S.i. Cobas Modena
Sindacato Intercategoriale Cobas
Coordinamento Provinciale di Modena
Se toccano un* toccano tutt*!
29/08/2026
🔴 LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI VOSTRI PROFITTI
⚠️ BASTA SANGUE SUL LAVORO ALLA RED GLOVES DI UBERSETTO
Un altro gravissimo infortunio nello stabilimento di Ubersetto.
Un lavoratore è stato investito e travolto da un muletto all'interno dei capannoni.
Non chiamatelo semplicemente incidente.
Questa tragedia arriva dopo mesi nei quali il S.I. Cobas ha denunciato pubblicamente e formalmente le condizioni di sicurezza dello stabilimento.
📢 Segnalazioni.
📢 Comunicazioni ai responsabili aziendali.
📢 Scioperi.
📢 Picchetti e blocchi.
Abbiamo indicato i rischi, denunciato i ritmi insostenibili e chiesto interventi concreti.
Le nostre denunce sono rimaste lettera morta.
Perché quando la priorità è far correre le merci, anche la sicurezza diventa un ostacolo alla produttività.
🔴 I PROFITTI VENGONO PRIMA DELLE VITE UMANE?
Quello che è successo a Ubersetto non può essere archiviato come una fatalità.
È necessario interrogarsi sul modello produttivo e sulla gestione della sicurezza all'interno dello stabilimento.
Un sistema nel quale:
❌ LE SEGNALAZIONI VENGONO IGNORATE
I lavoratori conoscono i rischi perché li vivono ogni giorno. Quando vengono segnalati pericoli, devono essere ascoltati e devono seguire interventi immediati.
❌ I RITMI DI LAVORO SONO SEMPRE PIÙ PESANTI
La pressione sulla produttività e sulle tempistiche riduce inevitabilmente i margini di sicurezza.
❌ I MULETTI DEVONO CORRERE
Le merci non possono aspettare. Ma i lavoratori non sono merci e la loro vita non può essere subordinata ai tempi della produzione.
❌ LA CATENA DEGLI APPALTI FRAMMENTA LE RESPONSABILITÀ
Le esternalizzazioni spezzettano diritti e responsabilità, mentre il rischio continua a gravare sulla carne viva di chi lavora.
🔴 A MAGGIO I LICENZIAMENTI. OGGI IL SANGUE SUL LAVORO.
C'è un elemento che non possiamo dimenticare.
Solo nel maggio 2026, la risposta dell'azienda alla mobilitazione dei lavoratori è stata quella di licenziare diverse persone che avevano partecipato ai picchetti di sciopero.
Di fronte alle rivendicazioni:
➡️ REPRESSIONE.
Di fronte alle denunce sulla sicurezza:
➡️ SILENZIO.
E oggi, dopo l'ennesimo gravissimo infortunio:
➡️ CHI PAGHERÀ IL PREZZO DI QUESTA SITUAZIONE?
Lo diciamo con chiarezza:
CHI SCIOPERA NON PUÒ ESSERE LICENZIATO.
CHI SEGNALA UN PERICOLO NON PUÒ ESSERE IGNORATO.
CHI LAVORA NON PUÒ RISCHIARE LA VITA PER AUMENTARE I PROFITTI.
⚠️ LA SICUREZZA NON È UN COSTO
La sicurezza non è una voce da comprimere.
La salute non è una variabile della produttività.
LA VITA DI UN LAVORATORE VALE PIÙ DI QUALSIASI CONSEGNA.
Per questo chiediamo che venga fatta piena luce sulle dinamiche dell'infortunio, sulle condizioni di sicurezza dello stabilimento, sulle segnalazioni precedentemente effettuate e sulle responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella filiera dell'appalto.
Non accetteremo che tutto venga ridotto alla responsabilità individuale di un lavoratore.
🔴 LE RESPONSABILITÀ DEVONO ESSERE ACCERTATE A TUTTI I LIVELLI.
✊ IL TEMPO DELLE PAROLE È FINITO
È finito il tempo dei tavoli di facciata.
