antonio rigo righetti
Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di antonio rigo righetti, Musicista/gruppo musicale, Via Sant’ Eufemia 66, Modena.
Ciao, sono Rigo, puoi trovare qui la mia musica, i miei libri e avere informazioni sulla attività live e divulgative dedicate al basso elettrico nonché alla cultura musicale e dell’ascolto!
25/09/2026
Ecco la maschera di Modena.
No, non sono io. Magari.
È Sandrone.
Questa mattina sono stato all’inaugurazione della sede della Società del Sandrone e, guardando questa fotografia, mi è venuto da pensare a una cosa che forse non c’entra niente con le maschere, o forse c’entra moltissimo.
Ho guardato queste persone, questa generazione di modenesi, e mi è sembrato per un momento di rivedere un mondo che credevo perduto. Hanno modi gentili.
Hanno mani grandi.
Mani che sembrano aver conosciuto il lavoro, le cose fatte con calma, i bicchieri riempiti senza bisogno di chiedere, le porte aperte, le chiacchiere in piedi davanti a un tavolo.
Le signore passano con i bicchieri di vino e improvvisamente non sei più all’inaugurazione di una sede. Sei a casa dei tuoi genitori. O a casa dei nonni. C’è qualcuno che ti dice di mangiare qualcosa, qualcuno che ti versa da bere, qualcuno che ti chiede se hai fatto buon viaggio anche se sei arrivato a piedi da casa in cinque minuti.
E fuori, intanto, c’è il mondo.
Ma sembra un mondo un po’ più lontano.
Quel mondo aveva ancora un nome preciso per le cose e forse anche le persone avevano più tempo per pronunciarlo. Un mondo di piazze,negozi, bar, feste di paese, dialetto, campanili e mani che stringevano altre mani senza avere bisogno di spiegarsi troppo.
Non voglio idealizzare il passato. Ogni epoca ha le sue ombre e probabilmente, se ci fossimo vissuti davvero, ci saremmo lamentati anche allora.
Però c’è qualcosa che oggi mi manca.
Quella semplicità non era stupidità.
Era una forma di conoscenza.
La conoscenza delle piccole cose. Del vino versato nel bicchiere giusto. Del saluto dato a chi arriva. Del tempo necessario per stare insieme. Del fatto che una comunità, prima ancora di essere una parola buona per i comunicati stampa, è fatta di persone che si riconoscono.
E poi c’è Sandrone.
Vestito così, con quel cappello, quel bastone, quei calzoni, sembra arrivare direttamente da una Modena che non esiste più e che, proprio per questo, continua a esistere dentro di noi.
Mi piace pensare che le maschere servano anche a questo: a ricordarci chi siamo stati.
E forse, ogni tanto, a ricordarci chi potremmo ancora essere.
Questa mattina ho visto un pezzo della mia città.
Non una città da cartolina.
Una città fatta di persone.
E per qualche minuto mi è sembrato che là fuori il mondo fosse davvero un po’ più semplice, più lento, più lineare.
Guardate quel manifesto che ho fotografato, anni 50...e capisci che sapevano anche divertirsi.
Poi sono uscito.
E naturalmente il mondo era ancora lì.
Ma avevo in tasca, almeno per un po’, il rumore di quei bicchieri, qualche parola in dialetto e quella strana sensazione di essere tornato a casa.
Sandrone
Comune di Modena
Un attacco di bassismo autunnale con Yamaha Music Globalgu Mogar Music
19/09/2026
Il 17 settembre ho suonato a Cavatigozzi.
Era un appuntamento musicale nato dalla voglia di fare qualcosa per la propria città. Una di quelle cose che nascono quasi sempre così: da una persona che decide di mettersi in gioco, di telefonare, organizzare, coinvolgere, spostare un po' di sedie e di persone, trovare un amplificatore e dire: proviamo.
Quella persona si chiama Tommaso, è un collega bassista e soprattutto è uno che ha avuto voglia di fare.
E questa cosa, oggi, non è affatto scontata.
Tommaso ha messo energia, tempo, idee e una certa ostinazione buona, quella che serve quando si decide di costruire qualcosa senza sapere esattamente dove andrà a finire. Una serata musicale, certo. Ma anche qualcosa di più difficile da definire.
Perché la musica, quando funziona davvero, non rimane mai soltanto musica.
Ci mette insieme.
