ddlab
ddlab un brand di moda gentile, inclusiva che ha rispetto del valore del tempo.
05/10/2026
Il 10 e l’11 ottobre sarò al Silvia Incontra, alla Torneria Tortona in Via Tortona 32, per la quarantaduesima edizione.
È un evento di due giorni in cui si ritrovano nello stesso posto piccoli marchi che lavorano davvero in Italia: dai gioielli, all’abbigliamento, ai pigiami in seta, alla ceramica. Si arriva da tutta Italia per raccontare il proprio lavoro di persona, e si può anche acquistare lì.
L’anno scorso è stata una delle occasioni in cui ho parlato di più con chi ancora non mi conosceva. Senza lo schermo e senza la vetrina in mezzo, puoi sentire un tessuto tra le dita, chiedermi perché una manica è costruita in un certo modo, provare un capo e dirmi che su di te non funziona.
A me serve tanto quanto a chi entra in atelier.
Porto soprattutto i capi nuovi di questa stagione: i pantaloni e la giacca Irma, il blazer Lavinia, la maglia Alessandra in jersey di cashmere, i pantaloni Carola e Brenda, le gonne Daphne, la gonna Izumi.
E porto i cappotti Aurora e Angelica, che dal vivo non avete ancora visto. Sono i capi che rispondono meglio alla domanda che mi fanno tutte la prima volta che ci incontriamo: come funziona davvero un capo ddLab addosso.
Via Tortona è la strada del Fuorisalone, la strada della Fashion Week e ci si arriva facilmente anche senza macchina. Se vivete a Milano, è mezza giornata ben spesa; se venite da fuori per il weekend, il sabato dà più tempo.
Sabato 10 ottobre, dalle 10:00 alle 19:30
Domenica 11 ottobre, dalle 10:00 alle 18:00
Ingresso libero.
Se avete intenzione di passare, scrivetemelo nei commenti o in direct. E se c’è un capo che vorreste vedere dal vivo, ditemelo entro mercoledì: lo metto in valigia.
02/10/2026
Avevo pochi scampoli di fresco lana nero e di tulle 3D floreale nero.
Troppo poco per costruire un capo intero, troppo belli per lasciarli in un cassetto. La scelta comoda sarebbe stata metterli da parte; io ho preferito farne il cuore del progetto.
Costruire un abito da sera partendo da una quantità di tessuto già chiusa è una delle cose più difficili di questo mestiere. Non parti dall’idea per poi cercare la stoffa: parti da ciò che hai, contato al centimetro, e disegni ogni linea perché nulla vada perso.
Il fresco lana costruisce la parte più fluida e pulita; il tulle floreale apre il corpetto e ritorna sul fondo come una cornice, così lo stesso materiale lega tutto il capo e ciò che era un avanzo diventa la sua parte più riconoscibile.
Come sempre, la cura più grande è quella che non si vede: le cuciture sono chiuse a mano con uno sbieco di raso nero. Daphne prende nome e ispirazione dalle gonne Daphne, e nella costruzione parte dal modello Alba.
A volte è un limite a insegnarti a progettare meglio, e ciò che stava per essere messo da parte diventa un abito da sera. È questo, per me, il lusso vero: non la quantità di materia, ma il tempo e il pensiero di chi sceglie di non sprecarla.
30/09/2026
Certi progetti arrivano in atelier come una semplice richiesta, e piano piano diventano una storia.
Il primo abito da sposa firmato ddLab è nato così, da una mail di Alessandra che mi raccontava del suo matrimonio: un rifugio di montagna, a 2500 metri.
Già da lì ho capito che il bianco non c’entrava niente. Era un secondo matrimonio, in alta quota, e serviva un capo che potesse viverci davvero, in mezzo al vento e alla luce forte della montagna, mentre si cammina sui sentieri.
Così, invece di un abito unico, ne è nato uno fatto di quattro pezzi pensati per combinarsi tra loro: i pantaloni Roberta per stare comoda e sicura, la gonna Selvaggia aperta sul davanti che si muove quando cammini, la mantella Medusa che ripara dal fresco, e una maglia gioiello su misura in tulle ricamato 3D, per avere un po’ di luce vicino al viso.
Il bello è che quei pezzi si tolgono e si aggiungono: lo stesso completo cambiava con la giornata, diventando più coperto o più leggero a seconda del momento.
Anche sul colore siamo andate a sentire lei, non la regola: la sua armocromia è una palette Estate Soft, tutta di toni freddi e polverosi, quelli che la illuminano per come è, senza travestirla. Non doveva sembrare “una sposa”.