È finito il tempo delle convocazioni in Prefettura utilizzate per prendere tempo.
È finito il tempo delle espressioni di solidarietà dopo che qualcuno si è fatto male.
La sicurezza deve essere garantita prima che avvenga un infortunio.
Non dopo.
🔴 STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE
Il S.I. Cobas dichiara lo STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE.
Se l'azienda continuerà a ignorare le denunce dei lavoratori e le richieste del sindacato, intensificheremo la mobilitazione.
🔥 BLOCCHEREMO I MAGAZZINI.
Non permetteremo che le merci continuino a correre mentre i lavoratori rischiano di essere travolti.
Perché:
NESSUNA CONSEGNA È PIÙ IMPORTANTE DI UNA VITA.
NESSUN APPALTO VALE LA SALUTE DI CHI LAVORA.
NESSUN PROFITTO PUÒ ESSERE COSTRUITO SULLA PELLE DEI LAVORATORI.
🔴 LE NOSTRE VITE
VALGONO PIÙ
DEI VOSTRI PROFITTI.
S.I. COBAS MODENA
18/06/2026
GIUSTIZIA PER BAKARY SAKO
Il S.I. Cobas Bologna aderisce alla manifestazione promossa dalla Comunità Maliana di Bologna per chiedere verità e giustizia per Bakary Sako, brutalmente aggredito e ucciso mentre si recava al lavoro.
Saremo in piazza anche per ricordare i braccianti agricoli morti ad Amendolara, vittime di un sistema che continua a produrre sfruttamento, precarietà, ricatto e condizioni di lavoro indegne.
Come S.I. Cobas, da anni siamo impegnati nel settore della logistica, dei trasporti e degli appalti, dove migliaia di lavoratori e lavoratrici, spesso migranti, subiscono sulla propria pelle caporalato, discriminazioni, salari bassi, precarietà abitativa e sociale, ricatti legati ai documenti e alla condizione lavorativa.
Per noi non esistono divisioni tra lavoratori sulla base della provenienza, del colore della pelle o della nazionalità.
Esistono solo due parti: chi sfrutta e chi viene sfruttato.
Per questo sabato 20 giugno, saremo in Piazza del Nettuno a Bologna, ore 17.00 contro razzismo, sfruttamento e indifferenza.
S.I. Cobas Bologna
30/05/2026
DAI CANCELLI ALLE PIAZZE: BOLOGNA E MODENA IN SCIOPERO CONTRO GUERRA, SFRUTTAMENTO E REPRESSIONE.
La giornata di sciopero generale del 29 maggio ha visto una risposta importante anche sul territorio emiliano.
Le lavoratrici e i lavoratori del SI Cobas, oltre a scioperare per l’intera giornata, hanno portato il conflitto dai luoghi di lavoro alle piazze, dando vita a due cortei: uno al mattino a Modena e uno nel pomeriggio a Bologna.
Lo sciopero generale, indetto insieme alle altre sigle del sindacalismo di base — CUB, SGB, USI-CIT, ADL Varese e le altre organizzazioni aderenti — ha avuto una buona riuscita, mostrando ancora una volta che nei luoghi di lavoro esiste una disponibilità reale alla lotta, nonostante le difficoltà, le contraddizioni e i ricatti che attraversano oggi gran parte del mondo del lavoro.
Possiamo dirlo chiaramente: quella del 29 maggio è stata una giornata di lotta vera.
Una giornata costruita da lavoratrici e lavoratori che hanno scioperato, fermato la produzione, presidiato i cancelli e attraversato le strade, rivendicando concretamente la propria opposizione a un sistema fondato sulla guerra, sullo sfruttamento, sulla precarietà e sull’impoverimento di chi vive del proprio salario.
Al centro dello sciopero ci sono stati temi fondamentali: aumento dei salari, difesa della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, rifiuto della precarietà e degli appalti al ribasso, responsabilità piena delle committenze, difesa del diritto di sciopero, contrasto alla repressione, opposizione alla guerra e al riarmo, solidarietà alla resistenza del popolo palestinese.
