EducAzione
Idee e spunti per educare Team di psicologhe, pedagogiste e assistenti sociali
24/05/2026
Meno di una persona con disabilità su cinque lavora, con ciò che ne deriva in termini di realizzazione personale e di mancato guadagno. Non è un caso che la disabilità sia uno dei primi determinanti dell’impoverimento e della povertà. La condizione di disabilità spinge verso la marginalità. La situazione peggiora con l'età. Le opportunità di accesso ai servizi si riducono per le persone con disabilità adulte. Tra le persone autistiche dai 21 anni in su, il 50% frequenta un centro diurno, ma il 21,7% non svolge nessuna attività.
Tra le ore dedicate all'assistenza diretta e quelle di semplice sorveglianza, i genitori delle persone autistiche e delle persone Down spendono complessivamente 17 ore al giorno. E il costo annuo arriva a circa 44.000 euro per famiglia nel caso delle persone Down e circa 51.000 euro per le persone affette da disturbi dello spettro autistico. Nel tempo aumenta il senso di abbandono delle famiglie e cresce la quota di quelle che lamentano di non poter contare sull'aiuto di nessuno pensando alla prospettiva di vita futura dei propri figli con disabilità. La quota di genitori di bambini e adolescenti autistici che prospettano una situazione futura di autonomia anche parziale per i loro figli (23%) si riduce ancora più drasticamente (5%) tra le famiglie che hanno un figlio autistico di 21 anni e più.
foto Getty Images. Dati ANFFAS/ CENSIS
24/05/2026
Il presidente e il vicepresidente dell'associazione M.I.L.L.E. - Agorà Professioni Educative intervengono nel dibattito aperto dalla campagna "Specie rare". La difficoltà a trovare educatori professionali non è dovuta alla loro rarità, ma al fatto che sempre più professionisti scelgono di abbandonare il lavoro sociale. Un nodo centrale è quello degli stipendi, non sufficientemente affrontato.
Leggi l’intervento di Andrea Rossi e Giacomo Rossi
👉 https://www.vita.it/idee/gli-educatori-piu-che-specie-rare-sono-specie-migranti-se-ne-vanno-e-rischiano-di-non-tornare-piu/
20/05/2026
RAGAZZI CHE PENSANO TROPPO
“Ragazzi che pensano troppo” (ed. Libreria Pienogiorno) è un libro importante , la cui lettura risulta fondamentale per comprendere il disagio in adolescenza di chi è nato e cresciuto nel terzo millennio. L’autore – Matt Ritchel - usa in modo encomiabile i dati di ricerca, mediati sia dall’epidemiologia clinica che comportamentale, analizzando il cambiamento degli stili di vita delle famiglie e della società digitale e fornendo chiavi di lettura molto valide per comprendere la natura e la ragione del “male di vivere” che oggi assale e pervade il tempo di crescita.
Ritchel racconta di corpi che maturano e si sviluppano sempre prima e di menti che invece rallentano la loro capacità di produrre pensiero critico e di affrontare le sfide e le perturbazioni emotive associate alla crescita. E’ un libro che unisce discipline diverse: antropologia, pediatria, psicologia, neurobiochimica vengono usate e ibridate per identificare i fattori di rischio e di protezione che, nella contemporaneità, sfidano il funzionamento mentale in età evolutiva, determinando una situazione di fragilità che ha reso “ansiosa” la generazione degli attuali adolescenti e giovani adulti. L’originalità di questo libro sta nella sua capacità di sottrarsi alla narrazione imperante oggi che declina tutto in termini di “adulti fragili che non sanno ascoltare gli adolescenti”. In un tempo che ha puntato il dito solo contro i genitori, definiti come incapaci di essere tali perché superficiali e incapaci di ascolto, il saggio di Ritchel mostra una profonda compassione ed empatia per i genitori del terzo millennio, mostrando quanto oggi essere padri e madri di adolescenti sia infinitamente complesso a causa di un’accelerazione del mondo che non ha cura di fornire i “nutrienti giusti al momento giusto” nelle diverse fasi dello sviluppo. Il titolo – “Ragazzi che pensano troppo” - fornisce già una chiave di lettura molto interessante: l’adolescenza oggi fa tutto dentro stanze chiuse e la stessa mente dell’adolescente vive e agisce molto più intensamente del corpo in cui abita. I ragazzi che in adolescenza dovrebbero far esplodere il vigore e l’energia corporea di cui vengono fisiologicamente dotati, in realtà subiscono un’iperstimolazione digitale che sovrasta quella proveniente dalla vita reale. Il corpo diventa un accumulatore di energia mai spesa e la mente si attorciglia su se stessa per provare a dominare la quantità di stimoli da cui viene raggiunta, perdendo la capacità di integrarli al proprio interno e non generando significati “funzionali” all’apprendimento del saper essere. Così tutto si blocca dentro una mente che non trova sbocchi nell’esplorazione attiva del mondo che sta fuori: fuori di sé, fuori dalla stanza. L’io adolescente non si fonde in un “noi” con l’appartenenza al gruppo dei pari e – conseguentemente - solitudine, ansia e depressione invadono il mondo interiore di chi ancora non sa chi è e nemmeno prova a cercare di diventarlo. In più di 300 pagine, questo libro integra molte nuove visioni della crescita e non mi sorprende che negli Usa sia stato un grande best seller. Mi colpisce che in Italia il mondo clinico ed educativo non lo abbia ancora attenzionato ed integrato all’interno dei molti dibattiti con cui si prova a leggere la crisi che riguarda la salute mentale in adolescenza.
20/05/2026
"L'approccio è munariano: il rigore della forma al servizio della meraviglia, la semplicità come porta d'accesso a una complessità che vale la pena esplorare. E lo sguardo è quello originale e curioso di Francesca Crisafulli — un'artista capace di trasformare il quotidiano in territorio di scoperta".
Grazie alla libreria Il Giardino Incartato di Roma che consiglia "Guarda dove metti i piedi" di Francesca Crisafulli e Giusi Quarenghi.
18/05/2026
Una delle cose belle della vita , una cosa semplice, piccola e facile, una cosa apparentemente insignificante , sottile, leggera...è essere la causa o la conseguenza del sorriso di qualcuno.
Ma quanto e' bello e quanto vale chi ha il potere di farci sorridere il cuore??!!♥️
❤️
17/05/2026
Alle 00.30 "Close" di Lukas Dhont con Eden Dambrine, Gustav De Waele, Léa Drucker, Émilie Dequenne | Leo e Rèmi, tredicenni, vivono la loro preadolescenza condividendo momenti di gioco e momenti di riflessione. Il loro ingresso nella scuola superiore, però, porta i nuovi compagni a sospettare che la loro non sia solo un'amicizia, ma una relazione sentimentale | Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia
Premiato al Festival di Cannes con il Grand Prix e candidato agli Oscar come miglior film internazionale, “Close” affronta il tema dell’amicizia e dell’identità tra gli adolescenti, esplorando con sensibilità le pressioni sociali e le fragilità emotive dell’età giovanile. Il film si distingue per la regia raffinata e le interpretazioni autentiche dei giovani protagonisti, capaci di restituire con forza e realismo una storia universale e profondamente attuale |
La messa in onda di “Close” rappresenta un momento di riflessione importante, inserito in un contesto di sensibilizzazione sui diritti e contro ogni forma di discriminazione
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