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03/06/2026
L’arte delle decisioni difficili: il consulente strategico come faro nel mare dei dati
Immaginate di navigare in una notte senza stelle. Il GPS vi indica una rotta precisa, basata su calcoli perfetti. Ma il mare è insidioso: ci sono secche non segnalate, correnti imprevedibili, e il vento sta cambiando direzione. In quel momento non vi serve uno strumento che vi dica solo dove andare, ma qualcuno che vi aiuti a capire come arrivarci senza naufragare. Ecco, in sintesi, il ruolo del consulente strategico oggi: non il GPS che traccia la rotta, ma il faro che illumina gli scogli nascosti e guida verso il porto sicuro.
L’intelligenza artificiale sa analizzare dati, prevedere trend e ottimizzare processi con una precisione mai vista prima. Ma non sa orientare. Non sa interpretare il contesto, valutare i rischi nascosti o proporre spunti di riflessione che portino a decisioni davvero strategiche. Laddove tutti hanno accesso agli stessi dati, la differenza la fa chi sa cosa farne. Ed è per questo che il consulente strategico non è più colui che fornisce solo risposte, ma colui che aiuta a porre le domande giuste, anche quando sono scomode.
Prendere decisioni difficili non significa soltanto scegliere tra opzioni complesse. Significa saper andare controcorrente quando necessario, mettere in discussione le certezze consolidate e orientare il management verso la direzione giusta, anche quando questa non è la più ovvia né la più popolare. Un’AI può dirvi che il settanta per cento delle aziende del vostro comparto sta investendo in una nuova tecnologia. Un consulente strategico vi chiederà se quella tecnologia sia davvero adatta alla vostra realtà o solo l’ultima moda del momento, quali rischi nessuno stia segnalando, e cosa succederebbe se decideste di non seguire la maggioranza. Non è un esercizio accademico: è la differenza tra una scelta consapevole e una scelta subita.
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27/05/2026
Quando il problema diventa la soluzione: l’approccio consulenziale alla finanza agevolata
Un’azienda con una storia creditizia solida, una Centrale Rischi pulita e un rapporto consolidato con il proprio istituto di credito si trova improvvisamente in difficoltà di liquidità. Il motivo è concreto e circoscritto: un ordine significativo, già preparato e pronto per la consegna, non viene né ritirato né pagato dall’acquirente. Il risultato è un magazzino sovradimensionato rispetto al normale flusso operativo, che blocca risorse finanziarie rilevanti.
L’imprenditore, comprensibilmente preoccupato, si rivolge alla propria banca di fiducia. Racconta la situazione com’è andata: un cliente che non ha onorato l’impegno, una perdita di liquidità improvvisa, la necessità di un finanziamento per coprire il buco. La banca ascolta, valuta, e nega.
La risposta non è irragionevole: nessun istituto di credito finanzia un buco. L’approccio narrativo dell’imprenditore, pur corretto nella sostanza, ha incorniciato la richiesta come la copertura di un danno, non come il supporto a un’azienda sana che attraversa una fase di temporanea immobilizzazione. Il merito creditizio c’è. Il modo in cui è stato presentato il fabbisogno, no.
L’approccio consulenziale: cambia la prospettiva, non i fatti. Un consulente che lavora sulla finanza agevolata legge la stessa situazione in modo radicalmente diverso. I numeri sono identici, la storia è la stessa. Quello che cambia è il punto di partenza.
Non si parte dal problema, si parte dal magazzino. Un magazzino esistente, valorizzato, con una rotazione in linea con la media del settore di appartenenza, è un asset reale. Può essere garanzia. Può essere la base di uno strumento finanziario progettato esattamente per quella funzione. La giacenza non ha bisogno di essere giustificata attraverso la disavventura commerciale che l’ha generata: un magazzino sano è bancabile indipendentemente dal motivo per cui esiste.
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22/05/2026
L'aggiornamento professionale OAM, disciplinato dalla Circolare n. 19/14, impone una cadenza biennale per il mantenimento dell'iscrizione negli elenchi. L'obbligo scatta dal 1° gennaio dell'anno successivo all'iscrizione e coinvolge non solo i professionisti diretti, ma anche i loro dipendenti e collaboratori [1].