Ci fa incontrare persone che magari non si sarebbero mai incontrate. Ci fa stare nella stessa stanza, davanti allo stesso palco, per un paio d'ore almeno, senza bisogno di sapere da dove veniamo, cosa facciamo, cosa abbiamo combinato durante il giorno o cosa ci aspetta domani.
E poi, nel corso della serata, è successo qualcosa che non avevo previsto.
Tommaso ha voluto leggere pubblicamente un pensiero che si era appuntato.
Una cosa sua.
Non un discorso preparato per l'occasione, non una frase da palco, non una di quelle dichiarazioni che sembrano già nate per essere fotografate e messe sui social.
Un pensiero.
Semplicemente.
E mentre lo ascoltavo mi sono emozionato.
Mi sono emozionato io per primo, ma guardandomi intorno ho avuto la sensazione che quella cosa stesse viaggiando anche tra le persone presenti. Perché certe parole, quando sono vere, non hanno bisogno di essere spiegate. Entrano.
E forse è proprio qui che la musica conserva ancora una delle sue magie più grandi.
La possibilità di viaggiare nel tempo.
Una canzone può riportarti in una stanza di quarant'anni fa, in una macchina, in una strada, davanti a una persona che non c'è più. Può farti tornare ragazzo per tre minuti. Può ricordarti chi eri prima di diventare quello che sei adesso.
Ma può fare anche il contrario.
Può prendere quello che sei oggi e portarlo dentro la vita di qualcun altro.
Ed è una cosa enorme.
Perché alla fine siamo fatti anche di questo: di ricordi che non ci appartengono completamente, di canzoni che diventano la colonna sonora di qualcun altro, di storie che si incrociano per una sera e magari rimangono lì, da qualche parte, molto più a lungo della serata stessa.
La musica è un luogo che non esiste fisicamente, eppure ci permette di incontrarci.
Bisogna soltanto avere la porta aperta.
Un po' di cuore. Un po' di anima. E quella disponibilità rara ad ascoltare davvero.
Il resto lo fa la musica.
Grazie mille, Tommaso, per aver avuto la voglia di fare tutto questo e soprattutto per aver voluto condividere con tutti noi quei pensieri.
Credo che momenti come questo ricordino a tutti noi perché continuiamo a salire su un palco, a caricare strumenti, a provare, a viaggiare, a suonare magari davanti a cinquanta persone come davanti a cinquemila.
Non per aggiungere rumore al rumore.
Ma per provare, ogni tanto, a costruire un punto d'incontro.
E allora sì, mi sembra proprio che fare musica sia ancora l'unica scelta possibile.
Almeno per me.
E forse anche per Tommaso.
Il 17 settembre, a Cavatigozzi, per qualche ora, lo è stata per tutti noi.
Ecco cosa ha scritto Tommaso:
"La mia non è una domanda ma un insieme di concetti in un turbine emotivo che voglio condividere con voi, qui stasera:
Chi suona sa che, ci sono musicisti che ammiri e musicisti che, senza nemmeno saperlo, ti cambiano la vita.
Trent'anni fa ero un ragazzo che consumava quei CD. Cercando di capire come un basso potesse essere così potente e allo stesso tempo così semplice, così essenziale e così vero.
Poi ci sono stati i pellegrinaggi (senza patente) al Corallo e al Fuori Orario per conoscere Rigo, Robby e Mel di persona, per farmi autografare la carta Jolly che tu tenevi infilata nel battipenna del tuo Fender Jazz.
In questi anni ho suonato tantissime volte quelle canzoni, ma ogni volta che prendevo in mano il basso c'era sempre un po' del suo modo di farlo, della sua passione.
La cosa straordinaria è che gli idoli, spesso, restano lontani. Invece io, ho avuto il privilegio di conoscere Rigo come uomo, oltre che come artista.
E oggi succede qualcosa che il ragazzo che ero, non avrebbe mai immaginato: condividere questo palco con lui.
Per questo, a nome mio e di tutti quelli che hanno iniziato a suonare anche grazie a lui, voglio semplicemente dirgli grazie.
Grazie per la musica, grazie per l'ispirazione e grazie perché mi ha insegnato che il cuore di una band non è chi suona più forte, ma chi suona con più anima e, perché no, le frequenze più basse.
