PCL Siena

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Pagina ufficiale del nucleo di Siena del Partito Comunista dei Lavoratori

17/06/2026

STATO SPAGNOLO, VISITA DEL PAPA IN MASCHERA "PASTORALE"

👉 https://pclavoratori.it/stato-spagnolo-visita-del-papa-in-maschera-pastorale/

La visita di Leone XIV ha messo in luce lo stretto legame tra la Chiesa cattolica e le istituzioni statali. In un contesto di crescente secolarizzazione, questa visita riaccende il dibattito sui privilegi, gli abusi, le complicità e il finanziamento pubblico della Chiesa, nonché sull’opposizione della gerarchia cattolica a importanti conquiste democratiche e sociali

🔴 IL PAPA IN TOUR

Non solo per vedere il mondo e mescolarsi alla gente comune, ma anche perché ha una missione: nonostante l’opulenza del Vaticano, quest’ultimo non può evitare le sue numerose sfide. Non solo la fede e la pratica religiosa stanno diminuendo, in particolare tra i giovani e in tutti i paesi (il che non è incompatibile con una forma minoritaria, e a volte straordinaria, di fondamentalismo), ma la concorrenza è feroce, specialmente da parte delle chiese evangeliche più reazionarie, la cui crescita conta sul sostegno di Trump.

Inoltre, nei suoi bastioni storici dell’America Latina e dell’Europa meridionale, la Chiesa cattolica osserva con costernazione che non solo avanza la secolarizzazione, ma che le lotte sociali stanno ottenendo progressi nei diritti delle donne, compreso l’aborto, così come in quelli delle persone LGBTQIA+.

Francia, Spagna, Portogallo e persino l’Italia sono “territori di missione”, fortunatamente senza conquistatori né «guerrieri di Cristo Re», ma piuttosto come all’epoca del Concilio di Trento, quando si invitava il popolo ad ammirare la bellezza delle cattedrali costruite con il proprio denaro e sudore, a contemplare belle immagini, ad ascoltare musica liturgica e a obbedire ai sacerdoti in tutte le questioni della vita terrena.

🔴 BENEDIZIONI E MIGLIAIA DI FEDELI RIUNITI

Il Papa inaugura la Sagrada Familia, ormai quasi terminata, e Gaudí viene acclamato (il suo fervente cattolicesimo non sminuisce affatto il suo talento, né la strumentalizzazione del Barocco ci fa dimenticare le sue meraviglie artistiche). Si parla addirittura di una sua possibile canonizzazione.

Leone XIV ha radunato f***e di fedeli a Madrid e Barcellona, con un’importante copertura mediatica. Il problema non sta qui, anche se la compiacenza della maggior parte dei giornalisti, che si astengono dal porre domande scomode come quelle relative alle proprietà immobiliari della Chiesa cattolica, alla sua innegabile misoginia, al suo rifiuto delle rivendicazioni LGBTQ+, agli abusi sui minori nelle chiese spagnole e ad altre posizioni reazionarie che non vengono mai messe in discussione, risulta sorprendente e indignante.

🔴 LA CLASSE POLITICA IN GINOCCHIO

Ma la cosa più scandalosa è che la stragrande maggioranza della classe politica si sia piegata al Papa, e che tutte le istituzioni abbiano collaborato al finanziamento di questo evento. Se un tempo la Francia era considerata la figlia maggiore della Chiesa, la Chiesa rimane la preferita dello Stato spagnolo. Il Concordato firmato con Franco nel 1953, leggermente modificato nel 1979, le garantisce ancora privilegi e introiti considerevoli. Come c’era da aspettarsi, la destra lo sostiene, ma i governi “progressisti” si guardano bene dall’abrogarlo.

