Dott. Pasquale Rescigno
il Dott. Pasquale Rescigno è un fisioterapista specializzato in posturologia, terapia manuale e ria
Pasquale Rescigno è un fisioterapista specializzato in posturologia, terapia manuale e riabilitazione sportiva
Ogni mattina milioni di persone salgono sulla bilancia e leggono un numero. Poi decidono come sarà la giornata in base a quel numero.
Il problema è che il corpo quel numero non lo legge.
Il corpo legge carico.
Ogni chilo in più è lavoro extra: per le ginocchia quando scendi le scale, per le anche quando ti alzi dalla sedia, per la colonna che ti tiene in piedi tutto il giorno. E per tutto il sistema che quei distretti li tiene in movimento.
E non è solo una questione meccanica. Il grasso in eccesso non è materiale inerte parcheggiato lì: dialoga con il resto del corpo e partecipa a quella infiammazione di fondo di cui si parla sempre di più.
Per questo la domanda che faccio in studio non è “quanto pesi”. È: con quanto carico si muove il tuo corpo?
Un peso sano non è un’estetica da raggiungere. È meno usura sulle articolazioni, è più libertà di movimento nel tempo, senza l’ossessione del numero.
Non è questione di bilancia. È questione di come ti muovi oggi — e di come ti muoverai fra vent’anni.
Se il peso ti sta cambiando il modo di muoverti, è un segnale che merita una valutazione, non un altro mese passato a guardare la bilancia.
Salva questo video e seguimi: qui il corpo te lo spiego bene.
Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.
Vivi in apnea e non te ne accorgi.
Sotto stress il respiro si fa corto e sale nel petto, il diaframma si blocca. Quel respiro corto dice al cervello “allarme”, il cervello alza lo stress, e lo stress blocca ancora di più il respiro. Un circolo che si autoalimenta.
Si spezza dove è nato: respiro lento, profondo, dalla pancia. Non cancella lo stress, ma ti fa uscire dall’apnea.
Mano sulla pancia. 2 minuti. Stasera.
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Un atleta non si gioca le prestazioni in allenamento. Se le gioca nelle 22 ore in cui non si allena.
Guardiamo tutti all’ora di lavoro intenso. Ma è nel resto della giornata che il corpo si costruisce o si rompe: come recuperi, come dormi, come gestisci il carico.
Dal punto di vista fisioterapico il sovraccarico raramente nasce da un singolo gesto. Nasce da un recupero insufficiente, ripetuto nel tempo: il tessuto non fa in tempo a ripararsi prima dello stimolo successivo.
Per questo il lavoro non finisce sul lettino. Guardo le abitudini fuori: il sonno, la gestione dei picchi, i segnali che il corpo manda molto prima di cedere.
La prestazione si costruisce dove nessuno guarda. Fuori dal campo.
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28/07/2026
Overtraining: quando allenarsi diventa un danno 🏃♂️
A luglio ci si allena di più: corsa, palestra, preparazioni estive. Ma c’è una cosa che dico spesso ai miei pazienti: più non è sempre meglio.
Il punto non è quanto ti alleni, ma quanto recuperi. Quando intensità e frequenza superano la capacità di recupero del corpo, l’allenamento smette di costruire e inizia a consumare.
Il recupero non è una pausa, non è tempo perso. Durante lo sforzo il corpo accumula micro-stress: è normale, è l’innesco. È nel recupero che si ricostruisce, un po’ più forte di prima. Se salti quella fase, il debito si accumula — e prima o poi si paga.
Ci sono dei segnali che meritano attenzione: una stanchezza che il riposo non toglie, dolori persistenti, sonno che non ristora, umore giù, prestazioni in calo pur allenandoti di più, e infortuni più frequenti. Non sono una diagnosi, ma un invito ad ascoltarti.
Come restare nella zona giusta? Ascolta il corpo prima del programma, varia gli stimoli, pianifica il recupero come parte dell’allenamento, cura alimentazione e sonno: è lì che avviene la ricostruzione.
Se questo modo di spiegare il corpo ti è utile, salva il post e seguimi: qui il corpo te lo spiego bene.
Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.
Da cosa parte la nevralgia del pudendo? 🔎
È una delle prime domande che mi sento fare. E quasi tutti cercano una causa. Una sola.
Ma quasi mai funziona così.
Nella maggior parte dei casi non c’è un colpevole unico: è una somma di fattori che si accumula nel tempo 👇
• una compressione dove il nervo passa stretto
• un pavimento pelvico rimasto troppo contratto (spesso per stress)
• una vecchia caduta o un intervento di anni prima
• troppe ore seduto su superfici dure
Da soli, magari, non basterebbero. Messi insieme, sì.
