Gold
Unconventional dal 2003, portiamo innovazione ad aziende e persone con i nostri contenuti e servizi. Comunicazione • Cinema • VR • Eventi • Streetwear
Goldworld
Il magazine online, il canale di comunicazione ufficiale di Gold, il posto dove parliamo delle rivoluzioni digitali e del mondo, esprimiamo la nostra visione e le nostre teorie sulle cose che accadono. Su Goldworld si parla di tutto, tecnologia, musica, cinema e piani per conquistare l’universo. Il magazine è il grande libro digitale che racconta tutte le sfaccettature della nostra stor
30/07/2026
E va bene, parliamone di sostituzione culturale, allora. Parliamone davvero, visto che è l’unica argomentazione che riesce a parlare a tutte le bili.
Tanto si è detto della vacuità di una politica basata solo ed esclusivamente sull’opposizione all’Altro, ma c’è da ammetterlo: qualcuno, il secolo scorso, con gli stessi termini, il proprio disegno politico lo realizzò fino in fondo – e lo aveva scritto, prima ancora di salire al potere, in un libro che ne anticipava ogni mossa. “Il futuro di un movimento dipende dal fanatismo, e anche dall’intolleranza, con cui i suoi aderenti lo difendono come unica direzione corretta, e lo portano avanti in opposizione agli schemi di simili caratteristiche” (A. Hi**er 1925, Mein Kampf p.92).
Non c’è da sorprendersi allora che, anche oggi, chi ha fame di potere ricalchi le stesse orme, dimostratesi funzionanti senza una sbavatura. I risultati, a prescindere da quanto essi possano considerarsi aberranti, sono nei nostri libri di storia.
Partiamo da un assunto quindi: questo tipo di propaganda funziona, per una fiammata di potere. Non dibattiamo di questo.
Però parliamone della sostituzione culturale, quella vera. Non staremo, forse, guardando il dito che punta alla luna? Siamo proprio sicuri che la sostituzione culturale da temere sia quella che arriva su un barcone, che per integrarsi deve adattarsi alla nostra burocrazia, ai nostri documenti e alla nostra lingua?
Oppure, azzardo, può una cultura essere sostituita in maniera infinitamente più surrettizia?
Chiunque abbia cercato davvero di costruire un consenso lo ha sempre saputo: molto prima di conquistare il potere, bisogna conquistare il linguaggio. Molto prima di amministrare uno stato, bisogna educare l’immaginario.
[...] Leggi l'articolo completo su Goldworld.it qui
https://goldworld.it/270384/stories/make-italy-great-again-il-sovranismo-in-lingua-inglese/
A cura di Marianna Sorrini ✍️
28/07/2026
Upper East Side, NY
📸
27/07/2026
Chi mi conosce sa quanto io sia appassionato di storie e di linguaggi. Sebbene non abbia una vera e propria formazione in ambito cinematografico, l’aver letto un po’ di libri sulla sceneggiatura e la costanza di andare in sala almeno una volta a settimana mi hanno portato, in modo del tutto naturale, a notare una cosa: sono davvero poche le ossature che reggono la stragrande maggioranza dei film che vediamo.
A tal proposito, vi segnalo il freschissimo format dei ragazzi di Slim Dogs, “Sempre la stessa storia“, che si basa molto sul celebre saggio “Save the Cat!” di Blake Snyder, perfetto per capire proprio quante (e quali poche) siano le strutture narrative davvero efficaci nel cinema.
Tenendo a mente queste architetture invisibili, sono andato a vedere il nuovo film di Christopher Nolan, e devo dire che mi è piaciuto molto. Ci consegna la sua personalissima traduzione dell’opera fondante della narrazione occidentale: l’Odissea.
Penso sia giustissimo che abbia dato una sua lettura così intima del classico, proprio perché l’Odissea è, per eccellenza, un racconto di tutti. Il tradimento del testo di partenza è parte integrante e vitale del lavoro di un regista che si presta a fare una riduzione o un riadattamento di un’opera non sua.
