antonio rigo righetti

antonio rigo righetti

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Ciao, sono Rigo, puoi trovare qui la mia musica, i miei libri e avere informazioni sulla attività live!!!

25/06/2026

No, non ti sono mai piaciute le celebrazioni del tuo compleanno. Era una delle tante espressioni di quell’originalità che ha sempre contraddistinto le tue scelte e il tuo modo di stare al mondo. Un’originalità che non era mai stravaganza fine a sé stessa, perché conviveva con l’educazione, il rispetto, una certa eleganza nei modi. Era semplicemente il segno del tuo carattere: fare le cose a modo tuo, sempre.

Per questo motivo questa mia piccola improvvisazione per basso elettrico vuole essere un omaggio al tuo spirito libero e alla tua presenza, che continua ad abitare i ricordi di chi ti ha voluto bene.

È anche un modo per augurarti buon compleanno. Con un giorno di ritardo, come forse sarebbe piaciuto a te, poco incline alle ricorrenze e alle fanfare.

Buon compleanno.

Lassù, tra le stelle. ✨🎸

Rigo "Autoscatto in 4/4"
antonio rigo righetti
Rigo Records & Creative Direction
Rigo's Super Jam Live Super Jam Live Sbarello Jesi!!!
Rigo in Residenza Artistica Visby International Centre for Composers Gotland




Franchin Guitars

22/06/2026

dopo una bella, bellissima serata in duo con Rigo Righetti Duo w. Alessio Gavioli La Vecchia Varese ecco che la voglia di funk...esplode!
🥵 + 🎸 = 🔥

Modena, 35 gradi (all'ombra di un ventilatore che ha appena chiesto pietà).☀️

Fuori c’è quell'aria tipica della pianura che non si respira, si mastica. I pantaloni della tuta corti sono ormai l'unica divisa d'ordinanza accettabile e il pavimento sta lentamente diventando un tutt'uno con le suole delle ciabatte.

La reazione logica di una persona sana di mente? Sdraiarsi immobili sotto il getto del ventilatore, implorando clemenza.

Invece, la reazione del bassista?
Prendere in mano lo strumento, guardare la colonnina di mercurio che sale e urlare: *“WHAT THE F**K?! I'VE GOT THE FUNK!!!”* 🕺💥
Che ci frega se la faccia è da pazzo, altro che bassface, l'importante è il feeling!
Perché quando parte quel giro giusto, quando la cassa blocca l'incastro perfetto col basso, il sudore smette di essere un fastidio e diventa un effetto speciale. Non è afa, è l'energia del club che ti porti dentro. Si suda, si fatica, ci si scioglie, ma con il ritmo giusto nelle dita anche la Pianura Padana a fine giugno sembra il palcoscenico più caldo (in tutti i sensi) del mondo.

L'artigianato della musica live si fa così: un millimetro di groove alla volta, anche quando si rischia la combustione spontanea. 💦🔥



Franchin Guitars
Rigo Bass Love
Rigo "Autoscatto in 4/4"Rigo Records & Creative Direction

20/06/2026

È SEMPRE e SOLO questione di GROOVE. GROOVE. GROOVE.

Tutto il resto viene dopo. Le scale, le teorie, le discussioni da musicisti insonni che sezionano una nota come un entomologo davanti a una farfalla rara. Prima di tutto arriva lui: il groove. Quel battito irregolare e perfetto che ti prende per il bavero e ti trascina da qualche parte senza chiederti il permesso.

Questa bass impro è nata nel calore viscoso di un inizio d'estate che sembra uscito da un vecchio vinile consumato. Il mio Yamaha BB734A saltella, danza, inciampa apposta e si rialza con il sorriso sghembo dei fuorilegge. Punge come un'ape e rimbalza come una pallina impazzita dentro una stanza piena di amplificatori accesi.

È il funk, amici e amiche.

Non quello da laboratorio, non quello imbalsamato nei tutorial e nelle masterclass dove tutto deve essere spiegato e catalogato. Parlo del funk che nasce dalla pancia, dal sudore, dalle scarpe che battono sul pavimento prima ancora che il cervello abbia deciso cosa fare.

