ReCommon

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www.recommon.org Per questo siamo impegnati a svelare i meccanismi che la favoriscono. Per questo motivo intendiamo contribuire a questo processo.

ReCommon è un’associazione che lotta contro gli abusi di potere e il saccheggio dei territori per creare spazi di trasformazione nella società, in Italia, in Europa e nel mondo. Crediamo che le persone vengano prima del profitto, ma siamo testimoni di devastazione sociale, di continue violazioni di diritti umani e di disastri ambientali che sono frutto di una logica esattamente inversa. Siamo convinti che la società possa cambiare in maniera radicale solo avendo il coraggio di mettere in discussione in maniera netta e inequivocabile quello che ai nostri occhi appare ormai come un dogma: la concentrazione del potere. Crediamo in una transizione giusta e non solo ecologica, centrata sulla partecipazione attiva delle persone e sulla loro azione collettiva. Per fare ciò denunciamo gli abusi, controlliamo e sveliamo l’operato delle istituzioni pubbliche e delle grandi multinazionali, ci adoperiamo per cambiare le relazioni di potere, aprendo così spazi per una reale trasformazione della società.

28/09/2026

ENI e Snam vogliono stoccare CO₂ sotto l’Adriatico, ma il progetto non dà i risultati previsti.

Ravenna è sede del primo progetto di cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS) in Italia: si chiama Ravenna CCS, è promosso da ENI e Snam e ha concluso la sua fase pilota.

Come sta andando?

I pochi dati pubblici disponibili raccontano una storia decisamente non di successo: a fronte delle 25mila tonnellate di CO₂ che si sarebbero potute stoccare, pare si tratti di circa 11mila tonnellate iniettate tra agosto 2024 e agosto 2025.
Meno della metà di quanto previsto, dunque.

Nonostante questo, le due corporation vogliono proseguire coi lavori e trasportare e stoccare fino a 4 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno entro il 2030.

Insomma: si parla di moltiplicare le dimensioni del progetto mentre sulla sua fase pilota restano ancora parecchie domande.

Senza contare i rischi in termini di efficacia, costi, impatti sull’ambiente e sulla salute in caso di incidente.

E c’è anche il nodo economico! L'investimento iniziale per le infrastrutture in mare e su terra tra Ferrara e Ravenna è stimato in oltre un miliardo di euro, e le aziende chiedono che una parte venga sostenuta dall’Europa e che lo Stato garantisca la remunerazione dell’investimento.

La CCS è una falsa soluzione alla crisi climatica e prolunga la dipendenza dalle fonti fossili!

👉 Leggi l’articolo completo https://www.recommon.org/progetto-ccs-di-eni-e-snam-a-ravenna-i-dubbi-aumentano/

24/09/2026

Nell’edizione 2026 del Festivaletteratura di Mantova a contestare ENI non sono stati solo attivist3 e associazioni. Autrici e autori internazionali hanno preso pubblicamente posizione contro la sponsorizzazione della multinazionale e chiesto di non rinnovarla.

È una prima volta assoluta.

Eyal Weizman, Isabella Hammad, Lina Attalah e altri ospiti hanno aderito alla lettera promossa da BDS Italia. E hanno portato la protesta anche negli spazi pubblici del Festival, durante gli incontri con il pubblico.

“ENI non è interessata alla cultura, né sul palco né fuori dal palco”. Lo ha detto ad esempio Isabella Hammad, autrice di “Entra il fantasma”, libro dell’anno 2024 per molte testate internazionali.

Non è la prima volta che la presenza di ENI al Festival genera contestazioni: la novità è che stavolta arrivano dall’interno, direttamente dagli autori e dalle autrici presenti al Festival.

Quest’anno, quindi, qualcosa è cambiato!

Insieme alla richiesta di non rinnovare la sponsorizzazione è arrivata anche una domanda più ampia: quali criteri deve adottare un’istituzione culturale quando sceglie chi finanzia le proprie attività?

👉 Leggi il nostro articolo completo, link nel primo commento.

17/09/2026

Con il petrolio oltre i 126 dollari al barile, nel secondo trimestre del 2026 le otto principali compagnie petrolifere quotate in Borsa hanno guadagnato quasi 93 miliardi di dollari.

700mila dollari al minuto. 💸

Dall'altra parte ci siamo noi, alle prese con prezzi più alti in bolletta, ai distributori e nei supermercati, senza nessun sostegno.

Il governo, ad esempio, ha scelto di prorogare il taglio delle accise sui carburanti, una misura che non tiene conto delle differenze di reddito e che, in più, finisce per favorire anche i petrolieri. Nel frattempo, continua a parlare di una vera tassa sugli extra-profitti fossili ma senza farla davvero.

Perché non chiedere a chi sta guadagnando dalla crisi di contribuire a pagarne i costi?

