Scripta Manent
Dalla storia romana alla grande storia moderna e contemporanea. Fondato da Brunilde Trizio
01/06/2026
STORIA ANTICA. QUANTO C'E' DI VERO IN CIO' CHE DICONO I NAZIONALISTI ALBANESI?
Da decenni una parte del nazionalismo albanese insiste su un racconto molto forte: gli albanesi sarebbero i diretti discendenti degli antichissimi Illiri (o addirittura dei Pelasgi pre‑ellenici), popolo autoctono dei Balcani presente “da sempre” e mai spezzato nelle sue continuità etniche e culturali. In quest’ottica l’identità albanese sarebbe non solo antichissima, ma anche “più originaria” rispetto a quella greca o slava, quasi una civiltà primordiale sopravvissuta a tutte le conquiste.
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Il Sudario di Oviedo è il fazzoletto che avvolse il volto di Cristo?
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Se andiamo però alle fonti, il quadro è più complesso. I Pelasgi, spesso rivendicati come “proto‑albanesi”, sono già in Erodoto e Tucidide una categoria vaga, un popolo‑fantasma con cui i Greci indicano popolazioni pre‑elleniche difficili da definire, non una etnia chiara da cui far discendere un moderno popolo nazionale.
Il discorso sugli Illiri è più serio ma comunque delicato. Sappiamo che in area adriatica e balcanica esistevano popolazioni illiriche, documentate dalle fonti greco‑romane e sempre più dalle indagini archeologiche in Albania (Durrës, Apollonia, Dimal ecc.). Una parte importante della storiografia – anche in ambito albanese – sostiene una continuità storico‑culturale tra queste comunità illiriche e una parte degli antenati degli odierni albanesi, ma si parla di processi lunghi, con romanizzazione, contatti greci, influenze slave e cambiamenti profondi, non di un “blocco etnico puro” sopravvissuto intatto dall’età del ferro a oggi.
Anche sul piano linguistico, l’albanese viene considerato un ramo indipendente dell’indoeuropeo, probabilmente collegato a un sostrato balcanico pre‑romano, ma la sua forma storicamente attestata è tarda: le prime testimonianze scritte sono medievali e la lingua che conosciamo è il risultato di secoli di evoluzione, prestiti e rielaborazioni. L’idea di una lingua “immutata” dagli Illiri o dai Pelasgi fino all’oggi è un tipico mito nazionalista, non un dato filologico.
Domanda per voi: quando parliamo di Illiri, Pelasgi e “origine” degli albanesi, preferiamo ragionare con gli strumenti dell’archeologia e della filologia, o ci accontentiamo del mito rassicurante della nazione eterna?
30/05/2026
IL MEDIOEVO HA DISTRUTTO ROMA?
Ci hanno insegnato a immaginare il Medioevo come il grande colpevole della fine di Roma: rovine, abbandono, monumenti spogliati, acquedotti interrotti, popolazione crollata. Ed è vero che la Roma imperiale uscì devastata da guerre, crisi e riusi continui dei suoi stessi materiali.
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Il business dell'Oracolo di Delfi. Altro che religione.
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Ma fermarsi qui è troppo facile. Perché il Medioevo non si limitò a distruggere Roma: la rifondò su basi nuove, cristiane, papali e profondamente diverse da quelle dell’età imperiale. Il Pantheon divenne chiesa, la Curia cambiò funzione, il centro della città si spostò gradualmente, e dentro le rovine dell’antico nacque un’altra Roma.
Quindi la vera domanda è questa: il Medioevo ha ucciso Roma… o le ha permesso di sopravvivere in un’altra forma?
29/05/2026
SONO STATI GLI ETRUSCHI A CIVILIZZARE I ROMANI O VICEVERSA?
Gli Etruschi erano davvero “meno” dei Romani… o il contrario?
Per secoli ci hanno raccontato che Roma avrebbe civilizzato tutti i popoli della pen*sola, Etruschi compresi. Ma se fosse stato l’esatto opposto?
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Atomiche sul Giappone. Il crimine necessario?
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Quando Roma era ancora un villaggio di capanne sul Tevere, gli Etruschi avevano già città-stato ricche, templi monumentali, una religione codificata, un’aristocrazia potente, tecniche architettoniche avanzate e donne molto più presenti nella vita pubblica rispetto al modello romano tradizionale.
Re, simboli del potere (fasci, trono, toga bordata), rituali religiosi, perfino l’idea stessa di trasformare Roma da villaggio a città: quante di queste cose sono davvero “romane” e quante sono prese in prestito dagli Etruschi e poi ripulite dalla propaganda imperiale?
Allora la domanda è:
sono stati i Romani a civilizzare gli Etruschi…
o Roma è, in buona parte, una brillante copia degli Etruschi con un marketing migliore?
28/05/2026
BOMBE ATOMICHE SUL GIAPPONE. SCELTA NECESSARIA O CRIMINE INUTILE?
