antonio rigo righetti
Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di antonio rigo righetti, Musicista/gruppo musicale, Via Sant’ Eufemia 66, Modena.
Ciao, sono Rigo, puoi trovare qui la mia musica, i miei libri e avere informazioni sulla attività live e divulgative dedicate al basso elettrico nonché alla cultura musicale e dell’ascolto!
E’ quel momento li!
Soundcheck Time
Giuinpiscina Vignola
Live 21.30
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Il basso bianco di Rigo
Eko Guitars
antonio rigo righetti
Antonio Rigo Righetti Full
Robby Pellati
InPrimoPiano
21/08/2026
C'è come qualcosa di inebriante nel fare il mio mestiere. Non lo dico per fare il poeta, lo dico perché è la verità più onesta che ho, e le verità oneste sono rare quanto un accordatore che funziona la prima volta. Fare musica in un'Italia ridotta ai minimi termini in termini di alfabetizzazione no, non parlo di leggere e scrivere, parlo di quell'altra alfabetizzazione, quella che ti fa riconoscere un suono quando lo senti, che ti fa capire perché tre note messe in un certo ordine ti aprono un buco nello stomaco e altre no, fare musica in questo posto qui, oggi, è un mestiere che ti chiede di combattere ogni sera la stessa battaglia, e la cosa buffa è che vinci sempre e non vinci mai.
Le mie date diventano momenti in cui devo convincere la gente che sì, si può cantare in inglese. Che no, non è uscito nessun editto, nessun decreto del Minculpop musicale, nessuna legge marziale della canzone accidenti, che ci obblighi tutti a usare la lingua italiana. Qualcuno alza la mano, sempre, prima o poi, in ogni sala da qui a Capo Nord: "ma perché non canti in italiano?" E io lo capisco, eh, lo capisco benissimo, non è cattiveria la loro, è solo che non hanno mai avuto il momento — il momento preciso, la sera precisa, il disco preciso — in cui il suono di una chitarra che sanguina attraverso un ampli Fender ti è entrato dentro come un chiodo caldo e ha deciso per te chi saresti diventato. Io quel momento ce l'ho avuto. Ce l'hanno avuto migliaia di ragazzini come me, in mille salotti e mille garage, con la puntina che scendeva su un solco nero e il cuore che gli batteva in un altro fuso orario. Se sei cresciuto ascoltando il suono dei grandi dischi americani e inglesi, quel suono lì, proprio quello, non un'imitazione, non una traduzione, è quello che cerchi per il resto della tua vita. Non è una scelta stilistica. È un'infezione, presa da bambino, mai guarita, e grazie a Dio per questo.
E allora cosa fai? Schivi la domanda, certo, con un sorriso che hai allenato in trent'anni di palchi piccoli, perché sono sempre piccoli, i palchi dove si combatte per davvero, quelli grandi sono un'altra faccenda, quelli grandi sono la vetrina, ma la battaglia si fa nei posti con la moquette che puzza di birra vecchia e l'amplificazione che regge per miracolo. Schivi la domanda e proponi un pezzo tuo, nuovo di zecca, che magari hai scritto tre settimane prima in cucina con la chitarra acustica appoggiata sul tavolo tra le tazze del caffè, oppure tiri fuori una cover — Tom Waits, che canta come se avesse ingoiato ghiaia e whisky e ne fosse uscito più saggio, o B.B. King, che con tre note ti spiega più cose sulla sofferenza umana di quante ne troveresti in un trattato e mentre la suoni sai già, lo sai con la certezza di chi l'ha fatto mille volte, che sarà difficile anche stasera. Qualcuno si guarderà l'orologio. Qualcuno chiederà "conosci qualcosa di Ligabue" come se fossi un juke-box con le gambe. Qualcuno se ne andrà prima del bis.
