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TeLOS : Territorio Libero Occupato Saronnese

09/05/2025
02/06/2024

Il sottopassaggio pedonale di Piazza dei Mercanti (meglio conosciuta
come Piazza Rossa da chi la frequenta) è sempre stato un luogo di passaggio particolare per Saronno.
Un luogo abbastanza angusto, mai
particolarmente sotto i riflettori e raramente oggetto di reale interesse da parte delle istituzioni; interesse che, nel corso degli anni, si è di volta in volta riscoperto per fare da stampella a discorsi sulla riqualificazione, sul decoro urbano e sulla sicurezza.
Tutte parole d’ordine che tipicamente pagano bene nelle campagne elettorali e che permettono, inoltre, alle
associazioni addette ai lavori di “riqualificazione” di guadagnarsi qualche pacca sulla spalla (e chissà, magari anche due soldi, ma questo non ci è dato di saperlo) con pochi sforzi.
Ed è proprio quello che è avvenuto anche qui: nonostante il sottopasso sia da ormai più di vent’anni una pietra miliare del writing a Saronno, qualche mese fa è stato riportato
all’originale e tristissimo grigiore da una di queste associazioni.
Quello che ci fa storcere il naso non sono tanto le nuove tele per i writers (che ironicamente ringraziano per avergli regalato un nuovo spazio
d'espressione), quanto la smania delle istituzioni di mettere le mani su qualsiasi luogo e strumentalizzarlo in maniera demagogica senza poi
portare un reale miglioramento alle condizioni di vita della comunità.
I graffiti di Piazza Rossa e del sottopassaggio sono un patrimonio
culturale della città, iconico e legato alle memorie di tutti quelli che da anni attraversano questi spazi. Il mancato rispetto di questi luoghi fa rabbia, anche se non stupisce, vista la tendenza istituzionale degli ultimi tempi: tutto dev'essere sotto controllo, lo Stato deve espandere i suoi tentacoli su ogni minima parte della vita di tutti noi.
Questi posti vanno protetti da chi vuole metterci il naso per profitto, perché “decoro” non sono due mani di triste vernice grigia o bianca sopra delle opere d’arte colorate e significative, così come la sicurezza non è fatta da telecamere o polizia.
Pensiamo che i luoghi li facciano le persone che li attraversano e che li
vivono: Piazza Rossa, così come il suo sottopassaggio, sono punti fissi della scena underground saronnese e di chiunque non abbia voglia di
spendere il suo tempo libero nei circuiti di una macro-industria che
struttura rigidamente le forme di socialità e aggregazione.
Noi saremo sempre qui: questi muri li sentiamo anche un po’ nostri e ci
piacciono molto di più colorati che grigi come i loro decorosissimi
palazzoni.

VOI DECORO NOI DE CORE

20/04/2024

17 aprile, ore 21 circa.
Una volante dei carabinieri di Saronno si ferma sotto ad un condominio nel quartiere Matteotti; i due carabinieri iniziano a suonare un citofono in cerca di una persona alla quale consegnare una notifica.
Il citofono è rotto e quindi nessuno risponde. In casa, in bagno, c’è solo un amico delle persone abitanti. Gli agenti suonano ad altri appartamenti e si fanno aprire il portone d’ingresso, salgono fino all'appartamento e trovando la porta non chiusa a chiave entrano (avrebbero potuto suonare il campanello di casa, funzionante) e danno un’occhiata in giro, torce alla mano, muovendosi nel buio come intrusi.
A questo punto X. (l'amico) sente dei rumori e ed esce dal bagno: aprendo la porta trova nel corridoio i due carabinieri con le torce in mano che si apprestano ad uscire dall’appartamento.
“Cosa state facendo?” è la lecita domanda di X, non avendo nessun diritto i due agenti di entrare in casa senza un mandato, ma quelli iniziano invece ad incalzare il ragazzo in modo arrogante e violento. Si infilano i guanti e, mano sul manganello e teaser in bella vista iniziano ad interrogarlo. “Chi sei? Perchè sei qui? Facci vedere chi c’è in casa”.
X cerca di fargli presente che non possono entrare in casa senza un mandato, i due carabinieri con l’arroganza da sceriffi rispondono “cosa credi di essere in America?” e con un bello spintone entrano di nuovo. Sempre torce alla mano, danno una rapida ispezione alla casa, poi prendono le generalità al ragazzo, al quale dopo un po’ ridanno i documenti, insieme ad una serie di non troppo velate minacce di denunce per resistenza a pubblico ufficiale e battutacce varie nei suoi confronti.
Dopodiché, senza alcuna spiegazione o senza lasciare alcun tipo di avviso scritto o notifica, se ne vanno.