Nell'agosto del 1945 gli Stati Uniti sganciano due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. La versione “classica” dice che fu una decisione tragica ma inevitabile: senza quelle bombe, il Giappone non si sarebbe arreso e l’invasione avrebbe causato milioni di morti tra soldati e civili.
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Il sudario di Oviedo: il fazzoletto che avvolse il volto di Cristo?
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Ma è davvero così semplice? Alcuni storici sostengono che il Giappone fosse già allo stremo, colpito dal blocco navale, dai bombardamenti convenzionali devastanti e da una leadership divisa sul continuare la guerra.
Altri sottolineano che Washington volesse anche mandare un messaggio all’URSS, mostrando il nuovo potere atomico americano più che “solo” chiudere la guerra nel Pacifico. Rimane poi il nodo morale: si poteva “dimostrare” la bomba in modo meno letale, oppure scegliere obiettivi prevalentemente militari invece che città piene di civili?
Oggi ci troviamo davanti a un paradosso storico: le bombe atomiche vengono raccontate sia come l’orrore che ha inaugurato l’era della distruzione di massa, sia come lo shock che avrebbe impedito altre guerre mondiali nucleari per paura delle conseguenze.
Secondo voi, Hiroshima e Nagasaki furono davvero l’unico modo per costringere il Giappone alla resa e “salvare vite” nel lungo periodo, oppure furono un atto di potere e di intimidazione geopolitica che ha superato di gran lunga qualsiasi necessità militare?
26/05/2026
COSTANTINOPOLI, NEL MEDIOEVO, ERA PIU' ROMANA DI ROMA?
Sembra una provocazione, ma forse a un certo punto fu vero il contrario. Mentre la città di Roma perdeva centralità politica, militare e amministrativa, Costantinopoli diventava il cuore vivo dell’Impero: la sede dell’imperatore, della corte, della burocrazia, dell’esercito e della fiscalità. In altre parole, mentre Roma restava un simbolo gigantesco, Bisanzio era sempre di più il luogo dove lo Stato romano continuava davvero a funzionare.
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La guerra tra Napoleone e il Papa.
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E c’è di più: per secoli l’impero d’Oriente non si percepì affatto come qualcosa di diverso da Roma. Il termine “bizantino” è moderno; loro si definivano Romani, e fino agli inizi del VII secolo il latino rimase lingua ufficiale dell’Impero, anche se la componente greca era fortissima e destinata a prevalere.
Quindi il punto non è dire che Costantinopoli fosse “più latina” in senso etnico o culturale. Il punto è un altro: quando Roma smette di essere il centro reale del potere, è proprio Costantinopoli a incarnare meglio la romanità statale, imperiale e giuridica. Paradossalmente, mentre Roma diventava sempre più memoria, Bisanzio diventava sempre più Roma.
Secondo voi, nel tardo impero la vera Roma era ancora l’Urbe, oppure ormai era Costantinopoli?
25/05/2026
CHE ASPETTO AVEVA ANNIBALE? NERO, NORDAFRICANO, BIANCO?
Le fonti antiche ci raccontano le imprese di Annibale, ma sul suo aspetto fisico praticamente tacciono: niente descrizioni di colore della pelle, occhi, capelli. E le poche immagini che gli vengono attribuite (come il famoso busto da Capua) sono incerte, forse più “ritratti generici” che veri volti storici.
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Medioevo, una fabbrica di reliquie?
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Quello che però sappiamo è da dove viene. Annibale era cartaginese: Cartagine nasce da coloni fenici (zona dell’attuale Libano) piantati sulle coste della Tunisia, in mezzo a popolazioni berbere nordafricane. Nel tempo, l’aristocrazia punica si mescola con numidi, iberici, greci, italici. Una famiglia come i Barca, radicata a lungo in Hispania, vive letteralmente dentro questo “frullatore genetico” mediterraneo.
Più che immaginarlo come “nero subsahariano”, ha senso pensare a un fenotipo tipico del Mediterraneo centrale-orientale: carnagione chiara o olivastra, capelli scuri, barba, tratti che oggi riconosceremmo facilmente in un tunisino costiero, un siciliano, un greco, un libanese. Se incontrassi Annibale per strada a Tunisi o a Palermo, probabilmente lo prenderesti per un uomo del posto, non per uno “straniero esotico”.
E qui arrivo alla domanda che voglio porvi per aprire la discussione:
Secondo voi, che aspetto avrebbe avuto Annibale? Lo immaginate più vicino a un moderno abitante del Nord Africa, a un siciliano o a un mix di tutto il mondo mediterraneo antico?
21/05/2026
MUSSOLINI, IN REALTA', VOLEVA O NO ENTRARE IN GUERRA?
Nel 1939–inizio 1940 Mussolini ha diversi motivi per non volere la guerra. Sa che l’Italia non è pronta: l’esercito è logorato dall’Etiopia e dalla Spagna, mancano mezzi moderni, carburanti, materie prime, perfino equipaggiamento di base.