Il percorso formativo richiede 30 ore complessive, erogate prevalentemente in modalità e-learning. Questa flessibilità è cruciale: permette di conciliare lo studio con l'operatività quotidiana. Il test finale, composto da più quesiti a risposta multipla (con soglia minima di superamento), certifica l'acquisizione delle competenze. Tuttavia, il vero banco di prova non è il test, ma l'applicazione pratica di queste nozioni con i clienti.
Corsi di Aggiornamento OAM 2026: Non Solo un Obbligo, ma una Leva Strategica per Agenti e Mediatori - TGflash24.it Come trasformare i corsi di aggiornamento OAM 2026 in un vantaggio competitivo. Guida pratica per agenti e mediatori moduli,studio e scadenze
20/05/2026
Fare impresa oggi: governance, credito e nuovi strumenti di tutela
Fare l’imprenditore o ricoprire il ruolo di amministratore di una società non è mai stato semplice, ma negli ultimi anni il quadro normativo e finanziario ha aggiunto un livello di complessità che non può essere ignorato. Da un lato le responsabilità che la legge concentra su queste figure sono cresciute in modo significativo, e con esse il rischio concreto di rispondere personalmente, con il proprio patrimonio, delle scelte compiute nella gestione dell’impresa. Dall’altro il canale creditizio tradizionale si è ristretto in misura imponente, lasciando molte PMI a cercare ossigeno finanziario in un mercato che ha cambiato lingua e regole. Due fenomeni distinti, ma profondamente connessi, che ridisegnano il modo di fare impresa in Italia.
Il riferimento normativo centrale è il D.Lgs. 14/2019, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, entrato pienamente in vigore nel luglio 2022. L’articolo 2086 del Codice Civile, come riformulato da questa disciplina, impone all’imprenditore o amministratore che operi in forma societaria o collettiva di dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, funzionale alla tempestiva rilevazione dei segnali di crisi e alla salvaguardia della continuità aziendale. La norma non lascia spazio a interpretazioni di comodo: l’adeguatezza degli assetti è un obbligo, non una raccomandazione. Eppure la stessa legge, letta con attenzione, contiene in sé anche la chiave di lettura opposta. L’amministratore che opera con diligenza, che costruisce consapevolmente un sistema di controllo interno efficace e agisce tempestivamente quando emergono segnali di difficoltà, non si espone a responsabilità: se ne protegge. La norma diventa, in questo caso, uno scudo.
Il problema è che la materia tocca trasversalmente l’intera organizzazione aziendale. Parlare di adeguati assetti significa affrontare la struttura organizzativa, i processi di controllo di gestione, la pianificazione finanziaria, il sistema di rilevazione contabile, la gestione del rischio.
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16/05/2026
Riapertura rottamazione Tributi Locali: è caos - TGflash24.it Partite Iva Nazionali esprime grande delusione per il mancato allargamento delle norme sulla rottamazione e...
La Scomparsa del Ceto Medio: Una Società Polarizzata
La classe media, per decenni pilastro delle economie occidentali, sta vivendo una fase di profonda contrazione. La società e i mercati si stanno polarizzando in due estremi: da un lato una fascia alta, che beneficia di lusso e servizi premium, dall’altro una fascia bassa, costretta a orientarsi verso il low cost e i discount. Questo fenomeno, come evidenziato da un’analisi di Changes Unipol, sta riscrivendo consumi, strategie aziendali e identità generazionali [1].
I redditi della classe media italiana sono rimasti stagnanti per anni, mentre i costi essenziali per la vita quotidiana – abitazione, istruzione, cura dei figli – continuano a crescere inesorabilmente. A ciò si aggiunge l’impatto dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, che rendono più fragili proprio quei lavori tipicamente svolti dal ceto medio. Il risultato è una frattura interna: una piccola parte riesce a “salire di fascia”, ma la maggioranza scivola verso il basso, spesso fino a sfiorare la soglia della povertà.
14/05/2026
L'incontro odierno, tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Presidente cinese Xi Jinping a Pechino, avvenuto in questi giorni di maggio 2026, sta generando non poche discussioni e preoccupazioni, soprattutto in Europa. L'accoglienza riservata a Trump all'aeroporto e il suo atteggiamento durante i colloqui hanno sollevato interrogativi sui possibili scenari futuri e sui potenziali danni per l'economia del Vecchio Continente.