Il Papa non è venuto per offrire (siano esse in catalano, spagnolo o latino) le scuse del Vaticano per il suo sostegno alla «crociata» franchista, né per mettere in discussione l’appoggio di quasi tutto l’episcopato alla rivolta militare franchista. Il desiderio della gerarchia cattolica di imporre la propria morale particolare a tutta la società è ancora molto presente. Ciò si è manifestato nella sua opposizione al matrimonio civile e al divorzio (legalizzati nel 1931 e poi aboliti da Franco), all’istruzione laica, ecc. Costretta ad arretrare a livello istituzionale, la Chiesa si oppone ancora risolutamente — e il Papa si è affrettato a ricordarlo — al diritto all’aborto, così come al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Ma invece di denunciare tutta questa ipocrisia, la maggior parte dei cosiddetti politici di “sinistra” ha moltiplicato i propri inchini e i commenti entusiastici, nella speranza che le parole del Santo Padre possano smuovere alcuni elettori. Che uomo coraggioso e che bravo Papa, che invita alla fratellanza con i nostri fratelli e sorelle immigrati, è aperto al dialogo e non propone di riaccendere i roghi per purificare il mondo da eretici, omosessuali e altri orrori condannati dalla sua Chiesa!

Deplorevole è stata anche la posizione dei “catalanisti”, disposti ad assistere alla messa se celebrata in catalano. Che argomento affascinante, senza dubbio più importante della questione della casa (anche se la Chiesa è una grande proprietaria), degli stipendi e della precarietà del lavoro! La Generalitat e il Comune di Barcellona (guidato dal PSC, Partido de los Socialistas de Cataluña) si sono mobilitati e sono stati molto generosi durante la visita papale, più attenti alle richieste della Chiesa che a quelle dei docenti in lotta.

Questi falsi socialisti e pseudocatalanisti hanno persino tradito il programma repubblicano tradizionale, ovvero l’esigenza democratica di una completa separazione tra lo Stato e le istituzioni pubbliche da un lato e le chiese dall’altro, il che richiede l’abrogazione del Concordato e l’abolizione di ogni finanziamento, sia esso palese o occulto, in particolare per l’istruzione privata.

🔴 SENSIBILITÀ VERSO GLI IMMIGRATI? DALLE PAROLE AI FATTI

Le parole di Leone XIV sulla sofferenza dei migranti, i naufragi e la necessità di integrazione sono il minimo che si possa dire della barbarie razzista dei governi europei e della drammatica realtà delle persone che cercano disperatamente asilo. Tuttavia, il Papa evita di indicare con nome e cognome i responsabili politici e istituzionali di questa tragedia: i governi dell’Unione Europea, la Commissione Europea e gli Stati che sostengono la politica dell’“Europa Fortezza”, responsabile della militarizzazione delle frontiere, del finanziamento delle deportazioni, dell’esternalizzazione delle espulsioni e della trasformazione del Mediterraneo e dell’Atlantico in fosse comuni per migliaia di esseri umani.

Mentre invoca la solidarietà e l’integrazione, la Chiesa porta avanti una critica astratta che non mette in discussione in modo coerente le cause profonde del dramma migratorio. Non denuncia il saccheggio economico dell’Africa e di altri paesi dipendenti da parte delle multinazionali europee, né il ruolo delle potenze imperialiste nelle guerre, nell’indebitamento e nella distruzione di intere economie che costringono milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Le parole di compassione verso i migranti contrastano così con il silenzio di fronte a chi erige muri, finanzia centri di detenzione e fa della persecuzione dei migranti una politica di Stato.

🔴 LE ISTITUZIONI MARCE DEL SISTEMA

In definitiva, la Chiesa e lo Stato borghese agiscono storicamente come pilastri complementari di uno stesso ordine sociale basato sullo sfruttamento economico e sull’oppressione di genere, sessuale e sociale. Attraverso le loro istituzioni, leggi e meccanismi di influenza ideologica, contribuiscono a sostenere rapporti di dominio che riproducono disuguaglianze, discriminazione e privilegi per le classi dominanti. Di fronte ai mali del sistema capitalista, è necessario lottare per la completa separazione tra Chiesa e Stato, l’eliminazione di ogni ingerenza religiosa nella vita pubblica, la piena parità di diritti per le donne e le persone LGBTQIA+, e la costruzione di una società libera dallo sfruttamento, dall’oppressione e dalle ideologie reazionarie utilizzate dal sistema capitalista per giustificare e perpetuare tali forme di dominio. Una società che non può che essere socialista.

