Avv. Emma Contarini
Emma Contarini, una scelta etica. Professionista con vent'anni di battaglie ambientaliste al fianco delle associazioni e dei comitati
17/06/2026
IL CLIENTE NON HA SEMPRE RAGIONE
11/06/2026
GLI AVVOCATI NON SONO UN CALL CENTER.
Testo di Helga Incastrone (2023), condiviso con il suo gentile consenso 🌷
"Gli avvocati non sono un call center con numero verde per assistenza gratuita telefonica H 24, 7 giorni su 7.
Vi illumino dicendovi che al call center rispondono h 24, 7 giorni su 7, fornendo assistenza gratuita perché gli operatori sono pagati dall'azienda, lavorano al massimo 8 ore al giorno e si danno il cambio per permettere la continuità del servizio.
L'avvocato, non è un robot, è uno ed è un essere umano, esattamente come gli altri, quindi, ha gli stessi bisogni e necessità di qualunque persona ovvero mangiare, dormire, lavarsi, dedicarsi alla famiglia, ecc...
L'avvocato, quindi, non si chiama alle 7 del mattino, alle 2 del pomeriggio o la domenica, salvo casi eccezionali e di estrema urgenza oggettiva.
L'avvocato non è un call center e svolge la propria attività professionale presso il proprio studio, non al telefono, ed è lì che riceve i clienti, in orari umani, per l'assistenza professionale, la formulazione di pareri e soluzioni che non necessariamente devono avere risvolti giudiziari.
Quando l'avvocato riceve, ascolta, consiglia, propone soluzioni ai problemi che gli vengono sottoposti, non sta trascorrendo una porzione del proprio tempo in compagnia per fare quattro chiacchiere ludiche ma sta lavorando e, quindi, il suo tempo e la sua consulenza vanno pagati.
L'avvocato non è un negozio nel quale entrate a guardare la merce e se non vi piace, non comprate, uscite dicendo "grazie, arrivederci"!
Quando entrate nello studio di un avvocato, avete già deciso di comprare a prescindere dal fatto che ciò che vi verrà detto o consigliato, vi piacerà o meno.
L'avvocato non è un call center, quindi, smettete di estorcere pareri telefonici, per non pagare le consulenze, credendovi furbi, non lo siete affatto.
Imparate ad avere rispetto per tutti coloro che svolgono questa professione e se non potete pagare l'attività stragiudiziale, risolvetevi i vostri problemi con Google".
05/06/2026
Una precisazione affettuosa (ma necessaria) sugli avvocati.
Gli avvocati non danno consigli al bar, non dispensano opinioni come fossero commentatori sportivi e, soprattutto, non fanno previsioni del futuro.
Gli avvocati rilasciano pareri ed effettuano consulenze.
Dietro una risposta che spesso arriva in pochi minuti, ci sono ore di studio, fascicoli da leggere, giurisprudenza da analizzare, strategie da valutare, udienze da affrontare e decisioni tecniche da assumere. Molto spesso quando gli altri hanno già spento il computer e sono a cena.
Per questo, ogni tanto, un semplice "grazie Avvocato" è gradito. Ma da solo non basta a comprendere il valore del lavoro svolto.
C'è poi un altro equivoco da chiarire.
L'avvocato non è un amico. Può essere cordiale, disponibile, persino empatico. Può condividere le vostre preoccupazioni e combattere con determinazione la vostra battaglia. Ma non lo fa perché vi vuole bene.
Lo fa perché ha ricevuto un incarico professionale.
Non è "dalla vostra parte" per affetto, ma per mandato.
E attenzione: non sempre è tenuto a dirvi ciò che pensa intimamente del vostro caso. Ciò che conta davvero non è il suo stato d'animo, ma la qualità tecnica con cui esercita la difesa e tutela i vostri interessi.
La professione forense è una cosa seria. Non banalizziamola e non commettiamo l'errore di confondere il rapporto professionale con quello personale.
Se il vostro avvocato vi ascolta, vi rassicura, risponde alle telefonate improbabili il sabato e affronta problemi che non sono suoi come se lo fossero, non significa che sia diventato un familiare.
Significa che sta facendo bene il suo lavoro.
E, credetemi, spesso lo sta facendo mettendo la sua vita privata dopo le esigenze dei clienti.