Questo episodio è una delle tante azioni intimidatorie che le forze dell’ordine compiono quotidianamente.
Entrare senza un mandato in casa di qualcuno, puntargli in faccia una torcia e minacciarlo, fargli capire che deve fare il bravo altrimenti chissà come va a finire è violenza ed è abuso consapevole del proprio potere. Fa parte della violenza sistemica sulla quale si basano gli Stati di diritto: se sei un onesto cittadino rispettoso delle leggi e dei dettami socio-culturali imposti, fila tutto liscio; ma se vieni bollato come “indesiderato” (dallo Stato, dalla società civile, dalla Chiesa e così via) ed incontri un agente devi temere per come andrà a finire.
Sappiamo bene di cosa sono capaci le forze dell’ordine, troppe volte abbiamo visto sulla nostra pelle e su quella di tante altre persone i soprusi di cui si macchiano, forti del potere di una divisa. È di pochi giorni fa la notizia di un ragazzo di neanche 20 anni massacrato a colpi di teaser e manganellate a Bologna, in reazione ad un ipotetico furto da un cantiere.
Pensiamo alle ordinarie perquisizioni agli studenti in cerca di qualche canna fuori e dentro le scuole o alle manganellate verso chi manifesta al fianco del popolo palestinese o ai lavoratori in picchetto fuori dalle fabbriche, pensiamo alle botte che prendono le persone trans che vengono fermate per un banale controllo dei documenti o ancora alle violenze che subiscono le persone non bianche.
Ci ricordiamo bene i nomi di Giuseppe Uva, torturato in seguito ad un fermo dei carabinieri di Varese e morto l’indomani nel 2008; di Federico Aldrovandi, ucciso durante un controllo di polizia nel 2005; di Stefano Cucchi, malmenato dalle guardie e morto dopo giorni di agonia nel 2009; Enrico Lombardo, ucciso durante un fermo dei carabinieri nel 2019 dopo essere stato ammanettato, manganellato e bloccato a terra per 20 minuti; Mauro Guerra, ucciso da un colpo di arma da fuoco da un carabiniere nel tentativo di fargli un T.S.O.
Potremmo andare avanti in una lunga e triste lista. Potremmo uscire dai nostri confini e pensare alle circa 3 morti al giorno per mano della polizia solo negli Stati Uniti.
O ancora agli omicidi nelle carceri italiane nella primavera del 2020 durante l’emergenza covid.
Ma siamo partiti da un racconto piccolo, un racconto del quotidiano, perché è nella quotidianità che l’apparato poliziesco esprime la sua autorità e ci abitua alla repressione. È nel quotidiano che le persone si trovano a confrontarsi con piccoli e grandi soprusi ai quali spesso non riescono a rispondere perché sole o per la paura delle possibili conseguenze.
Pensiamo, pur senza ignorare scelte, limiti e paure individuali, che sia il momento di puntare i piedi.
Oggi noi stiamo raccontando questi fatti e abbiamo la possibilità di reagire perchè le nostre scelte ci hanno portato a vivere all'interno di comunità basate su relazioni di amicizia, complicità e solidarietà per cui se a chiunque di noi succede qualcosa, sappiamo che le persone a noi vicine ci supporteranno.
Ma pensiamo a tutte le volte che episodi di violenza accadono a persone che vivono le proprie vite senza legami come i nostri o persino completamente sole perchè emarginate in partenza dalla società; cosa possiamo fare insieme per limitare lo strapotere delle forze dell'ordine? Ce lo chiediamo perchè pensiamo sia possibile, o almeno provarci, darsi degli strumenti per non essere completamente nello loro mani quando ci tocca averci a che fare.
È importante cercare di rompere l’isolamento, creare reti di relazioni che ci permettano di affrontare qualsiasi situazione senza sentirci messi all’angolo.
Infine, lo diciamo ancora una volta perchè evidentemente è ancora estremamente necessario: i carabinieri e la polizia sono un pericolo, i luoghi sicuri vorremmo costruirli tra noi, insieme.

