TeatrInGestAzione
teatringestazione.com Opera nell'ambito dello spettacolo dal vivo, su scala internazionale, occupandosi di creazione, formazione, curatela e progetti sociali.
Teatringestazione, riconosciuta dal Ministero della Cultura come impresa di produzione di teatro di innovazione nell'ambito della sperimentazione, ha sede a Napoli dal 2006. Il lavoro della compagnia si caratterizza per un approccio che integra performance, installazioni e pratiche partecipative, abbracciando una vasta gamma di linguaggi espressivi e ponendo particolare attenzione al rapporto tra
08/10/2025
China we are coming!
Did you Vote for “GOLDEN AGE”?
05/10/2025
Per la seconda volta a distanza di 3 anni, Teatringestazione è tra le 10 finaliste della Categoria 1 del prestigioso Art Explora - Académie des Beaux-Arts European Award 2025.
Il nostro progetto in concorso, “GOLDEN AGE”, incarna vent'anni di ricerca sul campo, dedicati a un teatro che abbatte i confini tra scena e società.
Al centro di questo lavoro vi è la relazione tra detenuti adulti e i loro figli adolescenti, uniti in un percorso di formazione, creazione e professionalizzazione teatrale. Il nostro metodo trasforma il carcere di Secondigliano in un laboratorio umano e artistico permanente, un ibrido spazio di incontro i cui valori sono insieme sociali, poetici e politici.
Gli spettacoli prodotti dai partecipanti e le performance di artisti internazionali invitati entrano in una programmazione regolare aperta al pubblico esterno, rendendo il carcere un luogo di cultura accessibile e di scambio con la comunità esterna.
Siamo in gara per il Category Award e l'Audience Choice Award. La vostra preferenza è un voto concreto per un'arte che costruisce legami e rende il teatro un bene comune necessario.
Il vostro sostegno può fare la differenza.
Votate "GOLDEN AGE" entro il 12 ottobre.
https://vote.artexplora.org/?projet=1758872136811x780044550442954800&lang=en
18/09/2025
Disappearing in South Korea 🌬️🍃
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Our Story
VOCAZIONE: Cerchiamo il principio poetico: in ogni atto, verbo, suono, silenzio, nel nostro essere presenti, cerchiamo di acCadere oltre l’estremo limite della poesia. In caduta libera cerchiamo l’impatto con la bellezza, che frantuma il significato, e libera il senso dalla forma, lo scompone in sentimento altro, che non ha umano nome. Cerchiamo la sorpresa. E lo stupore della scoperta.
Il lavoro di TeatrInGestAzione si scrive direttamente in scena e prende forma di dialogo intersoggettivo tra la coppia Gesualdi-Trono. In spirito e corpo, o come direbbe Nancy:
“due corpi, uno di gloria e l’altro di carne, si distinguono in questa partenza e si appartengono l’un l’altro”.
L’obiettivo fondante è la creazione della bellezza come atto politico, diretto a squarciare il quotidiano, fratturare l’idea, dare luogo ad una vertigine poetica, muovendosi sulla verticale abisso / volo.
Gesualdi-Trono perseguono un'estetica che possa sorprenderli nel suo sorgere, essenziale. Hanno iniziato il loro lavoro con una fede che resta tutt'ora viva: ogni atto poetico è un atto politico.
Nel nostro dialogo quotidiano lavoriamo per superare il “ruolo” a favore di una “posizione”, determinata dal sapere tecnico che si possiede e dall’ampiezza del proprio raggio di visione. Una posizione mobile nello spazio d’azione, interscambiabile, al servizio della visione.
Non costruiamo un’opera per dire la nostra opinione, ma per apprendere, semmai per meravigliarci, per domandarci ancora, per ampliare il margine di domanda, come un viaggiatore che si costruisce il paesaggio che di lì a poco attraverserà. Ci interessa l’origine delle cose, l’essenza. Come se l’obbiettivo fosse prima di noi. Quel che non sappiamo è tutta la meraviglia che cerchiamo, la stessa che si può provare di fronte ad un paesaggio inatteso, dove la bellezza è dappertutto, pervade come esperienza e restituisce all’osservatore una domanda.
Il punto di vista del creatore coincide con quello dell’osservatore di fronte allo stesso paesaggio. La prima regola per noi è dunque costruire un paesaggio intonato. Pensare il teatro come un approdo in un luogo sconosciuto in cui tutto è da fondare.
Si tratta non già di raccontare una storia, ma di “formalizzare/aesthetizzare” una domanda, che dice la nostra condizione di fronte al mistero dell’esistenza. Si giunge alla domanda quando si è esaurita ogni possibile realtà, consumata ogni possibilità di rappresentazione. Allora accade di essere. Dare corpo. Farsi immagine.
Si tratta di scongiurare ogni possibilità di identificazione, che rassicura e consola. Il teatro è per noi è arte senza cittadinanza. Gli attori prendono posizione in un paesaggio appena il tempo per definirne l’imminente fine.
Molti dei nostri lavori mantengono una struttura tematica aperta in cui gli attori si richiamano e si rispondono, abitando l’immagine che fabbricano. È il corpo stesso che si fa discorso, visione.
Il corpo in scena è sempre portatore di una domanda sulla presenza, sul senso primo del suo essere lì in quel luogo. E’ questa domanda che prepara l’attore ad un atto totale, fino a trascendere in corpo-paesaggio dove lo spettatore approda.
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