Ma poi torni a casa. Torni a casa tardi, con le orecchie che fischiano e le dita che bruciano un po', e nel buio della macchina, o del treno, o qualunque cosa ti riporti a dormire, trovi una specie di ragione precisa, precisa, dico, non vaga, non romantica in senso da cartolina, per fare la tua musica comunque. A prescindere dalla convenienza. A prescindere dalla comodità. A prescindere da quello che sembra che tu debba fare per vedere riconosciuta la tua professionalità, per essere preso sul serio, per stare dentro le caselle che qualcuno ha disegnato per te prima ancora che tu nascessi. La ragione è questa, ed è così semplice che fa quasi rabbia: il suono che hai dentro non lo scegli tu. Tu lo servi. Fai il cameriere di quel suono per tutta la vita, glielo porti in tavola ogni sera davanti a gente che magari voleva ordinare tutt'altro, e ogni tanto, non sempre, ma ogni tanto, ed è per quelle volte lì che vale tutto il resto, vedi qualcuno alzare la testa dal piatto e capire. Capire davvero. E in quel momento non c'è editto, non c'è lingua, non c'è convenienza che tenga. C'è solo quello, il chiodo caldo che passa da te a loro, esattamente come è passato a te tanti anni fa, in un salotto, con una puntina nera e un cuore in un altro fuso orario.
È per questo che è inebriante. Non nonostante la fatica. Per via della fatica.
Keep Rocking 'til the next one!
Today live in Malè Caffè de Oliva, domani a Vignola Giuinpiscina
thankfully!
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Il basso bianco di Rigo
InPrimoPiano
Eko Guitars
18/08/2026
Ebbene sì, a volte ritornano! Ritorno a Vignola con Robby e Francesco Pugnetti! Insomma il trio che ha dato visibilità alle mie canzoni in tante date live! vi aspettiamo a Giùinpiscina alle 21.30 di sabato 22 agosto per un appuntamento fatto di musica originale ed alcune covers molto selezionate!
C’è una sorta di gravità emotiva nei ritorni, una legge non scritta per cui i luoghi che abbiamo abitato, anche solo per il tempo di una canzone, finiscono per aspettarci. Conservano l’eco di chi c’è stato, trattengono l’umidità delle serate passate, il riverbero di certe note lasciate a mezz’aria.
E così, a volte, si ritorna.
Sabato 22 agosto, l’estate inizierà a piegare la testa verso i primi, timidi presagi dell’autunno, e noi saremo di nuovo lì. A Vignola. con Robby Pellati e Francesco Pugnetti. Non siamo semplicemente un trio che si riunisce; siamo, forse, una memoria condivisa che prende di nuovo corpo. In tante date, in tanti locali, in tante notti diverse, sono stati loro a dare visibilità, respiro e pelle alle mie canzoni. Hanno preso le mie parole, fragili e private, e le hanno vestite di una complicità silenziosa, quell’alchimia che si crea solo quando ci si guarda negli occhi sopra un palco e ci si capisce senza bisogno di parlare.
Vi aspettiamo al Giuinpiscina. C’è qualcosa di profondamente intimo in questo luogo, una geometria perfetta per le cose che contano davvero. Sarà un appuntamento fatto di musica originale, quei brani che sono come diari aperti davanti a sconosciuti che speriamo diventino amici. E poi ci saranno alcune cover. Ma non cover scelte a caso: saranno frammenti di altre storie, selezionate una per una, con la cura maniacale di chi cerca la parola esatta per descrivere un’emozione sfuggente. Canzoni di altri che, per una strana magia, sembrano parlare di noi.
Sarà una serata di musica, sì, ma anche di sguardi, di sospensioni, di quel romanticismo un po’ malinconico e tenace che appartiene a chi suona per il piacere di farlo, insieme, ancora una volta.
Vi aspettiamo alle 21:30. Quando il buio inizia a fare il suo lavoro e le voci si abbassano per lasciare spazio a ciò che, davvero, non può essere detto a parole.
A sabato. Con affetto,
Francesco, Antonio Rigo Righetti Full e Robby Pellati
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Il basso bianco di Rigo
17/08/2026
Quando il pensiero scivola sui fratelli Allman, su Duane e Gregg e su quella brotherhood sterminata e selvaggia che abbracciava ogni singolo musicista fino ai ragazzi della crew persi lungo le strade d'America, mi ritrovo a respirare una delle ispirazioni più pure e durature che abbiano mai attraversato la mia vita. Erano notti senza fine, quelle. Quegli assoli di chitarra che salivano alti verso il cielo come preghiere sfilacciate nel vento del Sud, quella voce intrisa di terra, miele e whiskey, quelle atmosfere calde che ogni volta, ogni benedetta volta, arrivano a regalarmi una sfumatura nuova, inafferrabile, di una purezza che quasi fa male per quanta onestà si porta dietro.
