Pizza DIXIT

Pizza DIXIT

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Blog sulla cultura della pizza nel mondo. Pizza blogger: Giuseppe A. D'Angelo A blog about the Neapolitan pizza in the world and the culture of Italian pizza

11/05/2026

Due anni e mezzo fa feci un bellissimo viaggio a Taiwan, e quello che mi spinse fu comprendere come il movimento della artigianale napoletana stesse crescendo da quelle parti. Poi, una volta là, mi sono innamorato di tutto il resto, e da allora cerco di tenermi informato sulla cultura dell'isola stato, i suoi eventi politici e soprattutto la sua posizione nel mondo.
Taiwan è una nazione che ufficialmente è riconosciuta solo da 12 altri paesi nel mondo (spoiler: l'Italia non è tra questi) e vive un paradosso: nonostante la sua importanza dal punto di vista economico e commerciale, nello scacchiere internazionale la sua posizione politica non ha alcuna rilevanza.
I taiwanesi hanno però sviluppato una identità nazionale molto forte, che purtroppo viene costantemente umiliata a causa dell'asservimento al suo ingombrante vicino di casa: la Cina. Nell'ultima newsletter C'è Pizza parlo proprio di questo, a partire da un episodio recente, e di come forse il popolo di Taiwan a livello internazionale venga riconosciuto di più in una cultura che ha adottato, quella della pizza napoletana, che in contesti più globali e competitivi. Insomma, l'amicizia Italia Taiwan passa attraverso la pizza.
Trovate il link alla newsletter nel primo commento. Iscrivetevi gratuitamente.

Un meraviglioso caso di serendipità 24/04/2026

A Napoli, sono due le cose che ci vantiamo di saper fare meglio del resto del mondo: la e il caffè. Ok, in realtà ci vantiamo di almeno un altro centinaio di cose, i napoletani non sono conosciuti per essere particolarmente modesti. Ma se ci dobbiamo concentrare su alcuni aspetti della nostra cultura gastronomica che condividiamo con il resto del mondo, e che per noi sono fortemente identitari, quelli sono proprio la pizza e il caffè. Ed entrambi fanno schifo.
Ok, ferma un attimo. Ci sono andato giù pesante di botto, ma in qualche modo dovevo attirare la vostra attenzione. Perché è uscito l'ultimo numero della mia newsletter C'è Pizza. Questa volta si parla anche di caffè napoletano, del lavoro degli artigiani che vanno oltre la visione della tostatura scura e bruciata, e della mia visita a una torrefazione che ha un legame inaspettato con una famosa pizzeria...
La leggete e vi ci iscrivete qui sotto.

Un meraviglioso caso di serendipità Di come pure quando cerco di non averci a che fare, tutto mi porta alla pizza. Anche il caffè.

22/04/2026

Quanto odio quando una buona viene rovinata da una pessima esperienza di sala.

L’altra sera eravamo in una pizzeria del centro di Napoli, marchio storico, orientata molto ai turisti anche per la location, cosa riscontrabile nei prezzi più alti della media (e in un arredo estremamente pacchiano e kitsch, ma sorvoliamo).

Ci chiede l’ordine un cameriere in tenuta elegante, bella la divisa scura. Oltre a pizze e bevande, ordiniamo delle frittatine come antipasto: la scelta è varia e interessante, e in sei di noi prendiamo quattro tipologie diverse.

Ci arrivano tutte assieme in una teglia. Indistinguibili l’una dall’altra. Il cameriere poggia il piatto a tavola e scappa come se la cucina gli stesse andando a fuoco.

Lo richiamiamo subito. “Scusa, ci diresti come possiamo distinguerle per distribuirle? Abbiamo anche due vegetariani nel gruppo”.

“E cosa possiamo metterci sopra per distinguerle l’una dall’altra?” ci risponde piccato, come se non fosse un problema suo, della cucina o dell’intero ristorante.

Be’, a me vengono in mente almeno tre soluzioni:
1) soluzione tamarra: ci metti delle bandierine sopra, come nei peggiori pub;
2) soluzione elegante: appoggi un piccolo ingrediente sulla frittatina, ad esempio una zucchina, se il ripieno è alle zucchine;
3) soluzione ideale: mi aspetto che lo chef ti dica quali sono, che tu sappia quali sono, e che ce le porti in piatti separati magari ricordandoti anche chi aveva ordinato cosa… non una richiesta eccessiva, visto che me le fai pagare anche 5€ l’una.

“Dovete aprirle per sapere cosa c’è dentro”.
Detto col tono di uno che dà per scontato che la caccia al tesoro faccia parte dell’esperienza.

Ci arrendiamo alla discussione, e provvediamo tra di noi. Nel frattempo, uno di noi attende da un po’ il chinotto che aveva ordinato con le bevande. Richiamiamo lo stesso cameriere.

“Certo, sta arrivando”, ancora una volta con l’atteggiamento di uno che rimane stranito da richieste di questo tipo, come se stessero spremendo i frutti e imbottigliando il succo proprio in quel momento e quindi la nostra impazienza fosse del tutto fuori luogo.

Ma dopo ulteriori dieci minuti chiediamo a un altro cameriere, che ci dice che il chinotto è finito. Cioè, stava arrivando una bevanda che non era disponibile manco in magazzino.

Per fortuna le pizze erano buone.

Ed è qui che rosico. Perché faccio fatica ad accettare che ci sia ancora chi investa sulla cucina e i pizzaioli, ma non sul personale di sala. Che, ricordiamocelo, se un cameriere è ignorante e arrogante, la responsabilità è di chi non gli ha fornito un training adeguato.