Trump in Cina: Accoglienza Gelida e i Rischi per l'Economia Europea - TGflash24.it l'accoglienza gelida all'aeroporto e l'atteggiamento accomodante verso Xi Jinping. Quali sono i rischi reali per l'economia europea?
13/05/2026
Economia Italiana Maggio 2026: Una Crescita a Rilento
I dati più recenti mostrano un quadro di crescita economica che, seppur positiva, procede a rilento. Secondo le stime preliminari dell’ISTAT, il PIL italiano è cresciuto dello 0,2% su base congiunturale nel primo trimestre 2026, e dello 0,7% su base annua [1]. Le previsioni per l’intero 2026 si attestano tra lo 0,5% e lo 0,8%, un ritmo che, sebbene in linea con le aspettative della Commissione Europea, è inferiore a quello di altre economie europee.
Questa moderata espansione è insufficiente a generare un impatto significativo sul benessere generale, lasciando ampi margini di miglioramento per un’economia che cerca di consolidare la ripresa post-pandemica in un contesto globale incerto.
Difficoltà dell'Economia Italiana a Maggio 2026: Tra Crescita Lenta e Debito in Salita - TGflash24.it L'economia italiana a maggio 2026 tra crescita debole e debito in salita. Analisi delle difficoltà per famiglie e imprese, l'impatto del caro energia e le sfide del PIL
13/05/2026
Pagare in ritardo è un vizio che costa caro. E non solo a chi aspetta.
Lo Studio Pagamenti 2026 di CRIBIS, il principale osservatorio italiano sul credit management, costruito su oltre due miliardi di esperienze raccolte in 37 paesi, ha fotografato una realtà che non sorprende chi opera sul campo, ma che merita di essere letta con la giusta attenzione. Solo il 43,4% delle imprese italiane paga le proprie fatture entro i termini concordati, con un calo di 1,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il risultato è una scivolata al 21° posto in Europa e al 28° nel mondo: un posizionamento che racconta qualcosa di strutturale, non di episodico.
I dati Cerved confermano la stessa tendenza da un’angolatura diversa: le grandi imprese saldano in media a 73 giorni, quasi due mesi e mezzo. Le medie a oltre 63. Le piccole a 57. Solo le microimprese si avvicinano ai 50 giorni, pur essendo paradossalmente le più esposte agli impatti di un mancato incasso. I ritardi gravi, quelli oltre i 90 giorni, si attestano al 4,1% e mostrano un lieve miglioramento, ma il quadro d’insieme resta quello di un sistema che fa dell’attesa una prassi consolidata, non un’eccezione.
Il punto, però, non è solo il dato in sé. È la catena di conseguenze che innesca.
Un ritardo di pagamento non rimane circoscritto al rapporto tra chi deve e chi aspetta. Si propaga. L’impresa che incassa tardi è costretta a pagare tardi a sua volta, o a ricorrere al credito bancario per coprire il vuoto di cassa. Chi utilizza stabilmente gli affidamenti oltre la soglia del 75% della propria disponibilità sa già, o dovrebbe sapere, che quella situazione viene letta dalle banche come un segnale di tensione. Nella componente qualitativa del rating, essere cronicamente al limite con la tesoreria equivale a trasmettere un messaggio preciso: l’azienda non ha cuscinetti, non ha margine di manovra, non gestisce la liquidità: la rincorre. E bastano uno o due clienti che saltano un pagamento perché l’intera gestione delle scadenze entri in affanno, con tutto ciò che ne consegue in termini di rapporti con i fornitori, tensioni bancarie e credibilità commerciale.
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Pagare in ritardo è un vizio che costa caro. E non solo a chi aspetta. - TGflash24.it Lo Studio Pagamenti 2026 di CRIBIS, il principale osservatorio italiano sul credit management, costruito su oltre due
08/05/2026
L'inflazione continua a essere un tema centrale nel dibattito economico europeo. Con i dati di aprile 2026 che mostrano un'accelerazione generalizzata, TGFlash24 presenta un'analisi comparativa tra le tre principali economie dell'Eurozona: Italia, Germania e Francia, per comprendere le dinamiche e le prospettive future.
Inflazione 2026: Italia, Germania e Francia a Confronto - TGflash24.it Analisi comparativa dell'inflazione ad aprile 2026: l'Italia accelera al 2,9%, raggiungendo la Germania, mentre la Francia resta al 2,5%.
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