Studio Legale Conti

Studio Legale Conti

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Specializzato in diritto civile, lavoro, previdenziale, per privati e aziende. Socio AGI Associazione Giuslavoristi Italiani.

Avvocato giuslavorista e civilista a Siracusa, con oltre 10 anni di attività forense e un background manageriale nel settore retail. Mi occupo di diritto del lavoro licenziamenti individuali e collettivi, mobbing, demansionamento, differenze retributive, infortuni e sicurezza e di diritto civile: risarcimento danni, recupero crediti in ambito bancario e commerciale, locazioni, successioni e contra

15/06/2026

Quando un'azienda entra in difficoltà, la prima cosa che si complica non sono i conti: sono le persone che ci lavorano. Stipendi che arrivano in ritardo, ammortizzatori, scelte dolorose sul personale. E mentre l'imprenditore prova a salvare il salvabile, deve gestire allo stesso tempo la procedura e i rapporti di lavoro.

È il punto esatto in cui il diritto del lavoro e il diritto della crisi d'impresa diventano la stessa cosa.

Proprio per questo ho completato il Corso abilitante per Gestore della crisi d'impresa, Curatore, Commissario giudiziale, Liquidatore e Attestatore dell'Università Giustino Fortunato, conforme alle linee guida della Scuola Superiore della Magistratura.

Non per cambiare mestiere, ma per affiancare imprese e famiglie nel momento più delicato con uno sguardo che tiene insieme entrambi i fronti.

Se hai un'attività, o conosci chi ne ha una che sta attraversando un periodo complicato, mi occupo di questo

Photos from Studio Legale Conti's post 09/06/2026

Talassemia, Talidomide, danni da vaccini o trasfusioni, autismo: la legge prevede tutele specifiche, ma i termini per ottenerle sono rigidi e spesso sconosciuti.

Scorri le immagini per scoprire cosa ti spetta e entro quando devi muoverti.

Hai dubbi sulla tua situazione o su quella di un familiare? Contattami per una valutazione.

04/06/2026

Dal 7 giugno il divario di stipendio tra uomini e donne non è più una questione privata. Né per chi paga, né per chi è pagato.
È in vigore il decreto sulla trasparenza retributiva. Vale per tutti e due i lati della scrivania. Ecco perché.
La regola è semplice. Se in una categoria c'è una differenza media di almeno il 5% tra donne e uomini, l'azienda non la spiega con un motivo oggettivo, e non la corregge in sei mesi — scatta un confronto con i rappresentanti dei lavoratori. E sul tavolo finiscono i dati veri:

stipendi medi, divisi tra uomini e donne
bonus e parte variabile, non solo la paga base
chi ha avuto aumenti dopo il rientro dalla maternità

👔 Per l'azienda (e per chi gestisce il personale)
La verità scomoda: il contratto collettivo ti copre sull'inquadramento, non sulle scelte discrezionali. Il superminimo, il premio dato a uno e non all'altra, l'aumento fuori scala. Lì sei scoperto.
Il rischio non è avere un divario. È avere un divario che non sai spiegare con un documento.
Il momento per fare i conti è adesso. Non quando il 5% è già sul tavolo e parte il cronometro dei sei mesi.
👤 Per il lavoratore (soprattutto la lavoratrice)
Fino a ieri il tuo stipendio era un segreto, e quello del collega pure. Così era impossibile capire se ti pagavano meno per lo stesso lavoro.
Ora il dato esiste e qualcuno è obbligato a guardarlo. E quello che è misurabile, si può anche contestare.
Sei rientrata dalla maternità e tutto si è fermato, mentre gli altri crescevano? Ora l'azienda è obbligata a contarlo e a dirlo.
Il filo comune è uno solo: l'informazione. Per anni il silenzio sugli stipendi ha protetto chi non aveva voglia di spiegare le proprie scelte. Sta finendo.
E tu, da che parte del tavolo ti siedi?