D’altronde, credo fermamente che l’arte, una volta realizzata, non appartenga più al suo creatore ma a chi la fruisce; e spesso le letture di questi ultimi si rivelano più “giuste”, o quantomeno più stratificate, di quelle che erano le intenzioni iniziali dell’autore.
[...] Leggi l'articolo completo su Goldworld.it qui:
https://goldworld.it/270286/arts/cinema/lodissea-secondo-nolan-la-struttura-perfetta-del-grande-inganno-cinematografico/
A cura di Omar Rashid ✍️
Omar Rashid
22/07/2026
La violenza, quando si ripete, ha bisogno di un lessico che la renda pronunciabile. Abderrahim, dall’arabo abd al-rahim, significa “servo della clemenza”. La stessa clemenza che Fakir ha implorato, ammanettato a terra, gridando “aiuto, basta”. Abderrahim, servo della clemenza, muore, non ricevendola.
Esiste un passato prossimo che porta lo stesso nome. È il 26 gennaio 2026, Rogoredo, periferia di Milano: un altro uomo chiamato Abderrahim, ventotto anni, muore con un colpo di pi***la sparato da un assistente capo della polizia di Stato.
L’agente che ha ucciso Abderrahim Mansouri, oggi indagato per omicidio volontario, dichiara di aver sparato per legittima difesa, sostenendo che la vittima gli avesse puntato contro un’arma. L’arma in questione, si scoprirà, è un giocattolo. Il giocattolo, si scoprirà, non era neanche nella mano della vittima al momento dello sparo: gli esami del DNA sull’oggetto troveranno soltanto le tracce dell’agente, nemmeno una di Mansouri. Post produzione scenografica. Regia messa in moto mentre Mansouri si trovava ancora a terra, morente.
Ventitré minuti trascorsero tra lo sparo e la richiesta di soccorso. Ventitré minuti per guardare un ca****re che si trasforma da vittima in carnefice.
Ad accomunare Fakir e Mansouri non è solo il nome.
[...] Leggi l'articolo completo su Goldworld.it qui:
https://goldworld.it/270241/stories/le-parole-al-contrario-del-caso-abderrahim-fakir-il-nuovo-lessico-della-violenza-istituzionale/
A cura di Marianna Sorrini✍️
21/07/2026
Kings Balance, Hampi, Karnataka, India
20/07/2026
La Playlist Ignorante per la Playa!
Il caldo è arrivato, gli stereo sulla spiaggia anche e pure la musica nelle casse a palla dall’autoradio con il finestrino buttato giù. Solo che la radio passa musica di m***a, che fare?
Caricatevi la playlist del rap Underground Italiano dell’estate che vi consiglio personalmente e tutto funzionerà meglio. Anche la coda in autostrada magari non scorrerà, ma il tempo sarà migliore… che non è vero che la roba buona non esce più, siete voi che siete dei vecchi bacucchi.
Cominciamo?
Press Play!
Danno – Baseball Fury.
È passato mezzo anno, ma possiamo dire che la versione Deluxe di “Aka Danno” è il disco più bello del 2026? Unica risposta plausibile: sì che possiamo! Il disco tutto prodotto da DJ Craim (a dire vero anche da Ice One) suona fresco e massiccio come dovrebbe essere un disco di rap oggi. Danno è in modalità Super Sayan God Mode, forse adesso come non mai, nella sua scrittura ci sono concetti di spessore sulla nostra contemporaneità sempre più assurda e easter eggs e jokes di riferimenti di ogni tipo nascoste tra le rime. Ho preso la prima traccia, ma in tutto il disco non ne skippi una. Le inserzioni finali provenienti da altri progetti arricchiscono tutto il disco, compresa Fumo di China che è la colonna sonora del documentario Generazione Fumetto del nostro Omar.
