Lig

Lig

Condividi

azure disguise purpling in mesmerizing sky

Ethereal entity
wandering through a spellbound release

21/11/2025

Joaquin Phoenix and Rooney Mara have both come on board as executive producers of “I’m Glad You’re Dead Now”, which won Cannes Film Festival’s short film Palme d’Or earlier this year.

Palestinian Tawfeek Barhom directed, wrote and co-stars in the 13-minute drama. The story follows two brothers who return to the island of their childhood, where hidden tensions and long-buried secrets force them to confront a haunting past that binds them together.

Phoenix said, “This is a film that confronts memory, trauma, and reconciliation in a way that feels urgent and necessary today. I’m proud to be part of its future.” Mara added, “From the moment I saw ‘I’m Glad You’re Dead Now,’ its emotional weight and restrained power stayed with me. I am honored to support Tawfeek’s vision and the film’s continuing journey.”

Joaquin and Rooney will participate in upcoming press, festival introductions, and strategic collaborations to ensure the film’s continued impact and reach.

News Source: Variety

21/11/2025
10/11/2025

Aveva ventisei anni.
E una mente che correva più veloce del tempo.
Scriveva codice come altri scrivono poesia.
Non cercava fama, né denaro. Cercava libertà.
Libertà per le idee. Per la conoscenza. Per l’uomo.

Si chiamava Aaron Swartz.
Era nato a Chicago nel 1986, e a tredici anni aveva già creato un’enciclopedia online, quando Wikipedia non esisteva ancora.
A quattordici contribuì allo sviluppo dell’RSS, il sistema che consente al mondo di ricevere aggiornamenti in tempo reale.
A diciannove lavorò alla nascita di Reddit, una delle piattaforme più influenti del pianeta.

Ma il suo talento non era ciò che lo definiva.
Era la sua idea di giustizia.
Aaron credeva che Internet non fosse un mercato, ma una biblioteca.
Un luogo dove la conoscenza doveva essere libera, e non venduta al miglior offerente.

Quando scoprì che milioni di articoli scientifici restavano chiusi dietro paywall, decise di ribellarsi.
Nel 2011, entrò nel sistema del MIT e scaricò milioni di documenti accademici dal database JSTOR.
Voleva liberarli.
Non per guadagno.
Per principio.

Lo Stato americano reagì come se avesse violato un segreto militare.
Lo accusarono di frode informatica, gli promisero trentacinque anni di carcere e una multa da un milione di dollari.
Aveva ventisei anni.
Era un idealista.
E il mondo lo schiacciò.

L’11 gennaio 2013, Aaron Swartz si tolse la vita nel suo appartamento di Brooklyn.
Aveva visto troppa ingiustizia, troppa miopia.
Aveva capito che la vera prigione non è fatta di sbarre, ma di regole cieche.

La sua morte fece rumore.
Non solo tra i programmatori.
Fece rumore tra chi crede che il sapere sia un diritto, non un privilegio.
Tra chi pensa che la cultura non debba avere un prezzo.

“L’informazione è potere,” scriveva. “E il potere va condiviso.”

Da allora il suo nome è diventato un simbolo.
Ogni volta che leggiamo qualcosa gratuitamente, ogni volta che una conoscenza attraversa un confine senza chiedere permesso,
c’è un po’ di lui in quell’atto.

Aaron Swartz aveva il dono di vedere Internet non come una rete di fili, ma come una rete di persone.
E forse, il suo sogno più grande non era liberare i dati.
Era liberare l’uomo dalla paura di condividerli.

Un ragazzo, un’idea, una vita breve.
Ma abbastanza lunga da ricordarci che la libertà — quella vera — non si compra.
Si difende.
Con un clic, o con il coraggio.

09/11/2025

A Otto e Mezzo, un grandissimo Tomaso Montanari ha detto la cosa più semplice e più vera della serata.

Quando una persona, Giorgia Meloni, che prende quasi mezzo milione l’anno ride dello sciopero, è ovvio che non ha mai dovuto scegliere se pagare la bolletta o la spesa.

E che dietro il disprezzo per lo sciopero c’è un’idea di Paese dove chi protesta è un nemico. Un’idea che viene da lontano. E che fa paura:

“Giorgia Meloni, l'anno scorso, ha dichiarato entrate per 460mila euro: le donne del popolo in questo Paese guadagnano un po' meno.

Non ha mai fatto uno sciopero vero, perché non ha mai fatto un lavoro vero, ha sempre vissuto di politica, non si è mai trovata in condizioni di dover scioperare, di perdere il proprio reddito di quella giornata per scioperare.

Un metalmeccanico di terzo livello, facciamo questo esempio, che guadagna 1440 euro netti al mese, ne perde 66 per scioperare.

Se vuole fare vacanza venerdì, gli conviene prendere le ferie e non scioperare, non so se questo è chiaro.

In questo disprezzo di Giorgia Meloni per il diritto di sciopero, direi che sotto c’è qualcos'altro: cioè c'è una cultura, che è quella di estrema destra di ascendenza fascista, che non accetta il conflitto sociale, naturalmente pacifico e non violento.

Non accetta l'idea che ci siano interessi diversi fra classi sociali diverse. Per loro c'è solo la nazione e gli interessi della nazione li interpreta il governo, chi si oppone è un nemico della nazione e in questa cultura l'uguaglianza non è un valore, la lotta per raggiungerla non è legittima, è proprio il contrario dell'articolo 3 della Costituzione della Repubblica.

Questo credo sia importante capirlo perché questo attacco ai sindacati va insieme all'attacco ai magistrati, all'università, cioè a tutto quello che non è riconducibile al governo come unico interprete degli interessi di tutti.

E questo è un progetto autoritario, è un progetto che ribalta la Costituzione. Anche da queste piccole battute così irrispettose, così indecenti, secondo me lo si capisce”.

Vuoi che la tua figura pubblica sia il Figura Pubblica più quotato a Rome?
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Indirizzo


Roma
Rome
00187