Questa giornata è stata anche una risposta chiara al Governo, che continua ad attaccare e limitare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, reprimendo, sanzionando e criminalizzando chi si organizza, chi sciopera, chi manifesta, chi si oppone alla guerra e allo sfruttamento.
Dentro questa logica si inseriscono i ripetuti decreti sicurezza imposti da questo Governo: provvedimenti che nulla hanno a che vedere con la sicurezza reale nei luoghi di lavoro, nei territori e nella società, ma che servono a restringere gli spazi di dissenso, di conflitto sociale e di organizzazione collettiva.
A questo si aggiunge, come ulteriore macigno, la delibera 26/88 dell'11 marzo 2026 con cui la Commissione di Garanzia ha esteso il campo di applicazione della legge 146/1990 al settore della logistica, qualificandolo come servizio essenziale.
Una scelta che, dietro il linguaggio della regolazione, mira in realtà a colpire uno dei settori in cui in questi anni lavoratrici e lavoratori hanno saputo mettere maggiormente in crisi il sistema di sfruttamento fondato su appalti, subappalti, ricatti occupazionali e compressione dei salari.
A Modena la giornata è iniziata dalle prime luci dell’alba davanti al magazzino FedEx, luogo simbolico di una dura vertenza portata avanti per settimane per chiedere il reintegro di un lavoratore licenziato solo perché parzialmente idoneo.
Da lì il corteo si è mosso attraversando le vie del centro, portando nelle strade le ragioni dello sciopero e il legame tra le vertenze concrete nei luoghi di lavoro e la più generale opposizione a un modello sociale fondato su sfruttamento, guerra e repressione.
Il corteo si è poi concluso nei pressi del luogo in cui, nei giorni precedenti, diverse persone sono state gravemente ferite da un’auto.
Una scelta precisa, per esprimere solidarietà ai feriti e per respingere con forza ogni tentativo di strumentalizzare quanto accaduto in chiave razzista e xenofoba, colpendo le comunità straniere e alimentando divisioni tra lavoratrici e lavoratori.
Nel pomeriggio, a Bologna, SI Cobas, SGB, CUB, USI e le altre realtà aderenti allo sciopero si sono ritrovate per un secondo corteo, anch’esso partecipato e combattivo.
Lavoratrici, lavoratori e solidali hanno attraversato le vie del centro con interventi che hanno denunciato come i costi della guerra vengano scaricati direttamente sulle classi popolari: salari sempre più poveri, servizi pubblici sempre più deboli, aumento delle spese militari, repressione del dissenso e attacco ai diritti sociali e sindacali.
Nel corso del corteo è stata ribadita con forza la solidarietà alla resistenza del popolo palestinese e la denuncia della complicità dei governi occidentali nel genocidio in corso.
Perché la guerra non è lontana dai luoghi di lavoro: la guerra significa più profitti per pochi, più sacrifici per molti, più repressione, meno salario, meno diritti e meno libertà.
Il corteo bolognese si è concluso davanti alla Prefettura, dove una delegazione è stata ricevuta.
In quella sede è stata ribadita la richiesta di ritiro della delibera che allarga l’applicazione della legge 146/1990 al settore della logistica, riaffermando che il diritto di sciopero non può essere svuotato proprio nei settori in cui il conflitto è più efficace e dove più evidente è il peso reale del lavoro nella produzione della ricchezza.
La giornata del 29 maggio ha dimostrato che, nonostante le difficoltà, la paura e le contraddizioni, esiste ancora una forza collettiva capace di scioperare, bloccare, attraversare le piazze e indicare una prospettiva diversa.
Tanto lavoro resta ancora da fare perché questa giornata non rimanga un episodio isolato, ma diventi un punto di avanzamento, un terreno più solido su cui continuare a costruire organizzazione, conflitto e partecipazione.
Dai cancelli ai cortei, dalla logistica alle piazze, la risposta delle lavoratrici e dei lavoratori è arrivata forte e chiara: contro guerra, sfruttamento e repressione, la lotta continua.
