Onebodymind
E-RYT500 - 800 Cert.IV PURNA Yoga Teacher - MBSR Mindfulness Coach - Vishoka Meditation Teacher - Ma
Dopo essersi laureato in Ingegneria Elettronica nel 2007 e aver lavorato per 8 anni per una major internazionale, Riccardo ha trasformato la sua vita perseguendo la sua passione per le discipline olistiche. Riccardo ha maturato una notevole esperienza a livello internazionale essendosi qualificato come istruttore di Yoga presso il Byron Yoga Centre di Byron Bay Australia, conseguendo il Certificat
19/06/2026
Grazie a tutte e tutti per aver partecipato a questo evento speciale immersi nelle energie della natura. Abbiamo praticato Yin yoga, pranayama e pratyahara e visti i principi su cui si basa l’esplorazione pranica. Yoga Nidra e le pratiche in shavasana hanno completato la sequenza in una energia collettiva consapevole davvero potente e rigenerante.
A venerdì prossimo per il secondo incontro di pratica 🙏
15/06/2026
Nello yoga la sequenza non è estetica. È responsabilità.
Quando si parla di sequenza, quasi tutti pensano alla disposizione delle posture.
Ma nello yoga la sequenza più importante è quella dello studio, della preparazione e delle pratiche sul respiro.
Come in una reazione chimica, la stessa sostanza può produrre effetti completamente diversi a seconda dell’ordine, del dosaggio e del contesto.
Lo stesso vale per il prana, la forza vitale: non è un’energia generica “che fa bene a tutto”, ma una forza intelligente che risponde alla sequenza, alla direzione e al modo in cui viene applicata.
Esiste una vera e propria scienza che studia questi processi, la Prana Vidya, che osserva come il respiro e il prana influenzino il sistema nervoso, la mente e la qualità della coscienza.
Cambiare l’ordine delle pratiche sul respiro cambia l’effetto: sullo stato mentale, sull’equilibrio emotivo, sulla stabilità o sull’agitazione.
Applicare una tecnica senza contesto è come usare un farmaco senza sapere a cosa serve.
Ed è qui che oggi nasce molta confusione.
In tanti improvvisano.
Si parla di “energia” senza distinguere le sue funzioni.
Si propongono pratiche senza spiegare cosa fanno davvero.
E il vuoto di conoscenza viene spesso mascherato con oli essenziali, linguaggio vibrazionale, suggestioni emotive e una spiritualità semplificata, mescolata a psicologia superficiale.
Ma lo yoga non è intrattenimento né atmosfera.
È disciplina, chiarezza e responsabilità.
Non tutte le pratiche sono adatte a tutti.
Non tutto va fatto subito.
E soprattutto: non tutto va fatto senza sapere perché lo si fa.
Per questo la pratica autentica inizia sempre dallo studio.
Senza studio non c’è trasformazione, solo stimolazione.
Senza una sequenza consapevole, non c’è integrazione, ma dispersione.
Il prana non è un concetto astratto.
È ciò che sostiene la vita, il respiro e la mente.
E trattarlo con leggerezza non è libertà spirituale.
È semplicemente mancanza di responsabilità.
Inspiro ed espiro
Primo raggio di luce tra la spuma del mare
Nel silenzio, il ritorno a casa
12/06/2026
Lo Yoga è un percorso ed una disciplina. Nel primo sutra dello Yoga Sutra Patanjali lo dice molto chiaramente: Atha Yoga Anushasanam.
Atha - Ora, qui, nel momento presente, esattamente in ogni istante, nel centro della coscienza
Yoga - Unione, connessione con..
Anushasanam - Disciplina, qualcosa che proviene da lontano da una catena di insegnamenti senza interruzione.
Riflettendo sul primo verso potremmo intuire che lo Yoga propone un percorso, una modalità sistematica e progressiva basata su pratiche di corpo, respiro, mente.
Dovremmo poi chiederci l’obiettivo dello Yoga e Patanjali lo spiega molto bene: Bhoga ed Apavarga.
Bhoga: realizzazione di sé nel mondo, non fuori dal mondo.
Apavarga: liberazione dalla sofferenza.
Lo Yoga Sutra ci spiega il perché, il come, il dove ed il quando.
Quindi lo Yoga è un percorso di crescita personale.
Ci prendiamo cura di noi stessi seguendo un approccio metodologico, sequenziale.
Se iniziamo una certa sequenza di pranayama o di pratiche con un insegnante, non ha senso mischiare con altri approcci.
Mischiare, imbonire con effetti speciali musicali, olfattivi, verbali evocativi: tutto questo altera lo stato di coscienza.
Lo Yoga non è alterazione dello stato di coscienza: non è una droga con cui mi stordisco.
Non cerco effetti speciali: quando e se accadono li riceviamo con gratitudine nel silenzio.
Saltare da un approccio ad un altro genera confusione e non porta da nessuna parte. E’ come se iniziassimo ad innaffiare un seme di rosa 🌹 e poi siccome non vediamo il fiore sbocciare mettessimo fertilizzanti per il cactus 🌵 sperando che esca un altro fiore.
Risultato: penseremmo che lo Yoga sia una esperienza di rilassamento, per evadere, un palliativo.