Forse perché nemmeno ci pensa che la sala debba riceverne uno, forse perché viene dalle trattorie, e pensa che una volta che hai i soldi per aprire un locale destinato ai crocieristi basti mettere lustrini e paillettes e tutto il resto non conta.

Ma una discriminazione così classista è semplicistica: la realtà è che nella mia Napoli ho visto tantissime persone provenire dalle strade dei quartieri più popolari e aprire locali dove il customer service è al pari della cucina. Dove il cameriere sa tutto di tutto, e serve le portate come fossero opera sua. Dove la bella esperienza non è solo quella del palato e dello stomaco.

Non tutti, evidentemente, sono improntati a quella mentalità.

In foto, alcune delle pizze mangiate. Come ho detto, buone, con ottimi topping. Purtroppo, non saranno quelle, che ricorderò.

Quando economico non è economico 17/04/2026

Quando una pizza che sembra economica non lo è affatto?
Potremmo discutere di tantissime variabili, ma nell'ultima newsletter C'è Pizza approfondisco un punto di vista in particolare, che ci fa capire quanto l'utilizzo di determinate parole è più arbitrario che mai...
La leggi qui sotto.

Quando economico non è economico E perché certe parole non sono uguali per tutti

17/04/2026

🇽🇰 Located in the heart of wonderful Prizren, Kosovo, .nostra offers a classic Neapolitan pizza with no pretenses.

The pizzeria is nice, located on two floors, with a fabulous view over the Sinan Pasha Mosque on one side, and the Prizren's fortress on the other.

Nice crunch on the chubby crust, light dough and simple flavors are the strong points of this pizza.

09/04/2026

🇽🇰 In Gjakova, Kosovo, I had an amazing pizza!

I went to despite the pictures I saw online didn't look quite appealing to me. But the reviews were amazing and, boy, they were right!

Instead of the usual Margherita I had a pizza with a local spicy salami, onion, honey and ricotta. Now, the combination of sweet and spicy is nothing new, but the real twist is the ricotta, which works way better than the usual burrata as a combiner between the two flavors.

I like the place, that looked more like a mountain tavern than a pizzeria, with a fascinating wood-fired oven built into the wall.

I later found out that this pizza is pretty famous all around Kosovo, and I do see why.

08/04/2026

Some reflections about the ubiquity of pizza in Kosovo. 🇽🇰

07/04/2026

🇽🇰 In Pristina, Kosovo, there are several interesting pizzerias. I only had time for one, and I chose one that I passed by.

is located right in the centre but in a nice residential area, near the Italian embassy. They follow a wagon wheel style: their pizza really took me back, with its look and flavor, to the sweet of the historical center of Naples.

Albert, the pizzaiolo and one of the owners, has been trained at so it makes sense his pizza follow the staple of the huge, traditional "rota 'e carretta" from Naples.

04/04/2026

La settimana scorsa ho fatto una riflessione sulla cultura dell'abbondanza a Napoli che si riflette molto sul modo di fare la di tante pizzerie, e su come questa sia comune oggigiorno a tutti quei popoli che hanno sofferto la fame in tempi recenti.
Ecco, ricordiamoci che fu proprio la fame a spingere tanti italiani, tra fine '800 e inizio '900, a emigrare verso le Americhe. Sì, parlo al plurale, perché la diaspora è avvenuta con due flussi migratori, tra l'altro incrociati: quelli del nord Italia se ne sono andati principalmente in Sud America in cerca di terre da coltivare, quelli del sud invece negli Stati Uniti a lavorare nelle fabbriche.
È stata proprio questa dispersione che ha portato anche tanti pizzaioli emigrati ad adattare il loro prodotto alla cultura e alle risorse della terra dove si sono stabiliti, generando tra il Nord e il Sud America una discreta quantità di generi di pizza differenti.
Ho scritto un approfondimento su questo argomento per il numero di marzo di Pizza e Pasta Italiana, il magazine di riferimento di settore nel nostro paese. Sì, ok, è uscito il mese scorso, ma io mi ricordo di dirvelo adesso. Sorry. 😄
Se non lo sapeste, la rivista è cartacea, ma se ne può leggere una copia digitale gratuita su Issuu: vi lascio il link nel primo commento, il mio articolo è a pagina 24.

03/04/2026

🇦🇱 Again in Albania, this time in Shkodër. I asked - who basically spends more time here than in Italy - to take me to a good pizza place.

We went to on a very sunny day when locals were celebrating the end of Ramadan. The place itself is located on the main walking Boulevard, with a nice, open-air environment and a cool backyard patio.

The pizza was nice, not my favorite kind, but definitely not a bad one. I particularly appreciated the Ham Feast for the choice of adding yogurt on top of the mix of charcuterie.

02/04/2026

🇦🇱 In Tirana, Albania, is a pizzeria that combines the aestethic of Neapolitan pizza with toppings from Calabria region.

That's because the owner and pizzaiolo Giovanni comes from an Arberëshë community: they are a group of Albanian people who moved to Southern Italy (especially in Calabria) and mixed their culture with the local one. They still today speak a variety of Albanian language spoken centuries ago and proudly preserve their traditions.

Giovanni was born and raised in Calabria, but moved to Albania as a child. As a young adult, he learned how to make pizza there from another pizzaiolo coming from an Arberëshë community.

An interesting choice of the pizzeria is that you can get a "mini" version of any pizza and pay it half the price. So, if you're alone but want to try more than one, you can (like I did)! 🙂

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