📰 Gérard Florenson e Rubén Tzanoff

12/06/2026

BRACCIANTI BRUCIATI, LA VERITÀ DI CLASSE DIETRO LA STRAGE DI AMENDOLARA

👉 https://pclavoratori.it/braccianti-bruciati-la-verita-di-classe-dietro-la-strage-di-amendolara/

C’è un punto della Calabria ionica, lungo la statale 106, dove il lavoro agricolo incontra la violenza più nuda. È lì, in una stazione di servizio, che una vicenda di sfruttamento quotidiano si è trasformata in una strage. Non un incidente, non una fatalità, ma l’estrema conseguenza di rapporti sociali costruiti sul ricatto e sulla miseria. La giornata era iniziata come tante altre per un gruppo di lavoratori migranti impiegati nella raccolta delle fragole. All’alba erano partiti da Villapiana su un minivan condotto da intermediari che, oltre al trasporto, svolgevano la funzione di caporali. Durante il tragitto, la tensione è esplosa: i braccianti chiedevano ciò che spettava loro, salari mai pagati, ore lavorate senza compenso, promesse rimaste tali. Il viaggio si è trasformato in un conflitto aperto.

Le richieste dei lavoratori si scontravano con una realtà ben diversa da quella contrattuale: formalmente assunti da poche settimane, avevano in realtà lavorato per lungo tempo in nero, senza garanzie e senza salario effettivo. Il ritorno verso i luoghi di alloggio non è mai stato completato. Il mezzo si è fermato presso un distributore. Lì, secondo la ricostruzione, i caporali hanno deciso di impartire una lezione esemplare. Il carburante è stato versato all’interno dell’abitacolo, le uscite impedite, il fuoco appiccato. Nel giro di pochi minuti il veicolo si è trasformato in una trappola mortale.

Quattro uomini sono morti, probabilmente soffocati prima ancora che le fiamme li raggiungessero: tre afghani e un pachistano. Solo uno è riuscito a salvarsi, fuggendo dal retro del mezzo con gravi ustioni. La sua testimonianza ha consentito di risalire ai responsabili materiali, a loro volta braccianti inseriti nel sistema del caporalato. Questo elemento è decisivo: carnefici e vittime appartengono allo stesso universo sociale. Gli intermediari non sono figure esterne al sistema produttivo, ma un ingranaggio interno, spesso proveniente dalle stesse file degli sfruttati. Si tratta di una struttura a rete, non di un’organizzazione isolata, radicata nel territorio e intrecciata con altre forme di criminalità. La Sibaritide rappresenta uno dei punti nevralgici di questo sistema. Qui la domanda di lavoro stagionale si combina con la presenza di comunità migranti vulnerabili e con percorsi migratori recenti legati alle crisi internazionali. I lavoratori arrivano già indebitati, già ricattabili, già inseriti in circuiti di dipendenza economica e personale.

Il caporalato si organizza in forma stratificata: reclutamento nei paesi d’origine, trasporto clandestino, gestione dell’alloggio e del lavoro. I braccianti vengono spesso privati dei documenti e sottoposti a minacce costanti. La paga, quando esiste, è inferiore a quella pattuita e spesso decurtata da spese imposte.

La violenza non è episodica. Negli stessi territori si registrano incendi di mezzi, aggressioni e intimidazioni. La strage di Amendolara rappresenta il punto più alto di una scala già segnata da conflitti e soprusi.

Non si tratta, dunque, di una deviazione improvvisa, ma dell’espressione estrema di un sistema consolidato.

🔴 LA LEZIONE DI AMENDOLARA. PLUSVALORE, SFRUTTAMENTO E LOTTA DI CLASSE

Per comprendere fino in fondo questa vicenda, occorre abbandonare la lente moralistica e assumere quella della critica dell’economia politica. Quello che è accaduto non è solo un crimine: è un fatto sociale radicato nella struttura del capitalismo contemporaneo.