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22/05/2026

Lavori in nero o come "autonomo" per qualcuno che ti dice cosa fare e ti dà gli attrezzi? Quella persona può essere responsabile se ti fai male.
Fai il muratore, il piastrellista, il pittore, l'elettricista.
Lavori per conto di un'altra ditta. Ti chiamano "autonomo" — magari non hai neanche un contratto scritto.
Ti danno loro gli attrezzi. Ti dicono dove lavorare. Ti indicano come farlo.
E un giorno ti fai male.
Loro ti diranno: "Sei autonomo, arrangiati."
Ma la legge dice un'altra cosa.
La Cassazione ha confermato che quando chi ti ha dato il lavoro:

Ti ha fornito le attrezzature
Ha organizzato — anche in parte — come dovevi lavorare
Poteva vedere che la situazione era pericolosa
..allora risponde penalmente per il tuo infortunio. Anche se in carta sei "autonomo".
Cosa significa per te:

Se ti sei fatto male sul lavoro, non dare per scontato che "siccome sei autonomo" non hai diritti.
Chi ti ha messo in quella situazione, con quegli strumenti, in quelle condizioni, potrebbe rispondere di quello che è successo.
Vale anche per lavori informali, piccoli cantieri, ristrutturazioni.

Nessuno te lo dice mai in modo chiaro.
Se ti è successo qualcosa di simile — o conosci qualcuno in questa situazione — prima di rassegnarti, fatti fare una valutazione seria.

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19/05/2026

Ti ha scritto il condominio. Ma l'appartamento non è tuo.
Sei separato. Vivi nella casa che il giudice ti ha assegnato. L'appartamento è intestato al tuo ex.
Arriva un decreto ingiuntivo dal condominio per le spese non pagate.
Devi pagare?
No. La legge è chiara, e la Cassazione lo ha confermato di recente: il condominio può agire solo contro chi è proprietario dell'immobile. Non contro chi ci abita per effetto di un'assegnazione giudiziale.
Se sei in questa situazione, però, fai attenzione a una cosa: il decreto ingiuntivo non si ignora. Va opposto entro 40 giorni dalla notifica. Chi aspetta, perde.
E se sei proprietario di un appartamento che hai lasciato all'ex coniuge? Potresti essere tu quello chiamato a pagare — anche se l'accordo di separazione diceva altro.
Queste situazioni si risolvono. Ma solo se si agisce per tempo.
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06/05/2026

La tua email aziendale non è quello che pensi. Né per te, né per la tua azienda.

Se sei un lavoratore, potresti non sapere che hai diritto alla cancellazione della tua casella dopo che il rapporto finisce — e che le tue email personali sono inviolabili anche se le aprivi dal computer dell'ufficio.

Se sei un'azienda, potresti non sapere che conservare la casella di un ex dipendente anche solo qualche mese in più — senza accedervi, senza leggerla — è già una violazione sanzionabile. E che le email che hai recuperato dal server aziendale per usarle in giudizio potrebbero non valere nulla.

Due posizioni opposte. Stesso punto cieco.
La posta elettronica nominativa assegnata al lavoratore è corrispondenza costituzionalmente tutelata. Non è uno strumento aziendale nel senso pieno del termine. Il Garante privacy e la Cassazione lo ripetono da anni, e continuano a sanzionare e a dichiarare prove inutilizzabili perché nessuno se ne preoccupa finché non è troppo tardi.
Per le aziende: alla fine del rapporto la casella si disattiva subito, con messaggio automatico ai mittenti. Nessuna conservazione, nessun reindirizzamento, nessuna lettura. Se vuoi usare email come prove in un procedimento, devi avere una policy scritta firmata dai dipendenti e aver rispettato le regole sul controllo a distanza. Senza queste basi, le prove non si usano.
Per i lavoratori: hai il diritto di chiedere la cancellazione della tua casella. Puoi farlo per iscritto, citando il diritto all'oblio previsto dal GDPR. Se non ricevi risposta adeguata entro 30 giorni, puoi presentare un reclamo al Garante, senza avvocato e senza costi. E se ti hanno aperto un procedimento disciplinare usando tue email estratte senza policy e senza informativa, quella prova può essere contestata.
La regola vale per tutti, nella stessa direzione. Conoscerla prima fa tutta la differenza.

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27/04/2026

La tua azienda è stata venduta. Il nuovo titolare dice che lui non sa niente dei tuoi arretrati.
Può dirlo davvero?