Rigo, non so se te l'ho mai detto abbastanza chiaramente: per trent'anni sei stato il mio idolo. Stasera sei qui sul palco con me. E credimi, per quel ragazzo che suonava in cameretta sognando di assomigliarti, questo vale più di qualsiasi applauso.
Signore e signori, per me è un onore immenso: Antonio Rigo Righetti.
Rigo Bass Love
Rigo Records & Creative Direction
17/09/2026
questa sera, come rain or come shine...come piovesse...rock and some soul...
Cremona
La Baia CAvatigozzi via Guido Grassi n.1 Cavatigozzi (Cremona)
Rigo Bass Love
Mel Previte & The Gangsters of Love
Mel Previte
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Rigo Records & Creative Direction
15/09/2026
The Rolling Stones : la miglior band americana formata da inglesi IL RUMORE DELLE COSE · Episode
14/09/2026
Rigo
Diario di un bassista quasi in fuga
Amici, compagni di groove e di accordi stonati,
sto per sparire.
Non in una bolla di sapone, non in un buco nero di Facebook,
ma in un posto dove il vento sa di aringa e le pecore leggono Kierkegaard.
Dal 27 ottobre al 10 novembre mi nascondo a Visby, isola di Gotland,
residenza per compositori.
Lì, tra mura medievali e gabbiani che criticano i miei arrangiamenti,
cercherò di scrivere qualcosa che non sia solo “bass line in E”.
Se mi vedete camminare con un cappello di lana e un’espressione da monaco svedese,
non è una crisi mistica: è solo il freddo che mi ha mangiato il jazz.
Ma prima di diventare un eremita con il basso a tracolla,
ecco il tour dell’ultimo grido :
17 settembre
Rigo’s Cash Machine Trio feat. Mel & Robby
La Baita – Cremona
(Se non venite, le mucche vi giudicheranno.)
4 ottobre
Rigo’s Trio feat. Robby & Francesco Pugnetti
Bar Il Portico – Castelnovo Né Monti
(Qui il vento porta già odore di Gotland. Preparatevi.)
10 ottobre
Rigo’s Soul & Folk Duo feat. Francesco Pugnetti
Live She Been – San Michele dei Mucchietti (Mo)
(Un duo. Due persone. Quasi monaci già.)
15 ottobre
Rigo’s Trio feat. Robby & Francesco Pugnetti
La Galera – Correggio (Re)
(Nome azzeccato: se non suono bene, mi chiudono dentro.)
22 ottobre
Rigo’s Trio feat. Francesco Pugnetti e Francesco Coppola
Living Bar Bistro – Modena
(Ultimo live in terra padana prima del grande freddo.)
E poi… silenzio.
Solo vento, pietra e un basso che cerca di non gelare.
Quando torno (febbraio 2027, se non mi hanno trasformato in un elfo svedese)
16 gennaio 2027 Rigo’s Cash Machine trio feat. Elia Ciabocco & Archelao Macrillo’ Grottino Cafè Recanati
27 febbraio 2027
Rigo’s Cash Machine Trio feat. Robby & Mel
Il Pasteggio a Livello – San Felice sul Panaro
MORE GIGS TO COME!!!
Portate maglioni.
O almeno un po’ di calore umano.
Io nel frattempo cercherò di capire se le pecore di Gotland
preferiscono il groove in 4/4 o in 7/8.
Ci vediamo.
O forse no.
Dipende dal vento.
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
13/09/2026
Giovedì 17 settembre 2026 a Cremona
antonio rigo righetti
Robby Pellati
Mel Previte
Il Cash Machine trio in una rara esibizione live per questo
Autunno!
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Il basso bianco di Rigo
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Eko Guitars
Mel Previte & The Gangsters of Love
Franchin Guitars@
11/09/2026
Una domanda sola: quale e’ il miglior live tra questi tre capolavori?
p.s. i vinili sono di Angelo Righetti...just to say...
10/09/2026
No, non li ho scelti io
C'è un equivoco che ci portiamo dietro per tutta la vita, noi che della musica abbiamo fatto un mestiere: pensiamo di aver scelto i nostri strumenti. Ce lo raccontiamo così, nelle interviste, nelle chiacchiere di backstage,"l'ho preso perché mi serviva quel suono", "l'ho comprato dopo mesi di risparmi", come se fosse stato un atto di volontà, una decisione ragionata. Non è mai andata così. Sono loro che ci hanno scelti, nel momento sbagliato, nel negozio sbagliato, nella vita sbagliata, e noi ci siamo lasciati prendere per la gola come si fa con le persone di cui ci si innamora per un dettaglio stupido,una vernice consumata da mani che non erano le nostre, un peso che si è preso subito.