Quello di Bootsy Collins con gli occhiali a forma di stella e il sorriso cosmico. Quello del grande Larry Graham che trasformò il basso da comparsa a protagonista. Quello delle navicelle madri di George Clinton, dove la logica veniva lasciata all'ingresso insieme alla giacca e alla cravatta.

Arriva. Ti attraversa. Ti costringe a muovere la testa. Ti fa credere che quattro note possano contenere un universo intero. E forse è proprio così.

Perché la musica, quando funziona davvero, è un atto profondamente illogico. Non serve a costruire ponti, non serve a pagare le bollette, non serve a vincere guerre o elezioni. Eppure continua a esistere. Continua a salvarci da giornate grigie, da pensieri inutili, da noi stessi.

Così questo piccolo viaggio su quattro corde non vuole dimostrare nulla. Non vuole essere virtuoso. Non vuole essere educato.

Vuole solo stare lì.

Nel mezzo del battito.

🎸🐝☀️


Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Rigo "Autoscatto in 4/4"

19/06/2026

Senza offesa but truly...

In questi giorni leggerete paginate intere dedicate agli stadi, ai mega eventi, ai sold out annunciati sei mesi prima, ai token, ai QR code, alle code per entrare, alle code per bere, alle code per uscire e alle code per trovare l'auto nel parcheggio numero 47 settore K.

Va benissimo.

Poi però esiste un altro mondo.

Un mondo fatto di locali piccoli, circoli, piazze, pub, cortili e posti dove la musica non arriva attraverso un maxischermo grande come un condominio.

Posti dove i musicisti li puoi guardare negli occhi.

Dove il biglietto spesso non lo paghi.

Dove non servono token.

Dove non devi scaricare un'app.

Dove non devi fare una fila di tre chilometri per una birra.

Dove parcheggi a cinquanta metri e in cinque minuti sei a casa.

E, sorpresa, spesso la musica è pure dannatamente buona.

Ma siamo una specie curiosa: a volte preferiamo seguire la massa invece di seguire le orecchie.

Così ci convinciamo che la musica esista solo quando è gigantesca, costosa e certificata da qualche algoritmo.

Io continuo a pensare che una canzone suonata bene davanti a cento persone valga quanto una suonata davanti a cinquantamila.

Forse di più.

Ci vediamo da qualche parte lungo la strada.

Niente token.
Niente maxischermi.
Niente istruzioni per l'uso.

Solo musica.

E se questa idea vi sembra antiquata... sappiate che io vengo dalle mille serate ove uscivi e, senza biglietto in prevendita, senza navigatore...andavi e vedevi chessò, The Straanglers, Lydia Lunch, i Live Wire, Anthony Braxton e Ornette Coleman tra gli altri.... ❤️🎸
"Autoscatto in 4/4"
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Il basso bianco di Rigo
Franchin Guitars
Eko Guitars

Photos from antonio rigo righetti's post 18/06/2026

L'idioteca ovvero, di tutto un pò ma vuoto.

Mi guardo attorno e vedo una strana fiera della contemporaneità. Le piazze sono piene, ma non vissute. Le parole circolano come gettoni consumati, passano di mano in mano senza lasciare calore. C'è sempre un'eccellenza da celebrare, un territorio da promuovere, un apericena da fotografare, un "frittino" scongelato da condividere. Tutto sembra avere un cartellino, un logo, una didascalia.

Eppure, sotto questa superficie lucidata con cura, sento un silenzio che nessuno nomina.

Mi aggiro tra sorrisi corretti, strette di mano leggere come carta velina, conversazioni che durano il tempo necessario a confermare la propria esistenza reciproca. Ognuno custodisce la propria vetrina. Pochi aprono la porta sul retro.

Forse il disagio nasce da qui: dall'essere ancora vulnerabile in un mondo che preferisce l'esposizione alla confessione. Io porto addosso le mie crepe, le mie sconfitte, le domande che non hanno trovato risposta. Le porto senza particolare orgoglio e senza vergogna. Sono semplicemente mie.