SI Cobas Bologna e Modena
25/05/2026
SCIOPERO GENERALE 29 MAGGIO 2026
Dopo settimane di paura, terrore e strumentalizzazioni, vogliamo rilanciare, come S.I. Cobas, la mobilitazione verso lo sciopero generale, chiamando tutta la cittadinanza attiva e solidale a partecipare.
Il corteo partirà dalla FedEx, azienda americana che ci ha visto, come S.I. Cobas, protagonisti di diverse settimane di sciopero nel mese di febbraio, e arriverà fino a Largo Garibaldi.
Uno sciopero generale unitario della sinistra di classe, contro le logiche dell’economia di guerra e contro un impoverimento che non è solo materiale, ma anche umano e sociale.
Crediamo con forza che i lavoratori immigrati abbiano contribuito a migliorare le condizioni di lavoro in questa città, denunciando abusi e conquistando spazi sempre maggiori di dignità e diritti. Condanniamo tutte le strumentalizzazioni politiche che alimentano campagne sulla “re-migrazione” e siamo convinti che la risposta repressiva non risolva i problemi, ma contribuisca invece ad aggravare le situazioni di marginalità e tensione sociale.
Per questo chiediamo a gran voce che le risorse vengano impiegate a favore delle persone e dei loro bisogni: contro la disgregazione del tessuto sociale, contro le mire egemoniche dell’impero americano e contro un sistema economico che produce sfruttamento, precarietà e divisione.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare, a costruire solidarietà e a rafforzare insieme una mobilitazione capace di rimettere al centro i diritti, la dignità e la giustizia sociale in un'assemblea preparatoria allo sciopero, che si terrà lunedì 25 Maggio alla sede de S.I. Cobas Modena alle ore 18:00.🚩🚩
20/05/2026
SUL DRAMMA DI MODENA.
Un senso di irrealtà si è impossessato di tutti noi davanti ai fatti che si sono verificati la scorsa settimana a Modena: un’auto sfreccia e falcia persone, trancia gambe con l’intenzione di cancellare vite.
Cosa succede nella nostra provincia dunque?
La solitudine di una persona giovane e senza lavoro è arrivata ad un gesto incomprensibile: “sapevo che la mia vita sarebbe finita” dice l’uomo, ma il suo gesto non è autolesionista.
Vedeva mostri di fronte a sé, zombies?
Non è l’appartenenza ad una comunità di riferimento a promuovere il suo gesto, ma il suo contrario: la solitudine, la mancanza di lavoro, la privazione di senso.
L’attività sindacale è l’esatto opposto di questo tipo di condizione: la costruzione di una dignità degli esseri umani che si ritrovano sulla base di un contesto solidale, nel quale fratelli e sorelle di classe si battono contro l’ingiustizia, la consapevolezza di essere calpestati da un sistema di sfruttamento che utilizza razzismo e differenze di diritti tra le persone per poter abbattere il costo del lavoro.
In maggioranza siamo immigrati e la nostra visione strategica si basa su di un principio di solidarietà universale, che supera le barriere tra gli stati, lottando per un mondo che sia umanamente ed ecologicamente sostenibile.
Lottiamo contro l’abbandono dei più fragili, contro le discriminazioni di genere, di provenienza, di credo religioso.
Quando si verifica un fatto drammatico come questo, che richiede solidarietà e vicinanza innanzi tutto alle vittime, alle loro famiglie e a coloro che si sono prodigati per fermare il responsabile, si cerca spesso un capro espiatorio.
In giro vediamo cose terrificanti: puntare il dito contro l’origine della famiglia dell’aspirante stragista, contro i servizi psichiatrici di riferimento, contro la religione islamica alla quale l’uomo non faceva riferimento.
Sono tutte speculazioni prive di sbocco che impediscono di capire quali possono essere i metodi di prevenzione e perché non sono stati efficaci, di fronte a un sistema che ha smantellato e privatizzato lo stato sociale.
