IO ABITO
Nelle mura di una casa abbattuta scorre il sangue di chi, con enormi sacrifici, l’ha costruita. Giuseppe Comentale
La chiusura della Sonrisa non è il fallimento di un’azienda. È il fallimento della politica.
Oggi si chiudono i cancelli del Castello delle Cerimonie, ma insieme a quei cancelli si chiude anche una pagina che certifica il fallimento della politica degli ultimi cinquant’anni.
E questo accade proprio a Sant’Antonio Abate, in un Comune guidato da un sindaco al secondo mandato così forte da non aver avuto nemmeno una vera alternativa elettorale. Se questo è il modello amministrativo migliore che la politica riesce a esprimere, viene spontaneo chiedersi cosa accada dove le amministrazioni sono ancora più deboli.
Perché la Sonrisa non è nata ieri. Non è stata costruita in segreto
**2013: quando siamo stati protagonisti e abbiamo fatto paura alla politica.**
Molti ricordano le elezioni del 2013 per lo stallo politico che ne seguì. Io le ricordo per un altro motivo: fu l'unica volta in cui i comitati e le associazioni che si battevano contro le demolizioni delle case di necessità riuscirono a diventare protagonisti della scena politica nazionale.
In quel periodo eravamo uniti, organizzati e determinati. Grazie all'intuizione del senatore [Francesco Nitto Palma](chatgpt://generic-entity?number=0), due rappresentanti del nostro mondo furono candidati nelle liste del Popolo della Libertà. Non in posizioni di favore, ma con una sfida chiara: dimostrare che dietro questa battaglia c'erano centinaia di migliaia di famiglie e milioni di cittadini pronti a far sentire la propria voce.
Con Peppe Comentale abbiamo attraversato la Campania, riempiendo sale e incontri pubblici, portando ovunque una battaglia che fino a quel momento era stata trattata come un problema marginale. E invece marginale non era affatto.
I risultati furono evidenti. Il Popolo della Libertà in Campania ottenne un risultato che andò ben oltre le previsioni dei sondaggi, diventando determinante negli equilibri politici di quella fase. Per la prima volta la politica nazionale comprese che il tema delle demolizioni, del diritto alla casa e della tutela delle famiglie non poteva più essere ignorato.
Purtroppo, negli anni successivi, quella forza si è dispersa tra divisioni, promesse non mantenute e scelte politiche che hanno indebolito una rappresentanza costruita con enormi sacrifici. Ma la lezione di quel periodo resta intatta.
Quando siamo divisi siamo soltanto cittadini che protestano. Quando siamo organizzati diventiamo una forza che la politica è costretta ad ascoltare.
Per questo, guardando al 2027, credo che la strada sia una sola: riorganizzarci, crederci e lavorare più con il cervello e meno con la rabbia. Meno lamentele, più strategia. Meno individualismi, più comunità.
Perché il problema che affrontiamo riguarda milioni di cittadini. E milioni di cittadini, quando sono organizzati, possono decidere il destino di un'elezione, di un governo e delle scelte di un'intera nazione.
Il 2013 ci ha dimostrato che è possibile.
Adesso tocca a noi dimostrare di aver imparato la lezione.💪🏻🇮🇹🏠
12/06/2026
ABUSI EDILIZI. IL PARADOSSO DELLE DEMOLIZIONI DOPO 40 ANNI Osservando questa immagine mi viene spontanea una domanda. Se un’opera è abusiva, se è insanabile, se non esiste e non esisterà mai una legge capace di regolarizzarla, perché non viene demolita imm…
11/06/2026
IL PARADOSSO DELLE DEMOLIZIONI DOPO 40 ANNI
Osservando questa immagine mi viene spontanea una domanda.
Se un’opera è abusiva, se è insanabile, se non esiste e non esisterà mai una legge capace di regolarizzarla, perché non viene demolita immediatamente?
Da anni sosteniamo che la vera tutela del territorio si fa quando l’abuso nasce, non quando è ormai diventato una casa, un investimento di una vita o un intero piano realizzato sotto gli occhi di tutti.
Troppo spesso assistiamo a demolizioni eseguite dopo 30 o 40 anni. Ma la verità è che quelle demolizioni non avvengono perché il Comune si sveglia improvvisamente. Avvengono perché esiste una sentenza penale definitiva, passata in giudicato dopo anni di processi, che impone l’esecuzione.
A quel punto il giudice ordina la demolizione, ma non dispone di mezzi, fondi o strutture operative. Deve necessariamente rivolgersi al Comune, che esegue.
E allora la domanda è semplice:
Perché questa collaborazione tra istituzioni non avviene subito?
Se un immobile viene sequestrato e tutti sanno che non potrà mai essere sanato, perché si lascia trascorrere una generazione prima di arrivare allo stesso risultato?
Perché si spendono soldi pubblici e privati in indagini, processi, consulenze, appelli e ricorsi che durano decenni?
Perché si consente che famiglie investano tutti i loro risparmi in abitazioni che un giorno saranno comunque demolite?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Dopo quarant’anni arrivano le ruspe, si producono traumi sociali enormi e si ottiene esattamente ciò che si sarebbe potuto ottenere all’inizio.
La legalità non si misura dal numero di demolizioni eseguite dopo quarant’anni.
La legalità si misura dalla capacità di impedire gli abusi quando nascono.
Se un’opera è davvero insanabile, va fermata subito.
Se invece la si lascia esistere per decenni, allora il problema non è soltanto di chi ha costruito, ma anche delle istituzioni che non hanno avuto il coraggio o la capacità di intervenire quando era il momento.
Noi non chiediamo privilegi per nessuno.
Chiediamo una cosa molto semplice: coerenza.
Perché una legalità che arriva dopo una generazione non è efficienza.
È il fallimento di un sistema che scarica il problema da un ufficio all’altro fino a quando il conto viene presentato ai cittadini.
10/06/2026
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10/06/2026
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