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Photos from InsideOver's post 24/09/2026

Carlos Josué Marchena, costaricano di 36 anni con diabete di tipo 1, è stato trovato privo di sensi il 18 settembre al Winn Correctional Center di Winnfield, in Louisiana, una struttura di detenzione dell'ICE. È morto poco dopo in ospedale. È il terzo detenuto a morire nello stesso complesso da aprile.

Secondo la sorella, la fidanzata e un detenuto della cella accanto, Marchena si lamentava di ricevere l'insulina e i pasti in modo irregolare e di non riuscire a bere abbastanza, tutte cose indispensabili per tenere sotto controllo il diabete. La famiglia racconta anche che a volte il cibo che gli davano era avariato.

Le sue condizioni avevano iniziato a peggiorare in un centro per immigrati in Michigan e sono precipitate dopo il trasferimento a Winn: è morto meno di una settimana dopo.

Poche ore prima di morire ha chiamato la fidanzata, Ana Leon Castro, verso mezzanotte, per dirle che le pillole non facevano effetto. "Gli davano solo una pillola, nient'altro", ha raccontato lei.

L'ICE sostiene che l'assistenza sia stata adeguata: "Marchena ha ricevuto cure mediche appropriate ed è stato visitato da professionisti sanitari". La causa ufficiale della morte non è ancora stata stabilita.

L'agenzia ricorda che era entrato negli Stati Uniti senza documenti nel 2021 e che a gennaio era stato arrestato in Michigan per aggressione. A luglio un giudice ne aveva ordinato l'espulsione. Secondo la sorella, aveva chiesto la cauzione e il rimpatrio volontario in Costa Rica ma gli sono stati negati.

A giugno un'ispezione a sorpresa dell'ispettorato generale del Dipartimento per la Sicurezza interna aveva trovato a Winn violazioni degli standard su cure mediche e mensa, tra cui cibo surgelato conservato in modo scorretto.

Marchena è almeno il 58° detenuto dell'ICE morto dal ritorno di Trump alla Casa Bianca.

Per gli attivisti per i diritti degli immigrati, questi decessi dimostrano che le autorità non riescono a garantire una supervisione adeguata sulla detenzione di decine di migliaia di persone.

24/09/2026

La Commissione elettorale centrale israeliana ha escluso dalle elezioni del 27 ottobre tutte le liste a maggioranza araba: la Lista Araba Unita di Mansour Abbas e la Lista Unita, che riunisce i partiti Hadash, Ta'al e Balad.

Dietro la decisione c'è la coalizione di Benjamin Netanyahu.

Le richieste contro la Lista Araba Unita sono state presentate dal Likud, dal partito di Itamar Ben-Gvir e da un gruppo che rappresenta le vittime di attacchi terroristici. Il Likud ha presentato la petizione anche contro la Lista Unita.

Nel 2021 la Lista Araba Unita fu il primo partito arabo a entrare in un governo israeliano, quello di Bennett e Lapid che mandò Netanyahu all'opposizione.

Abbas ha definito la decisione "inaccettabile" e ha accusato il premier e i suoi alleati di voler impedire la nascita di un nuovo governo alternativo.

Nella stessa giornata sono stati esclusi anche due candidati: Ofer Cassif, deputato di sinistra del partito arabo-ebraico Hadash, e Sami Abu Shehadeh, leader di Balad, partito arabo nazionalista e laico.

In base alla Legge fondamentale sulla Knesset, un partito o un candidato può essere escluso se nega l'esistenza di Israele come Stato ebraico e democratico, incita al razzismo o sostiene la lotta armata contro Israele da parte di uno Stato nemico o di un'organizzazione terroristica.

Ma l'esclusione, ricorda il giornale israeliano Haaretz, è una misura estrema, da usare con la massima cautela, perché limita il diritto di votare e di essere eletti e la libertà di espressione.

La parola passa ora alla Corte Suprema, che la prossima settimana esaminerà i ricorsi. Nel 2019 e nel 2022 aveva già ribaltato esclusioni simili.

Photos from InsideOver's post 24/09/2026

Maricarmen ha 87 anni, è invalida al 50% e viveva nella stessa casa di Madrid dal 1956. Mercoledì 23 settembre è stata sfrattata da almeno 50 agenti antisommossa.