Marx, nel Libro I de Il Capitale, definisce il plusvalore come la differenza tra il valore prodotto dalla forza lavoro e il salario corrisposto al lavoratore. Il cuore del sistema capitalistico sta proprio nella capacità del capitale di appropriarsi di questa eccedenza. Nelle campagne italiane, il meccanismo dello sfruttamento della manodopera non solo è presente, ma appare nella sua forma più brutale: qui si riduce il salario fino alla soglia della sopravvivenza, o addirittura annullandolo, come nel caso dei braccianti a cui non viene pagato il lavoro svolto.

La vicenda di Amendolara mostra una dinamica ancora più cruda: il rifiuto di corrispondere il salario non è una deviazione, ma una forma estrema di aumento dello sfruttamento. Quando il lavoro non viene pagato, il plusvalore coincide con l’intero prodotto della prestazione lavorativa. Nei fatti, siamo di fronte a una tendenza alla trasformazione del lavoro salariato in lavoro servile, dove il capitale si appropria pressoché integralmente del valore prodotto.

Il lavoro migrante svolge una funzione decisiva in questo processo. Marx parlava non a caso di esercito industriale di riserva: una massa di lavoratori che, essendo eccedente rispetto ai bisogni immediati del capitale, permette di comprimere i salari e aumentare la disciplina. I migranti impiegati nel lavoro agricolo incarnano perfettamente questa funzione: precarietà giuridica, isolamento sociale e ricattabilità li rendono i soggetti ideali da sfruttare fino al midollo. Il capitale dei paesi imperialisti, tra cui primeggia l’Italia, si alimenta anche attraverso lo sfruttamento della manodopera proveniente dalle periferie del mondo. I braccianti di Amendolara sono il prodotto di questo processo: spinti fuori dai propri paesi da dinamiche globali, vengono reinseriti come forza lavoro iper-sfruttata.

La tratta dei migranti e la loro integrazione coercitiva nei circuiti agricoli europei sono una conferma contemporanea di quanto le classi dominanti dei paesi imperialisti sfruttino i processi migratori a loro uso e consumo.

🔴 LA POSIZIONE DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

In questa prospettiva, il Partito Comunista dei Lavoratori individua nel caporalato non un’anomalia, ma una forma specifica e funzionale di organizzazione del lavoro capitalistico. Non si tratta di “mele marce”, ma di un sistema integrato nella filiera agroindustriale, che consente al capitale di massimizzare il profitto scaricando i costi sulla parte più debole della classe lavoratrice.

Il PCL richiama la necessità di una posizione di classe indipendente, contrapposta tanto al padronato quanto alle politiche istituzionali che, pur dichiarando di voler combattere lo sfruttamento, ne riproducono le condizioni. La regolazione dei flussi migratori, la repressione episodica del caporalato o i tavoli di concertazione non incidono sulla struttura del problema, perché non mettono in discussione il rapporto sociale fondamentale: quello tra capitale e lavoro.

Seguendo la lezione di Marx e Lenin, il partito sottolinea come lo Stato non sia un arbitro neutrale, ma uno strumento della classe dominante. Di conseguenza, la soluzione non può ve**re dall’alto, ma dalla mobilitazione autonoma dei lavoratori.

Il compito indicato è quello dell’organizzazione della lotta: unificazione dei lavoratori italiani e migranti contro il comune sfruttamento, costruzione di organismi di base nei luoghi di lavoro, rivendicazione di salari pieni e diritti reali. In questa prospettiva, la battaglia contro il caporalato diventa parte della lotta generale contro il capitalismo.

La strage di Amendolara assume quindi un significato politico preciso: è la dimostrazione che il capitale, quando incontra resistenza, può ricorrere anche alla violenza più estrema per difendere il proprio dominio. Ma è anche la dimostrazione che senza organizzazione e coscienza di classe, i lavoratori restano esposti a questa violenza.

Per questo la conclusione non può essere affidata alla semplice denuncia. Occorre indicare una prospettiva: trasformare l’indignazione in lotta, la lotta in organizzazione, l’organizzazione in forza capace di rovesciare i rapporti esistenti.