Doveva sembrare Alessandra.
Poi c’è tutto quello che di solito non si vede: la consulenza, la tela di prova, il cartamodello, tre prove in atelier. Ogni passaggio non serve solo a sistemare un orlo, ma a sentire come cade la stoffa e come sta la persona dentro l’abito.
E c’è la cosa a cui tengo di più: questo abito non è finito in una scatola dopo il matrimonio. Separati, quei pezzi tornano a vivere nel guardaroba di tutti i giorni, ed è forse il suo lusso più vero: non un vestito per un giorno solo, ma capi costruiti per restare nella vita di chi li sceglie. Perché in fondo ddLab è tutta qui: fare abiti che non ti chiedono di diventare un’altra, ma di somigliare di più a te.
28/09/2026
Ho visto la sfilata Prada per la primavera-estate 2027, quella costruita tutta intorno alla gonna, e mi è rimasta in testa.
Forse è solo una coincidenza. Ma vedere un’intera collezione dedicata a questo capo, proprio in questo momento, mi ha fatto pensare.
La collezione si intitola “The Skirt” e non mette in scena la gonna come simbolo unico di femminilità: la scompone e la ricostruisce in tantissime forme, ognuna con un carattere suo. Miuccia Prada e Raf Simons la raccontano come un capo di libertà, dove da una regola all’apparenza rigida, una sola tipologia di capo, nasce la possibilità di essere molte donne diverse.
Non voglio farne una lettura politica, né attribuire a nessuno intenzioni che non posso conoscere. Mi interessa un’altra cosa. Per secoli i vestiti, quelli femminili in particolare, sono stati anche un modo per dire a una donna come “doveva” essere.
Qui succede quasi il rovescio: un unico capo diventa tante possibilità, e non prescrive un unico modello.
È esattamente l’idea che sta dietro ddLab. Un abito non dovrebbe raccontarti chi devi essere, ma lasciare spazio alla persona che sei. Forse la libertà, anche nel vestire, comincia proprio qui: quando un capo smette di dirti chi devi essere e inizia a chiederti chi vuoi essere.
moda ateliermilano
25/09/2026
C’è un pantalone nuovo in atelier, si chiama Irma, e vale la pena fermarsi sul dettaglio che lo rende diverso da come sembra.
Ha l’elastico in vita, ed è una novità per ddLab. L’ho pensato così perché volevo la comodità che di solito associamo alle giornate in cui rinunciamo a metterci in ordine, ma con la pulizia di un pantalone costruito bene.
Poi ci sono le tasche alla francese, e qui c’è una cosa che mi piace spiegare.
Non sono un dettaglio che si aggiunge o si toglie a piacimento in fase di confezione: fanno parte della costruzione del cartamodello.
Il davanti del pantalone nasce insieme a loro. È una di quelle scelte che non si vedono ma si sentono, e che fanno la differenza tra un capo assemblato e un capo progettato.
È una delle cose che amo del cucire un capo da me: chiedermi perché una donna dovrebbe scegliere tra sentirsi comoda e sentirsi a posto. Con la costruzione giusta le due cose smettono di escludersi.
Lo trovate in atelier. Se volete provarlo, vi aspetto.
23/09/2026
Voglio raccontarvi una collaborazione a cui tengo, nata nel modo in cui nascono le cose belle in atelier: da una
richiesta vera.
Mentre lavoravo all’abito da sposa di una cliente, è venuta fuori l’idea di vestire in coordinato anche il suo bambino,
con gli stessi tessuti del suo look.
Da lì è nata la collaborazione con Silvia Coruzzi, che realizza i capi per i più piccoli
mentre io curo il progetto e la scelta dei materiali. Per le occasioni di cerimonia, questo significa poter pensare
mamma e bambino come parte di uno stesso racconto.
Resta una possibilità speciale, non una linea bambini, e non voglio che lo diventi.
È qualcosa da costruire solo quando lo desideri e quando ha davvero senso, con la stessa cura che metto in ogni abito su misura. Un dettaglio in più per chi
vuole che un giorno importante sia coerente fino in fondo.
Se avete una cerimonia in vista e vi piace l’idea, ne parliamo in atelier o trovate il servizio sul sito.
21/09/2026
Continuo il racconto dei costumi di Romeo e Giulietta partendo da come leggo i personaggi, perché è da lì che nasce
ogni scelta di tessuto e di taglio.