Ecco perché capire quali fattori pesano nel tuo caso non è un dettaglio: cambia la strategia. Una compressione meccanica si gestisce in un modo, un ipertono da stress in un altro, un’irritazione che parte dalla colonna in un altro ancora.
Per questo un percorso serio parte sempre dalla tua storia. Non da uno schema uguale per tutti.
📌 Salva questo post e seguimi: qui si parla di nevralgia del pudendo senza tabù.
⚠️ Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione individuale.
24/07/2026
La postura della preoccupazione 🧠➡️💪
Lo stress non resta nella testa. Lo vedo tutti i giorni: scende nelle spalle, nel collo, nella mandibola. E col tempo diventa una vera e propria corazza invisibile — la indossi senza nemmeno accorgertene.
Quando osservo un corpo teso, la riconosco a colpo d’occhio: testa protratta in avanti, spalle sollevate e chiuse, torace compresso, mandibola serrata. È la “postura della preoccupazione”.
Ecco come la leggo. Alcuni muscoli si accorciano — pettorali, flessori dell’anca, cervicali anteriori — mentre altri si indeboliscono, come romboidi e glutei. Il carico si sposta, altri muscoli vanno in sovraccarico. Per questo il dolore, spesso, non è dove lo senti.
Da dove parto io? Da tre cose semplici. La consapevolezza — accorgersi della corazza è già iniziare a scioglierla. Il respiro diaframmatico, che riapre il torace e fa scendere le spalle. E il movimento, che rimette in moto le catene rimaste ferme.
Questi segnali meritano una valutazione. Se ti ci ritrovi, salva il post e seguimi: qui il corpo te lo spiego bene.
Contenuto divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale individuale.
Il dilettante più a rischio? Sei tu. 🏃♂️
Ti alleni con la testa di un professionista — passione, ambizione, voglia di spingere.
Ma senza la squadra che protegge un professionista: tempo di recupero, staff, monitoraggio costante.
È lì, in quel limbo, che ci si fa male. Non per poco impegno → per troppo impegno senza rete. Il corpo accumula in silenzio, e a un certo punto presenta il conto.
La soluzione non è spingere di meno. È spingere con criterio:
🔹 ascoltare i segnali del corpo
🔹 costruire il recupero con la stessa cura con cui costruisci l’allenamento
🔹 fermarti un giorno prima, invece che un mese dopo
Questa è la vera disciplina di chi fa sul serio. 💪
📌 Salva questo video e seguimi: ti mostro come ragiono.
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Dott. Pasquale Rescigno · Studio SpineLab
21/07/2026
Il freddo che fa bene: cos’è davvero l’ormesi 🧊
Con questo caldo di luglio l’acqua gelida sembra una liberazione. Ma il freddo non è solo sollievo: se usato con criterio, è un piccolo allenamento per il corpo.
Gli scienziati la chiamano ormesi: un disagio breve e controllato che, invece di indebolirci, insegna al corpo ad adattarsi e a diventare più resiliente. Come una pianta esposta al vento, che irrobustisce le radici.
Quando ci si espone al freddo i vasi si stringono per proteggere il calore degli organi; quando il freddo finisce si riaprono, e arriva sangue caldo e ossigenato. È da questo “gioco” che nascono i benefici che si osservano: recupero muscolare, una sensazione di calma legata al nervo vago, più lucidità mentale e un piccolo stimolo al metabolismo.
Attenzione però: qui la parola d’ordine è gradualità. Non si parte “buttandosi”, ma dalla doccia, pochi secondi, respirando lentamente. Mai da soli e — lo dico da professionista — non è una pratica adatta a tutti: con condizioni cardiovascolari serve prima il parere del medico. Sul freddo, la sicurezza viene sempre prima.
Se questo tema ti incuriosisce, salva il post e seguimi: qui il corpo te lo spiego bene.
Per il tuo corpo, una notifica e un leone sono la stessa minaccia. Reagisce allo stesso modo, decine di volte al giorno.
È la risposta di lotta o fuga, nata per il pericolo vero. Oggi si accende per una coda nel traffico, una scadenza, lo schermo che vibra. Il problema non è la reazione: è che non si spegne più. E ormai la chiamiamo normalità.
Quando resta sempre attiva, le surrenali rilasciano cortisolo e adrenalina senza sosta. Utili per un picco, logoranti se costanti. Il cortisolo alto a lungo lavora in silenzio: abbassa le difese, disturba il sonno, annebbia la lucidità.
E non si ferma al corpo. La mente stanca cerca scorciatoie — cibo, divano, rinvii — che nel tempo alimentano altro stress. Come se la fatica mentale ti nascondesse proprio le strade che sapresti giuste.
La buona notizia è che una leva diretta sul sistema nervoso ce l'hai sempre con te: il respiro. Ma di quello ti parlo nel prossimo video 👇
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