Era un modo di fare musica assoluto, capisci? Nessun calcolo, nessuna posa, zero divismo da quattro soldi: solo anima pura scaricata a terra, polvere di stelle e sudore sull'asfalto delle highway. È proprio per questo che quel suono resta unico, come una cometa che passa una volta sola e ti lascia a bocca aperta sul ciglio della strada.
Guarda questa foto. C'è tutto il feeling del mondo qua dentro. Li vedi lì, semi-girati, spalla a spalla nell'ombra del palco, mentre inseguono insieme quella nota nascosta — quella frequenza magica e segreta che non sta sui libri della musica, ma che si trova solo se hai il coraggio di scavare fino in fondo al cuore del mondo.
Today in band history, Boston Common, Boston, Massachusetts, Sunset Series on The Common for the Benefit of Summerthing, August 17, 1971, some of the many photos taken at this show.
📷 Peter Tarnoff
16/08/2026
Elvis, mai nessuno come te
Grande Elvis.
Oggi è il 16 agosto. Dal 1977 la tua fase terrena si è interrotta. Qualcuno ha raccontato la tua dipartita in maniera assolutamente poco poetica. Ma, francamente, ci interessa poco.
Perché quello che conta è ciò che hai lasciato.
Quello che hai fatto con la voce, con la musica, con le tue scelte, con quella forma di sapere istintivo e profondissimo che avevi dell'espressività musicale e umana, rimane qualcosa di incomparabile, quella tua ricerca musicale continua.
Irraggiungibile.
Nessuno, dopo di te, si è nemmeno avvicinato alla tua capacità performativa che riuscivi a infondere in tutto ciò che facevi. Anche nelle fasi più frivole, anche in quelle volutamente svuotate di senso dalle necessità del business, qualcosa continuava a passare.
Uno spirito indomabile.
Una forma di ribellione.
E soprattutto un'aspirazione a una bellezza purissima, quella bellezza misteriosa che innerva il blues, il soul, il rock'n'roll e la grande musica popular.
Forse è proprio questo che rimane quando tutto il resto scompare.
Elvis, là dove sei, spero ti sia arrivata una certezza:
mai nessuno come te.
The King lives on. 👑🎸
ELVIS PRESLEY
Elvis
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Elvis Presley's Graceland
Ci sono cose che si dovrebbero scrivere sempre a caldo, è proprio il caso di dirlo, prima che il tempo le raffreddi e le trasformi in ricordo, e questo è uno di quei resoconti che nascono ancora caldi, con la polvere del viaggio addosso.
Modena-Loreto, e poi Recanati, in quella luce d'entroterra che ha qualcosa di sospeso, di eternamente adolescente, tra i colli che Leopardi guardava e che oggi guardiamo noi, con tutt'altri pensieri in testa.
Via Colle dell'Infinito 1, un nome ed un indirizzo che pesano, che quasi intimidisce, e dentro quella cornice il Grottino Café, piccolo e vero, dove ad aspettarmi c'erano Archelao Macrillò alla batteria, uno che il tempo lo sa tenere come pochi, ed Elia Ciabocco, chitarra sopraffina e mani che raccontano più di tante parole.
Quattro ore di regionale veloce, e dico veloce per modo di dire, perché in realtà è un tempo dilatato, di quelli in cui guardi fuori dal finestrino e vedi passare non solo campagna ma vite intere facce che non conoscerai mai, corpi accaldati, bambini che piangono, il caldo che si appiccica addosso come una seconda pelle, e tu in mezzo, con il basso tra le gambe e la testa già altrove, già su un palco che ancora non esiste.
Poi arrivi. Monti, piccolo soundcheck, quel rito minimo e sempre uguale che però ogni volta ti dice qualcosa di nuovo, e senti che c'è Vento, sì, proprio così, con la maiuscola che si merita, perché certe sere il vento è l'unico applauso che conta prima ancora di cominciare. E in mezzo a quel vento, con una punta d'ironia che mi tengo stretta perché altrimenti la malinconia se la mangia tutta, penso che quel giorno ho vinto anche il campionato personale di sudore over sessanta, una disciplina che nessuno mi ha mai chiesto di praticare e che pure mi riesce sempre benissimo.