L’odio sociale che vediamo in questi giorni da parte delle diverse organizzazioni della destra italiana fanno capire come sia passato quasi sotto silenzio l’omicidio immotivato di Bakari Sako a Taranto: siamo di fronte ad una degenerazione del tessuto sociale che anche lì ha prodotto una vittima innocente. La logica retrostante a questo terribile fatto non è da indagare con altrettanta attenzione?
Eppure questo non avviene e chiunque può capire che ci sono strutture politiche che speculano sull’odio tra i poveri per poter continuare a togliere soldi al bene comune.
Siamo stanchi di leggere parole infarcite di razzismo dove il crimine individuale diventa collettivo. Siamo stanchi di ascoltare parole strumentali sul dolore di chi si trova a vivere tragedie. Intollerabile poi il misero spettacolo di alcuni politici che, come avvoltoi, speculano sul dolore di Modena, pur essendo i primi responsabili del clima di odio e di razzismo che si respira nel Paese.
Questo clima genera tensioni e fratture tra i lavoratori e le lavoratrici. Tragedie come queste, invece, devono ricordarci che il ruolo del nostro sindacato è quello di tenere uniti i lavoratori e le lavoratrici e non lasciarli in pasto a mistificazioni e luoghi comuni. Creare coesione è l’unico strumento per sconfiggere un sistema che, attraverso le divisioni, si perpetua e ci tiene oppressi e oppresse.
Per questo, rilanciamo le nostre lotte che non sono solo strumento di emancipazione salariale ma uno strumento di trasformazione di una società che cerca di ricavare profitti da ogni aspetto della vita.
Da anni ci battiamo contro questa degenerazione sociale e politica, con la consapevolezza che il nostro ruolo, seppur insufficiente, è sempre più necessario e ci sentiamo investiti di questa responsabilità.
Solo la lotta per maggiori diritti sociali, per maggiori investimenti nella salute, nella scuola e nelle strutture volte al benessere collettivo, possono essere il viatico di prevenzione al fine di eliminare ogni possibilità che ci siano eventi disumanizzanti come quello che si è verificato.
10/03/2026
❗COMUNICATO VERTENZA FedEx:
economia di guerra e resistenza, anche a Modena
Il presente comunicato si rende necessario alla luce di alcuni articoli apparsi sulla stampa locale e per rispondere a chi tenta in tutti i modi di delegittimare gli scioperi degli scorsi giorni.
Cosa è successo? Cosa ha spinto i lavoratori del S.I. Cobas a dichiarare lo stato di agitazione provinciale?
🔴FedEx, colosso statunitense della logistica, ha deciso che i diritti dei lavoratori sono troppi e vanno sfoltiti. In particolare ha deciso di disfarsi di chi – pur idoneo al lavoro – ha qualche tipo di limitazione fisica, anche lieve o temporanea.
All’inizio dell’anno ha sospeso 4 lavoratori nel magazzino di Bologna e ne ha licenziato uno nella filiale di Modena. Invecchiare o non essere più “prestanti” come prima è diventato, di fatto, un “giustificato motivo” di licenziamento.
Un lavoratore, dopo 17 anni di lavoro presso un’azienda della logistica di Modena – ex TNT, ora FedEx – è diventato solo parzialmente idoneo allo svolgimento del lavoro, cioè non può più sollevare carichi superiori a un certo peso, come attestato da certificazione medica. Di fronte a questa situazione, e dunque al fatto che il lavoratore è diventato meno idoneo, cioè meno sfruttabile secondo le esigenze dell’azienda, FedEx ha deciso di licenziarlo come fosse una scarpa vecchia.
🚩Davanti all’arroganza di FedEx, i lavoratori della filiale di Modena (in appalto) e buona parte dei lavoratori iscritti al Sicobas provenienti da diversi settori sono entrati in sciopero.
Inutile dire che non vi è stato alcun sostegno né da parte istituzionale né da parte degli altri sindacati, ma tutt’altro.