✍️ Firma anche tu la nostra petizione per una vera tassa sugli extra-profitti fossili, e perché le risorse vengano usate per una transizione energetica giusta, democratica e accessibile.

Aiutaci a superare le 6000 firme, manca pochissimo: trovi tutto al link in bio!

14/09/2026

💸 Serve una tassa sugli extra-profitti e lo sa bene anche il governo, che sul tema si è esposto addirittura con la presidente del Consiglio.

Durissima la risposta del settore fossile: è stato detto che quei soldi servono per gli investimenti, inclusi quelli sulla transizione energetica - su cui però ad oggi non viene fatto quasi nulla.

Con i prezzi fuori controllo, tra aprile e giugno i colossi fossili hanno guadagnato 700mila dollari al minuto, ma vogliono semplicemente aumentare gli utili per gli azionisti.

Per questo abbiamo lanciato una petizione, con l'obiettivo di fare pagare la crisi a chi ci sta guadagnando: firma anche tu al link in bio!

📌 Ne ha parlato a Antonio Tricarico, campaigner di Recommon. Il servizio, intitolato “Extraprofitti e caro carburanti: l'UE esclude una tassazione comune”, è stato trasmesso domenica 13 settembre ed è disponibile on demand su RaiPlay.

09/09/2026

Lo scorso aprile, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha concesso a ENI un prestito da 500 milioni di euro. Serviranno per la riconversione della raffineria di Sannazzaro de' Burgondi, in provincia di Pavia.

È il secondo prestito identico in meno di un anno: l’ennesimo favore al colosso fossile italiano.

Il precedente? A luglio 2025 la BEI aveva prestato a ENI altri 500 milioni per riconvertire la raffineria di Livorno. In totale, quindi, 1 miliardo di euro di denaro pubblico europeo per due raffinerie di una delle più grandi compagnie fossili italiane.

E dire che ENI non è certo a corto di liquidità. Nel suo piano strategico 2026-2030, infatti, ha promesso agli azionisti dividendi più ricchi e un programma di riacquisto di azioni partito da 1,5 miliardi di euro e poi salito a 3,4 miliardi.

Insomma, la corporation fa enormi extra-profitti e sceglie di usarli per premiare i propri investitori.

Per questo, insieme ad altre sette organizzazioni italiane e non, abbiamo scritto alla BEI chiedendo se, in questa situazione, serviva davvero un prestito pubblico.

Alla fine, la domanda è semplice: se ENI può spendere miliardi per remunerare i suoi azionisti, perché deve essere il denaro pubblico europeo a finanziare la sua “transizione”? E soprattutto: transizione per chi, e verso cosa?

I soldi di tutt3 devono servire per il bene di tutt3.

Leggi il nostro approfondimento sul sito di Counter Balance 👉 https://counter-balance.org/news/blog/another-half-a-billion-for-eni-whats-behind-the-eibs-latest-biorefinery-loan/

Counter Balance: Challenging Public Investment Banks

14/08/2026

Anche a Ferragosto, contro le ingiustizie...per natura ✊

Durante questa estate davvero torrida, ci teniamo a ricordare un punto che può sembrare scontato, ma non lo è per nulla.

Le difficoltà legate al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale non colpiscono tutt3 allo stesso modo, anzi è vero il contrario: solo chi ha i mezzi, economici e non solo, può permettersi le strategie per mitigarne l’impatto - dalla casa in montagna alla semplice aria condizionata.

In più, i danni non ricadono allo stesso modo su tutte le persone, anche solo per banali questioni di età e prospettive.

La frase in card, tratta dal lavoro di Paolo Vineis (professore di Epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra) e Luca Savarino (professore di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale), ci sembra perfetta per fotografare la situazione.

Mentre aumentano gli investimenti fossili e diminuiscono quelli sulla transizione energetica, dal punto di vista della tutela dell’ambiente sembra davvero che siamo ormai alla deriva.

Di sicuro, però, non siamo sulla stessa barca.

30/07/2026

Mercoledì ENI ha comunicato i risultati economici dell'ultimo trimestre.
Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, tra aprile e giugno 2026 la corporation ha più che raddoppiato l’utile netto.

Si tratta di 2,3 miliardi di euro, registrati grazie all'aumento del prezzo di petrolio e gas legato alla crisi in medio oriente.

Più che un “dettaglio” di bilancio, è un indicatore di una realtà che ormai conosciamo bene: mentre il contesto internazionale peggiora, ENI continua a fare enormi profitti – anzi guadagna di più.

In pratica, più aumenta la dipendenza dalle fonti fossili a rischio, più aumentano gli incassi di ENI.

E c’è di più: il colosso fossile sta anche continuando ad aumentare la produzione di idrocarburi.

