Colpa di Roma
Roma è emozioni, Roma è storia.
28/05/2026
“Dimmi cosa pensi delle cose che ami e perdi.”
Lui ci pensò per qualche secondo prima di rispondere.
Erano seduti in una macchina parcheggiata troppo lontano dal mondo, con il silenzio della notte che sembrava fatto apposta per loro.
“Credo” disse piano, “che le cose che ami davvero non le perdi mai del tutto. Restano nei gesti che cambi, nelle canzoni che non riesci più ad ascoltare senza fermarti, nei posti che iniziano a somigliare a qualcuno. Soprattutto in tutto ciò che può essere ma sappiamo che non sarà”.
Lei abbassò lo sguardo e sorrise appena.
Perché aveva capito che stavano parlando di loro due senza avere il coraggio di dirlo.
Erano quel tipo di amore nato nel momento sbagliato, cresciuto nei silenzi giusti.
Si appartenevano in tutto tranne che nella vita.
Si cercavano nelle parole, negli occhi, nelle assenze.
Ma ogni volta che il destino li avvicinava abbastanza da sfiorarsi davvero, succedeva qualcosa: una partenza, una paura, un orgoglio troppo grande da abbattere.
[CONTINUA]
11/05/2026
Ci sono amori che nascono nei bar, tra tavolini appiccicosi, spritz e canzoni sbagliate messe al momento giusto. Quelli che iniziano con “rimani altri cinque minuti” e finiscono di notte a parlare di tutto, senza dire mai quello che conta davvero.
Forse i nostri sono sempre stati così. Un po’ casino, un po’ ritorno a casa.
Perché io con te non ho mai saputo parlare bene.Ho sempre nascosto tutto dietro le battute, dietro gli “sto bene”, dietro i silenzi lunghi mentre guardavo altrove. Ma la verità è che il mio silenzio vale tutto l’amore che non ti dirò mai.
Dentro quei silenzi ci stanno le cose che non ho avuto il coraggio di confessarti: le volte in cui volevo scriverti e non l’ho fatto, le notti passate a rileggere le chat, il modo in cui ti cercavo in ogni locale pieno di gente.
E fa ridere pensare che gli amori più veri forse nascono proprio così: male, tardi, nei bar rumorosi, con due persone troppo orgogliose per dirsi “resta”.
Poi però certe persone ti rimangono addosso lo stesso. Come l’odore di fumo sui vestiti dopo una serata che non volevi finisse mai.
27/04/2026
Lei è il tipo di persona che sorride sempre al momento giusto,come se il mondo non le avesse mai chiesto troppo.Ma io lo so. Io l’ho vista negli spazi tra un respiro e l’altro, quando il sorriso si spegne appena e resta solo il rumore del mare in tempesta che ha dentro.
Ha tutto lì, nascosto. Parole mai dette, lacrime rimaste a metà, carezze che non ha mai chiesto. Le tiene strette come se lasciarle andare significasse crollare davvero.
E allora sorride .Sorride alle persone, alla vita, alle giornate storte, come se fosse facile. Come se non avesse cicatrici cucite sotto pelle, come se gli occhi non raccontassero ogni guerra combattuta in silenzio.
Ma gli occhi… gli occhi non mentono mai. E io ci ho visto dentro tutto quello che lei non dice.
Forse è questo che mi ha fregato. Amare qualcuno che il mondo non vede davvero, ma che io sento in ogni dettaglio.
E la verità è che non potremo mai essere noi; non in questo tempo sbagliato.
Resterò qui, a volerle “bene” in silenzio, come si fa con le cose troppo fragili per essere toccate.
09/04/2026
Sospiro,
un pò per noia
e un pò perché la monotonia ha il suo fascino.
Ci lamentiamo del fatto che tutto sembra uguale
ma alla fine non facciamo nulla per migliorare.
Siamo cosi Noi,
i primi critici della vita altrui
e i primi autolesionisti della vita propria.
Parliamo a gesti
perché conosciamo quanto può far male una parola
anche se sottovalutata.
Abbiamo incominciato ad amare la pioggia
quando da bambini capimmo che per essere ribelli non sarebbe bastato solo un ombrello per coprirci le spalle.
Nulla è semplice.
Fin da bambini,
dai primi passi fino a saper allacciarsi le scarpe.
Dal primo scusa fino al primo voto a scuola.
Dalla prima carezza al primo ti odio.
Niente è facile,
l’età non è facile,
il lavoro neanche a parlarne,
la scuola è il primo suicidio giornaliero.
Non è facile neanche una vacanza,
una canzone,
un piatto di pasta.
Figurarsi te,
me,
quanto non siamo facili.
