21lettere
Tutto quello che c'è qui dentro è una combinazione di 21lettere, più una manciata di segni di pun
17/06/2026
Da oggi in libreria
Dall'altra parte
di Bernardo Atxaga
***
“Gufo solitario, gufo che grazie alla morbidezza delle tue piume ti muovi senza fare il minimo rumore, tu, il più silenzioso degli uccelli, con i tuoi grandi occhi e il tuo udito finissimo, tu che fin dai tempi dell’antica Grecia hai goduto di una meritata fama di saggio, tu che sei sempre vigile, dimmi, cosa hai visto ieri notte, mercoledì 28 aprile 2010, al Rancho San Rafael Regional Park di Reno, Nevada?”
“Senza entrare nei dettagli, ti dirò che ho visto un centinaio di oche, quelle che con i loro continui escrementi trasformano la zona dello stagno in un fango disgustoso e che poi, quando vagano, sporcano la zona della reception e talvolta anche il padiglione Cinese. Ho visto anche una cinquantina di anatre, delle quali potremmo dire lo stesso.
Non ho visto cani, perché i loro proprietari li avevano già portati a casa dopo aver fatto, anche loro, i loro bisogni. C’erano scoiattoli, rospi, uccellini, ragni e procioni, e una famiglia di coyote che girava stupidamente intorno al recinto dei pavoni, perché è da stupidi cercare di entrare in un recinto completamente chiuso. Come è logico, non mancavano i topi. Ce n’erano tantissimi. Da questo punto di vista, questo parco seminaturale di Reno è meraviglioso.
Mi ricordo che quando vivevo nel New Mexico non ce n’erano quasi, ed ero costretto a mangiare serpenti, il che era un po’ scomodo. I serpenti hanno un sapore più strano dei topi e sono più difficili da cacciare. A proposito, anche qui ci sono serpenti, soprattutto nella parte alta del parco, dall’altra parte della tangenziale McCarran, già in montagna; ma, in generale, non mi avvicino quasi mai a quel posto, solo quando sento nostalgia dei sapori del New Mexico”.
16/06/2026
Da domani in libreria
Dall'altra parte
di Bernardo Atxaga
***
Il cimitero era abbastanza lontano dal paese e tutti quelli che facevano parte del corteo andarono fino alla zona del fiume per poi, da lì, dopo aver attraversato un ponte, iniziare una lunga salita che durava non so quanto tempo. Era primavera, questo sì che posso assicurarlo: l’erba cresceva fresca e brillante nei campi e si vedevano fiori in ogni angolo del sentiero, fiori blu su steli ritti, fiori blu minuscoli, fiori gialli, fiori rosa, fiori rossi che crescevano a mazzi formando delle macchie. Non mancavano, lungo quel percorso che ci portava al cimitero, altri segni della primavera: le farfalle e il canto degli uccelli. Di tanto in tanto, un merlo si avvicinava in volo e ingoiava una farfalla, e il silenzio del corteo era tale che si sentiva perfettamente il plap del becco che si chiudeva. Comunque, l’uc***lo più vistoso, che in realtà non era un uc***lo ma una bestia, un avvoltoio, era sempre a portata di vista. Volava in cerchio sopra di noi con le sue enormi ali spiegate. Continuammo a salire fino a raggiungere un’altura da cui si vedeva una valle, o meglio una valletta, dove era senza dubbio primavera: i campi di grano erano lussureggianti, i campi di avena erano ugualmente verdi ma di un tono più scuro. Tra i fiori abbondavano le orchidee e i roseti selvatici. Scendemmo nella valletta e proseguimmo lungo un sentiero rossastro perfettamente piatto, con le montagne di Obaba-Ugarte di fronte. L’avvoltoio che sorvolava il gruppo ora disegnava cerchi più ampi.
Il sentiero rossastro sbucava su una strada principale e, appena arrivati, svoltammo a destra verso una pianura solitaria. Ebbi la sensazione che ci fosse un’autostrada o una ferrovia nelle vicinanze, a pochi chilometri di distanza, e iniziai a scrutare il terreno alla ricerca della sagoma di un camion o di un treno, ma i miei occhi non riuscirono a vedere altro che la nebbia che nascondeva l’orizzonte.
Allora mi feci una domanda chiara — Arriveremo mai a quel cimitero?
15/06/2026
Da mercoledì in libreria
Dall'altra parte
di Bernardo Atxaga
***
C’è una voce che viene da dentro di noi, e questa voce mi diede un ordine proprio all’inizio dell’estate, quando ero un uc***lo inesperto che non aveva mai lasciato l’albero dove viveva. Prima di sentirla, conoscevo poco: conoscevo l’albero e il ruscello che gli scorreva accanto, e poco altro. Gli altri uccelli del mio gruppo parlavano di case e strade e di un enorme fiume in cui confluivano le acque del nostro ruscello e di molti altri corsi d’acqua, ma io non avevo mai volato in quei luoghi e non li conoscevo.
Tuttavia, credevo a ciò che mi raccontavano, perché le descrizioni dell’uno e dell’altro coincidevano, i tetti erano sempre rossi, le pareti sempre bianche e l’enorme fiume era sempre il mare.
C’è una voce che viene da dentro di noi, dissero poi gli altri uccelli. È una voce diversa da tutte le altre e ha potere su di noi.
Quanto potere? — chiesi un giorno.