Dal punto di vista istituzionale, con l’intercessione della Prefettura, abbiamo assistito costantemente al tentativo di un’operazione di convincimento nei confronti del lavoratore coinvolto, rispetto alla “convenienza” che gli sarebbe derivata dall’accettare una ridicola proposta di buona uscita, accompagnata da sermoni quotidiani sull’opportunità di attendere il giudice del lavoro.
Ma quando un’azienda licenzia non aspetta nessuno, lo sciopero è la risposta immediata al licenziamento ritorsivo e alle violazioni in materia di salute e sicurezza.
🔴Il fatto qui è conclamato e va ben oltre il caso della singola persona. Le istituzioni giocano un ruolo marginale e irrisorio di fronte all’arroganza di FedEx, e l’unico potere che mettono realmente in campo è quello dello sgombero ai danni dei lavoratori in sciopero, al fine di garantire il normale svolgimento delle attività aziendali.
Questo potere ha raggiunto il suo apice venerdì 27 febbraio, quando lavoratori inermi sono stati presi a calci e pugni e poi trascinati con la forza lontano dai cancelli.
Poi c’è chi, tra esponenti politici e sindacalisti di comodo, attraverso la pantomima del rispetto del “diritto al lavoro”, parla di “violenza” o addirittura di “coreografia”.
A questi personaggi – ai quali non intendiamo dedicare troppe parole – ricordiamo che i lavoratori che non partecipano allo sciopero devono essere normalmente retribuiti. Forse farebbero meglio a parlare dei diritti di FedEx (quelli a cui evidentemente fanno realmente riferimento) invece che di quelli dei lavoratori della filiale di Modena
🔍https://www.sulpanaro.net/2026/03/logistica-modena-fdi-il-capriccio-dei-cobas-davanti-alla-sede-fedex-di-modena-costa-560-mila-euro-ai-lavoratori
Lavoratori che, nonostante la mancata partecipazione allo sciopero, hanno sempre compreso le ragioni della mobilitazione. Molti di loro non sapevano nulla della “lettera aperta” pubblicata a loro nome sulla stampa e si interrogavano anch’essi sull’irrigidimento delle società coinvolte rispetto al reintegro del lavoratore licenziato.
D’altronde non tutti sono disposti a farsi prendere a calci e pugni o a rischiare denunce per difendere un collega.
La lettera filo-padronale
🔍https://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/fedex-corrieri-contro-i-si-62954ea6
uscita sulla stampa in questi giorni sottovaluta un elemento fondamentale: i diritti non si contrattano.
🔴Il diritto al mantenimento del posto di lavoro in caso di riduzione delle abilità lavorative è una conquista legittimata da una legge dello Stato. Non è una questione che dipende da quanti lavoratori partecipano a uno sciopero in un determinato luogo di lavoro.
Esistono principi generali che non possono essere svenduti da un gruppo di lavoratori compiacenti, tanti o pochi che siano in una specifica realtà lavorativa.
Era una questione già affrontata nel caso Italpizza: il fatto che alcuni lavoratori chiedessero l’applicazione del contratto che spettava loro prescindeva dal fatto che rappresentassero o meno il 50% più uno dell’impianto.
Dunque la legittimità della lotta portata avanti dal Sicobas prescinde da qualunque valutazione numerica.
Se poi vogliamo affrontare anche la questione numerica, diciamo chiaramente che il Sicobas è stato per lunghissimo tempo l’organizzazione maggioritaria all’interno di quel magazzino.
Grazie a quella organizzazione i lavoratori sono passati da una situazione di sfruttamento selvaggio a una condizione di maggiore dignità lavorativa, oggi nuovamente messa in discussione.
Lo sfruttamento del “metodo delle cooperative” di comodo è stato ampiamente utilizzato negli impianti TNT. I lavoratori sono passati attraverso ogni forma possibile di aggiramento dei contratti: mancanza del diritto alle ferie, quantità impossibili di pacchi da consegnare, movimentazione di carichi superiori a qualsiasi criterio di sicurezza, perdita del TFR, perdita degli scatti di anzianità a ogni cambio di cooperativa.
Tutto questo è stato sperimentato sulla loro pelle.