Così, a volte, ho l'impressione di camminare dentro un'immensa Idioteca: un edificio luminoso dove ogni stanza è piena di rumore e quasi vuota di ascolto. Gli abitanti catalogano emozioni invece di viverle, archiviano esperienze invece di attraversarle. La vita viene continuamente raccontata prima ancora di essere compresa.

E allora la mia imperfezione diventa una forma di resistenza. Le mie esitazioni valgono più di molte certezze esibite. Le ferite che non ho nascosto mi fanno compagnia meglio di tanti entusiasmi a noleggio.

Forse non è il mondo a essere diventato più sciocco. Forse è soltanto diventato più bravo a travestire il vuoto.

E mentre la festa continua, con le sue luci, i suoi brindisi e le sue celebrazioni seriali, resto ai margini per qualche istante. Non per superiorità. Per sopravvivenza. Come chi, entrando in una biblioteca piena di libri mai letti, continua ostinatamente a cercare una voce vera.

Una soltanto.

Perché una voce vera pesa più di mille megafoni.

E voi, da che parte state?
Iggy Pop o Dostoevsky?


Rigo "Autoscatto in 4/4"
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
"Rigo" Righetti Duo
Iggy Pop

16/06/2026

For all the bass players out there!

Ci sono linee di basso che accompagnano una canzone e poi ci sono linee di basso che sembrano prendere la canzone per il bavero, trascinarla in un vicolo illuminato da un’insegna al neon difettosa e dirle: adesso si fa a modo mio.

Jean-Jacques Burnel, talentuosissimo e selvaggio astro del basso elettrico degli Stranglers, con Peaches nel 1977 crea qualcosa che ancora oggi sfugge alle definizioni più comode. Non è soltanto un giro di basso. È un manifesto sonoro. Un animale urbano. Una presenza fisica. Il contesto è un treno ritmico perfetto guidato da Jet Black, macchinista impassibile di una locomotiva che non perde mai un colpo, mentre le staffilate della Telecaster di Hugh Cornwell tagliano l’aria come lame lucide. E poi ci sono le tastiere, spesso dimenticate quando si racconta la storia del rock di quegli anni, che invece aprono finestre inattese, corridoi laterali, prospettive oblique dentro un paesaggio che avrebbe potuto essere soltanto rabbia e che invece diventa qualcosa di molto più ambiguo e affascinante.

Quello che colpisce, riascoltando Peaches oggi, è come il basso non si limiti a sostenere. Non accompagna. Non obbedisce. Occupa il centro della scena con una naturalezza quasi insolente. È grasso, elastico, minaccioso e sensuale nello stesso istante. Cammina davanti agli altri strumenti come un personaggio che conosce il finale del film e non sente il bisogno di spiegarlo a nessuno.

Dentro quelle note sento gli anni Settanta che stanno finendo senza sapere bene cosa diventeranno. Le città industriali che si sfaldano. I sogni collettivi che si incrinano. Le promesse che arrivano con la data di scadenza già stampata sul retro. Ma sento anche una libertà nuova, quasi febbrile. La sensazione che tutto possa essere rimesso in discussione. Persino la gerarchia degli strumenti.

Per decenni il basso elettrico aveva svolto il lavoro più ingrato e meno celebrato della musica moderna: costruire fondamenta solide affinché altri potessero erigere cattedrali melodiche sopra di lui. Poi arrivano musicisti come Burnel e quelle fondamenta decidono improvvisamente di muoversi. Di parlare. Di reclamare attenzione. Non attraverso virtuosismi olimpici o velocità circensi, ma attraverso il carattere. Attraverso il suono. Attraverso una personalità così ingombrante da trasformare quattro corde amplificate in una dichiarazione d’identità.

E forse è proprio questo che continua a emozionarmi dopo quasi cinquant’anni. In Peaches non ascolto soltanto una grande esecuzione. Ascolto un momento di emancipazione artistica. Il basso elettrico che smette di chiedere permesso. Che esce dalla cucina durante la festa e si siede finalmente a capotavola. Che rivendica il diritto di essere elegante e brutale, melodico e percussivo, disciplinato e anarchico nello stesso respiro.