La polizia è arrivata con 15 furgoni, ha sfondato il portone con un ariete e ha portato via uno a uno i manifestanti seduti sulle scale.

Il giorno prima centinaia di persone si erano radunate sotto casa sua scandendo "Maricarmen resta".

Maricarmen è uscita in barella, su un'ambulanza diretta all'ospedale Gregorio Marañón, dove ha passato la prima notte lontano da casa in settant'anni.

Resterà ricoverata per diversi esami.

Pagava circa 500 euro al mese di affitto e non aveva mai saltato una rata né una bolletta.

Nel 2018 l'appartamento di via Sainz de Baranda 46 è stato comprato dalla società Urbagestión Desarrollo e Inversión.

Nel 2020 le è stato proposto di acquistarlo per 247mila euro o, in alternativa, di pagare 2.650 euro al mese, poi scesi a 1.650. La sua pensione è di circa 1.300 euro.

Secondo il Sindacato delle inquiline, una donatrice anonima si era offerta di coprire la differenza, ma la società ha rifiutato.

Dopo otto anni di battaglie legali e quattro tentativi di sfratto, lo sgombero è arrivato.

Quando uscirà dall'ospedale andrà a vivere dal cugino a Segovia, a 90 chilometri da Madrid, in un appartamento con una sola camera da letto dove abitano già quattro persone.

Prima dello sfratto aveva ringraziato attivisti e vicini: "Non voglio andarmene, ma queste persone farebbero qualsiasi cosa per soldi. È molto difficile vivere sette anni con quel coltello puntato alla tempia. Le leggi vengono usate per servire la speculazione. La nostra città e il nostro Paese vengono venduti agli speculatori".

24/09/2026

Italia e Spagna nel mirino dei droni russi: la notizia sta facendo il giro dei giornali italiani (e non solo) con infografiche, mappe e simulazioni d'attacco. Ma dietro c'è una sola fonte, anonima e nessun documento ufficiale.

Secondo il giornale spagnolo El Mundo, i servizi segreti statunitensi avrebbero raccolto informazioni su presunti piani russi: attacchi con droni, lanciati dal mare, verso Italia, Francia e Spagna.

La fonte? "Anonima" e "vicina al ministero della Difesa lituano".

Non c'è una foto satellitare, non c'è una dichiarazione ufficiale con nome e cognome.

C'è un anonimo che parla a un giornale, che riferisce informazioni attribuite all'intelligence statunitense su presunti piani russi.

Una catena di passaggi impossibile da verificare, in cui l'informazione può essere distorta.

La fonte sarebbe legata alla Lituania, Paese Nato esposto sul fianco orientale.

Questo non significa che l'informazione sia per forza falsa ma chi la fornisce ha un incentivo strutturale a presentarla nella versione più allarmante possibile.

Le fonti ufficiali disponibili raccontano un quadro diverso. Il rapporto dell'intelligence estone sostiene che "la Russia non ha intenzione di attaccare militarmente l'Estonia o qualsiasi altro Stato membro della Nato nel prossimo anno" (nostra traduzione).

E il 18 settembre un funzionario Nato ha dichiarato al giornale Politico: "Al momento non vediamo una minaccia imminente di attacco".

Giudicate voi: da un lato una fonte anonima, rilanciata con mappe e simulazioni d'attacco; dall'altro un rapporto pubblico dell'intelligence estone, che esclude attacchi russi alla Nato nel prossimo anno.

Leggi l'articolo di al link nelle stories

23/09/2026

Israele blocca 900 sedie a rotelle donate da due associazioni australiane per bambini feriti a Gaza, dove secondo l'ONU i raid dell'IDF hanno causato il più alto numero di bambini amputati al mondo.

Le sedie sono bloccate da mesi in magazzini alla periferia di Amman, in Giordania.

Due carichi della Kids on Wheels Alliance sono arrivati in Giordania a febbraio 2025, un terzo della Wheelchairs for Kids (Australia Occidentale) a ottobre 2025. Restano tutti nei depositi della Jordan Hashemite Charity Organisation (JHCO).

