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SmartPray è un portale cattolico che raccoglie spunti per la preghiera personale e ti permette di scegliere il tipo di preghiera che preferisci per stare a tu per tu con Dio.

07/08/2026

Dio è sempre in cammino verso di noi, ma attende anche la nostra iniziativa per non perdere l’appuntamento con Lui; il nostro percorso di fede, benché accidentato e segnato da errori, fragilità e delusioni, ha un grande valore.

Egli è il Signore della vera Vita, che vuole riversare su tutti noi, suoi figli e figlie, ricchi ai suoi occhi di una dignità che nessuna circostanza può sopprimere. Per questo, oggi Gesù dice anche a te: “Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata”.

Per vivere questa Parola, può aiutarci quanto Chiara Lubich ha scritto meditando questo passo evangelico.

«Nella fede, l’uomo mostra chiaramente di non contare su se stesso ma di affidarsi a Chi è più forte di lui. Gesù chiama la donna guarita: “figlia”, per manifestarle quello che veramente desidera darle: non solo un dono per il suo corpo, ma la vita divina che la può rinnovare interamente. Gesù, infatti, opera i miracoli perché venga accolta la salvezza che egli porta, il perdono, quel dono del Padre che è egli stesso e che comunicandosi all’uomo lo trasforma.

Come vivere, allora, questa Parola? Manifestando a Dio nelle gravi necessità tutta la nostra fiducia. Questo atteggiamento non ci scarica certo delle nostre responsabilità, non ci dispensa dal far tutta la nostra parte, ma la nostra fede può essere messa alla prova. Lo vediamo proprio in questa donna sofferente, che sa superare l’ostacolo della folla che si frappone tra lei e il Maestro.

Dobbiamo avere fede, dunque, ma quella fede che non dubita di fronte alla prova. E, ancora, dobbiamo mostrare a Gesù che abbiamo compreso l’immenso dono che egli ci ha portato, il dono della vita divina. Ed essergli grati. E corrispondervi».

Questa certezza ci permette anche di portare salvezza, “toccando” con tenerezza chi è a sua volta nella sofferenza, nel bisogno, nel buio, nello smarrimento.

💬 Letizia Magri

04/08/2026

Oggi cade l'anniversario della nascita al Cielo del Santo Curato d'Ars: erano le due del mattino del 4 agosto 1859 quando san Giovanni Battista Maria Vianney andò incontro al Padre Celeste. Quale grande festa deve esserci stata in Paradiso al suo ingresso!

🌿 Il Santo Curato d'Ars nacque nel 1786 da una famiglia contadina, povera di beni materiali ma ricca di umanità e di fede. Dedicò gli anni della fanciullezza e dell’adolescenza ai lavori nei campi e al pascolo degli animali, tanto da essere ancora analfabeta all'età di 17 anni.

⛪ Conosceva però a memoria le preghiere insegnategli dalla madre e fin da piccolo nutriva il desiderio di diventare sacerdote. Grazie all’aiuto di sapienti sacerdoti che non si fermarono a considerare i suoi limiti umani, a 29 anni riuscì a realizzare il sogno della sua vita.

⛅ Manifestò sempre un’altissima considerazione del dono ricevuto. Affermava: “Oh! Che cosa grande è il Sacerdozio! Non lo si capirà bene che in Cielo… se lo si comprendesse sulla terra, si morirebbe, non di spavento ma di amore!”. Inoltre, da ragazzino aveva confidato alla madre: “Se fossi prete, vorrei conquistare molte anime”. E così fu.

🫂 La sua esistenza fu una catechesi vivente, che acquistava un’efficacia particolare quando la gente lo vedeva celebrare la Messa, sostare in adorazione davanti al tabernacolo o trascorrere molte ore nel confessionale.

👐🏻 Ciò che ha reso santo il Curato d’Ars è stata la sua fedeltà alla missione a cui Dio lo aveva chiamato; è stato il suo costante abbandono, colmo di fiducia, nelle mani della Provvidenza divina.