L’inversione di tendenza è avvenuta grazie al Sicobas, ed è un fatto noto.
🔴Successivamente l’impianto è stato spezzato in due: da una parte la multinazionale ha assunto direttamente i facchini, cioè la parte di movimentazione interna; dall’altra i corrieri, addetti alle consegne sui furgoni, sono rimasti in gestione a un’altra azienda.
Grazie a questo spacchettamento si è prodotta la più classica delle situazioni di differenziazione contrattuale e, in parte, anche delle catene di comando.
🔴Oggi si è tornati a carichi di consegne umanamente non gestibili e a ricatti attuati attraverso cumuli di lettere di richiamo con motivazioni improbabili: il classico “ricatto occupazionale”.
Siamo inoltre di fronte a un ulteriore scarico di responsabilità, perché “formalmente” FedEx non sarebbe la titolare del lavoratore licenziato e dunque non sarebbe lei a decidere. Questa è la narrazione che viene proposta.
🔴Nel frattempo lo sciopero si è esteso alle filiali di Bologna, Milano e Parma. I magazzini sono pieni di merce che non viene distribuita, ma FedEx non ha alcuna intenzione di cedere dalle proprie posizioni.
In estrema sintesi: si sta lottando per la qualità della vita di tutte le classi sociali costrette a vendere la propria forza lavoro, non solo per un singolo compagno e collega.
❗Al momento il picchetto è sospeso, ma lo stato di agitazione continua fino a quando non verrà trovata una soluzione.
🔴A chi oggi sale in cattedra per difendere l’azienda sorvolando sui diritti e sulle tutele che dovrebbero essere garantite ai lavoratori, diciamo chiaramente che con questo comunicato non cerchiamo legittimazioni né ci interessa partecipare a un eventuale dibattito a mezzo stampa.
L’obiettivo è semplicemente quello di fare chiarezza, dato che in questi giorni si sono sentite molte “chiacchiere”.
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E, come diceva un vecchio a noi caro:
“Noi non abbiamo riguardi; non ne attendiamo da voi. Quando verrà il nostro turno, non abbelliremo il terrore.”
E il nostro turno arriverà, perché noi siamo tanti, perché noi siamo tutti, perché noi siamo tutte.
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COORDINAMENTO S.I. COBAS MODENA
LAVORATORI FEDEX IN LOTTA
Da martedì notte siamo in sciopero alla filiale di FedEx in via Germania a Modena.
🔴Il colosso logistico in diversi magazzini della sua filiera sta procedendo all' allontanamento, alla sospensione o l’espulsione dal ciclo produttivo di lavoratori che hanno ricevuto un giudizio di idoneità parziale, con indicazione di limitazioni alla mansione:
All'atto pratico si tratta di un attacco contro i lavoratori che per condizioni di salute non possono sostenere i carichi di lavoro imposti dall'azienda.
🔴Oltre alla chiusura totale di qualsiasi trattativa l'azienda nella giornata di oggi ha risposto schierando il reparto celere e attaccando i lavoratori in picchetto.
❗Non possiamo accettare che FedEx imponga la logica del "ti sfrutto e ti butto via":
Lo sciopero continua.
15/01/2026
Nella giornata di ieri le lavoratrici e i lavoratori impiegati presso Acciaieria Rubiera Steel, attraverso due aziende in appalto, hanno proclamato e realizzato uno sciopero per denunciare una situazione ormai insostenibile di disparità contrattuale, ricatti occupazionali e repressione del diritto di sciopero.
All’interno dello stesso stabilimento operano infatti due aziende in appalto che applicano due diversi CCNL – Metalmeccanica Artigianato e Metalmeccanica PMI – nonostante i dipendenti svolgano le stesse identiche mansioni dei lavoratori direttamente assunti da Acciaieria Rubiera Steel. Una condizione inaccettabile che produce forti differenze salariali e normative, configurando una vera e propria discriminazione.
