X Regio Roma

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Via Michele Pironti 51

X Regio, dal 1987 - Atelier specializzato nella confezione di paramenti sacri.

Photos from X Regio Roma's post 20/06/2026

X Regio, maggio 2026 – Dipartimento Greco. Phelonion in raso doppione di pura seta dell’archivio storico di X Regio, jacquard di seta e lurex di repertorio decimiano e opera di agrimani. Gemmatura con 64 pietre sfaccettate di occhio di tigre, di cui 20 ovali da mm 13 x 10, 40 sfere da mm 6 e 4 sfere da mm 8. Sei agrimani.

X Regio, gennaio 2026 – Dipartimento Greco. Amphia II Koinà (communia) in jacquard di seta e lurex di repertorio decimiano, broccato in seta e lurex di storica tessitura italiana, shantung di pura seta e opera di agrimani.

Il tessuto del paramento è testimonianza di un passato manufatturiero glorioso: acquisito da Decima in un negozio romano, ora scomparso, verso la metà degli anni ’80 del secolo scorso, già allora veniva descritto quale rimanenza degli anni ’50 o ’60. Fu acquistata tutta la metratura esistente del medesimo colore verde in doppio oro e in doppio argento. L’oro non era sufficiente per una casula (ma per un phelonion sì) mentre l’argento fu impiegato per una Grande Rinascimentale confezionata negli anni del transito del millennio. Finalmente l’occasione giunse e l’archeotessuto raggiunse la sua degna collocazione dopo almeno 15 lustri di attesa in rotolo.

Il polos del phelonion è stato arricchito di altre otto sfere sfaccettate di occhio di tigre da mm 6 rispetto alla versione già presentata nel precedente album, dato che una volta posizionato appariva un poco “sguarnito”, evocando l’espressione di Dudù (Nino Manfredi) all’Arcivescovo Aloisio (Giovanni Drudi) in “Operazione San Gennaro” di Dino Risi, del 1966. Non potendo ribattere “questo è l’abito, figliolo” come da copione, si è provveduto a riequilibrare.

Photos from X Regio Roma's post 19/06/2026

X Regio, maggio 2026 – Dipartimento Greco. Phelonion in raso doppione di pura seta dell’archivio storico di X Regio, jacquard di seta e lurex di repertorio decimiano e opera di agrimani.

Gemmatura con 64 pietre sfaccettate di occhio di tigre, di cui 20 ovali da mm 13 x 10, 40 sfere da mm 6 e 4 sfere da mm 8. Sei agrimani.I

l tessuto del paramento è testimonianza di un passato manufatturiero glorioso: acquisito da Decima in un negozio romano, ora scomparso, verso la metà degli anni ’80 del secolo scorso, già allora veniva descritto quale rimanenza degli anni ’50 o ’60. Fu acquistata tutta la metratura esistente del medesimo colore verde in doppio oro e in doppio argento. L’oro non era sufficiente per una casula (ma per un phelonion sì) mentre l’argento fu impiegato per una Grande Rinascimentale confezionata negli anni del transito del millennio. Finalmente l’occasione giunse e l’archeotessuto ha raggiunto la sua degna collocazione dopo almeno 15 lustri di attesa in rotolo.

Il polos del phelonion è stato arricchito di altre otto sfere sfaccettate di occhio di tigre da mm 6 rispetto alla versione già presentata nel precedente album, dato che una volta posizionato appariva un poco “sguarnito”, evocando l’espressione di Dudù (Nino Manfredi) all’Arcivescovo Aloisio (Giovanni Drudi) in “Operazione San Gennaro” di Dino Risi, del 1966. Non potendo ribattere “questo è l’abito, figliolo” come da copione, si è provveduto a riequilibrare.

Photos from X Regio Roma's post 18/06/2026

X Regio, maggio 2026 – Dipartimento Greco. Ephod di Phelonion in opera di quattro agrimani.

Gemmatura con 32 pietre sfaccettate di occhio di tigre, di cui 20 ovali da mm 13 x 10, 8 sfere da mm 6 e 4 sfere da mm 8.

L’ephod, come già detto, è la trascrizione reale dell’immagine onirica da cui scaturisce l’intera estetica del paramento.

Talvolta accade che nel torpore dell’ora in cui il demone meridiano si aggira nell’agro altinate, Decima sia preda di visioni intellettuali di vestimenti, che poi tenta di riprodurre per quanto possibile (se le circostanze fattuali lo consentono), stante che dette visioni talvolta risultano indefinite, talaltra esulano dalla geometria euclidea, e quasi sempre mostrano cromie improbabili nel mondo fisico. Tale la genesi (prodotta o mancata) di paramenti quali la casula della Dedicazione Rotonda del 2004, mostrata dal Padre Spirituale stesso in giovanili sembianze (con audio accluso) oppure la grande casula azzurra con gli aurifregi rossi, impossibile da farsi dacché né l’azzurro né il rosso si poterono rinve**re.