Perché dietro le fiamme di Amendolara non c’è solo un delitto. C’è il volto reale del capitale. E c’è, in controluce, la necessità storica della sua abolizione.

📰 Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione sindacale

01/05/2026

🔴 PRIMO MAGGIO, L’UNICA ALTERNATIVA È RIVOLUZIONARIA E SOCIALISTA 🚩

Dichiarazione della Lega Internazionale Socialista in occasione della Giornata internazionale dei lavoratori 🛠️

Trentacinque anni fa, dopo il crollo dell’URSS, le classi borghesi del mondo intero annunciarono una nuova era di pace, di prosperità e di progresso. Ma il mondo è andato e va in direzione opposta. La barbarie del capitalismo si scarica sulla classe lavoratrice e sulla grande maggioranza dell’umanità. Le conquiste sociali del dopoguerra vengono progressivamente smantellate. L’ambiente naturale è oggetto di saccheggio come mai in passato. I diritti democratici più elementari sono attaccati, mentre dilagano tendenze xenofobe e reazionarie. Il colonialismo rispolvera le sue peggiori crudeltà come in terra di Palestina. Vecchie e nuove potenze imperialiste si contendono la spartizione del pianeta, e per questo moltiplicano ovunque la corsa agli armamenti, e il ricorso a nuove guerre di conquista. Trump, Putin e Netanyahu sono oggi i volti più emblematici della criminalità imperialista e coloniale.

Chi a sinistra esalta o rivendica il “multipolarismo”, come alternativa al trumpismo quale possibile via di pace, ha una visione capovolta della realtà. Proprio la presenza di più poli imperialisti trascina le politiche di guerra. L’imperialismo USA, che dopo il crollo dell’URSS puntò alla dominazione del mondo, ha visto frustrate le proprie ambizioni, a fronte dell’emergere dell’imperialismo russo e soprattutto della nuova potenza imperialista cinese. Donald Trump risponde al declino americano con una radicale svolta nazionalista (“America first“): rottura con le vecchie strutture “multilaterali” della globalizzazione capitalista, guerre commerciali, monopolio di controllo sulle Americhe (pirateria in Venezuela, minaccia a Cuba), azione di sfondamento in Medio Oriente appoggiandosi sul mostro sionista, relazione negoziale diretta da posizioni di forza con gli altri poli imperialisti per la spartizione delle zone di influenza. Inclusa la spartizione dell’Ucraina. La crisi verticale tra imperialismo USA e imperialismi europei è un riflesso di questa svolta. Il riarmo degli imperialismi europei, a partire dall’imperialismo tedesco, la sua conseguenza.

In questa competizione imperialista globale non esistono “imperialismi buoni”, campi imperialisti da difendere o a cui attribuire una funzione progressiva. Vecchie e nuove potenze imperialiste sono tutte nemiche della classe lavoratrice e dei popoli oppressi. Tutte calpestano i loro diritti di autodeterminazione. I diritti dei popoli sono solo per loro merce di scambio. Le astensioni di Russia e Cina all’ONU sul piano coloniale di Trump e Netanyahu per la Palestina, in cambio dell’apertura degli USA alla Russia e alla sua guerra di invasione dell’Ucraina, sono un esempio di questo cinico baratto.

Schierarsi contro tutti i poli imperialisti significa difendere incondizionatamente tutti i popoli oppressi che questi attaccano o invadono, quale che sia l’imperialismo aggressore e la direzione politica del popolo oppresso. A differenza di altre organizzazioni, la LIS non fa “due pesi e due misure”. Difendiamo incondizionatamente il popolo palestinese dalla barbarie genocida sionista, in autonomia politica da Hamas. Difendiamo incondizionatamente l’Iran dall’aggressione sionista americana, nel mentre combattiamo il suo regime teocratico dal versante delle ragioni dei lavoratori e dei giovani iraniani. Difendiamo incondizionatamente il Libano dall’invasione e dai massacri perpetrati dallo Stato di Israele, da una posizione indipendente dal governo libanese, che si è arreso e dalla strategia politica di Hezbollah.