La JHCO ha presentato a febbraio 2025 una richiesta per includere i primi due carichi in un convoglio verso Gaza. Il COGAT l'ha respinta perché "le attrezzature mediche non erano approvate per quel convoglio": da 19 mesi risulta "in sospeso", il che ha impedito di presentarne una nuova per il terzo carico.

Una fonte del governo israeliano ha dichiarato che Israele non ha bloccato le sedie ma il COGAT non ha risposto alle domande specifiche. Il COGAT sostiene di aver fatto entrare a Gaza migliaia di sedie a rotelle "senza restrizioni quantitative" e circa 22mila tonnellate di materiale medico dall'inizio del cessate il fuoco.

Le sedie a rotelle sono solo uno degli articoli di un vasto catalogo di aiuti che Israele blocca o limita a Gaza.

Secondo l'organizzazione israeliana per i diritti umani Gisha, che monitora i beni classificati da Israele come a "duplice uso", l'elenco comprende sedie a rotelle, bagni portatili, pali per tende, teloni, sacchi a pelo, pannelli solari, materiali edili, attrezzature mediche, carburante e pezzi di ricambio per i generatori degli ospedali.

Il coordinamento umanitario Onu per i rifugi (Shelter Cluster) ha riferito che Israele ha bloccato circa 6.500 camion di attrezzature per i rifugi in vista dell'inverno 2025, lasciando centinaia di migliaia di palestinesi in tende incapaci di resistere al freddo.

I generatori degli ospedali sono fuori uso da mesi: oltre 92.000 litri di olio motore restano bloccati da marzo mentre gli ospedali lanciano l'allarme.

23/09/2026

L'amministrazione Trump ha cancellato la copertura sanitaria a più di 760mila persone iscritte all'Affordable Care Act, l'Obamacare, con l'accusa di frode.

Altre 419mila iscrizioni saranno sottoposte a verifiche aggiuntive su reddito e residenza: in tutto oltre un milione di persone coinvolte nella stretta annunciata il 22 settembre dal vicepresidente JD Vance e da Mehmet Oz, che guida l'agenzia federale responsabile di Medicare e Medicaid.

Secondo il governo, l'operazione consentirà di recuperare 2,2 miliardi di dollari di sussidi pagati dai contribuenti.

Nel mirino ci sono iscrizioni che le autorità federali ritengono fraudolente, irregolari o effettuate senza che i diretti interessati ne fossero consapevoli. Secondo Oz il 35% degli iscritti non ha mai presentato una richiesta di rimborso: per l'amministrazione Trump, la prova di iscritti "fantasma" o inseriti nei piani a loro insaputa.

Ma gli esperti di politica sanitaria contestano il metodo.

La KFF, il principale centro studi indipendente sulla sanità Usa, ricostruisce così la procedura: l'amministrazione ha inviato alle assicurazioni una lista di circa un milione di nomi sospetti; chi non ha risposto entro 30 giorni ha perso la polizza.

"Non c'è modo di sapere quanti iscritti legittimi si sono visti cancellare il piano", ha detto a Newsweek Cynthia Cox, che dirige il programma sull'Obamacare della KFF.

La questione centrale, che l'amministrazione non ha chiarito, è quante delle persone coinvolte siano davvero protagoniste o vittime di frodi e quante, invece, siano assicurati legittimi finiti nei controlli perché non hanno risposto in tempo o semplicemente non hanno ancora avuto bisogno di usare la copertura.

Basarsi sui rimborsi mai chiesti per etichettare gli iscritti come "fantasmi" ignora realtà comuni: molte persone sane non usano le cure pur avendo diritto alla protezione, o hanno coperture temporanee sovrapposte.

Quanti rischiano di perdere la copertura pur avendone pieno diritto, mentre la trasparenza sui criteri di cancellazione resta assente?

Photos from InsideOver's post 23/09/2026

Pappagalli di colori diversi volano verso il podio delle Nazioni Unite. Ognuno rappresenta un Paese. Uno dopo l'altro ripetono la stessa frase: "Blame Israel", la colpa è di Israele. L'eco si moltiplica fino a riempire l'aula. Poi una scritta: “Ripetere le bugie non le rende vere”.