Due mondi uguali
ma con diverse esperienze.
Stesso cielo
ma con diverse nuvole.
Non ci guardiamo mai negli occhi.
Tu mi guardi mentre io sono distratto
e io di conseguenza faccio lo stesso.
07/04/2026
Chiusi, dentro ad una stanza da soli. A fissare il muro con la paura di guardarsi dentro. Evitiamo il nostro riflesso come le pozzanghere sui sampietrini, mentre percorriamo in solitaria via del corso con piazza del popolo che passo dopo passo se ne va via dietro le nostre spalle. Chi sono? Me lo domando mentre il mio cuore è ormai rotto. Fisso il pavimento come se stessi guardando la fine dell’ultima puntata della mia serie tv preferita; in realtà sto guardando la mia, dimenticandomi che ne sono il protagonista. Non rispetto il copione del mio personaggio. Non esterno tutto, faccio confusione nelle risposte, mi pento di scelte che non avrei mai voluto fare. Solo, sempre solo dentro a questa stanza da ore con questa luce bianca che illumina le mie imperfezioni. Rovino tutto. Rovino me perché non mantengo i punti. Rovino noi perché sono cresciuto dentro l’unica fiaba dove una morale non esiste. O tutto, o niente. E mi prendo il niente da questo tutto. Gioco d’anticipo, per evitare di farmi male. Ma male già ci sto. Dentro ‘sta stanza, dentro la tua vita. Ora mi trovo al Colosseo. Sono sopravvissuto, mi dico. Poi riapro gli occhi. Di nuovo dentro ‘sta stanza. Di nuovo con il cuore a mille. Che sarà di me un giorno?
04/04/2026
Il 4 aprile non è più solo un giorno.
È diventato un battito dentro di me.
Lo porto addosso come si portano certe assenze:
in silenzio, ma ovunque.
Quel giorno aveva il rumore del panico.
Respiri corti, mani che tremavano, il cuore che non sapeva più dove andare.
E io lì, a cercare di restare mentre tutto dentro cadeva piano.
Da allora niente è tornato davvero com’era.
È come se una parte di me fosse rimasta ferma lì,
a quel momento che non ha mai imparato a finire.
E poi c’è la notte.
La notte mi riporta sempre da te.
Mi sveglio come se ti stessi perdendo di nuovo,
come se il tempo non avesse avuto il coraggio di andare avanti.
Il 4 aprile vive ancora nei miei respiri più lenti,
nei pensieri che non dico,
nelle cose che avrei voluto trattenere un secondo in più.
Non è solo dolore.
È amore che non sa dove andare.
È sempre 4 aprile.
02/04/2026
Roma non è fatta per gli amori facili.Roma è fatta per quelli che restano a metà.
Loro si piacevano da subito, di quella verità semplice che non ha bisogno di tempo. Bastava uno sguardo in più, una parola detta piano, e tutto diventava chiaro. Eppure, niente era possibile.
Camminavano tra le strade della città come se stessero vivendo qualcosa di eterno e temporaneo allo stesso tempo. Il vento leggero sul Gianicolo, le luci che si riflettevano sul Tevere, i passi lenti senza voler arrivare davvero da nessuna parte.
Si sceglievano ogni giorno…ma non potevano scegliersi davvero.
C’erano incastri sbagliati, tempi fuori posto, promesse fatte prima di incontrarsi. E allora si tenevano così: vicini abbastanza da sentirsi, lontani abbastanza da non appartenersi.
Ridevano, si cercavano, si capivano più di quanto fosse giusto.E forse era proprio quello il problema.
Roma li guardava in silenzio, come fa con tutti gli amori che non hanno un posto preciso dove finire. Perché in questa città certe storie non si rompono… restano sospese.
E loro rimarranno così.Un passo l’uno dall’altra.Sempre.
Non perché manchi qualcosa…ma perché a volte l’amore arriva nel momento giusto della vita sbagliata.
23/03/2026
Sono passati 3 mesi dall’uscita del mio libro e sono arrivato ad una riflessione…
Ci sono parole che nascono per salvarci… e altre che, senza accorgercene, finiscono per metterci a n**o più di quanto fossimo pronti a sopportare.
Ho scritto un libro pensando di capire qualcosa in più di me stesso, di quello che avevo vissuto, di ciò che avevo perso. Pensavo che mettere tutto nero su bianco avrebbe dato un senso al caos, che avrebbe chiuso ferite rimaste aperte troppo a lungo. Invece no.
Roma, intanto, continuava a scorrere fuori. Le luci sui sampietrini bagnati, il rumore lontano dei motorini, le voci che si perdono tra i vicoli la sera. Tutto sembrava andare avanti, mentre io restavo fermo dentro quelle pagine.