Difendiamo incondizionatamente l’Ucraina e il suo diritto di resistenza contro l’imperialismo russo invasore, nel mentre ci opponiamo politicamente al governo borghese di Zelensky e chiediamo il diritto di autodeterminazione delle popolazioni del Donbass. Ovunque riconduciamo le lotte di liberazione nazionale a una prospettiva socialista: l’unica che può realizzare i diritti di autodeterminazione di ogni popolo.

Una giovane generazione si è affacciata nelle strade e nelle piazze del mondo intero contro il genocidio in Palestina. È la stessa giovane generazione che attraversa l’America contro Trump, che si oppone ai governi europei, alla loro complicità col sionismo e alla loro corsa alle armi, che in diversi paesi dell’Africa e dell’Asia si è sollevata contro regimi oppressori sino a rovesciarli. Porsi alla testa di questa giovane generazione è un dovere della classe operaia internazionale.

La classe operaia internazionale è una forza potenziale immensa. Ma questa forza non ha coscienza di sé. Ed anzi la sua coscienza ha subìto su scala globale un arretramento profondo per responsabilità delle sue direzioni, politiche e sindacali. Restituirle la consapevolezza della propria forza, dotarla di un programma di rivoluzione è il compito dei marxisti rivoluzionari del mondo intero.

Da tempo si è estinto uno spazio storico del riformismo. Prima con la fine del boom, poi col crollo dell’URSS, infine con la grande crisi capitalistica del 2008. La nuova competizione mondiale tra imperialismi, gli uni contro gli altri armati, l’ha definitivamente seppellito. Vecchie e nuove sinistre “riformiste” (Sanchez, Lula, il nazionalismo borghese o piccolo-borghese latinoamericano) cercano ciclicamente di rievocare l’illusione di una possibile riforma del capitalismo. Ma tutte le loro esperienze di governo si traducono nella gestione delle controriforme. Le sinistre cosiddette “radicali” che si compromettono nei loro governi subiscono tracolli (come è accaduto in Italia, in Grecia, ed oggi in Spagna). Spesso le forze più reazionarie sono le prime beneficiarie di questi fallimenti.

È tempo allora di una sinistra rivoluzionaria. Il bivio di prospettiva storica dell’umanità è tra rivoluzione e reazione. Tra socialismo e barbarie. I processi di polarizzazione che attraversano il mondo ne sono un riflesso, per quanto distorto. Si tratta di mettere la classe lavoratrice in sintonia con quel bivio. Può farlo solo una sinistra libera dai riflessi condizionati di un riformismo fallito, delle corse ministeriali, delle illusioni costituzionali, della subordinazione alla diplomazia internazionale imperialista. Una sinistra che in ogni lotta degli sfruttati e degli oppressi sappia tracciare un ponte fra le loro rivendicazioni immediate ed una prospettiva anticapitalista: la prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza e sulla loro organizzazione.

La Lega Internazionale Socialista (LIS) è impegnata su scala mondiale nella costruzione di questa sinistra, nella costruzione di una nuova Internazionale rivoluzionaria, che ovunque organizzi l’avanguardia più combattiva della classe operaia e della gioventù. Costruire questo partito è difficile. Ma è l’unica via per liberare un futuro diverso per l’umanità. A differenza di altre organizzazioni, non procediamo per autoproclamazioni settarie e talvolta grottesche. Procediamo con l’unificazione paziente attorno a un comune programma leninista di tutte le organizzazioni e le tendenze che lo condividono, quale che sia la diversità delle rispettive storie e provenienze. Rigore sui principi e rifiuto del settarismo: è il metodo che ha consentito e consente il progressivo sviluppo internazionale della LIS, a partire dalla nostra presenza in quaranta paesi del mondo e in tutti i continenti. È il metodo che proponiamo ai marxisti rivoluzionari di tutto il mondo.