La via è prendersi cura sempre di se stessi, seguire un percorso e procedere con fiducia e determinazione.
Se facciamo il grand tour delle pratiche stiamo girando in tondo senza procedere da nessuna parte.
Diventiamo collezionisti di esperienze senza padroneggiare una pratica cogliendone l’essenza.
01/06/2026
Praticare Yoga e’ anche studiare e comprendere testi di riferimento come lo Yoga Sutra di Patanjali.
Nel primo volume, o pada, Patanjali ci dice come funziona la mente e cosa accade quando non osserviamo con consapevolezza corpo, pensieri ed azioni. La prima parte di questo sutra prepara il terreno per la pratica meditativa e di pranayama avanzato.
Leggere questo testo senza praticare e’ come leggere un testo di fisica senza studiare la matematica.
La bellezza dello Yoga è che è una scienza e che ci piaccia o meno svela esattamente come funziona la realtà attorno a noi. La domanda da farsi è: con quale mente sto agendo? Cosa mi motiva? Quali sono gli impulsi che creano le condizioni al contorno per ciò che dirò, ciò che farò? Con quale mente sto considerando le cose?
Il sutra 1.30 ci dice chiaramente che corpo e mente sono uno manifestazione dell’altro. Patanjali elenca in che modo facilmente ricadiamo nel nostro mondo abitudinario. Lo Yoga è un percorso di espansione e di conoscenza di sé stessi. Anche se non c’è qualcosa da aggiustare intrinsecamente. Anche se un albero è magnifico con le sue varietà. Eppure possiamo essere sinceri nel riconoscere che potremmo fare le cose in un modo diverso, con meno ansie, meno rabbia, meno aggressività. Nel nostro cuore lo sappiamo ma rifiutiamo che sia reale.
Ci abituiamo alla “spazzatura” e lasciamo anche ci dicano che quella tossicità va anche bene e che possiamo conviverci. Deleghiamo quindi all’altro divenendo preda delle azioni manipolatorie altrui.
30/05/2026
Grazie per la bellissima pratica di Hatha Yoga di stamane assieme. Pranayama, Asana e meditazione 🧘♂️ il modo migliore per iniziare la giornata immersi nel verde della natura.
29/05/2026
Sabato 30 Maggio dalle ore 9.30-10.45 Hatha Yoga al laghetto. Praticheremo asana, pranayama e meditazione seduta. Info e prenotazioni contattami in privato 🧘♀️🧘♂️☀️🌳
29/05/2026
La pratica dello yoga non è solo fare.
È soprattutto stabilizzare ed essere.
Possiamo praticare a lungo, ma se non sviluppiamo la capacità di ricevere, comprendere e integrare, il frutto della pratica si disperde, come acqua versata in una giara con dei fori. Per questo l’obiettivo non è accumulare esperienze, ma creare le condizioni interiori perché ciò che facciamo possa davvero sedimentare.
Stabilizzare la pratica significa innanzitutto calmare la mente, imparare a osservarla e riconoscere con chiarezza i nostri punti di forza e di fragilità. Significa aprirsi alla possibilità di uniformare il respiro, migliorarne la qualità, sentirne il ritmo naturale e percepire il flusso della coscienza e del prana che lo attraversa.
Quando la mente si fa più stabile e il respiro più presente, si crea spazio per una percezione più sottile. È da lì che la pratica smette di essere solo fisica e diventa un’esperienza più profonda, capace di trasformarci dall’interno.
Solo in questo modo possiamo raffinare l’esperienza e iniziare a modificare quelle abitudini, spesso inconsapevoli, che minano la continuità e la qualità della pratica quotidiana. Il lavoro diventa allora quello dell’auto-osservazione: notare quali situazioni ci fanno perdere centratura e quali, invece, sostengono stabilità, presenza e chiarezza.
Coltivando queste qualità, la stabilità diventa uno strumento. Uno spazio da cui lavorare con le forze interne ed esterne, non per soggiogarle ma per comprenderle ed integrarle. Ed è così che nasce una comprensione più ampia di sé: non solo mentale, ma profondamente spirituale.
27/05/2026
La pratica che condividiamo nasce da ciò che studio.
🧘♂️🧘♀️📚
Insegnare yoga non è un gesto improvvisato, né un’attività leggera che riempie il tempo.
È una trasmissione che richiede studio, disciplina e continuità.
Ogni percorso che propongo affonda le radici in un lignaggio preciso e in un metodo strutturato, fatto di pratica costante, tempi di assimilazione e passaggi di verifica. Ci sono momenti in cui si può insegnare e momenti in cui si deve tornare ad ascoltare, praticare, approfondire.
Sapere da dove nasce un insegnamento, su cosa un insegnante sta lavorando interiormente e quale direzione sta seguendo, dà senso alla pratica stessa. È ciò che crea coerenza, sicurezza e profondità.
Per questo rendo visibile il mio percorso di studi.
Il CV non è un elenco, ma una mappa: racconta il cammino che sostiene ciò che accade sul tappetino, nel corpo, nel respiro e nella coscienza.
Se senti il valore di una pratica radicata, puoi trovare lì la sua cornice.
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