Due ore di concerto, tra pezzi miei e qualche cover scelta come si sceglie una lettera da rileggere e finisce, come finiscono sempre le cose belle, troppo presto, in un soffio, in un batter d'ali che qui mi ostino a chiamare battibaleno perché le parole vecchie hanno un loro perché.
E poi di nuovo il treno, di nuovo quattro ore, di nuovo facce e domande e l'altoparlante che annuncia un ritardo come se il tempo, ormai, fosse solo un dettaglio. E si continua lo stesso, si continua sempre, per quella pentola d'oro in fondo all'arcobaleno che sappiamo benissimo essere un'illusione e che inseguiamo comunque, perché in fondo sono le persone belle incontrate lungo la strada, un paio di birre bevute in fretta, un groove che ti resta addosso anche quando il treno è già ripartito, a dirti che ne vale ancora la pena. Sempre.
un ringraziamento speciale a Massimo Marco Andrea del Grottino!
Rigo Cash Machine Trio Feat. Archelao Macrillo' & Elia Ciabocco Il Grottino Recanati
Elia Ciabocco
Archelao The Irish Macrillò
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
13/08/2026
Rigo’s Cash Machine Trio
Feat.Elia Ciabocco & Archelao Macrillo’
Rigo Cash Machine Trio Feat. Archelao Macrillo' & Elia Ciabocco Il Grottino Recanati
Recanati, ancora una volta 🎸
Oggi si parte per un luogo che, ogni volta, riesce a regalarmi vibrazioni particolari. Recanati è uno di quei posti dove l’ispirazione sembra avere un indirizzo preciso.
Stasera saremo in trio, con Archelao Macrilòi alla batteria ed Elia Ciabocco alla chitarra elettrica.
E la location non potrebbe essere migliore: Grottino Caffè, in via dell’Infinito. Ci ho già suonato e ci torno sempre molto volentieri. Si suona bene, si ascolta bene e soprattutto c’è quella bella sensazione di essere nel posto giusto.
Il repertorio sarà quello delle nostre canzoni originali, tra Cash Machine e Smiles & Troubles, con qualche cover scelta con cura, giusto per attraversare insieme qualche territorio conosciuto.
Una serata per chi ha voglia di musica originale, suonata dal vivo e senza troppe sovrastrutture.
Ci vediamo dalle 21 circa, direttamente al Grottino Caffè di Recanati.
Recanati, arriviamo.
E magari questa sera, tra una canzone e l’altra, l’Infinito ci scappa davvero. 🌙🎶
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Il basso bianco di Rigo
Eko Guitars
antonio rigo righetti
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Antonio Rigo Righetti Full
Recanati (MC)
12/08/2026
Le rare volte in cui mi capita di sedermi qui, con alle spalle il Duomo e davanti Piazza Grande, mi vengono in mente le infinite, o almeno quelle che allora sembravano infinite, volte in cui Guido, nostro padre, si metteva in viaggio su uno dei suoi mezzi un po’ improbabili.
Per molto tempo fu un Fiat 850, color nebbia di Torino. Quel grigio terribile, che sembrava fatto apposta per confondersi con le mattine d’inverno.
E mi torna in mente la sua partenza.
D’estate, nella calura che anche alle quattro del mattino sembrava già insinuarsi nelle strade. Oppure nell’inverno modenese, quando il freddo aveva ancora la città tutta per sé.
Guido percorreva Canalchiaro, arrivava al Duomo, se lo lasciava sulla sinistra e poi continuava per via Albinelli, fino al Bar Schiavoni.
Alle quattro e un quarto, alle quattro e venti, l’attività cominciava.
Ogni giorno.
Per anni.
Allora, naturalmente, tutto questo mi sembrava semplicemente la normalità. Un padre che lavorava. Un uomo che si alzava presto. Una routine.
Oggi mi rendo conto che avere avuto l’opportunità di vivere così tanto tempo con lui, e di lavorare così tanto insieme a lui, è stato un privilegio straordinario.
Ho potuto vedere da vicino la dedizione, la passione, la serietà, la professionalità. Ma anche la curiosità. E quella piccola, indispensabile goccia di sana follia che Guido si è sempre portato dentro.
Ci sono persone che, quando le guardi da vicino, sembrano semplicemente vivere.