Lo sciopero arriva anche come risposta diretta alle contestazioni disciplinari mosse ai lavoratori per aver esercitato il diritto di sciopero lo scorso 17 dicembre: un atto grave, che consideriamo un tentativo di intimidazione e repressione dell’agibilità sindacale.
Negli scorsi mesi, a fronte di una nostra disponibilità al confronto, le ditte in subappalto avevano avviato un’interlocuzione che si è però rapidamente trasformata in un ricatto:
il miglioramento delle condizioni di lavoro – buono pasto, stabilizzazioni, adeguamenti salariali – è stato vincolato alla firma di conciliazioni sulle differenze retributive pregresse, proponendo cifre irrisorie a fronte di differenze che, per molti lavoratori, si quantificano in decine di migliaia di euro.
A questo ricatto rispondiamo con la mobilitazione e l’agitazione.
Le nostre rivendicazioni sono chiare e non negoziabili:
internalizzazione del personale in subappalto;
stabilizzazioni per tutti i lavoratori;
condizioni economiche e normative di miglior favore, a partire dall’equiparazione con i dipendenti diretti.
Di fronte alla chiusura totale delle aziende, registriamo positivamente il fatto che il Sindaco di Casalgrande si sia fatto promotore di un incontro, che si terrà martedì 20 gennaio presso il Comune. Sarà un passaggio importante, ma non sufficiente se non accompagnato da risposte concrete.
La vertenza è tutt’altro che chiusa.
La lotta è ancora lunga, e continuerà finché non verranno garantiti dignità, salario e diritti a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori.
Uniti si lotta, uniti si vince.
28/12/2025
TERRORISTA È IL GOVERNO MELONI
Solidarietà all'Associazione Palestinesi in Italia
Giù le mani da Stefania Ascari!
Il S.I. Cobas di Modena esprime la sua completa e incondizionata solidarietà all'Associazione Palestinesi in Italia, colpevole di raccogliere fondi per Gaza e per i profughi palestinesi.
L'inchiesta con cui 9 attivisti palestinesi sono finiti in carcere è costruita unicamente su “prove” fornite da Tel Aviv, adottandone il suo punto di vista: ospedali, orfanotrofi e mense sono considerate istituzioni terroriste per il solo fatto di sorgere su terreno palestinese, le migliaia di prigionieri nei campi di concentramento israeliani sono considerati terroristi appunto perché prigionieri. Ancora una volta il governo israeliano ordina, e quello italiano esegue... altro che sovranisti!
Le montature giudiziarie contro gli attivisti pro-Palestina sono anche una vendetta del governo contro tutte e tutti noi: con gli scioperi dello scorso autunno abbiamo fatto tremare le loro poltrone, e ora vogliono farcela pagare con arresti e sgomberi.
Lo diciamo chiaramente: terrorista è il governo Meloni, che finanzia e sostiene guerre, colpi di stato e genocidi.
Terrorista è il ministro Piantedosi, che usa le forze dell'ordine per attuare un progetto eversivo di trasformazione dello stato di diritto in stato di polizia.
La nostra solidarietà e vicinanza vanno in particolar modo a Stefania Ascari, vittima di un disgustoso linciaggio mediatico da parte dei politicanti filo-israeliani per il suo appoggio all'Associazione Palestinesi in Italia: Stefania è una delle rarissime figure parlamentari che ha sempre sostenuto con tutte le sue energie non solo la causa Palestinese, ma tutte le più importanti lotte per la dignità del lavoro in provincia di Modena. Stefania è una di noi, non la lasceremo sola.
Modena, 28 dicembre 2025
Il Coordinamento S.I. Cobas di Modena
12/12/2025
Sciopero degli addetti alla Casa di Riposo Cortenova di Novi: ''La cooperativa La Pineta non riconosce diritti basilari'' afferma il S.I.Cobas Le lavoratrici e i lavoratori della Casa di Riposo Cortenova di Novi di Modena sono oggi, 12 dicembre 2025, in sciopero dopo sette lunghi mesi di trattative con la cooperativa La Pineta, senza che si sia registrato il minimo avanzamento. Al centro del confronto, informa una nota sindacale del S.i. C
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