Dipende da una cosa sola. Se quei debiti erano scritti nei libri contabili dell'azienda.
La legge dice che chi compra un'azienda risponde in solido dei debiti del vecchio titolare — ma solo se quei debiti risultano dai registri contabili obbligatori.
Questo vale anche per i debiti di lavoro. TFR non pagato, arretrati di stipendio, contributi INPS non versati — se erano iscritti in contabilità, il nuovo datore ne risponde insieme al vecchio.
Se non erano iscritti? Il nuovo titolare prova a scaricare tutto sul precedente.
Cosa puoi fare tu?
Primo. Chiedi di vedere la situazione contabile al momento della cessione — direttamente o tramite un avvocato.
Secondo. Verifica che i tuoi crediti (TFR, stipendi, contributi) fossero registrati prima del trasferimento.
Terzo. Se ti dicono che "non risulta niente", non crederci sulla parola. Fatti assistere.
Il trasferimento d'azienda non cancella i tuoi diritti. Li sposta. E sapere dove sono finiti è la differenza tra recuperarli e perderli.

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16/04/2026

Hai preso qualcosa che non dovevi. Lo hai ammesso. Pensi che senza prove non possono licenziarti.
Sbagliato.
La Cassazione ha appena confermato un licenziamento per un farmaco da 50 euro — senza video del furto, senza testimoni oculari diretti.
Come è possibile?
Perché il lavoratore ha ammesso di aver preso il bene.
Il bene è sparito.
La sua versione è cambiata più volte.
I messaggi che avrebbero dovuto aiutarlo erano stati cancellati.
A quel punto non era più l'azienda a dover dimostrare il furto.
Era lui a dover dimostrare che aveva una ragione lecita.
Non ci è riuscito.
Se hai ricevuto una contestazione disciplinare, ci sono tre cose che non devi fare.
Non improvvisare le giustificazioni.
Non cambiare versione.
Non aspettare il licenziamento per chiamare un avvocato.
La partita si gioca prima. Quasi sempre si perde o si vince in quella fase lì.

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16/04/2026

Ti hanno contestato di aver preso qualcosa dal magazzino. Non ti hanno "beccato" con le mani nel sacco. Pensi di essere al sicuro. Non è così.

Ecco cosa succede davvero quando l'azienda ti licenzia per un furto che — secondo te — non hai commesso o non hanno dimostrato.
Un caso reale, deciso dalla Cassazione pochi mesi fa.
Un dipendente di un magazzino farmaceutico prende un farmaco dallo scaffale. Lo ammette. Ma dice: "L'ho lasciato su una scrivania, non l'ho portato via." Il farmaco sparisce. Nessuno lo vede riporlo. Le sue storie cambiano nel tempo. I messaggi WhatsApp che avrebbero confermato la sua versione sono stati cancellati.
Il Tribunale gli dà ragione. La Corte d'Appello lo ribalta. La Cassazione conferma: licenziamento legittimo.
La regola che devi capire è questa.
Se ammetti di aver preso il bene — anche solo per controllarne il prezzo, anche solo per un secondo — sei tu che devi dimostrare di avere avuto una ragione lecita. Non è l'azienda a dover dimostrare che hai rubato. Sei tu a dover dimostrare che non l'hai fatto.
E se non riesci a provarlo con fatti concreti — testimoni, messaggi, ricevute, qualcosa di esterno alla tua parola — il giudice può concludere che il furto c'è stato. Anche senza un video. Anche senza testimoni oculari diretti.
Cosa fare se ti trovi in questa situazione?
Non parlare in modo improvvisato nelle giustificazioni disciplinari. Non cambiare versione. Non firmare nulla senza capire cosa stai firmando. E soprattutto, non aspettare il giorno del licenziamento per cercare un avvocato.
La partita si gioca molto prima. Spesso si perde nelle prime 48 ore.

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02/12/2025

In ferie lo stipendio si abbassa? Attenzione, potrebbe non essere legale. 🏖️⚖️

Spesso si pensa che indennità e bonus legati alla presenza non spettino durante le vacanze. La Corte di Cassazione, con una nuova ordinanza, ha ribadito il contrario: la busta paga durante le ferie deve essere uguale a quella ordinaria. 💶

Se lo stipendio scende, il lavoratore è scoraggiato dal riposarsi, e questo è vietato dalle norme europee. Indennità di trasferta, mansioni speciali o indennità di guida devono rientrare nel calcolo della retribuzione feriale.

Ne parlo in modo approfondito nel mio nuovo articolo sul blog. 👇

https://www.massimilianoconti.eu/blog-detail/post/274408/busta-paga-e-ferie:-quali-voci-vanno-incluse-nella-retribuzione-feriale

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