In questa rilettura le due famiglie non si oppongono all’amore dei protagonisti, e questo ribalta tutto. I personaggi
diventano persone attraversate da desideri, contraddizioni, ironia, più che maschere di una tragedia. Vestirli vuol dire
prima di tutto capirli.
Rosalina, per esempio, è una donna che ha scelto la propria autonomia e la rivendica con leggerezza: il suo abito deve
raccontare questa libertà.
L’Anziano vive fuori dal tempo, confonde epoche e poeti, e il suo costume gioca con lo
spaesamento tra passato e presente. Le cugine di Giulietta, Clio, Lia ed Ester, sono giovani e complici, innamorate degli
inizi e di tutto ciò che è ancora da compiere: una freschezza che il colore e il tessuto possono restituire.
Ogni personaggio parte dalla stessa base, la camicia costruita in atelier, e da lì prende una direzione diversa. Come nel
Kintsugi di cui vi parlavo, le differenze non vengono nascoste: diventano la cosa più preziosa. Come accade con le
persone che entrano da me, ogni costume nasce per far emergere chi lo indossa.
Nei prossimi contenuti vi mostro i personaggi uno alla volta.
Ci sono donne per cui un abito da sposa non è una questione di romanticismo, ma di forma.
Se penso a Tilda Swinton, immagino qualcosa di bianco ed essenziale, quasi lunare: un pantalone ampio, un top pulito,
un soprabito lungo e scultoreo, con le spalle costruite e una linea che sembra disegnata nello spazio. Niente ricami,
niente ornamenti. Solo il taglio, il volume e il modo in cui la luce ci cade sopra.
È un abito per una sposa che non cerca di piacere a tutti. Vuole esistere esattamente com’è, e trovare un vestito che la
lasci fare.
Quando una donna arriva in atelier con un’idea così chiara di sé, il mio lavoro è darle una forma in cui riconoscersi. Se
stai immaginando la tua, ne parliamo qui o in atelier.
16/09/2026
Continuo a raccontarvi il progetto di Romeo e Giulietta, perché in atelier sta prendendo forma un pezzo che ne è il
cuore.
Insieme ad Anna sto costruendo una camicia da zero, un su misura completo pensato per la scena.
Avrà due tipi di
manica e due tipi di colletto, e una vestibilità unisex che le permette di funzionare su corpi e personaggi diversi. Da
quella base costruisco poi gli abiti di ciascun personaggio, accostandole i modelli ddLab.
A tenere insieme tutti questi frammenti, il passato e il presente, le differenze tra i personaggi, c’è un’immagine a cui
tengo molto: il Kintsugi, la tecnica giapponese che ripara con l’oro ciò che si è rotto, senza nasconderne le crepe.
È diventata un po’ la metafora dell’intero progetto. Le differenze e le fragilità non si cancellano: si tengono insieme e si trasformano in qualcosa di nuovo.
È lo stesso pensiero che porto in ogni capo dell’atelier: partire da una base solida e onesta, e da lì lasciare che nasca
tutto il resto. A breve inizieremo a prendere le misure ai ragazzi, e vi racconterò anche quel momento.
sartoriale
14/09/2026
Alessandra è arrivata in atelier senza un’idea precisa di cosa volesse e senza modelli a cui ispirarsi. Sapeva soltanto come voleva sentirsi il giorno del suo matrimonio, ed è da quella sensazione che siamo partite.
Il su misura per una sposa funziona così. Prima del tessuto, prima del bozzetto, c’è una conversazione: cosa la faceva stare a suo agio, cosa voleva evitare, come voleva muoversi durante la giornata. Poi sono arrivati i disegni, la scelta dei materiali, il cartamodello costruito sulle sue misure reali. E le prove, quelle in cui un abito comincia a muoversi con il corpo di chi lo indosserà.
C’è un momento, di solito alla seconda prova, in cui una sposa si guarda allo specchio e smette di sistemarsi. È lì che capisco che l’abito è arrivato dove doveva: le ha restituito se stessa nel giorno più importante.
Perché anche il giorno del matrimonio quello che indossi racconta chi sei, molto prima che tu dica una parola. Il mio compito non è mai aggiungere qualcosa sopra a una sposa. È darle un abito in cui possa riconoscersi.
Ho raccontato tutto il percorso di Alessandra sul blog, dall’idea alla prova finale. Lo trovate al link in descrizione.
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Orario di apertura
| Lunedì | 10:00 - 18:00 |
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| Mercoledì | 10:00 - 18:00 |
| Giovedì | 10:00 - 18:00 |
| Venerdì | 10:00 - 18:00 |
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