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Curiamo persone. Bene e gratis. E andremo avanti finché ci sarà bisogno di noi.

Photos from EMERGENCY's post 08/08/2026

Per Don Milani, l'articolo 11 non era soltanto un principio costituzionale, ma un invito a formare cittadine e cittadini consapevoli: persone capaci di pensare con la propria testa e di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.⁠

Per questo difese il diritto all'obiezione di coscienza e si oppose alla leva militare obbligatoria. Una posizione che nel 1965 gli costò una denuncia da parte dei cappellani militari.⁠

Nella sua celebre Lettera ai giudici richiamò proprio l'articolo 11 della Costituzione, mettendo al centro il rapporto tra obbedienza, coscienza e pace.⁠

Tomaso Montanari approfondisce il significato dell'articolo 11 nel nuovo episodio di Ripudia, la serie podcast di Chora Media ed EMERGENCY che riporta la scelta della pace al centro del dibattito pubblico.⁠

🎧 Ascolta RIPUDIA sulle principali piattaforme audio gratuite e al link nei commenti.

06/08/2026

Kurihara Sadako nasce a Hiroshima nel 1913.

Il 6 agosto 1945, alle 8.16 del mattino, quando l’Aeronautica militare statunitense sgancia sulla città la prima bomba atomica della storia, chiamata “Little Boy”, lei è lì.

Sopravvissuta al bombardamento atomico, Kurihara Sadako matura da subito l’urgenza di raccontare l’orrore vissuto in prima persona e di denunciare l’assurdità della guerra e delle sue conseguenze estreme.

Lo fa anche attraverso la poesia: unendo rabbia e speranza, trasforma il dolore in un monito contro la violenza e per la pace.

È tra le prime “hibakusha” – il termine giapponese con cui vengono indicate le persone sopravvissute ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki – a raccontare la tragedia della bomba.

Hiroshima, e solo tre giorni dopo Nagasaki, segnarono l’inizio dell’era nucleare, che ha trasformato profondamente il modo in cui il mondo, di lì in poi, avrebbe pensato la guerra e il rischio di distruzione globale.

Perché il mondo sappia.
Perché la minaccia continua a incombere.
Perché non accada mai più.

05/08/2026

Le decine di migliaia di persone che hanno tentato di attraversare il confine via mare per arrivare a non rappresentano un'emergenza di ordine pubblico o una "minaccia ibrida" alla sicurezza, ma il collasso delle politiche migratorie europee.

Di fronte a una tragedia che ha causato oltre 80 vittime accertate in mare e che vede centinaia di minori stranieri non accompagnati in un limbo normativo e assistenziale, la risposta delle istituzioni europee ignora deliberatamente la realtà.

Lo confermano le conclusioni del Consiglio straordinario dei ministri dell'Interno dell'Unione Europea del 4 agosto, che ha celebrato come un successo il fatto che "nessun migrante sia riuscito a raggiungere l'Europa continentale", e si è focalizzato unicamente sulla blindatura dei confini, sull'uso dell'intelligence pre-frontaliera e sul rafforzamento dei rimpatri rapidi.

Chi ha rischiato la vita a nuoto per aggirare i moli di Tarajal e Benzú non stava compiendo un atto di aggressione, ma esercitava il diritto fondamentale di fuggire dalla povertà o dalla mancanza di futuro.

Adulti e minori non accompagnati sono stati trattati come strumenti di pressione nei tavoli diplomatici tra Stati, mentre le priorità dei governi coinvolti avrebbero dovuto essere garantire soccorso, assistenza medica tempestiva, accoglienza dignitosa e accesso alla protezione internazionale.

La crisi di Ceuta è il risultato diretto della scelta securitaria e repressiva delle migrazioni da parte dell'Unione Europea che ha trasformato i confini in zone di baratto politico ed economico.

Finché l'Europa si rifiuterà di istituire canali d'ingresso legali e sicuri, le rotte migratorie diventeranno solo più pericolose e letali. I blocchi burocratici, le sospensioni degli accordi di Schengen e la ricerca di soluzioni unicamente securitarie non fermeranno le partenze: alimenteranno solo la disperazione, il profitto delle reti criminali e il potere di ricatto degli Stati che gestiscono i confini esterni con l’Europa.

31/07/2026

La ha tratto in salvo 28 persone, di cui 4 minori non accompagnati.

Le persone si trovavano su un gommone semi sgonfio: chiedevano aiuto ed erano senza giubbotto salvagente. Erano in mare da due giorni. Erano stremate.

A bordo della nostra nave, abbiamo offerto loro assistenza sanitaria, beni di prima necessità, cibo e acqua.

L’operazione di soccorso si è svolta nel tardo pomeriggio di ieri, 30 luglio. Ortona, il porto di sbarco assegnato dalle autorità, è a 700 miglia nautiche di distanza dal luogo del soccorso. Ci aspettano 4 giorni di navigazione prima di poterlo raggiungere.

31/07/2026

L’associazione di donne che dal 2003 denuncia i crimini di guerra USA, una guida per sopravvivere ai droni, 500 volontari contro 8.000 obiettori in Germania e tutti i soldi che l’Europa già ha dato alle industrie delle armi e della sorveglianza.