Dobbiamo obbedire alla voce — mi risposero gli uccelli, che in quel momento riposavano sui rami dell’albero. Ma non avevano altre notizie, nemmeno gli uccelli più anziani avevano mai sentito le parole di questa voce così potente. Sapevano della sua esistenza da quanto gli era stato raccontato da coloro che erano vissuti in un altro tempo, non per loro esperienza diretta, ma ci credevano fermamente, come credevano nell’esistenza delle case, delle strade e del mare. Da parte mia, la accettavo come una storia tra tante, senza darle importanza, senza pensare che quella voce potesse mai parlarmi. Poi, quel giorno di inizio estate, tutto cambiò.
14/06/2026
Grazieeee!
"Il ghiaccio si scioglie, la neve lascia il posto a una distesa di fiori gialli, finché l'estate, con il suo sole splendente, arriva a reclamare anche quelle corolle dorate".
Insieme, in libreria, tra le pagine di "Un'estate da morire" di Lois Lowry, 21lettere.
IO VAGO E DIVAGO! Gruppo di lettura per adulti curiosi di scoprire la letteratura per ragazzi.
11/06/2026
Gazzetta di Modena - Cristiana Minelli ci racconta Dall'altra parte di Bernardo Atxaga
03/06/2026
Da oggi in libreria
Ci vediamo in giro, Sam!
di Lois Lowry
***
“Pronto?”, disse Sam.
“Ehi, Sam!” Sentì la voce di Anastasia. Ogni volta che sua sorella diceva “Ehi, Sam!”, lui si sentiva grande e speciale. Ma per qualche motivo, questa volta lo rese triste. Gli venne voglia di piangere.
Anastasia non se ne accorse. “Vorrei che fossi qui, Sam”, disse. “Avevo messo da parte una coscia di pollo tutta per te, e poi la mamma mi ha detto che non eri nemmeno a casa. Ha detto che eri scappato”.
“A causa dei canini”, sussurrò Sam al telefono.
“Sì, è quello che ha detto. Sai una cosa, Sam? Una volta, quando ero più piccola, sono scappata anch’io”.
“A causa dei canini?”
“No. È stato a causa tua”.
“Mia?”
Anastasia iniziò a ridere. “Aspetta che te lo racconti! Ma è una storia troppo lunga per il telefono. Che ne dici se vengo a casa degli Sheehan? Non stai partendo subito, vero? So che hai un lungo viaggio e potresti voler partire”.
Sam sospirò. Tenendo il telefono all’orecchio, guardò attraverso la finestra degli Sheehan verso la strada e il marciapiede che portava all’angolo. Non sapeva nemmeno in quale direzione si trovasse l’Alaska.
02/06/2026
In libreria da domani
Ci vediamo in giro, Sam!
di Lois Lowry
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Lei urlò.
Era davvero fantastico far urlare la gente, persino la propria madre.
“Sam!” esclamò sua madre ad alta voce. “Che cos'hai in bocca?”
“Canini”, rispose Sam allegramente.
Sorrise a trentadue denti. Sapeva bene che aspetto aveva, perché quella mattina, al momento delle presentazioni, aveva visto Adam sorridere proprio così. Adam aveva portato i canini all'asilo.
Sam sapeva di assomigliare a Dracula, perché aveva visto Adam che assomigliava a Dracula. Non un finto costume di Halloween da Dracula, ma il vero Dracula, con denti appuntiti e spaventosi.
Tutti nel cerchio dell’asilo avevano urlato, persino la maestra, la signora Bennett, quando Adam si era alzato in piedi e aveva sorriso. Anche Sam aveva urlato. All’inizio si era sentito molto spaventato. Poi, una volta passata la paura, aveva provato molta gelosia.
Ma ora lui aveva i canini, li aveva nella sua bocca, si era trasformato in Dracula. E ora sua madre aveva urlato.
Era così super avere i canini.
01/06/2026
In libreria dal 3 giugno
Ci vediamo in giro, Sam!
di Lois Lowry
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“Sto per scappare”, gridò Sam giù per le scale a sua madre, così che lei lo sapesse. “A causa dei canini”, aggiunse.
Rimase in ascolto, ma lei non rispose. La signora Krupnik era entrata nel suo studio, la grande stanza dove lavorava al tavolo da disegno realizzando illustrazioni per libri. Probabilmente non lo aveva sentito. A volte, quando lavorava, sua madre non si accorgeva di ciò che le accadeva intorno.
Beh, pensò Sam, era un bene. Poteva semplicemente sgattaiolare via e lei non se ne sarebbe accorta. Probabilmente, se avesse saputo che stava scappando, avrebbe pianto e cercato di fermarlo.
Probabilmente avrebbe urlato, pensò Sam.
“Sto scappando lontano!”, gridò a voce alta, e attese l'urlo. Ma non ci fu risposta dallo studio.
“A causa dei canini!”, aggiunse. Ma sua madre rimase in silenzio.
Sam tornò a fatica nella sua stanza e prese la sua valigia-borsa da palestra di Harvard. La trascinò rumorosamente giù per le scale.
“Mi dispiace fare tutto questo chiasso”, gridò verso la porta dello studio, “ma sto portando una grande valigia piena di roba perché starò via a lungo”.
“Prendo i guanti”, aggiunse quando arrivò ai piedi delle scale. “Perché quando arriverà l’inverno mi serviranno”.
14/05/2026
Vi aspettiamo!
13/05/2026
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