Perché la verità è che scrivere non sempre guarisce. A volte riporta tutto a galla. Ogni frase è stata un ritorno, ogni capitolo un passo indietro. E adesso che è finito, mi accorgo che forse non ero pronto a rileggermi così da vicino.
Non so se rifarei la stessa scelta. Non so se quel libro mi ha aiutato o mi ha solo fatto capire quanto certe cose facciano ancora male.
So solo che ci sono storie che forse non andrebbero raccontate. O almeno, non quando il cuore è ancora lì dentro.
E Roma continua a brillare, indifferente, mentre io provo a capire se ho scritto per liberarmi… o solo per restare.
16/03/2026
1 6 marzo.
La porta si chiude piano, ma il rumore arriva lo stesso.
Non è il legno che sbatte.
È quello che resta dentro quando qualcuno se ne va come se niente fosse.
O viceversa.
Io, con le mani nelle tasche e mille cose che non ti ho detto.
Perché tu non lo sai cosa vuol dire sentirsi dire “non si può”.
Non lo sai cosa vuol dire restare.
Dici che non piangi più.
Che ormai è finita.
Che tanto l’amore dura poco.
Forse hai ragione.
Forse a marzo ci si rinnamora davvero.
Ma stasera no.
Stasera marzo è solo una data scritta sul calendario
e una porta che si chiude mentre qualcuno resta.
Il 16 marzo.
Il giorno in cui Noi non esistiamo più.
E io ho capito che certe persone non tornano…
ma restano lo stesso, dentro.
12/03/2026
A volte la vita sembra davvero un tunnel.
Lungo, buio, di quelli dove fai passi piccoli perché non sai cosa c’è davanti.
Ci sono giorni in cui ti sembra di essere fermo,
come se tutti gli altri stessero andando avanti
e tu invece stessi solo cercando di capire da che parte girare.
Però dentro di te c’è una cosa che non si spegne mai:
la voglia di vedere la luce.
Un po’ come quando a Roma è notte tardi,
le strade sono più silenziose,
i motorini passano veloci,
qualcuno ride seduto su un muretto
e il Tevere scorre piano sotto le luci dei lampioni.
In quei momenti capisci che anche le città più caotiche
hanno i loro silenzi.
E che anche le notti più lunghe
prima o poi lasciano spazio al sole.
Forse la vita è un po’ così.
Un tunnel pieno di curve,
di pensieri,
di giorni storti.
Ma se continui a camminare,
anche quando non sei sicuro di dove stai andando,
a un certo punto la vedi.
La luce.
Magari non è enorme,
magari è solo un piccolo spiraglio.
Ma basta quello
per ricordarti che sei ancora in cammino.
E che da qualche parte,
tra un sogno e una strada illuminata di Roma,
c’è un posto dove tutto tornerà ad avere senso
09/03/2026
Ho capito che a volte andare avanti non significa smettere di voler bene a qualcuno.
Significa solo riconoscere che quella ragazza di cui provavo amore, per quanto vera per me, non mi faceva più restare in piedi come prima.
E allora fai la cosa più difficile: scegli te stesso.
Non perché sia stato tutto sbagliato.
Anzi, forse è stato proprio troppo vero.
È strano come una città come Roma riesca a tenere dentro i ricordi.
Passi davanti a un bar e ti ricordi una risata.
Attraversi una piazza e ti torna in mente una frase detta piano.
Guardi un tram che passa e pensi che da qualche parte, in un’altra parte della città, potresti esserci ancora tu insieme a quella ragazza di cui provavo amore.
Io ci ho creduto davvero.
Credevo che certe cose si potessero aggiustare, che bastasse restare un po’ di più, parlare un po’ meglio, aspettare un po’ ancora.
Ma crescere significa anche accettare che non tutto si può salvare.
Che a volte quella ragazza di cui provavo amore non basta a far funzionare due vite che prendono direzioni diverse.
E allora vai avanti.
Con una malinconia che non se ne va subito.
Con la consapevolezza che forse le cose potevano essere gestite diversamente.
Con quella piccola speranza che ti portavi dentro e che adesso devi imparare a lasciare andare.
Roma intanto continua a scorrere.
I motorini passano veloci, le persone ridono sui gradini delle piazze, qualcuno si innamora sotto lo stesso cielo.
E tu impari piano che certe storie non servono a restare.
Servono a insegnarti quanto sei capace di amare.
E anche se non è andata come speravi, sai che da qualche parte dentro di te quella ragazza di cui provavo amore resterà.
Non come una ferita.
Ma come una canzone che hai cantato perdutamente, e che adesso lasci andare nella notte di Roma.
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