Valentina Rigano
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Giornalista libera ANSA, MALPENSA24, DOSSIER TODAY, founder CORAGGIOSAMENTE PAROLE - Consulenza
“La vera rivoluzione inizia dal valore" | Comunicazione strategica & empathic diplomacy solutions ➡️ Public Speaking➡️ ANSA🎙️presenter 📖Autrice ©️Copy
Quando la verità diventa un caso. Cosa ci insegna la vicenda Ranucci sulla leadership?
C'è un momento, in ogni crisi mediatica, in cui la domanda smette di essere "cosa è successo" e diventa "chi ha ragione". È il momento in cui la verità, che dovrebbe essere una ricerca, si trasforma in una tifoseria. Sto osservando con attenzione professionale, non da opinionista, quello che sta accadendo attorno a Sigfrido Ranucci e a Report. Comitati etici, audit interni, dichiarazioni pubbliche di politici, un'inchiesta giudiziaria ancora aperta. Non entro nel merito di chi abbia ragione: non è il mio mestiere in questa sede, e soprattutto i fatti sono ancora in accertamento. Quello che mi interessa, da cronista di giudiziaria e da consulente in comunicazione, è la struttura di quello che sta succedendo. Perché è una struttura che si ripete, identica, dentro ogni azienda, ogni team, ogni relazione che attraversa una frattura pubblica.
La verità non è mai un'opzione tra le altre.
Non si dichiara, si costruisce con pazienza, verificando le fonti, tollerando il tempo dell'incertezza. Chi è dentro una crisi reputazionale, sente il bisogno urgente di dire "è così" prima ancora di sapere davvero come stanno le cose. È una difesa comprensibile. Ma è anche il primo errore. La crisi non nasce dal fatto. Nasce da come lo attraversiamo. Quello che rende una crisi reputazionale davvero pericolosa non è quasi mai l'accusa in sé. È la gestione del non detto che la circonda: chi tace per strategia, chi parla per difendersi male, chi delega la propria voce a un post sui social scritto di getto.
Consapevolezza vuol dire riconoscere i propri limiti prima che lo faccia qualcun altro per te.
La negoziazione vera comincia quando smettiamo di voler vincere. In ogni tavolo di crisi, aziendale o giudiziario che sia, la tentazione più forte è vincere subito, avere l'ultima parola, zittire chi accusa. Ma la negoziazione che funziona, quella che lascia in piedi relazioni e credibilità, nasce da un atto meno istintivo: ascoltare la posizione dell'altro abbastanza a lungo da capire cosa sta davvero difendendo. Non è debolezza, ma la forma più alta di autorevolezza.
La leadership empatica non è un rifugio morbido. È un allenamento durissimo. Chi guida, in un'azienda, in una redazione, in una famiglia, non è chiamato a proteggersi dalla complessità. È chiamato ad attraversarla senza perdere la propria voce né schiacciare quella degli altri. Non significa avere ragione. Significa restare integri anche quando il terreno frana.
Guardando da fuori una vicenda come questa, la domanda che mi faccio non è chi vincerà. È quanto ciascuno di noi, nel proprio piccolo tavolo di crisi quotidiano, sappia davvero distinguere tra difendersi e restare fedele a se stessi.
Dal 24 al 26 giugno Bologna diventa il We Make Future (WMF): tre giorni di intelligenza artificiale, innovazione e persone che immaginano e costruiscono quello che viene dopo. Il più grande evento tech d’Europa.
Io modererò lo stage Geopolitics, la sala dei grandi scenari globali e dei nuovi equilibri di potere.
Ed è lì che si tengono insieme le tre cose che sono: chi indaga il potere, chi cerca la strategia, chi parte sempre dalle persone. Perché dietro ogni mappa del mondo, alla fine, ci sono sempre esseri umani.
Il futuro non si aspetta: si capisce, e poi si guida.
Ci vediamo a Bologna - 26 giugno, stage Geopolitics.
Il momento imperfetto non esiste.
A volte è solo da vivere.
25/03/2026
Il coraggio non è l'assenza di paura, ma la capacità di saltare in sella nonostante tutto. Con questa riflessione di John Wayne si apre il percorso che unisce arte e solidarietà ad Asti.
In questa immagine (sono molto grata per essere stata inclusa) Lorenzo Barruscotto, artista astigiano che con il suo Progetto Coraggio affianca la mostra fotografica itinerante La Via del dono – Immagini di solidarietà promossa da Aido Piemonte. L'esposizione, ospitata presso l'hub culturale Memoria Futura della Fondazione Goria, racconta attraverso trentadue scatti e opere d'arte il valore profondo della scelta e del sostegno verso il prossimo.
Il contributo di Lorenzo Barruscotto arricchisce l'esperienza con una particolare attenzione all'inclusività: i suoi lavori contemplano infatti brani tradotti nella lingua dei segni, già consultabili sul canale Youtube Il saloon di Larry, per permettere a chiunque di accedere a questo messaggio di forza e umanità.
Sostenere Aido significa decidere di non restare a guardare. Come ricorda l'artista, non c’è coraggio più grande di chi sceglie sempre la vita.
La mostra resterà aperta fino al 26 marzo 2026 con i seguenti orari:
Dal lunedì al venerdì: 9,30 - 12,30 e 15,30 - 18,30.