Nel secondo trimestre del 2026 la produzione arriva a 1,79 milioni di barili equivalenti al giorno, con una crescita dell'8% rispetto a dodici mesi fa.

Come ci dimostra questa estate rovente, la crisi climatica accelera in modo inesorabile, ma il modello resta sempre lo stesso: cercare e sfruttare nuovi giacimenti fossili.

Altro che transizione energetica!

Se gli utili continuano a crescere, a ottobre gli azionisti potrebbero ricevere perfino un dividendo straordinario. Tra loro c'è anche il famigerato fondo di investimento BlackRock.

Il tutto, mentre le persone e le famiglie sono alle prese con bollette e prezzi alle stelle.

Se nelle crisi qualcuno guadagna così tanto, perché il peso economico continua a ricadere su tutt3 noi?

Per questo, a inizio giugno abbiamo lanciato una petizione che chiede una vera tassa sugli extra-profitti fossili.

Chi trae vantaggio da crisi energetiche e geopolitiche deve contribuire molto di più.
Quelle risorse devono sostenere una transizione energetica giusta e aiutare chi oggi paga bollette sempre più pesanti.

Per una volta, facciamo pagare la crisi a chi ci sta guadagnando: firma la nostra petizione (link nel primo commento).

27/07/2026

✨ Nel nuovo numero della newsletter raccontiamo due storie che sono fisicamente lontane tra loro, ma che ci riguardano entrambe da vicino.

Da una parte c'è la Val d'Agri, in Basilicata, dove ha sede il più grande giacimento petrolifero su terra dell'Europa occidentale. Dall'altra la Sardegna, con le ricadute sociali e ambientali dei progetti per costruire un gasdotto lungo oltre 300 chilometri.
In più, come sempre le segnalazioni di alcune notizie interessanti dei giorni scorsi.

📩 Iscriviti per restare in contatto (link nel primo commento).

23/07/2026

Le grandi compagnie fossili non investono da sole. Ricevono sostegni pubblici, incentivi e garanzie che rendono possibili molti dei loro progetti.

Ed è qualcosa che raramente viene detto.

Solo in Italia, secondo il rapporto Stop ai Sussidi Ambientalmente Dannosi di Legambiente, fra il 2022 e il 2025 il sistema dei sussidi alle fonti fossili ha aiutato le corporation con più di110 miliardi di euro.

Un ruolo importante lo svolge SACE, che attraverso garanzie pubbliche ha sostenuto e sostiene numerose operazioni nel comparto del petrolio e del gas.

Quando arriva una crisi internazionale, però, i colossi fossili accumulano extra-profitti e noi paghiamo il conto: bollette più care, carburanti più costosi, nuovi sacrifici.

È davvero il modello che vogliamo continuare a finanziare?

Per questo chiediamo che gli extra-profitti delle aziende fossili vengano tassati a dovere e che quelle risorse siano investite in una transizione energetica giusta, democratica e accessibile.

Firma la nostra petizione 👉 https://support.recommon.org/petizione/

20/07/2026

Dal 15 maggio la realizzazione del gasdotto del Centro-Sud Sardegna è entrata nella fase più calda.

Il progetto è promosso da Enura, controllata da Snam, e prevede 300 km di nuove infrastrutture, con decine di comuni coinvolti.

In vista dei lavori centinaia di persone rischiano di vedersi espropriati terreni e proprietà, con modalità poco trasparenti e solo 30 giorni per opporsi.

Non c’è stata nessuna comunicazione diretta degli espropri, solo pubblicazioni sugli albi pretori e sul sito della Regione.

Per orientarsi bisognava cercare la propria particella catastale dentro lunghi elenchi tecnici e presentare eventuali osservazioni in tempi stretti.

Una procedura formalmente legittima, ma di certo non semplice o intuitiva.

La domanda centrale poi è un'altra: serve davvero tutto questo gas?

Quando il progetto è stato pensato, il gas veniva presentato come "combustibile per la decarbonizzazione ". Oggi però il quadro energetico è cambiato e la domanda futura di gas appare sempre più incerta.

In pratica, cresce il rischio di costruire infrastrutture destinate a essere sovradimensionate.

Anche l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha espresso dubbi, e ha chiesto maggiore chiarezza sui costi complessivi del progetto e sui benefici per la cittadinanza.

Il rischio è realizzare nuove infrastrutture fossili che potrebbero non servire davvero, ma che potrebbero comunque ricadere sulle bollette. E quindi sul bilancio di tutt3.

C'è poi un altro elemento critico, perché tra i principali destinatari del gas indicati nel progetto compare l’impianto di produzione di Eurallumina.

Peccato che lo stabilimento sia fermo dal 2009.

Vale davvero la pena espropriare terreni e costruire centinaia di chilometri di nuove infrastrutture per una domanda di gas così incerta?

Leggi il nostro articolo (link nel primo commento).

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