Il video AI è stato postato dall’account ufficiale su X del primo ministro di Israele due giorni prima della visita di Netanyahu all’ONU. Il video è accompagnato dalla didascalia “In diretta dall'interno dell'ONU: i pappagalli di quest'anno … 🦜 Scopri di più sulle bugie”.

Cliccando si accede a una pagina del governo israeliano intitolata “Agenzie delle Nazioni Unite e guerra di Gaza: prove di una distorsione sistematica delle informazioni”.

Il 22 settembre , il ministero per la lotta all'antisemitismo e la diplomazia pubblica dell'Ufficio del premier israeliano hanno lanciato la campagna "L'industria delle bugie delle Nazioni Unite”.

Sulla pagina sono raccolte quelle che Israele definisce le “falsificazioni” dell'Onu dopo il 7 ottobre: la carestia a Gaza presentata come inventata, l'infiltrazione di Hamas nell'Unrwa, la costruzione della parola genocidio.

Il video esce nel giorno in cui il segretario António Guterres ha aperto la sua ultima Assemblea generale ONU. "La violenza, gli sfollamenti e l'espansione degli insediamenti da parte di Israele nella Cisgiordania occupata stanno spianando la strada alla distruzione della pace ed evocando lo spettro della pulizia etnica", ha detto Guterres attaccando la politica del governo Netanyahu.

Poche ore dopo dal palco dell’Assembla il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito Gaza il campo di concentramento più disumano e vergognoso della nostra epoca. Durante il suo discorso, la delegazione israeliana ha lasciato l'aula.

Non è la prima volta che il governo israeliano attacca l’ONU. Nel 2025 Israele ha messo al bando l'Unrwa. Lo scorso maggio ha sospeso ogni contatto con l'ufficio di Guterres dopo l'inserimento del servizio penitenziario israeliano nella lista nera Onu sulla violenza sessuale nei conflitti.

Giovedì 24 settembre, nell’aula piena di “pappagalli”, è atteso Netanyahu.




Photos from InsideOver's post 23/09/2026

Un grande show, verrebbe da dire, se non fosse che dietro il sinistro discorso del presidente Usa, Donald Trump, all’Onu ci sono in ballo la sorte di un intero Paese e gli equilibri del Medio Oriente.

“Ho una grande decisione da prendere”, ha dichiarato Trump rivolgendosi ai delegati riuniti a New York. “Si farà un accordo con l’Iran che gli permetta di ricostruirsi e diventare un Paese enormemente più grande di quanto non sia mai stato, magari uno dei più grandi del Medio Oriente o persino del mondo? Oppure annienterò la Repubblica islamica, e lo farò rapidamente, senza mai più dargli la possibilità di uccidere e distruggere persone e Paesi? Li spingerò all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza né speranza di grandezza futura per le prossime generazioni?”.

Una minaccia inedita per un consesso come quello ONU: nessuna via di mezzo, nessuna diplomazia felpata: o un accordo, o l’annientamento.

Ma subito dopo le minacce, il presidente Usa ha confermato che i funzionari americani e la delegazione iraniana hanno avuto un incontro di tre ore, definito “molto positivo”, proprio ai margini dei lavori dell’Assemblea dell’Onu. E ha aggiunto che un nuovo round di colloqui è già in programma “nel prossimo futuro”.

Resta da capire se dietro la consueta retorica incendiaria del presidente resti spazio reale per una trattativa o se si tratti dell’ennesimo flop diplomatico.

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, i funzionari Usa restano piuttosto reticenti sui dettagli dell’incontro con la delegazione iraniana, dopo settimane in cui avevano evitato persino di confermare che un simile colloquio potesse aver luogo.

Proprio per questo, l’esistenza di un dialogo ancora in corso – sottolinea Al Jazeera, con la dovuta cautela – potrebbe far ipotizzare, una fine del conflitto nel giro di alcune settimane.

