USB Ragusa

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Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di USB Ragusa, Sindacato, Via G. Amendola 27, Ragusa.

23/09/2026

Assemblea nazionale migranti 24 settembre ore 18:30 online, collegati tramite link nei commenti

Con le ultime prese di posizioni del governo, sulla presenza di studenti stranieri nella scuola,con le ultime indagini della magistratura contro il personale sanitario, con il moltiplicarsi delle ronde antirazziste , con l'aumento degli episodi di sfruttamento e schiavismo nel mondo del lavoro, con le crescenti difficoltà per ottenere il permesso di soggiorno, il riconoscimento della protezione internazionale ed anche per qualsiasi documento utile ai cittadini stranieri, la REMIGRAZIONE non è più propaganda ma e' una pratica informalmente penetrata nella cittadinanza. Evitare che degeneri in una politica un, razzista e fascista e' oggi compito soprattutto del movimento dei lavoratori. Riportare al centro della discussione politica il tema del rispetto dei diritti di cittadinanza e dei diritti nel mondo del lavoro è uno dei punti centrali di confronto dell' assemblea nazionale on line del 24 settembre alle ore 19.
No alla REMIGRAZIONE
Organizziamo il coordinamento dei lavoratori migranti!

Photos from USB Ragusa's post 22/09/2026

Contro la remigrazione, regolarizzazione per tutti i lavoratori e le lavoratrici migranti. Assemblea a Vittoria dell' Unione Sindacale di Base

13/09/2026
30/07/2026

https://www.facebook.com/share/1D4U2Dw3Rd/

+++EDITORIALE+++

L’Italia va alla guerra
Mentre l’Ilva chiude, l’inflazione torna a correre e i salari riprendono a scendere, Tajani e Crosetto chiedono prestiti per le armi.

Si chiama SAFE, Security Action For Europe, ed è un programma di prestiti europei a lunga scadenza per l’acquisto e la fabbricazione di nuovi armamenti. Questi includono munizioni e missili, sistemi di artiglieria, droni e sistemi anti-drone, nonché sistemi di difesa aerea e missilistica, protezione delle infrastrutture critiche, protezione degli asset spaziali, sicurezza informatica, tecnologia AI e sistemi di guerra elettronica. La Presidente della Commissione europea Ursula Van der Leyen ha avuto modo di spiegare più volte, in modo molto esplicito, che questo programma finanziato con 150 miliardi di euro serve a preparare l’Europa entro il 2030 alla guerra contro la Russia.
Pochi giorni fa il ministro degli esteri Tajani ha reso noto che l’Italia ha fatto richiesta di un prestito di 14,9 miliardi di euro del programma Safe, specificando che sarà poi il ministro della difesa Crosetto a indicare i progetti sui quali viene chiesto il finanziamento.
In Italia il governo Meloni è molto attento alla comunicazione, soprattutto quando si parla di guerra. Mentre in Europa sono molto più chiari e spiegano che la popolazione deve prepararsi alla guerra, qui da noi si usano argomenti più ibridi per nascondere i fatti, come l’accesso alle nuove tecnologie, il sostegno all’occupazione e, naturalmente, la necessità di difendersi.
Ma il dato eclatante è che, davanti ad una drammatizzazione della situazione economica, con migliaia di posti di lavoro a rischio nel settore siderurgico e con la certificazione che i salari hanno ripreso a scendere nonostante i decantati rinnovi contrattuali, il governo chiede prestiti per le armi. E che prestiti!

Del resto, viene da dire, dal lato delle opposizioni tutto tace. La Schlein ha ribadito recentemente, in una lunga intervista sul Foglio, l’appoggio incondizionato all’Ucraina e quindi il via libera a nuovi finanziamenti per proseguire la guerra con la Russia. E’ la conferma delle posizioni assunte in tutti questi anni di completo appiattimento sulla linea guerrafondaia della Ue e della Nato e che, indirettamente, giustifica poi anche la scelta del riarmo.
Dal fronte sindacale l’attenzione invece è rivolta a ben altro. Proprio ieri, 29 luglio, sono tornati a riunirsi Confindustria e 14 associazioni datoriali assieme a Cgil, Cisl e Uil, per proseguire nella costruzione del Patto che dovrà portare a sancire, una volta per tutte, l’assoluto monopolio dei diritti sindacali nelle mani della triplice. Anche questo in fondo è funzionale alla guerra, aiuta a tenere bassi i salari e a contenere l’incazzatura del mondo del lavoro.