[...] Leggi l'articolo completo su Goldworld.it
A cura di Marco Giani✍️
14/07/2026
“Reasonable Doubt” ha compiuto trent’anni. E non è invecchiato di un giorno.
C’è un’immagine che torna sempre quando si parla di Reasonable Doubt: Shawn Carter, 26 anni, figlio dei Marcy Projects di Brooklyn, che tiene in mano un disco che nessuna major vuole distribuire. Non perché sia brutto. Anzi, chiunque lo ascolti capisce che è qualcosa di straordinario. Ma perché è troppo qualcosa. Troppo sofisticato, troppo adulto, troppo lontano dal suono che all’epoca vendeva.
Era il 1996, e l’Hip Hop della East Coast viveva un momento di tensione altissima: la guerra di parole con la West Coast era al suo apice avvelenato, Biggie e Tupac erano i simboli contrapposti di uno scontro che stava diventando qualcosa di più pericoloso delle semplici diss track. Sulla West Coast, la Death Row dominava le classifiche. Il rap commerciale voleva hooks immediati, energia da stadio, roba che funzionasse alla radio.
Reasonable Doubt non era niente di tutto questo. Era qualcos’altro.
Fu pubblicato il 25 giugno 1996 dalla Roc-A-Fella Records, etichetta che Jay-Z aveva fondato insieme a Damon Dash e Kareem Burke proprio perché nessuno li voleva. La distribuzione la gestì Priority/EMI, ma l’album arrivò nei negozi quasi in silenzio. Vendette circa 420.000 copie nei primi mesi. Numeri decenti, non clamorosi. Niente che facesse pensare a una leggenda imminente. E invece.
[...] Leggi l'articolo completo su Goldworld.it qui:
https://goldworld.it/270049/music/jay-z-trentanni-fa-un-ragazzo-di-brooklyn-cambio-il-rap-per-sempre/
A cura di Daniele Paduano✍️padu
25/06/2026
Torna dal 25 al 27 giugno 2026 negli spazi di ZAP – Zona Aromatica Protetta la quarta edizione di Wails & Words on Street Art, il progetto ideato dall’artista urbano Stelleconfuse e da Lorenzo Zambini, che mette in dialogo le radici storiche dell’arte urbana con le sue espressioni contemporanee attraverso incontri, performance, installazioni, mostre editoriali e live painting.
Inserita nel programma dell’Estate Fiorentina 2026 e promossa dal Comune di Firenze, la manifestazione si conferma tra gli appuntamenti di riferimento dedicati alla cultura urbana, proponendo un confronto tra protagonisti storici della street art tra anni Settanta, Ottanta e Novanta e nuove generazioni di artisti attivi nello spazio pubblico.
Tra gli artisti pionieri di questa edizione figurano Kiddy Citny, Franco Bartoletti, Gianni Dorigo, Eduardo “Mono” Carrasco e Antonio Arévalo, insieme ad artisti della scena urbana contemporanea impegnati sui temi della memoria, dell’identità e della trasformazione dello spazio collettivo.
«L’edizione di quest’anno mette al centro il muro come spazio politico, terreno di scontro ma anche di trasformazione: dalle scritte dell’Atelier Populaire nel Maggio francese del 1968 ai murales cancellati dalla dittatura di Pinochet in Cile, fino al Muro di Berlino, dove l’arte ha saputo trasformare una barriera di divisione in un luogo di dialogo, memoria e immaginazione. Un racconto che attraversa esperienze diverse e protagonisti d’eccezione, dai muralisti cileni Mono Carrasco e Antonio Arévalo a Gianni Dorigo, fino a Kiddy Citny e Franco Bartoletti, tra gli artisti che hanno contribuito a trasformare il Muro di Berlino in una superficie di espressione e libertà» dichiarano i curatori Lorenzo Zambini e Stelleconfuse.