Leggi l’articolo di Robertovivaldelli

22/09/2026

Credevano di tornare in Somalia. Alla fine di agosto l'ICE ha fatto salire su un aereo 12 uomini somali, dicendo loro che sarebbero stati deportati nel loro Paese d'origine. L'aereo è atterrato invece a Cuba, nella base militare americana di Guantanamo Bay. Secondo il sito di inchieste Mother Jones, sette o otto di loro sono ancora lì.

Tra questi c'è Sakariye Abdi Mohamed, camionista e richiedente asilo, arrestato dopo un controllo stradale in Alabama. "Nessuno ci ha detto che saremmo finiti a Guantanamo", ha raccontato al giornale in una telefonata dal centro di detenzione. "È stato come un rapimento".

"Non ho precedenti penali. Non ho multe", ha detto Mohamed. Mother Jones non ha trovato documenti giudiziari che lo smentiscano. Diversi detenuti avevano chiesto asilo e avevano un permesso di lavoro.

I detenuti raccontano di temperature gelide, di essere tenuti incatenati in ogni momento e di telecamere nelle docce e nei bagni. Il Department of Homeland Security (DHS) definisce queste accuse "false".

Secondo Mohamed, a Guantanamo ci sarebbero solo somali. Quando chiedono perché le guardie rispondono che l'ordine arriva da Washington.

Il DHS sostiene che nel gruppo ci siano persone con precedenti per aggressione aggravata, armi, rapina, droga e guida in stato di ebbrezza.

Chi abbia commesso quei reati, però, il DHS non lo specifica. E alla domanda di Mother Jones il portavoce ha lasciato intendere di non saperlo.

Dopo l'11 settembre Guantanamo è diventata il carcere dei "combattenti nemici" della guerra al terrorismo, segnata da denunce di torture e maltrattamenti sui detenuti.

Oggi l'ICE usa una struttura separata dentro la base. Il trasferimento arriva dopo che Trump ha dichiarato di non volere i somali negli Stati Uniti, perché "non contribuiscono a nulla", e ha schierato circa 2.000 agenti federali in Minnesota, lo Stato con la più grande comunità somala del Paese.

Mohamed annuncia che i detenuti riprenderanno lo sciopero della fame: "O moriamo, o torniamo nel nostro Paese, o torniamo negli Stati Uniti".

22/09/2026

138 voli su 219 — quasi due su tre — sono durati meno di dieci minuti: è il dato che emerge dal primo mese di mandato del presidente della Colombia Abelardo de la Espriella.

Tra il 7 agosto e l'8 settembre gli spostamenti aerei legati alla presidenza sono costati complessivamente 2,286 miliardi di pesos; i soli tragitti brevi ne hanno assorbiti circa 356 milioni.

I dati sono stati ottenuti dal deputato José Luis Bohórquez (Pacto Histórico) dopo che un tribunale ha ordinato al ministero della Difesa di consegnare le informazioni complete entro 48 ore, perché il rapporto iniziale ometteva dettagli su costi e spostamenti ufficiali.

Proiettata sull'intero anno, quella spesa equivarrebbe a circa 25,28 miliardi di pesos — poco più di 8 milioni di dollari in dodici mesi.

I numeri hanno riacceso il dibattito sulla coerenza tra le spese della presidenza e la linea di austerità rivendicata dal nuovo governo, che aveva promesso rigore fiscale accusando l'esecutivo uscente di Gustavo Petro di aver gonfiato il debito pubblico.

Il sisma del 10 agosto, di magnitudo 7,4, ha colpito il sudovest della Colombia — in particolare Chocó, Valle del Cauca, Risaralda, Quindío e Caldas, con epicentro a San José del Palmar — provocando centinaia di vittime e ingenti danni: le stime ufficiali parlano di oltre 26.000 abitazioni distrutte e danni per circa 30mila miliardi di pesos, pari all'1,5-2% del PIL nazionale; valutazioni indipendenti (UNDP/UNGRD) portano i danni fisici diretti a 42.100 miliardi di pesos, circa il 2,3% del PIL.

Dopo il terremoto, la Colombia ha richiesto squadre di soccorso solo a quattro paesi — Stati Uniti, Ecuador, El Salvador e Israele — e ha chiesto un credito fino a 450 milioni di dollari alla Banca Mondiale per affrontare l'emergenza.

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