Quelle note continuano a camminare per le strade del tempo con la stessa andatura sfrontata del 1977. E ogni volta che tornano nelle casse di uno stereo ricordano una verità semplice e bellissima: gli strumenti, come le persone, ogni tanto decidono di non accettare più il ruolo che è stato assegnato loro. E quando succede, quando qualcuno trova il coraggio di diventare davvero sé stesso, la musica cambia per sempre.
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Rigo in Residenza Artistica Visby International Centre for Composers Gotland
Rigo Righetti Duo w. Alessio Gavioli La Vecchia Varese
Rigo & Robby Rock & Soul Groovin' Duo Live Caffé De Oliva Malè
The Stranglers (Official)
Algam EKO
Eko Guitars
Rigo Bass Love
Rigo Records & Creative Direction
Bass Guitar Magazine

Photos from antonio rigo righetti's post 16/06/2026

120 anni o il suono della Foresta

Domenica 14 giugno ho partecipato a un incontro davvero speciale a Sabbione, dedicato al talento e alla ricerca di Paolo Coriani, liutaio modenese che da oltre quarant’anni lavora nel suo laboratorio di Strada Barchetta, dando vita a strumenti acustici di rara bellezza: soprattutto chitarre, ma anche ghironde, violini e altri oggetti sonori che sembrano custodire storie ancora prima di emettere una nota.

L’occasione era quella di una riunione di ex studenti del Liceo Venturi, ritrovatisi in uno spazio accogliente e pieno di curiosità per ascoltare il racconto del percorso umano e professionale di Paolo. Ad accompagnare le sue parole c’era anche una delle sue chitarre folk, presenza silenziosa ma eloquente, capace di testimoniare concretamente la qualità del suo lavoro.

È stato interessante approfondire non solo la straordinaria competenza tecnica che sta dietro alla costruzione di uno strumento, ma anche la capacità empatica di Paolo di entrare in sintonia con i desideri, le esigenze e persino i sogni dei musicisti che si affidano a lui.

Tra i molti momenti illuminanti dell’incontro, uno in particolare mi è rimasto impresso. Paolo ha spiegato che per realizzare il top di una chitarra acustica, composto da due tavole accoppiate di abete rosso, è necessario partire da alberi che abbiano raggiunto dimensioni considerevoli. Per ottenere due pezzi utilizzabili e di qualità adeguata, l’albero deve spesso avere almeno 120 o 130 anni di vita.

Centoventi anni.

Un tempo che supera abbondantemente la durata di una vita umana e che ci ricorda come ogni strumento racchiuda una storia molto più lunga di quella di chi lo suonerà.

Questa consapevolezza racconta la bellezza del mestiere del liutaio, ma anche la responsabilità che accompagna chi costruisce e chi utilizza uno strumento musicale. Legni che hanno impiegato oltre un secolo per maturare meritano rispetto, attenzione e gratitudine. Forse anche il nostro fare musica dovrebbe essere all’altezza di quel tempo lungo, di quella pazienza della natura che si trasforma in suono.

È stata una bellissima occasione di incontro, ascolto e apprendimento.

Un grande grazie a Paolo Coriani per l’invito e per aver condiviso con generosità il suo sapere. Spero ci sarà presto un’altra occasione per ritrovarci a parlare di musica, legno, suoni e di tutte quelle cose invisibili che abitano gli strumenti prima ancora delle note.

16/06/2026

per tutti i music lovers ecco l'aggiornamento date live nelle varie configurazioni!

Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Il basso bianco di Rigo
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Franchin Guitars
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Eko Guitars
Chalet lo Sbarello - Giardini di Jesi
Piscina di Vignola - Olimpia Vignola
BAF Bivio Art Festival
La Vecchia Varese
Morrison Hotel Pub Arceto
Rigo in Residenza Artistica Visby International Centre for Composers Gotland

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