[...] Leggi l'articolo completo su Goldworld.it qui:
https://goldworld.it/269767/events/la-quarta-edizione-a-firenze-di-wails-words-on-street-art/
A cura di Redazione✍️
👊
23/06/2026
Che le città europee siano un crocevia linguistico è cosa nota. Che ciò si rifletta nella trama di un rap multiculturale è conseguenza naturale. Che tutto questo sia partito da un piatto di pasta fumante – nel caso specifico, Pasta al Pesto – dà la cifra di un progetto sviluppatosi quasi per gioco entro una dimensione casalinga. Gli ingredienti? Intreccio del destino, affinità elettive, talento lirico e un robusto appetito.
Così è nato per l'appunto Pasta al Pesto, EP di sei tracce firmato da Ivan Piva, Jack Makkia e Jota Undertaker disponibile in vinile per Underground Roughness . Amalgama di idiomi, il disco è frutto di un lavoro genuino e spontaneo. Ogni traccia – beat incluso – è stata realizzata in una giornata d’incontro nell’abitazione di Ivan Piva, a Cullera, località di mare a 45 chilometri da Valencia, in Spagna. Ivan, membro della storica crew di Verbania Piranha Clique, si è occupato anche delle produzioni. «Il tutto è cominciato in un’atmosfera molto cazzarona – spiega divertito. – Li facevo ubriacare e via!»
Saranno le atmosfere sudamericane e spagnole, sarà la cucina italiana, sarà l’intreccio di registri e lingue, fatto sta che ogni traccia di Pasta al Pesto sembra apparecchiata sul momento, proprio come una tavola, dove però non si lascia nulla al caso, in un alternarsi di sonorità e stili che portano il sapore della strada sulla spiaggia, e viceversa.
[...] Leggi l'articolo completo su Goldworld.it qui:
https://goldworld.it/269756/music/ivan-piva-jack-makkia-jota-undertaker-un-rap-al-pesto-da-bogota-a-valencia/
A cura di Filippo Bernardeschi✍️
👊
18/06/2026
C’è un video che, negli ultimi giorni, è diventato virale: James Dolan, proprietario e plenipotenziario dei New York Knicks, che appoggiato a un tavolo in una saletta del centro di allenamento di Westchester fa un discorso all’intero roster e staff dirigenziale della squadra della Grande Mela. Era il 3 aprile, una quindicina di giorni prima dell’inizio dei playoff NBA. Dolan forse non avrà il carisma di Al Pacino in “Ogni Maledetta Domenica”, e il suo discorso non avrà la stessa drammaticità, ma ci dà una sintesi del contesto che ha riportato i Knicks in finale dopo 27 anni. Le parole chiave sono “sacrifice” e “commitment”, sacrificio e impegno.
Qualche settimana dopo, sul parquet del Frost Bank Center di San Antonio, Jalen Brunson avrebbe stretto il trofeo Larry O’Brien, provando, per una volta, a non restare impassibile.
Cinquantatré anni. Da quando i Knicks non vincevano un titolo NBA era cambiato praticamente tutto: New York, l’America, il basket stesso. E ora, in una serie di finali che probabilmente verrà raccontata per decenni, quella attesa è finita.
Ma se pensate che questo sia solo un articolo sportivo, vi fermo subito: quello che è successo a New York in queste settimane va molto oltre la palla a spicchi.
[...] Leggi l'articolo completo su Goldworld.it qui:
https://goldworld.it/269565/stories/cinquantatre-anni-dopo-i-knicks-sono-campioni-nba-e-new-york-non-sara-piu-la-stessa/
A cura di Daniele Paduano✍️padu
👊💥
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.
Digitare
Sito Web
Indirizzo
Via Masaccio 105
Florence
50132
Orario di apertura
| Lunedì | 09:00 - 18:00 |
| Martedì | 09:00 - 18:00 |
| Mercoledì | 09:00 - 18:00 |
| Giovedì | 09:00 - 18:00 |
| Venerdì | 09:00 - 18:00 |