💬 Papa Benedetto XVI

01/08/2026

“Riposo significa riprendersi: rigenerare le forze, gli ideali, i progetti… In poche parole: cambiare occupazione, per ritornare poi con nuovo brio al lavoro consueto” (San Josemaría, Solco, 514).

In questo periodo estivo il primo riposo che è bene cercare è il riposo in Dio. Fra i tanti insegnamenti su come riposare che ognuno di noi può trovare passeggiando nel Giardino della Sacra Scrittura, guardiamone insieme uno raccontato nel Vangelo di Marco.

“Si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: Maestro, non t’importa che moriamo? Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”.

Dio non si sveglia per la tempesta, ma per la paura di Pietro e per il nostro sfinimento sì. E fa quello che può, cioè quanto basta per ridarci la salvezza, rafforzare la fede e ridarci il riposo: finalmente non dobbiamo più lottare una battaglia persa perché “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (San Paolo). Quando siamo sfiniti, svegliamo Dio con fiducia e così ritornerà la pace dove potremo riposare tranquilli anche se stanchi da morire.

Quest’estate, ogni volta che qualcosa ci farà paura o qualcuno renderà la nostra vita tempestosa, svegliamo Gesù con fede. Però attenzione! A svegliare Gesù, ci racconta Marco, sono tutti insieme. Preghiamo insieme agli altri. È un riposo chiedere a qualcuno della nostra famiglia o a un nostro amico di pregare insieme: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà”.

💬 Don Victor Tambone

Photos from SmartPray's post 29/07/2026

🔖 Una meditazione in occasione della memoria dei santi Marta, Maria e Lazzaro.

26/07/2026

La Chiesa conosce la sofferenza dei suoi figli più anziani, sa che troppo spesso si guarda a loro con pregiudizio e li si considera un peso. Per ognuno di questi motivi, è lieta di annunciare la promessa del Signore: “Io invece non ti dimenticherò mai”.

Cari anziani e anziane, non abbiate paura della fragilità!

Proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita. Infatti, quando è accettata e riconosciuta, la fragilità «apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera».

È così che possiamo vivere da cristiani il tempo della vecchiaia: “fragili” ma allo stesso tempo “chiamati”. Un uomo e una donna possono, infatti, rinascere da vecchi (cfr. Gv 3,4- 6) ed esclamare, con il profeta: «Nella conversione e nella calma sta la nostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la nostra forza» (Is 30,15). Una forza che può diventare invito a non ricorrere alle vie dell’arroganza e della potenza per garantire la convivenza umana, ma alle vie della riconciliazione e della pace vera.

Sorelle e fratelli anziani, vi ringrazio perché mi sostenete ogni giorno con le vostre preghiere, specialmente quando recitate il santo Rosario. Ricambio di cuore e vi lascio questo augurio: il Signore ci rinnovi sempre nella fede, nella speranza e nella ca**tà, Lui che mai si dimentica di noi! –

Photos from SmartPray's post 24/07/2026

I santi, cercando di vivere il Vangelo, hanno scoperto il vero segreto della gioia piena: l’Amore.

❤️ Vuoi essere felice? Dona amore! Se semini amore nel ‘giardino del cuore’ di chi ti passa accanto, fiorirà la gioia nel tuo.

L’amore è la luce che rischiara ogni oscurità. L’amore ci dona la forza per rialzarci quando ci sentiamo schiacciati da croci troppo pesanti ed è capace di sanare le nostre ferite più profonde. L’amore tutto può, è più forte della morte. Quante risurrezioni grazie alla potenza dell’Amore!

Impegniamoci allora a crescere ogni giorno nell’arte di amare. Imparando da Colui che è l’Amore potremo scoprire la gioia piena nel nostro cuore e donarla a tanti.

📌 Chiara Amirante

22/07/2026

Qual è il primo passo di un processo di guarigione? Una buona diagnosi. 🎯 Ma che cosa significa? E come si arriva a una buona diagnosi?