Forse è ora di ricominciare a pensare che non abbiamo molte vie d’uscita. Tra queste ce n’è una che dice: blocchiamo tutto! Per la pace, per il salario, per il lavoro, blocchiamo tutto.

04/07/2026

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USB Braccianti. Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola a Bari

In questo momento un centinaio di braccianti del ghetto di Torretta Antonacci hanno occupato la BASILICA DI SAN NICOLA A BARI . I 30 milioni per Torretta Antonacci li avete persi voi: ora fondi contro le baracche e documenti per tutti
Da questa mattina siamo dentro la basilica di San Nicola a Bari. Siamo un centinaio di braccianti e ci siamo rinchiusi qui, nel cuore di questa città, perché fuori nessuno ci ascolta. Veniamo dalle baracche di Torretta Antonacci, arriviamo dai campi dove alle sei del mattino stiamo già curvi sui filari. E da qui non ce ne andiamo finché il presidente della Regione Puglia Decaro e il governo Meloni non daranno un segnale chiaro e concreto: soluzioni vere contro le baracche, subito, e documenti per tutti. Non parole, non tavoli, non promesse. Atti. Perché occupiamo una chiesa? Perché è l'unico luogo di questa città dove la nostra vita vale ancora qualcosa. Per lo Stato non esistiamo: esistono le nostre braccia quando c'è da raccogliere il pomodoro, e spariscono i nostri corpi quando c'è da darci un tetto, un documento, un nome.
Il 30 giugno è scaduto il PNRR, e con esso sono morti per sempre i 30 milioni di euro stanziati per il superamento di Torretta Antonacci, il più grande ghetto agricolo della Capitanata, Trenta milioni. Persi. Bruciati. E non è stata la sfortuna, non è stata la burocrazia: siete stati voi. Torretta Antonacci non è arrivata "in ritardo" alla scadenza: l'avete esclusa voi, mentre il vostro commissario straordinario ammetteva davanti alla Corte dei Conti che i tempi non c'erano più. La Corte dei Conti aveva segnalato San Severo tra i casi critici d'Italia: cronoprogrammi impossibili, convenzioni mai firmate, cantieri mai aperti. Quattro anni di riunioni in Prefettura, tavoli tecnici, commissari, passerelle e fotografie. Risultato: zero alloggi, zero dignità, 30 milioni in fumo. Governo, Regione, Prefettura e Comune hanno scelto, ciascuno per la propria parte, di lasciarci nel ghetto. Perché un bracciante senza documenti e senza casa è un bracciante in ginocchio, e un bracciante in ginocchio costa poco.
Noi ci spezziamo la schiena a 40 gradi. Moriamo letteralmente di caldo e di fatica sotto il sole, ora dopo ora, cassone dopo cassone, per raccogliere i pomodori, gli ortaggi e la frutta che finiscono sulle vostre tavole. Il cibo che mangiate passa dalle nostre mani. Il made in Italy di cui vi riempite la bocca nei convegni sta in piedi sulle nostre schiene. E noi moriamo come foglie, uno a uno, nei campi e nelle baracche. Ad aprile è morto Alagie, a gennaio Mamadou e tanti altri fratelli di estate muoiono per il caldo e di estate per il freddo. E lo diciamo forte: viviamo nelle baracche non perché siamo clandestini, ma perché ci avete resi ostaggi della vostra burocrazia. Abbiamo in tasca i permessi C3, i rinnovi e le richieste di asilo ferme da anni nelle questure e nelle commissioni. Lavoriamo, produciamo, mandiamo avanti l'agricoltura di questo Paese, e ci negate perfino un pezzo di carta. Ora basta: documenti per tutti, perché chi lavora questa terra ha il diritto di viverci da persona libera, non da fantasma ricattabile nelle mani dei caporali.
E non provate a raccontarci che i fondi "torneranno in altra forma". Senza uno stanziamento nazionale immediato, vincolato e verificabile, quei 30 milioni sono spariti per sempre e lo sapete. Noi la nostra proposta l'avevamo già messa sul tavolo: un villaggio progettato insieme agli abitanti, con percorsi di urbanistica partecipata, case vere, spazi comuni, dignità. L'avete ignorata, come avete ignorato noi. Ora ve la riportiamo dentro una cattedrale occupata.