Quello lì, Il basso bianco di Rigo, sudato sotto le luci come una pelle che ha preso troppo sole, non l'ho scelto, mi si è presentato addosso un giorno a San Francisco, ed è rimasto lì tra le mani mentre il cervello si impallava e io ero dentro un pezzo scritto vent'anni prima, per un'altra vita che credevo di aver chiuso.
Sul corpo, in piccolo, una scritta che parla di un primo e di un ultimo "the first one will later be last" di un ragazzo di Hibbing e un ragazzo di Memphis che salta, disegnato lì sopra come un santino. Perché è sempre lì che si torna, in fondo: a un negozio di dischi del Mississippi dove per caso, nel '53, un ragazzo pagò quattro dollari per incidere due canzoni per sua madre, e il mondo cambiò rotta senza che nessuno l'avesse deciso a tavolino.
Settant'anni dopo quello stesso accidente arriva a casa mia dentro una scatola di cartone, firmato da mani amiche Franchin Guitars il basso che ho chiamato New Gold Dream e si mette in posa davanti ai vinili come se li conoscesse già tutti, uno per uno. Anche questo non l'ho scelto: me lo sono ritrovato tra le braccia, ed è bastato un pomeriggio perché smettesse di essere un oggetto e cominciasse a essere una frase che devo ancora finire di scrivere.
Quello color miele, invece, sta in piedi da anni accanto a un disco doppio live di Tom Petty & The Heartbreakers che ho comprato non ricordo più dove, forse non l'ho comprato affatto, forse è arrivato anche quello per la stessa legge del caso che governa tutto il resto: la musica che ascoltavamo da ragazzi in una stanza della bassa emiliana, in inglese, mentre fuori la provincia faceva il suo giro lento e noi credevamo sbagliando e avendo ragione insieme che altrove ci fosse una vita più vera della nostra.
Prima del basso c'è sempre una chitarra acustica in un angolo, quella con cui si impara a mentire e a dire la verità nello stesso accordo. La mia è un'Algam EKO, italiana, un po' impolverata dietro una libreria che nessuno guarda più ed è buffo pensare che uno dei ferri del mestiere che uso ancora sia lo stesso genere di legno su cui, da ragazzino, ho scoperto che tre note messe in fila potevano bastare per non sentirsi più soli in una casa di provincia.
E poi c'è questo Yamaha Bb734A, nero, quasi austero, all black appoggiato accanto a una fotografia di Elvis incorniciata sopra una stampante,l'altare domestico che ognuno di noi si costruisce senza accorgersene, mettendo insieme in un angolo di casa le cose che contano davvero e quelle che servono soltanto, senza più saper distinguere le une dalle altre.
Questo rosso èun Eko Guitars PJazz invece l'ho conosciuto in un locale piccolo, di quelli che tengono in piedi la musica vera senza che nessuno se ne accorga,cavi per terra, una luce al neon che colora tutto di un rosa sporco, un adesivo scollato mezzo leggibile sul corpo. È l'Italia laterale di cui scrivo sempre, quella dei backstage minuscoli dove capita l'incontro più importante della serata: non con un pubblico, ma con uno strumento che qualcun altro ha lasciato lì, e che per un paio d'ore diventa il tuo.
E infine questo, nero, senza tasti, disteso su un tavolo bianco come un corpo su un lettino, l'unico che sembra ancora chiedersi come sia arrivato fin qui. Non ha una storia che io possa raccontare con precisione: è comparso, a un certo punto, nel modo in cui compaiono le cose che poi non si lasciano più andare.
Ecco cosa sono, alla fine, i ferri del mestiere: non una collezione, non una scelta estetica, ma il resoconto disordinato di tutti gli incontri casuali che la vita ci ha messo tra le mani. Nessuno di questi strumenti era previsto. Nessuno rispondeva a un piano. Sono arrivati come arrivano le persone che contano di traverso, senza bussare e sono rimasti perché a un certo punto, senza che ce ne accorgessimo, avevano già cominciato a suonare al posto nostro.
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Categoria
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Via Sant’ Eufemia 66
Modena
41121
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