🔗 Ne parla don Fabio Rosini in una riflessione disponibile oggi su SmartPray.org: https://smartpray.org/la-paura-come-movente/

Photos from SmartPray's post 19/07/2026

«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» – Mt 28,20.

Il nostro Dio non è un Dio assente, sequestrato da un cielo lontanissimo; è invece un Dio “appassionato” dell’uomo, così teneramente amante da essere incapace di separarsi da lui.

Noi umani siamo abili nel recidere legami e ponti. Lui invece no. Se il nostro cuore si raffredda, il suo rimane sempre incandescente. Il nostro Dio ci accompagna sempre, anche se per sventura noi ci dimenticassimo di Lui.

La nostra esistenza è un pellegrinaggio, un cammino. Anche quanti sono mossi da una speranza semplicemente umana percepiscono la seduzione dell’orizzonte, che li spinge a esplorare mondi che ancora non conoscono. Non si diventa uomini e donne maturi se non si percepisce l’attrattiva dell’orizzonte: quel limite tra il cielo e la terra che chiede di essere raggiunto da un popolo di camminatori.

Nel suo cammino nel mondo, l’uomo non è mai solo. Gesù ci assicura non solo di aspettarci al termine del nostro lungo viaggio, ma di accompagnarci in ognuno dei nostri giorni.

💬 Papa Francesco

14/07/2026

🔖 Una riflessione di sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro.

La vita di queste due persone sembra scorrere su binari paralleli: le loro condizioni di vita sono opposte e del tutto non comunicanti. Il portone di casa del ricco è sempre chiuso al povero, che giace lì fuori. Questi indossa vesti di lusso, mentre Lazzaro è coperto di piaghe; il ricco ogni giorno banchetta lautamente, mentre Lazzaro muore di fame. Lazzaro rappresenta il grido silenzioso dei poveri di tutti i tempi e la contraddizione di un mondo in cui immense ricchezze e risorse sono nelle mani di pochi.

Gesù dice che un giorno quell’uomo ricco morì. E allora quell’uomo si rivolse ad Abramo supplicandolo con l’appellativo di “padre”. Rivendica di essere suo figlio, eppure in vita non ha mostrato alcuna considerazione verso Dio. Escludendo Lazzaro, non ha tenuto in alcun conto né il Signore, né la sua legge. Ignorare il povero è disprezzare Dio! Lazzaro, che giace davanti alla porta, è un richiamo vivente al ricco per ricordarsi di Dio, ma il ricco non accoglie tale richiamo. Sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo.

Dio non è mai chiamato direttamente in causa, ma la parabola mette chiaramente in guardia: la misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo; quando manca questa, anche quella non trova spazio nel nostro cuore chiuso, non può entrare. Se io non spalanco la porta del mio cuore al povero, quella porta rimane chiusa. Anche per Dio.

Per convertirci, non dobbiamo aspettare eventi prodigiosi, ma aprire il cuore alla Parola di Dio, che ci chiama ad amare Dio e il prossimo. Nessun messaggero e nessun messaggio potranno sostituire i poveri che incontriamo nel cammino, perché in essi ci viene incontro Gesù stesso. Così nel rovesciamento delle sorti che la parabola descrive è nascosto il mistero della nostra salvezza, in cui Cristo unisce la povertà alla misericordia.

💬 Papa Francesco

11/07/2026

Tutto ciò che scopriamo, accogliamo e viviamo gradualmente lungo il cammino contribuisce certamente alla nostra crescita, alla nostra maturità e ad ampliare gli spazi di vita dentro di noi; ma, allo stesso tempo, tra le gioie, i successi e le sconfitte, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un’altra acqua per dissetarci più profondamente.

Il nostro desiderio di verità e di felicità ha bisogno di un orizzonte più ampio. E questa inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato: siamo fatti su misura per l’infinito e per questo ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita a continuare a cercare, a cercare avanzando, ma, soprattutto, a cercare «scendendo interiormente», cioè andando in profondità.

💬 Papa Leone XIV, Veglia di preghiera con i giovani, Barcellona, giugno 2026

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