Poi passa il tempo.
E quando cominci ad allontanarti nel ricordo, le cose cambiano prospettiva. I dettagli diventano più nitidi. I gesti acquistano un peso che allora non potevi conoscere.
Quel furgone Fiat 850 color nebbia di Torino non è più soltanto un furgone.
Corso Canalchiaro alle quattro del mattino non è più soltanto una strada.
Il Duomo lasciato sulla sinistra non è più soltanto un passaggio.
Sono diventati pezzi di una vita.
E più questa vita si allontana nel tempo, più mi sembra di comprenderne il valore.
Per l’integrità.
Per la serietà con cui è stata vissuta.
Per la curiosità che l’ha attraversata.
Per quella sana follia che, forse, è una delle cose più preziose che un padre possa lasciare a un figlio.
Guido, mio padre.
Mirella, mia madre. Indissolubili.
Ho avuto l’onore di lavorare con lui, di conoscerlo da vicino e di condividere una parte importante della sua strada.
E oggi, seduto qui, con il Duomo alle spalle e Piazza Grande davanti, mi accorgo che quella strada continua ancora.
In qualche modo, passa ancora da qui.
Rigo "Autoscatto in 4/4"
Rigo Records & Creative Direction
Rigo Bass Love
Il basso bianco di Rigo
antonio rigo righetti
Antonio Rigo Righetti Full
07/08/2026
Ma chi siamo?
Chi siamo quando ci svegliamo una mattina d’agosto del 2026 e, prima ancora di cominciare la giornata, ci ritroviamo a pensare a quello che siamo stati? A quella che, forse, è stata la nostra essenza.
Siamo quelli che hanno creduto nelle storie della musica.
Ci siamo riconosciuti in "Racing in the Street", in quei personaggi che lavoravano, che avevano una vita normale e poi, finito il lavoro, prendevano la macchina e andavano a correre per le strade. Springsteen quel lavoro non l’ha mai fatto, certo. Ma sapeva raccontare benissimo cosa significasse farlo.
E noi, in qualche modo, lo sapevamo.
Lavoravamo anche noi. Poi finivamo di lavorare e cercavamo qualcosa.
Quella cosa in più che la musica ci aveva fatto intravedere. Una promessa, forse. Non sapevamo esattamente di cosa si trattasse, ma ci credevamo.
Abbiamo creduto al mondo evocato da "Darkness on the Edge of Town". Abbiamo creduto a quelle storie perché ci sembrava che parlassero anche di noi, della possibilità di non accettare semplicemente la vita così com’era stata apparecchiata.
E poi c’erano le grandi utopie che arrivavano dall’America.
C’era "Willin’" dei Little Feat. C’erano Crosby, Stills, Nash & Young. C’erano canzoni dentro le quali sembrava possibile immaginare un mondo diverso. Un mondo nel quale essere se stessi non fosse una stranezza, ma una possibilità concreta. Il mondo di "Blue Sky" degli Allman, quei sogni che facevano diventare un motorino Motobecane verde una Harley.
La possibilità di scegliere.
Di prendere una strada diversa da quella che prendevano tutti.
Di fare qualcosa che avesse a che fare con noi, con il nostro modo di sentire le cose.
In fondo era anche questo che cercavamo nella musica: non soltanto delle belle canzoni, ma un modo per stare al mondo senza diventare necessariamente uguali agli altri.
E dall’altra parte c’era il conformismo. La br**ta musica. Le cose fatte perché si fanno così. Quella specie di gigantesca autostrada sulla quale tutti sembrano viaggiare nella stessa direzione.
Noi, invece, avevamo voglia di uscire allo svincolo.
E allora forse oggi, una mattina d’agosto del 2026, la domanda non è soltanto chi eravamo.
È: "chi siamo ancora?"
Mi piace pensare che siamo gli stessi.
Quelli che hanno ancora bisogno di una canzone per capire qualcosa della propria vita.
Quelli che possono ascoltare "Racing in the Street", "Willin’" o una vecchia canzone degli CSNY e sentire, per qualche minuto, che quella promessa non è completamente scomparsa.
Forse siamo semplicemente quelli che continuano a crederci.
E, a pensarci bene, non è poi così poco.
Rigo Records & Creative Direction
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Bruce Springsteen
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