Sabato 21 marzo: apertura straordinaria dalle 10 alle 17,30.
L'ingresso è gratuito.
Per prenotazioni di scuole o gruppi è possibile scrivere a [email protected] o chiamare i numeri 3282096469 / 3337893452.
23/03/2026
Rarità
La rarità di chi legge tra le righe, fino in fondo, che non si ferma sul ciglio di perimetri di vite ragionate all’interno di linee bianche preconfezionate, ma che sono essenza, presenza, melodia, piedi nudi sulla riva, con o senza vestiti addosso mentre si tuffano in acqua, lacrime mentre si ride, frequenze radio che se non presti attenzione restano un fruscio incomprensibile, ma celano un suono ancestrale. Menti capaci di giocare con il pensiero, narici che annusano l’aria e riconoscono profumi nel vento, sentono chi arriverà prima del freddo o del caldo, tepore in un abbraccio, tempesta in un bacio, delicatezza in una carezza. Persone con sguardi che non finiscono mai, quando ti lasciano entrare, sorrisi leggeri che fermezza che non spezza, pizzicorio di sale sul bordo di un bicchiere, legna dolce amara e profumata in un camino, braccia incoscienti e spalancate in sella, di notte, d’estate. Corse sulla spiaggia, occhi chiusi su cuori aperti, ostriche assaporate con le mani sporche, senza l’affanno di dover mostrare alcuna perla. Infiniti intrecci diversi di sentire e desiderio di ascoltare, in vite davvero vissute.
Ogni rarità è speciale, lo è poterla incontrare.
14/03/2026
Il sorriso aperto dietro la grande scrivania piena di monitor con le andature di mercati e inserzioni, notizie in tempo reale e il telegiornale, aperta sul luminoso ufficio di viale Majno. Daniele era così, la giacca aperta su una schiettezza irrinunciabile, la mente in costante in movimento e il pensiero fisso a casa, a Fulvia e Martina, a quel guizzo di biondo lentiggine che rendeva il ritorno a casa il premio per le lunghe settimane di investimenti, ragionamenti, scelte di campo, mai di fretta e mai a caso. Un uomo semplice con una grande capacità di manovra, come quella necessaria a spiegare le vele in mare aperto, quel misto di incoscienza, curiosità e determinazione, necessarie per guidare la sua barca a vela, tra le onde alte dell’oceano della politica e della cronaca, anche partendo da un porticciolo ligure. Una lotta silenziosa, la sua, per mantenere integra quell’etica di pensiero e del fare giornalismo che, piaccia o meno un determinato schieramento politico, oggi è davvero qualcosa di raro da incontrare. Uomo che si apre alle possibilità, che tende la mano, che crede nelle idee e nelle innovazioni se si fida di chi ha davanti, così voglio ricordare Daniele Cavaglià. Grande uomo e grande amico, che questa mattina ci ha lasciato dopo una lunga battaglia. Mancano quelle lunghe chiacchierate che sapevi regalare.
Daniele ha intrapreso il suo percorso professionale molto giovane nel settore delle attività alberghiere, per poi orientarsi verso iniziative imprenditoriali nell'organizzazione di eventi. La sua ascesa come stimato top manager è avvenuta all'interno del gruppo Angelucci, dove ha inizialmente lavorato nell'ufficio commerciale di Libero Quotidiano fino a diventarne il direttore. In quella veste ha ideato campagne promozionali di grande impatto che hanno consolidato il successo del giornale. Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi di vertice come amministratore delegato e direttore generale di Libero Quotidiano, oltre a far parte del consiglio di amministrazione de Il Tempo. La sua visione si è estesa alla direzione generale de Il Riformista e alla presenza nei consigli di amministrazione del Corriere dell'Umbria e dei Corrieri di Rieti, Viterbo, Arezzo e Siena. È stato un pioniere nell'intuire l'importanza dell'integrazione tra il web e la carta stampata, creando sistemi informativi avanzati. Questo lungo curriculum è stato celebrato nel 2019 con il premio internazionale Leone d'Oro alla carriera a Venezia, riconoscimento che ha dedicato alla memoria del suo mentore Roberto Crespi.
Ciao Daniele.
Famiglia del bosco. Titoli di giornale, arringhe legali, tribune politiche, quando non si conosce praticamente nulla, sul serio, di ciò che è la realtà delle cose. Esistono però due verità tangibili, la prima sono i diritti dei bambini, banalmente basterebbe leggere la Convenzione Onu, o qualche articolo della Costituzione, e il fatto che poter generare figli non equivale ad essere genitori.
Benissimo l’ispezione del Ministero, anche se mossa più dalle polemiche politiche che da altro, perché meglio valutare due volte in più che due in meno, quando si tratta di minori. Ma il punto qui è un altro. La scelta degli adulti non può mai e non deve ricadere sui figli, questo in generale, a prescindere dal singolo caso. Qualunque sia il desiderio di un adulto, cambiare vita, ritirarsi a vivere in montagna, in cima all’Everest, questo non significa che sia necessariamente il bene di un bambino. I figli hanno diritto alla scelta, e fornirgli gli strumenti per ottenerla, attraverso l’istruzione e la socializzazione, resta un dovere... (continua a leggere nel primo commento).
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