State fuori dalle nostre case, dalle nostre strade, dalle nostre vite!

20/04/2024

IL 25 APRILE IN PIAZZA A SARONNO!

CONTRO LA GUERRA
CHI LA ARMA
CHI LA SOSTIENE
CHI LA PROPAGANDA

PER LA LIBERTÀ DEI POPOLI
LOTTIAMO!

PACE E GUERRA

Ci abituano fin da piccoli a considerare una la nemesi dell’altra. Se c’è la pace, non c’è la guerra. Se c’è la guerra, non c’è la pace. La verità è naturalmente più sfaccettata di così.
Non ce la sentiamo proprio di tuonare che “dopo quasi 80 anni di pace sta tornando la guerra”.
Certo, la minaccia di una guerra mondiale è oggi più presente che mai. Ma possiamo chiamare pace gli 80 anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale? Pace, forse, per la popolazione dell’alleanza atlantica; guerra per tanti altri popoli del mondo.
Abbiamo sempre denunciato l’ingombrante presenza del discorso bellico, così come la presenza sul nostro territorio di fabbriche di armi e di basi NATO. Che il nostro sistema economico si basi anche sulla guerra permanente è un dato di fatto che solo le anime belle possono permettersi di ignorare. Lo testimoniano, una volta di più, le spedizioni ENI protette dall’esercito italiano.
Il punto di discontinuità che vediamo non è quindi l’arroganza imperialista della NATO, che ai nostri occhi è invece in perfetta continuità, ma la nuova escalation nella corsa agli armamenti. Armamenti per combattere le guerra, ma anche armamenti ideologici per governare un paese durante la guerra.
Dal punto di vista degli armamenti sono gli stessi governanti a parlare per noi in modo piuttosto eloquente: «Servono più armi, dobbiamo produrne come fatto con i vaccini». A parlare è Ursula von der Leyen, l’argomento è ovviamente il sostegno europeo a Zelensky nel conflitto russo-ucraino. Per non parlare della nuova base NATO in funzione prettamente anti-russa che sta per essere costruita in territorio romeno. E se l’UE non si è mai tirata indietro di fronte all’impegno bellico, lo stesso discorso possiamo riportarlo in Italia, che si appresta a spendere nel 2024 per esercito e armi, secondo la bozza di Legge di Bilancio presentata dal Governo, oltre 28 miliardi, con crescita annua del 5,5%.
Ma fare la guerra non è solo compito dei soldati, è anche uno sforzo propagandistico per condizionare la popolazione, per farle sentire la necessità della guerra, per rendere accettati i tagli sociali per finanziare lo sforzo bellico. In questo quadro si inserisce la campagna con cui la guerra sta entrando nelle aule scolastiche, sia direttamente con i soldati, come accaduto a Gallarate con Generali in cattedra o progetti ammiccanti all’aeronautica militare, sia con collaborazioni sempre più a doppio filo, storica a riguardo quella del Politecnico di Milano con Leonardo spa.
Fare la guerra ha sempre voluto dire per uno Stato impegnarsi su un fronte esterno verso cui convogliare gran parte della forza, e un fronte interno, caratterizzato dagli oppositori, dalle aree conflittuali e/o renitenti alla leva. Anche in questo tassello l’Italia si è portata avanti, rinverdendo il dispositivo repressivo verso le mobilitazioni contestatarie, e acuendo in maniera significativa la repressione con condanne e ammende esorbitanti verso chi decide di lottare.
La guerra ha pervaso a 360 gradi la quotidianità e la società.
Hanno armi, hanno strumenti, hanno le ultime tecnologie. In Palestina, che è la guerra asimmetrica per eccellenza, è stata utilizzata anche l’intelligenza artificiale.
Le numerose mobilitazioni – manifestazioni, scioperi, boicottaggi, danneggiamenti – contro il genocidio in corso in Palestina ci hanno rincuorato, perché ci hanno ricordato che di fronte al precipitare degli eventi c’è un altro soggetto in campo: l’antimilitarismo.
Noi oggi, giornata in cui ricordiamo la lotta partigiana combattuta da uomini e donne che hanno saputo schierarsi, organizzarsi, combattere e vincere, ricordiamo che la lotta e libertà sono forze capaci di cambiare il corso degli eventi.