Contro tutti gli imperialismi, vecchi e nuovi

Per la difesa di tutti i popoli oppressi e della loro resistenza

Per la rivoluzione socialista internazionale

Per una nuova internazionale rivoluzionaria

Lega Internazionale Socialista

22/04/2026

🔴 Il 22 aprile 1870 nasceva il compagno Lenin, fondatore del partito bolscevico e tra i massimi dirigenti della Rivoluzione d'ottobre 🔴

Contro ogni falsificazione, feticcio o dogma, sulla strada segnata da Lenin e dai marxisti rivoluzionari continuiamo con forza e determinazione nella costruzione del partito rivoluzionario, in Italia e nel mondo.

Perché, come ci insegnano Lenin e i bolscevichi, senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario. E senza il partito rivoluzionario, nessuna rivoluzione proletaria può vincere.

«Da questo punto di vista i Lenin e i Trotsky con i loro amici sono stati i primi a dare l’esempio al proletariato mondiale, e sono tutt’ora gli unici, che con Hutten possano esclamare: “Io l’ho osato!”. Questo è quanto di essenziale e duraturo vi è nella politica bolscevica. In questo senso è loro l’imperituro merito storico di essere passati all’avanguardia del proletariato internazionale con la conquista del potere politico e l’impostazione pratica del problema della realizzazione del socialismo, e di aver potentemente contribuito alla resa dei conti tra capitale e lavoro in tutto il mondo. In Russia il problema poteva solo essere posto. Non vi poteva esser risolto: esso può essere risolto solo internazionalmente. E in questo senso l’avve**re appartiene dovunque al “bolscevismo”.» [Rosa Luxemburg, "La rivoluzione russa", 1918]

🟥 Alcuni contributi su Lenin:

https://pclavoratori.it/1503-2/

https://pclavoratori.it/7199-2/

https://pclavoratori.it/7222-2/

https://pclavoratori.it/7620-2/

https://pclavoratori.it/7619-2/

https://pclavoratori.it/7618-2/

https://pclavoratori.it/7673-2/

https://pclavoratori.it/7688-2/

21/04/2026

Lottate con noi, aderite al PCL 🛠️

Campagna di tesseramento 2026 🚩

Lenin elenca tre sintomi di una situazione rivoluzionaria, che possono essere parafrasati come segue: 1) le classi superiori sono in crisi e non possono vivere alla vecchia maniera; 2) le classi inferiori soffrono e non sono disposte a vivere alla vecchia maniera; e 3) di conseguenza, le masse sono trascinate in un’azione storica indipendente. La rivoluzione nasce solo da una situazione in cui i suddetti cambiamenti oggettivi sono accompagnati da un cambiamento soggettivo. Un elemento chiave del cambiamento soggettivo necessario per il successo di una rivoluzione è l’esistenza di un partito rivoluzionario di massa (Lenin, 1915).

Costruire questo partito rivoluzionario in Italia è l’impegno quotidiano del Partito Comunista dei Lavoratori e dell’organizzazione internazionale in cui si riconosce, la Lega Internazionale Socialista (LIS).

👉 https://pclavoratori.it/lega-internazionale-socialista-lis/
👉 https://lis-isl.org/it/

I capitalisti dominano il mondo, quasi senza eccezioni. Tuttavia la classe borghese nel suo complesso manifesta a ogni latitudine la propria difficolta a governare la società, attraversata da pulsioni reazionarie, di carattere populista, o fondamentalista religioso, o nazionalista, da un lato, dall’altro terremotata da scoppi potenti di contestazione di massa sul terreno delle rivendicazioni democratiche quando non dal riesplodere della lotta di classe.

Le contraddizioni tra le potenze imperialistiche, le maggiori – USA, UE, Cina, Russia – stanno trascinando la civiltà umana verso il baratro di un nuovo conflitto mondiale.
La NATO si espande a Est, gli USA vogliono rafforzare il proprio predominio rinforzando il fronte asiatico, gli imperialismi europei cercano di rafforzare la propria influenza in Africa, l’imperialismo russo, che ha restaurato il capitalismo e ha ereditato la potenza militare e diplomatica della disciolta URSS, aggredisce l’Ucraina, la Cina cerca nuovi e remunerativi spazi commerciali (la Via della Seta), sviluppa un potente esercito e minaccia Taiwan. Tutte le potenze aumentano le spese militari e procedono ad un massiccio riarmo.