La pazienza è finita. L'occupazione della Cattedrale è solo l'inizio. Davanti a noi c'è la stagione della raccolta del pomodoro e noi siamo pronti a fermarla: scioperi nel pieno della raccolta, presidi permanenti sotto i palazzi del potere, blocchi e manifestazioni in tutta la Capitanata. Il cibo arriva sulle vostre tavole grazie alle nostre braccia: ricordatevi che quelle braccia possono fermarsi.
Non usciremo da qui a mani vuote. Pretendiamo:
- lo stanziamento immediato, con fondi nazionali, di risorse pari a quelle p***e, vincolate al superamento reale di Torretta Antonacci e decise con noi, non sopra le nostre teste;
acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base da subito nell'insediamento, perché nessuno può sopravvivere un'altra estate così;
- documenti per tutti: sblocco immediato dei permessi, dei rinnovi e delle richieste di asilo ferme da anni, rilascio di un permesso biennale per ricerca occupazione;
Non chiediamo carità: pretendiamo giustizia. Il tempo delle vostre promesse è scaduto il 30 giugno, insieme ai vostri fondi. Il tempo della nostra lotta comincia adesso.

USB Braccianti

Photos from USB Ragusa's post 03/07/2026

Verità e giustizia per Daouda!

27/06/2026

Caldo estremo e stress termico: non basta il ricorso alla Cig, serve stop al lavoro nelle ore più calde e misure che coprano l’intero salario

Il caldo estremo dovuto al cambiamento climatico causa gravi rischi legati allo stress termico per la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto quelli impiegati in lavori all’esterno. Il Consiglio dei Ministri ha varato una norma che prevede la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione in deroga per lo stop al lavoro nelle ore più calde, una misura che non copre però l’intero salario previsto ma solo l’80% della paga oraria.

Riteniamo che questa misura decisamente insufficiente: oltre allo stop al lavoro nelle ore più calde, sia per i lavori all’esterno che per quelli in spazi non adeguatamente ventilati e climatizzati su tutto il territorio nazionale, siamo convinti serva una misura che copra il 100% del salario. Quest’ultimo in molti casi è già insufficiente, non coprendo l’inflazione che sta affrontando in questo periodo tutta la cittadinanza del Paese.

Le aziende e le amministrazioni devono garantire misure tecniche adeguate per affrontare il caldo estremo sul lavoro, che da emergenza è diventato purtroppo strutturale, garantendo il diritto alle pause, la climatizzazione dei locali, un adeguata distribuzione di acqua. Le aziende ricevono fondi, ottengono defiscalizzazioni e in ultimo fanno impresa sulla fatica e sulle vite dei lavoratori; le stesse imprese che non investono e non fanno prevenzione in sicurezza: il cambiamento climatico richiede interventi che sono in capo alle aziende che non possono scaricare i costi su chi lavora.

USB è pronta alla mobilitazione e sollecita tutte le strutture territoriali, le RSU, RSA e le RLS ad attivarsi nei confronti delle aziende e delle istituzioni preposte al fine di garantire la sicurezza di lavoratrici e lavoratori, non escludendo il ricorso allo sciopero.

Sul SITO WWW.USB.IT trovate in allegato la nota operativa per i delegati USB su come difendersi dal caldo estremo sul posto di lavoro e il vademecum sullo stress termico.

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