👉 “Messaggi d’estate”: leggi il “Quotidiano Bellico” di questa settimana sul sito di R1PUD1A, trovi il link nel primo commento.

Photos from EMERGENCY's post 30/07/2026

È il fenomeno dello “shadowing”: motovedette della Guardia Costiera libica controllano o seguono a distanza più o meno ravvicinata e per diverse ore le navi umanitarie impegnate in attività SAR in acque internazionali.

Durante la 44ª missione, ancora in corso, la ha registrato una massiccia presenza di assetti non identificati e militari libici, che interferiscono con le operazioni di ricerca.

Ne sono prova le numerose testimonianze fotografiche inviate da bordo nei giorni scorsi.

Questo fenomeno non è casuale, ma la diretta conseguenza di precise scelte politiche dell'Italia e dell'Unione Europea, che finanziano e legittimano condotte sempre più aggressive contro le navi umanitarie nel Mediterraneo Centrale.

Anziché prevenire naufragi e tragedie in mare, si è deciso di sorvegliare e ostacolare le attività di ricerca e soccorso della flotta civile.

Noi continueremo a soccorrere chi ha bisogno. È la cosa giusta da fare. È un obbligo sancito dal diritto internazionale e dal diritto del mare.

Photos from EMERGENCY's post 29/07/2026

Una parola. Un principio. Una scelta che continua a interrogarci. Marco Damilano racconta il significato profondo di "ripudiare", la parola chiave dell'articolo 11 della Costituzione italiana, che pone il rifiuto della guerra al centro della nostra democrazia.

Dalle 21 donne dell'Assemblea Costituente, tra cui Teresa Mattei, ai movimenti pacifisti di Aldo Capitini e Danilo Dolci, fino all'eredità di Gino Strada: un viaggio tra le persone che hanno trasformato la pace da ideale a impegno concreto.

Perché ripudiare la guerra non è soltanto una formula della Costituzione: è una scelta, una responsabilità, un principio che continua a parlare al presente.

🎧 Ascolta RIPUDIA, la serie podcast di EMERGENCY e Chora Media, sulle principali piattaforme audio gratuite e al link nei commenti.

28/07/2026

"La guerra è una cosa triste, ma ancora più triste è il fatto che ci si fa l'abitudine."
(Tiziano Terzani)

Tra le tante cose che ci univano a Tiziano Terzani c’era – e c’è ancora – questa convinzione: la guerra non deve mai diventare un’abitudine.

Nei suoi viaggi, Terzani aveva visto da vicino le conseguenze dei conflitti armati sulle persone comuni e aveva scelto di raccontarle, sostenendo la necessità di cercare strade alternative.

È stato un testimone di umanità e anche un amico di EMERGENCY. Insieme a lui abbiamo condiviso la stessa visione, l’impegno contro la guerra non da dietro le scrivanie, ma dal punto di vista di chi paga il prezzo più alto: i civili.

A lui abbiamo dedicato il nostro Centro chirurgico di Lashkar-gah, in Afghanistan, con questa dedica:

“A Tiziano Terzani, giornalista italiano e cittadino del mondo, scrittore di guerra e promotore di pace.”

27/07/2026

Nella Striscia di Gaza, gli ordini di evacuazione significano solo in apparenza maggiore protezione per i civili.

L'avviso di lasciare il luogo in cui ci si trova per mettersi al riparo da possibili attacchi o bombardamenti, spesso con solo pochi minuti a disposizione, espone in realtà la popolazione a nuovi e molteplici rischi.

“Solo negli ultimi due mesi ne sono stati emanati già 46. Riguardano soprattutto le aree vicine alla cosiddetta ‘linea gialla’, che delimita le zone sotto controllo militare israeliano”, racconta Marta Bergamaschi, Coordinatrice medica di EMERGENCY.

Per molte persone, spostarsi non è una possibilità: i luoghi in cui rifugiarsi sono sempre meno e spesso non offrono reali condizioni di sicurezza. Inoltre, questi ordini vengono dati con un preavviso estremamente breve.

“Gli ordini di evacuazione hanno inoltre un impatto diretto sull'accesso agli aiuti umanitari: nelle aree interessate dalle evacuazioni diventa molto difficile distribuire acqua potabile, supporti alimentari e altri aiuti vitali per la popolazione.”

Anche l'accesso delle ambulanze può essere impedito o gravemente limitato, rendendo ancora più difficile evacuare i feriti e garantire cure tempestive.

A Gaza non ci sono posti sicuri.

Non distogliamo lo sguardo da Gaza.

23/07/2026

Finalmente è tutto vostro: il programma de “Il coraggio” è online! https://www.emergency.it/festival

Andate a scoprirlo e fateci sapere nei commenti l’appuntamento a cui non rinuncerete!

Le prenotazioni per riservare il vostro posto a sedere ai singoli eventi, sempre gratuiti, saranno disponibili dalla metà di agosto. Dovrete solo attivare le notifiche ai nostri post (se ancora non lo avete fatto) per ricevere tutte le news.

Intanto, su questa pagina potrete leggere nelle prossime settimane nuovi approfondimenti sugli ospiti e altre informazioni importanti per vivere al meglio la nostra 3 giorni a Reggio Emilia.

4-5-6 settembre: | Il conto alla rovescia è iniziato!

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