L’economia è fragile, la bilancia dei pagamenti è in sofferenza, le scorte di carburante e di materie prime garantiscono pochi mesi di guerra vera. La popolazione non è affatto unanime ed entusiasta: dietro la retorica del regime c’è stanchezza, timore, e il ricordo ancora vivo del massacro della Grande Guerra.
Inoltre, Mussolini teme che un conflitto lungo possa travolgere proprio i regimi dittatoriali come il suo, esponendolo a un rischio interno enorme. Per questo sceglie la “non belligeranza”: non neutralità di principio, ma un attendismo calcolato, aspettando di vedere come evolve il conflitto.
Allo stesso tempo però Mussolini non rinuncia all’idea di una guerra “sua” in un secondo momento. Il Patto d’Acciaio lo lega politicamente e ideologicamente alla Germania hitleriana, che considera il partner indispensabile per ridisegnare l’ordine europeo.
Quando le offensive lampo tedesche travolgono la Polonia prima e la Francia poi, lui è convinto che la guerra sia ormai decisa e che l’Inghilterra sia a un passo dal crollo. A quel punto scatta un altro timore: restare escluso dal tavolo della pace, arrivare “a guerra finita” senza poter reclamare colonie, territori, prestigio imperiale.
L’idea è quella di una “guerra breve” e “a basso costo”: pochi mesi di operazioni, qualche migliaio di morti, e poi sedersi accanto a Hi**er tra i vincitori. In più, Mussolini sogna una “guerra parallela”, in cui l’Italia combatte sì al fianco della Germania, ma per obiettivi propri nel Mediterraneo e nei Balcani, per non essere solo un gregario del Reich.
La decisione del 10 giugno 1940 nasce proprio da questo intreccio: da una parte la consapevolezza iniziale che l’Italia non può reggere un conflitto totale, dall’altra la paura di perdere il treno della vittoria e la tentazione di un colpo di fortuna, convinto che tutto sia già deciso e che basti “gettare qualche morto sul tavolo della pace”.
Ed è qui che sta il punto della discussione: Mussolini voleva evitare la guerra e ne è stato travolto, oppure l’ha cercata nel momento che gli sembrava più conveniente, illudendosi di poter fare una guerra facile e breve?
Quale è il tuo vessillo preferito?
20/05/2026
NAPOLEONE E' STATO UN BENE O UN MALE PER L'ITALIA?
Napoleone è una figura difficile da inquadrare rispetto al nostro paese. È innegabile che in Italia abbia portato cambiamenti profondi: codici moderni, fine di molti privilegi feudali, una macchina amministrativa più efficiente e perfino il primo seme di un’idea nazionale. Senza di lui, forse, il percorso verso l’Unità sarebbe stato più lento, più incerto, forse completamente diverso.
Ma a quale prezzo? L’Italia fu saccheggiata di risorse e opere d’arte, svuotata economicamente, usata come serbatoio di uomini per guerre combattute per interessi francesi. Migliaia di italiani morirono sotto una bandiera che non era la loro, mentre la pen*sola veniva trattata più come una provincia da sfruttare che come una nazione da costruire.
Allora la domanda è semplice: Napoleone ha dato più di quanto ha tolto… è stato ub bene o un male per gli italiani?
19/05/2026
L'INQUISIZIONE, QUINDI, E' STATA UNA PASSEGGIATA?
La storiografia moderna ha ribaltato tutto quello che credevamo di sapere sull'Inquisizione: i processi erano più garantisti di quelli civili, le condanne a morte erano una minoranza assoluta, molte "prove" dei suoi orrori erano propaganda protestante o illuminista. Eppure Giovanni Paolo II, nel Giubileo del 2000, chiese scusa sette volte per i peccati commessi "in nome della fede" — citando esplicitamente l'Inquisizione tra le colpe della Chiesa.
Allora facciamo un esercizio di onestà intellettuale: se la leggenda nera era esagerata, cosa rimane davvero condannabile? La tortura sistematica come strumento processuale, istituzionalizzata e manualizzata? La persecuzione di ebrei e conversos, spesso motivata da odio etnico più che da zelo religioso? La soppressione del pensiero scientifico — da Galileo a Bruno? Le conversioni forzate?
C'è un paradosso inquietante al centro di tutta questa vicenda: i tribunali ecclesiastici non potevano eseguire sentenze capitali. Consegnavano il condannato al "braccio secolare", cioè alle autorità civili. Il che significa che spesso fu lo Stato, non la Chiesa, a accendere i roghi. E che i processi civili dell'epoca erano, paradossalmente, molto più brutali e arbitrari di quelli inquisitoriali.
Questo cambia qualcosa nella tua valutazione morale? O il principio — usare la paura, il carcere e la tortura per controllare la coscienza umana — rimane condannabile indipendentemente dai numeri?
Difendete l'Inquisizione o la condannate? E soprattutto: per cosa, esattamente?
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