Buona cena a tutti
Avv. Luana Sciamanna
23/05/2026
07/05/2026
N𝐨𝐧 𝐡𝐚𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚, 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐯𝐯𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨
"... esiste un limite? Ci sono delle cause che ti rifiuteresti di difendere? «Se mi fai questa domanda, vuol dire che non hai capito che cosa significa, essere avvocato. Io non difendo nessuna causa, ma non rifiuto nessun imputato... Noi, per fare l’esempio dei reati più malvisti, non difendiamo la pedofilia o il terrorismo, naturalmente, ma siamo pronti a difendere un pedofilo o un terrorista. Devono essere difesi, è la legge. E allora sì, certo che a volte faccio fatica, è più facile difendere un rapinatore con cui potrei andarmi a bere un bicchiere quando uscirà di prigione che un tizio che si eccita guardando video di decapitazioni, ma è essenziale distinguere il tizio dall’atto. Essere avvocato significa questo: fare tutto il possibile perché l’imputato venga giudicato secondo il diritto e non secondo le passioni. E poi, quando tutti gli hanno voltato le spalle, essere l’ultimo a tendergli ancora la mano».
Emmanuel Carrère "Bataclan, il processo del secolo"
05/05/2026
Condanna più pesante per chi non paga l’assegno e ignora i figli La Cassazione conferma il concorso di reati: chi nega il mantenimento e l’affetto ai minori rischia una pena doppia per la violazione degli obblighi.
05/05/2026
⚖️⚖️Affidamento paritetico alternato del figlio minore in accoglimento di richiesta di un solo genitore, qualora serva a garantire maggiore continuità affettiva con entrambi i genitori.
IL CASO
La madre di minore di anni 10 adiva il Tribunale ordinario di Perugia, chiedendo che venisse pronunciata la separazione personale dal coniuge; in ordine alle modalità di collocazione del figlio minore, la predetta chiedeva l’affidamento condiviso del bambino, con collocazione prevalente presso di sé; il riconoscimento di contributo di mantenimento da parte del padre, oltre all’attribuzione di assegno di mantenimento in proprio favore.
Si costituiva in giudizio il padre, il quale, evidenziando una cura paritaria del bambino, chiedeva l’applicazione di un collocamento paritetico dello stesso, con alternanza di regimi settimanali; richiedeva, altresì, la contribuzione in via diretta del figlio nei tempi di rispettiva permanenza e ciò anche in ragione della sostanziale equivalenza delle condizioni economiche delle parti.
Circa l’assegno di mantenimento richiesto dalla coniuge, il resistente ne contestava la debenza tenuto conto dell’attività di manicure esercitata dalla stessa presso la propria abitazione, con introiti non dichiarati ma, tuttavia, documentati dal marito.
Con provvedimento del 28 aprile 2026, in accoglimento delle richieste del resistente, il Tribunale di Perugia disponeva l’applicazione di un “collocamento pressoché paritetico del minore presso entrambi i genitori, tenuto conto del fatto che il bambino ha già compiuto 10 anni ed è abituato ad essere accudito e seguito sia dalla madre sia dal padre” anche con l’ausilio dei nonni.
Proseguiva il Tribunale “ la vicinanza delle abitazioni” entrambe site nello stesso Comune “ben consente un collocamento alternato, rendendo gli spostamenti semplici e veloci. In tale contesto il fastidio determinato dallo spostamento tra le due abitazioni deve ritenersi ampiamente compensato dal beneficio del mantenimento di ampi tempi di frequentazione con entrambe le figure genitoriali. In tal modo peraltro viene garantita una partecipazione parimenti incisiva di entrambi i genitori alla vita del figlio”.
In via a ciò conseguente, il Tribunale accoglieva parimenti la richiesta di contribuzione diretta del minore in base ai rispettivi tempi di permanenza presso ciascuno dei genitori.
Rigettata, infine, la richiesta di assegno di mantenimento in favore della coniuge, stante l’attività lavorativa dalla stessa prestata, ritenuta ampiamente provata, per quanto non dichiarata dalla medesima.
02/05/2026
Corte di Cassazione, Sez. VI, sent. del del 24 aprile 2026, n. 14882.
15/12/2025
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