CONTRO LA GUERRA
CHI LA ARMA
CHI LA SOSTIENE
CHI LA PROPAGANDA

PER LA LIBERTÀ DEI POPOLI - LOTTIAMO!

Photos from TeLOS's post 17/02/2024

Oggi a Saronno, un corteo per scuotere la città dal torpore e ribadire la necessità di pratiche solidali e antimilitariste.
Fermare il genocidio, sabotare la guerra e chi la sostiene, come Carrefour e Mc Donald’s.

25/01/2024

Negli ultimi tempi a Saronno sono spuntate qua e là scritte fasciste, forse complice il momento storico qualcun* ha pensato di poter ti**re fuori la testa dalla buca o qualche giovane si è lasciat* ammaliare da discorsi facili e prevaricatori.
A Saronno non c'è spazio per voi.
Ieri sera qualcun* ha pensato di ricordarlo, con un corteo per le strade di Saronno, un graffito che ha coperto un muro pieno zeppo di simboli fascisti, e un po' di volantini attacchinati lungo la strada.
Di seguito il testo attacchinato:

NESSUNO SPAZIO AI FASCISTI

Saronno è una città come tante altre, una realtà provinciale specchio di un mondo dove conta solo lavorare e star bene nel proprio piccolo orticello; non molto stimolante e decisamente bigotta.
Eppure da anni Saronno è una città in cui la parola antifascismo ha un valore reale: molte persone infatti – individui, collettivi, assemblee e anche associazioni – hanno scelto di schierarsi contro il fascismo, che sia esso esplicito o nelle sue varianti subdole nascoste dall’associazionismo (ricordiamo per esempio tutta la rete di Lealtà Azione con le varie branche che dall’antiabortismo allo sport hanno provato in molti modi a insinuarsi in ambiti più o meno istituzionali della città negli ultimi 10 anni).
Qui non c’è mai stata una sede di gruppi di estrema destra perché tutte le volte che qualcuno di questi ci ha provato gli sono stati messi i bastoni tra le ruote grazie a persone e pratiche diverse: in piazza, nelle scuole, durante i concerti, sui muri, al mercato, ogni 25 aprile.
Sono stati organizzati cortei, assemblee pubbliche, mostre, discussioni, presidi, volti ad allontanare o a puntare il dito sul fascismo in tutte le sue forme.
Il messaggio forte e chiaro è sempre stato:“Nessuno spazio ai fascisti!”.
Pensiamo che in questo periodo storico, forse più che in ogni altro, sia importante non lasciargli spazio, né in una sede, né per le strade.
Un periodo di guerre, un periodo in cui nuove leggi liberticide nascono sempre più spesso e i movimenti di ultradestra riemergono con prepotenza in tutta Europa, complici le istituzioni.
Periodo storico in cui in modo particolarmente emblematico anche la stampa nazionale risulta ormai un organo assoluto del potere dominante.
Crediamo che l’antifascismo (ma con esso anche la lotta al razzismo, al sessismo e una tensione verso una società libera da discriminazioni) debba essere una pratica quotidiana, un’attenzione costante alle dinamiche sociali che ci circondano, una messa in pratica di azioni anche piccole ma che non lascino spazio ad atteggiamenti prevaricatori.
Finché ci saremo ci impegneremo a rendere la vita difficile a chiunque sia nostalgico di ideali che, finché non si fa nulla per eliminarli, continueranno a infestare la vita di ognuno mediante facili ricette per un falso benessere di pochi.