Nel caso attuale la visione fu del parato tutto intero, verde ma non di specificato tessuto, con il focus sull’efod monumentale posto in zona pericardica. Tale ornato non si ritrova tra i fregi classici del phelonion greco ma piuttosto evoca tuniche egizio/alessandrine quale retablo superiore con le “zampine” pendenti, migrato poi nell’occidente latino tra gli aurifregi della dalmatica ma ormai irriconoscibile nella potente metamorfosi estetica della Chiesa Romana.

L’ermeneutica dell’oggetto è chiara. Si tratta una capsa, ovvero arca, o ancora scrigno fortificato da fasciame e abbellito da gemme. A farla breve, per forma e posizione l’oggetto si manifesta quale contenitore cardiaco (salmi ad profusionem), icona evocativa di spiritualità monastiche orientali (ma pure Benedetto non scherza) che sul paramento di cui risulta il principale ornato vuole indurre l’officiante alla custodia del cuore in rapporto al tesoro eucaristico che va celebrando, come da esplicita suggestione del Rabbi di Nazaret.

Decima, costantemente animata da vis polemica, profitta per sottolineare la felice e immediata ricezione del phelonion da parte della Reverendissima Committenza, pur nell’ambito della Chiesa Greca in cui i confini estetici sono ben più rigidi di quelli nella Chiesa Latina. Ciò stride assai in rapporto le ricorrenti paturnie dei chierici latini i quali, vittime dei seminariali imparaticci liturgici loro propinati e più ancora dalle banalità dei riproduttori acritici dell’opera decimiana, stentano a travalicare la tradizione del mese scorso creando a Decima l’amletico dilemma se starli a badare nei loro noiosi intendimenti o lasciarli proprio perdere. La seconda è spesso praticata.

Photos from X Regio Roma's post 16/06/2026

X Regio, maggio 2026 – Dipartimento Greco. Polos di Phelonion in raso doppione di pura seta dell’archivio storico di X Regio, jacquard di seta e lurex di repertorio decimiano e opera di agrimani.

Gemmatura del polos con 20 sfere sfaccettate di occhio di tigre di diametro mm 6 nella prima verione (in immagine) e 28 in quella definitiva applicata. Quattro agrimani.

Il polos, segnatamente nei capicroce, segue la struttura compositiva dell’ephod, di imminente pubblicazione, il quale a sua volta traduce l’evocazione onirica da cui scaturisce l’intera cifra estetica del paramento.

Photos from X Regio Roma's post 14/06/2026

X Regio, giugno 2026 – Dipartimento medievale. Mitra in forma di III Medievale in buclé di lana e viscosa. Fodera e coperture in shantung di pura seta, circulus interno in vera pelle, infulae a dieci fiocchi coronati.

Photos from X Regio Roma's post 14/06/2026

Die 14 iunii
Tempus per annum
Dominica undecima

Duódecim apóstolos misit lesus, præcípiens eis et dicens: Ite ad oves, quæ periérunt domus Israel.

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_ Deus, in te sperántium fortitúdo, invocatiónibus nostris adésto propitius, et, quia sine te nihil potest mortalis infirmitas, gratiæ tua præsta semper auxílium, ut, in exsequéndis mandátis tuis, et voluntáte tibi et actióne placeámus. _

_ O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché la nostra debolezza mortale nulla può senza il tuo aiuto, soccorrici sempre con la tua grazia, perché nell’eseguire i tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. _

Or. Coll.

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In foto:

_ Coro apostolico, rilievo su pisside (o situla) eburnea, manifattura costantinopolitana, X-XI secolo. The Cleveland Art Museum, Cleveland.

_ X Regio: dodici mitre bianche, una per ciascun apostolo del Maestro, compresa quella riservata a Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.

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Photos from X Regio Roma's post 13/06/2026

X Regio, giugno 2026 – Dipartimento Medievale. Mitra in forma di III medievale in matelassé di cotone e viscosa di storica tessitura italiana, shantung di pura seta e opera di agrimani. Circulus interno in vera pelle, infulae a cinque fiocchi coronati, quattro agrimani.

Photos from X Regio Roma's post 13/06/2026

Die 13 iunii
S. Antonii de Padova, presbyteri et Ecclesiæ doctoris

lustus germinábit sicut lílium, et florébit in ætérnum ante Dóminum: in multitudine electórum habébit laudem.

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_ Omnipotens sempitérne Deus, qui pópulo tuo
beátum Antónium prædicatórem insígnem dedísti, atque in necessitátibus intercessórem, concéde, ut, eius auxílio, christiánæ vitæ documénta sectántes, in ómnibus adversitatibus te subveniéntem sentiámus. _

_ Dio onnipotente ed eterno, che in sant’Antonio
hai dato al tuo popolo un insigne predicatore
e un intercessore per ogni necessità, fa’ che con il suo aiuto seguiamo i precetti della vita cristiana
e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. _

Or. Coll.

