temperatura del fiume stava per raggiungere i 28°C e la normativa ambientale vigente vieta di scaricare acqua di raffreddamento in un corso d'acqua già così caldo.
Fine.
https://cligolfech.org/actualites/surete-nucleaire/la-temperature-de-garonne-approche-les-28-le-reacteur-n1-de-golfech-est-arrete-%E2%98%80%EF%B8%8F%F0%9F%8C%A1-article
Molte testate ci hanno costruito sopra articoli dal tono a dir poco allarmistico. Alcune hanno riscoperto il "delicato legame tra nucleare e cambiamenti climatici".
Succede ogni estate.
Il meccanismo è elementare. Le centrali nucleari fluviali prelevano acqua dai corsi d'acqua per il raffreddamento e la restituiscono con uno scarto termico di circa 0,2°C, come spiega EDF stessa. Il problema non è quello scarto in condizioni normali, è che quando il fiume parte già da 28°C qualsiasi aggiunta riduce l'ossigeno disciolto e mette a rischio la fauna ittica. Il fermo è quindi un atto di tutela ambientale codificato dalla normativa francese, non un incidente, non una crisi di sicurezza, non una fragilità intrinseca del nucleare. È il sistema di controllo che funziona esattamente come previsto.
Bisogna poi capire di quali impianti stiamo parlando, perché non sono tutti i 57 reattori francesi. Le centrali costiere - Gravelines (Mar del Nord), Paluel, Penly e Flamanville (tutte sulla Manica) - non hanno questo problema. La capacità di diluizione termica del mare è tale da rendere irrilevante il vincolo. Sono invece i siti fluviali quelli soggetti a restrizioni estive: Golfech sul Garonna, Bugey, Saint-Alban e Tricastin sul Rodano, Blayais sulla Gironda, Chooz sulla Mosa.
Le stesse centrali, gli stessi siti, ogni anno.
E ogni anno si tratta di perdite di produzione trascurabili. Nel documento ufficiale pubblicato da EDF nel luglio 2024, il gruppo dichiara che le perdite di produzione legate alla risorsa idrica restano inferiori all'1% della produzione annuale dell'intera flotta nucleare, con l'unica eccezione della canicola storica del 2003. EDF stima che tali perdite rimarranno contenute entro l'1,5% anche all'orizzonte del 2050, a parità di capacità installata.
https://www.edf.fr/sites/groupe/files/2024-07/edfgroup_adaptation-au-climat_20240712_fr.pdf
Nel frattempo, secondo il Bilan Électrique 2024 di RTE, il parco nucleare francese ha prodotto 361,7 TWh (il 65% dell'intero mix elettrico nazionale) e la Francia ha stabilito un record storico di esportazioni con 101,3 TWh verso i paesi vicini, risultando esportatrice netta per il 98% dell'anno, con un'intensità carbonica della produzione di circa 21 gCO2eq/kWh, tra le più basse al mondo.
https://analysesetdonnees.rte-france.com/bilan-electrique-2024/production
Vale la pena ricordare, en passant, che anche le centrali termoelettriche a gas e a carbone necessitano di acqua per raffreddarsi, che l'idroelettrico soffre sistematicamente le siccità, e che i pannelli fotovoltaici perdono rendimento con le temperature più elevate. I moduli fotovoltaici in silicio cristallino perdono tipicamente circa lo 0,3-0,4% di potenza per ogni grado Celsius di aumento della temperatura della cella oltre i 25 °C.
https://solantiq.com/en/glossary/temperature-coefficient/
Le ondate di calore mettono sotto pressione l'intero sistema energetico, indipendentemente dalla fonte. La differenza è che quando tocca al nucleare, c'è sempre qualcuno pronto a riscoprirlo come se fosse una notizia.
Ribadisco... ogni estate.
24/06/2026
LE INDUSTRIE NON ASPETTANO
In Italia tutti gli occhi sono puntati sui futuri SMR e sulle future tecnologie di IV Generazione, ma la realtà è che ci sono delle opzioni già oggi disponibili, e che già rispondono ai requisiti europei di sostenibilità: sono i reattori di Terza generazione avanzata di grossa taglia.
E le industrie vogliono (anche) quelli.
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