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21/12/2023

SABATO 13 GENNAIO 2024
MILANO, PIAZZA DURANTE
ORE 15:00

💥 CORTEO NAZIONALE ANTIFASCISTA 💥

Solidarietà a arrestat e ricercat per i fatti di Budapest. Combattere i nazisti è giusto!
Libertà per Gabriele, Ilaria, Maja, Tobias
NO ESTRADIZIONE

FREE ALL ANTIFAS
https://www.instagram.com/p/C1Ezh26q-ae/?igshid=MTRhZmU1ODE2NA==

17/12/2023

** TRASH NIGHT **

Come ogni 24 dicembre che si rispetti // appuntamento trash di provincia // I MIGLIORI AMICI DJS // LE PEGGIORI INTENZIONI // stay tuned per info location

05/12/2023

GABRIELE LIBERO
5 dicembre h 12 – PRESIDIO AL TRIBUNALE DI MILANO
GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO L'ESTRADIZIONE

Tra il 20 e il 21 novembre a Milano il nostro compagno Gabriele è stato raggiunto da
un Mandato d'Arresto Europeo per i fatti accaduti a Budapest nel febbraio 2023.
In quel contesto nella capitale ungherese migliaia di neonazisti si sono ritrovati per la
commemorazione del "giorno dell'onore" e alcuni di loro sono stati attaccati da gruppi
antifascisti.

Oggi l'udienza in corte di appello deciderà per la sua estradizione in Ungheria.
Un momento delicato che vive di una
contraddittoria situazione legale fra gli ordinamenti penali dei due stati - per reati che in
Italia sono stati recentemente derubricati e al limite della perseguibilità, in Ungheria Gabriele rischia condanne fino a circa dieci anni di carcere– ma anche delle ottime relazioni politiche fra il governo di ultradestra di Orbán e quello Italiano.

Oggi è l'occasione per farci sentire e per far sentire la nostra solidarietà oltre alle mura e alle distanze che ci separano da Gabri. Un’occasione per
rivendicare l’azione antifascista in tutte le sue forme.
Durante l’udienza si terrà un presidio fuori dal tribunale di Milano, invitiamo inoltre in a mostrare striscioni, scritte, graffiti, scendere in strada o
utilizzare la propria fantasia per portargli solidarietà ed esprimersi contro la sua estradizione.
Gabri non deve essere estradato.

LIBERTÀ PER GLI ANTIFA // NO ESTRADIZIONE

22/11/2023

GABRI LIBERO! NO ESTRADIZIONE!

È ora in corso un preaidio all'ingresso del Tribunale di Milano in solidarietà con Gabri, contro la richesta di estradizione in Ungheria.

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Nella notte fra lunedì 20 e martedì 21 novembre la Polizia ha arrestato Gabriele, un compagno di Milano. Per lui era stato emesso il mese scorso un MAE (mandato di arresto europeo) da parte dell'Ungheria nell' ambito dell'inchiesta riguardante alcuni attacchi contro neonazisti a Budapest per la quale si trovano tutt'ora in carcere Ilaria e Tobias.
In questo momento Gabriele è rinchiuso nel carcere di San Vittore in attesa che venga discussa la sua estradizione in Ungheria. Nella serata di martedì un folto gruppo di persone si è recato sotto le mura del carcere milanese per salutare lui e tutti i detenuti e le detenute. Vogliamo continuare a fargli sentire il nostro calore e la nostra solidarietà in questi giorni.

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La prossima iniziativa di solidarietà sarà domenica a Milano:
PRESIDIO al carcere di San Vittore domenica 26 novembre h. 16:00 piazzale Aquileia

No estradizione!
Gabri libero!
Tutti e tutte libere!

30/10/2023

Per secoli abbiamo considerato il pianeta come una risorsa inesauribile da sfruttare per i nostri interessi: abbiamo deviato fiumi, estratto combustibili, ricoperto il terreno di cemento, riempito l'aria di sostanze chimiche noncuranti delle conseguenze.
Abbiamo proclamato il nostro dominio sulla Terra e sulle specie che la abitano (vegetali e animali) diventando predatori del mondo intero.
Nel libro "Essere Natura", l'antropologo Andrea Staid ci guida attraverso l'evoluzione dell'antropocentrismo europeo - che ha determinato il dualismo natura-cultura permettendo all'uomo di sfruttare allo sfinimento gli ecosistemi per arricchire se stesso - proponendoci poi delle visioni alternative, di popolazioni che considerano l'uomo e la Natura un tutt'uno, una simbiosi di cui prendersi cura.
Con le nostre scelte e le nostre lotte possiamo cambiare le sorti del pianeta.

Vi aspettiamo lunedì 6 novembre alle 20.30 al Circolo della Teppa a Saronno (via Guaragna 6): presentazione con Andrea Staid e dibattito.

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