La stagione della globalizzazione “pacifica” del capitalismo è finita: le classi superiori sono in crisi e non possono vivere alla vecchia maniera.
Le condizioni materiali del proletariato, della classe lavoratrice, in Italia e nel mondo sono gravemente minacciate, e con esse lo stesso futuro dell’umanità. In Italia e nel mondo la povertà è tornata a salire vertiginosamente, mentre nei paesi imperialisti l’inflazione falcidia i salari.
Le stesse misure di salvaguardia della salute pubblica sono messe a repentaglio dall’erosione dei servizi sanitari su scala mondiale, dovuta alla rapina capitalista, come hanno dimostrato due anni di pandemia che ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo.

La crisi ambientale, provocata da decenni di sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e di discarica di materiali inquinanti, a vantaggio del profitto dei capitalisti, è arrivata al punto di minacciare il cambiamento climatico e una crisi globale catastrofica.

Non basta chiedere ai potenti di cambiare. Bisogna rimuovere gli stessi potenti, cioè i capitalisti.
I diritti sindacali, di sciopero e di rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori sono schiacciati da una rinnovata arroganza padronale che può contare su leggi e decreti restrittivi emanati dai governi compiacenti di ogni colore politico.

Governi come quello italiano, a guida postfascista, hanno in programma di far retrocedere i diritti democratici e di tutti i settori oppressi della società.
La questione femminile e le lotte delle donne si fermano sulla soglia della formalità giuridica, e senza crescere insieme alla lotta di classe non riescono a sviluppare una reale emancipazione, senza la quale lo stesso socialismo è impensabile. I diritti LGBTQIAP+*, delle e dei migranti, delle minoranze etniche, sono attaccati e rischiano di rimanere nell’ambito delle sole buone intenzioni.

In altre parole: le classi inferiori soffrono e non sono disposte a vivere alla vecchia maniera.

Purtroppo però le masse, pur con enormi eccezioni, stentano ancora a sviluppare un’azione storica indipendente. Dopo essersi sentite tradite dai riformisti, che hanno finito ovunque per sostenere governi e condividere la responsabilità del varo di politiche economiche e sociali capitaliste (Italia, Spagna, Grecia...), e dalle burocrazie sindacali che hanno svenduto le loro ragioni per collaborare con i padroni, esse finiscono spesso per essere ingannate da movimenti reazionari, oppure si rifugiano in un illusorio rifiuto della politica, di quella politica che però disgraziatamente porta loro guerra, malattia disoccupazione e distruzione ambientale.

Come rimediare a questa situazione. Cosa manca? Manca ancora l’elemento soggettivo: il partito di massa della rivoluzione mondiale.
In Italia c’è un solo partito che dedica ogni sua forza a questo scopo. Che dichiara la necessità dell’opposizione intransigente alle classi dominanti e a tutti i loro governi di qualsiasi colore politico, e che persegue la costruzione del fronte unico della classe lavoratrice contro l’arroganza padronale, basato su un programma di rivendicazioni anticapitaliste. L’unico partito che ha nel suo programma politico la rivendicazione del governo delle lavoratrici e dei lavoratori. L’unico partito che lavora per il raggruppamento rivoluzionario a livello internazionale, nella prospettiva della costruzione del partito della rivoluzione mondiale, e per questo promuove con le compagne e i compagni di altri paesi lo sviluppo della Lega Internazionale Socialista.

Questo partito è il Partito Comunista dei Lavoratori.
Care compagne e cari compagni, è necessario il vostro aiuto. Per questo chiamiamo le comuniste e i comunisti, le lavoratrici e i lavoratori, gli studenti, i giovani, tutte e tutti coloro che rivendicano il diritto vivere la propria diversità fuori dalle convenzioni e dalla morale borghese, ad aderire e a militare nel Partito Comunista dei Lavoratori.

Fuori da questa soffocante società capitalista e dal suo declino mortale, apriamoci insieme una strada verso la rivoluzione.
Lottate con noi, iscrivetevi al PCL. 📢

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