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In foto:

_ Visione di sant’Antonio, reliquiario bronzeo parzialmente dorato di ambiente romano degli inizi del XVIII secolo. Collezione privata.

_ X Regio: Dipartimento Contemporaneo, casula in damasco di pura seta "del Beato Angelico", broccato a ramage in seta viscosa e lurex, shantung di pura seta e opera di agrimani. Stola a dodici fiocchi coronati, otto agrimani.

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Photos from X Regio Roma's post 12/06/2026

Feria VI post dominicam Il post Pentecosten
SACRATISSIMI CORDIS IESU
Sollemnitas

Tollite iugum meum super vos, et discite a me, quia mitis sum et humilis corde.

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_ Deus, qui nobis in Corde Fílii tui, nostris vulneráto peccátis, infinítos dilectiónis thesáuros misericórditer largíri dignáris, concéde, quæsumus, ut, illi devótum pietátis nostræ præstántes obséquium, dignæ quoque satisfactiónis exhibeámus offícium. _

_ O Dio, fonte di ogni bene, che nel Cuore del tuo Figlio, trafitto dal nostro peccato, ci hai aperto i tesori infiniti del tuo amore, fa' che rendendogli l'omaggio devoto della nostra fede adempiamo anche al dovere di una giusta riparazione. _

Or. Coll.

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In foto:

_ Vulnera Christi e scene dai racconti della Passione, pagine miniate da Libro d’Ore, XIV secolo. The Walters Art Museum, Baltimore.

_ X Regio: Pallium ypsilon ad litteram figuratum in buclé di lana e cotone, shantung di pura seta e opera di agrimani. Gemmatura delle 24 croci e del puntale con 116 perle naturali barocche di diametro mm 6/7 e 174 sfere sfaccettate di occhio di tigre per un totale di 290 gemme applicate. Quattro agrimani.

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Photos from X Regio Roma's post 11/06/2026

X Regio, gennaio 2026 – Dipartimento Greco. Amphia II Koinà (communia) in jacquard di seta e lurex di repertorio decimiano, broccato in seta e lurex di storica tessitura italiana, shantung di pura seta e opera di agrimani.

X Regio, in accordo con la Reverendissima Committenza, ha voluto restituire l’antico uso della stola (come pure delle altre parti del vestiario liturgico di rito greco) in colore discordante da quello della casula, pratica ampiamente testimoniata dalle Sante Icone e dall’iconografia antica sia costantinopolitana che romana; per citare uno dei molteplici esempi, gli affreschi del secolo XI della basilica romana di San Clemente.

Si ha quindi memoria di due paramenti ben distinti, indossati uno sopra l’altro ma non interdipendenti, di cui la stola spesso bianca ha personalità e simbologia compiuta mentre la penula (o casula o phelonion) ricopre il celebrante quale sopravveste ma non per tutto il rito, rimanendo comunque distinta dalla stola anche nel colore. Siamo ben lontani dal “completo” monocromatico ancora di là da ve**re.

Un minimo di nozioni sullo sviluppo storico dell’abbigliamento ecclesiastico frenerebbe qualche “membro” del clero dal concepire stolti pensieri quali “la stola non la metto perché tanto è sotto e non si vede” nella consapevolezza che in antico “stava sotto” solo se e quando si indossava la casula, e comunque sempre risultando visibile nel comparto anteriore.

Decima predica da decenni “senza casula potete dir Messa, senza stola no” ma come ai tempi del Precursore si trova di fronte un deserto intellettuale. E si sforza pure di esemplificarlo, in particolare nelle opere dei Dipartimenti Altomedievale e Greco, purtroppo con sforzi del tutto vani per difetto delle menti ineducabili a cui si rivolge.

Nel caso presente gli amphia sono confezionati giustapponendo un’antica tela jacquard aurata, in archivio tessuti fin dagli ultimi anni dello scorso millennio, con la nuovissima acquisizione di un sorprendente broccato a disegno punteggiato di rinascimentale aspetto. Il tutto elaborato con la consueta tecnica in opera di agrimani secondo una tipica lavorazione decimiana degli albori – portata a universale visibilità dalle opere confezionate per Giovanni Paolo II dal 1996 al 2005 e poi per Benedetto XVI dal 2005 al 2007 – ma pur risalente ai decenni precedenti ovvero alle fonti primigenie dell’opera di X Regio.

Modus operandi che in seguito venne selezionato e massicciamente imitato da Altri che lo resero specifico del loro pseudo-stile contraffattivo, a dimostrazione se mai ve ne fosse bisogno che il proverbio ciociaro “de socera o de nora semo tutti de Sora” (ove Sora sta per Decima), risulta sempre attualissimo.

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