Amilcare Rambelli

Amilcare Rambelli

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RAMBELLI Amilcare è stato uno degli scultori più importanti del secondo dopoguerra italiano.

25/09/2026

Amici ristoratori temo che vi sia sfuggita un pizzico la situazione di mano tipo che vi è caduto Bastianich sulla testa e siete rimasti intontiti.

L’altra sera sono andato a cena e ho preso un ottimo piatto di pansoti che sono ravioli con le manie di grandezza, me ne sono arrivati otto.

Otto.

Li ho pagati sedici euro.

16 euro.

Io otto pansoti li assaggio per capire se sono cotti, dopo mi devi dare quel mezzo chilo che hai buttato in pentola altrimenti ti mordo i polpacci per la fame.

Sembra solo a me che il prezzo della ristorazione sia un pizzichino aumentato tipo che pagare due euro a pansoto va bene solo se il ripieno è fatto con polvere di stelle e criptovalute?

Poi ho chiesto il formaggio ed è arrivata una fanciulla gentile come un cactus sotto la maglietta con la formaggiera e mi ha versato una cucchiaiata di formaggio.
-Ancora?
-Ancora

Altra cucchiaiata
-Ancora?
-Ma posso mettermelo io?
-Eh no sarebbe meglio di no.

Perché?

Per quale stracazzo di motivo non posso mettermi il formaggio da solo?

Hai paura che abbondi? Non sia mai che metta una spolveratina di Grana Padano Riserva dei Poveri in più che non ti quadrano i conti.

Niente, non c’è stato verso, si è portata via il formaggio, la formaggera e pure la mia compostezza interiore.

Il tutto per tre euro di coperto che se mi fai pagare tre euro il coperto mi aspetto che la cameriera mi faccia sedere sulle sue ginocchia dopo cena, mi faccia le coccole e il ruttino per poi abbracciarmi stretto e dirmi “andrà tutto bene”.

Eravamo in 4, abbiamo preso quattro piatti di pansoti in salsa noci e nella salsa noci c’era la panna che se passava di lì mia nonna ve ne dava talmente tante che alla fine aprivate un arrotino e ombrellaio e avendo noi avuto l’ardire di condire il tutto con ben due bottiglie d’acqua abbiamo speso settanta euro.

Settanta euro, niente caffè e formaggio millesimato dalle sapienti mani di una cameriera con contratto stagionale e duecento euro fuori busta.

Oh, non eravamo in un ristorante stellato perché ormai quando entri in quei posti fanno i controlli tipo quando chiedi un mutuo e se non sei solvibile ti mettono a mangiare in una Fiat Ritmo del 1982, eravamo in una specie di trattoria pure un po’ turistica.

Tra l’altro la cucina genovese è povera per definizione, metà delle ricette della tradizione iniziano con “prendi quello che ti è avanzato dalla sera prima, mescolalo e aspetta che succeda qualcosa”.

Fine.

Ci sta che è aumentato tutto, ma proprio tutto ma mi pare che sia una scusa per rivedere ogni mese le cifre sul menù tipo che se ti avanza uno zero ce lo aggiungi e se nessuno si lamenta hai vinto.

In realtà la strategia è geniale perché non ho mangiato nulla ma con quello che ho speso mi è rimasto tutto sullo stomaco, sono andato a casa incazzato come un coguaro e mi sono scolato tre etti di tortellini panna prosciutto mangiati direttamente dalla pentola che erano divini.
Un po’ mi mancano quelle trattorie con le tovaglie a quadretti che ti portavano delle pirofile di trofie al pesto tenendo il piatto con il pollice immerso nella pasta che dava quel sapore di esotico che ti dimenticavi tutti i problemi e dopo ti bastava fare un’antitetanica e stavi benissimo.

Ma non sono più quei tempi.

Peccato.

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