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15/04/2026

"Continuare a equiparare la sigaretta elettronica al fumo combusto è un posizionamento ideologico che ottiene solo un tragico effetto collaterale: dissuade i fumatori resistenti dall’adottare strumenti a minor rischio. Le scelte di salute pubblica esigono fedeltà ai dati, non crociate basate su tesi parziali. La scienza non tollera omissioni".

📰 Nel suo articolo su Il Sole 24 ORE, Fabio Beatrice (Primario Emerito dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e Direttore del Board scientifico MOHRE Medical Observatory of Harm REduction) richiama l’attenzione su un problema sempre più evidente: una narrazione parziale e metodologicamente carente che tende a equiparare va**ng e fumo tradizionale, senza considerare le differenze sostanziali tra i due.

🔍 Molte ricostruzioni si basano su studi non epidemiologici, modelli non realistici e su una lettura parziale delle evidenze, spesso ignorando la letteratura internazionale più autorevole, inclusi studi indipendenti che evidenziano l’efficacia delle e-cig come strumento per smettere di fumare.

⚠️ Continuare a sovrapporre prodotti con profili di rischio differenti non contribuisce a una corretta informazione e rischia di indebolire le politiche di salute pubblica.
🔗 Articolo completo: https://www.ilsole24ore.com/art/e-cig-vs-sigaretta-tradizionale-perche-omissioni-nuocciono-salute-AIpeOCVC?refresh_ce&nof

Photos from ANAFE - Confindustria's post 03/04/2026
13/02/2026

Sui social continuano a circolare post che presentano lo svapo come una minaccia equivalente al fumo tradizionale, mescolando dati parziali e omissioni significative. È un tipo di narrazione che merita una risposta. Non per difendere un settore, ma per difendere un principio: la correttezza scientifica al servizio della salute pubblica.

Alcune di queste narrazioni associano i prodotti da svapo legalmente venduti in Europa a gravi patologie polmonari. Un'affermazione che la letteratura scientifica internazionale ha già chiarito: quelle lesioni furono causate da sostanze illecite e ingredienti come il diacetile, vietato per legge in tutta l'Unione Europea. In Italia non esiste un singolo caso documentato di quelle patologie legato a prodotti regolamentati.
Confondere il mercato legale con quello illegale non è prudenza: è disinformazione.

Quello che queste narrazioni omettono è altrettanto significativo. Nessun riferimento al recente rapporto dell'Anses - Agence nationale de sécurité sanitaire, che valida lo svapo come strumento di riduzione del rischio, identificando nell'assenza di combustione il fattore chiave. Nessuna menzione del report OHID del Governo Britannico, che conferma una riduzione del danno di almeno il 95% rispetto al fumo tradizionale. Nessun cenno al fatto che proprio grazie a politiche basate sulla riduzione del danno, il Regno Unito ha quasi dimezzato i fumatori adulti in 13 anni: dal 20,2% al 10,6%.
Siamo i primi a dire che chi non fuma non deve iniziare. I polmoni sono fatti per respirare aria pulita. Ma in Italia il fumo combusto uccide 93.000 persone ogni anno. Per gli 11 milioni di fumatori che non riescono a smettere, l'e-cig rappresenta oggi l'alternativa meno dannosa disponibile.

Creare allarmismo senza distinguere tra prodotti legali e sostanze illecite ha un solo effetto concreto: scoraggiare chi sta provando a uscire dal fumo. E questo, per chiunque si occupi di salute pubblica, dovrebbe essere lo scenario da evitare.

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