Studio Layout
Offriamo creatività, consulenza e strategia perchè tu possa raccontare a tutti la tua idea web design, graphic design, advertising, photo
18/09/2026
Domani FARA Vetrerie e Cristallerie festeggerà un traguardo importante: 45 anni di attività.
Per me è l’occasione per guardare la strada che abbiamo fatto insieme.
Il primo lavoro realizzato per loro è stato un catalogo, circa trent’anni fa.
All’epoca avevano bisogno di presentare le loro collezioni, ma le produzioni cambiavano spesso e un catalogo tradizionale rischiava di diventare presto superato.
Proposi un raccoglitore ad anelli in cui inserire brochure dedicate alle diverse linee, che potessero essere sostituite o aggiunte nel tempo.
Era una soluzione grafica che voleva risolvere un’esigenza concreta, essere semplice da aggiornare e permettere di contenere i costi delle ristampe, ma al tempo stesso rappresentare bene l’azienda,
Da quel primo lavoro è nata una lunga collaborazione e oggi il mio contributo si concentra soprattutto sul sito e più in generale sul confronto delle scelte di comunicazione.
Un filo conduttore ha sempre accompagnato questo rapporto: negli anni ’90 cercavamo una soluzione capace di stare al passo con i cambiamenti futuri dell’azienda e oggi la accompagno in quella sua evoluzione.
Il valore di una relazione professionale costruita nel tempo sta anche nel conoscere un’azienda abbastanza bene da poter crescere insieme a lei, continuando a esserle utile in modi nuovi e diversi.
31/08/2026
Quando ho progettato il primo catalogo della mostra per l’Accademia dei Georgofili a Firenze, l’ho immaginato come parte di un progetto più ampio, in cui ogni nuova mostra potesse avere una propria identità e allo stesso tempo entrare in relazione con le altre.
Per questo ho scelto di mantenere alcuni elementi comuni, come il formato dei volumi, perché potessero stare allineati su uno scaffale o ordinati insieme su un tavolo.
Anche la carta rimane la stessa, per conservare quella particolare sensazione quando si sfogliano le pagine e si osservano le immagini.
L’impostazione visiva crea continuità, mentre colori, immagini e soluzioni grafiche cambiano seguendo il tema e il carattere di ogni esposizione.
Anno dopo anno, i cataloghi hanno iniziato così a costruire una piccola collana, raccontando ciascuno una storia diversa e trovando, accanto agli altri, il proprio posto.
È un aspetto del progetto che trovo particolarmente interessante, perché richiede di capire cosa vale la pena mantenere, cosa può evolvere e quali elementi possono dare continuità nel tempo.
Anche nell’allestimento ho cercato di far dialogare catalogo, pannelli e materiali perché raccontassero la mostra con la stessa voce.
Oggi quei cataloghi sono diventati davvero una piccola collezione. Le mie copie le tengo sul tavolino di casa e in fondo è proprio quello che spero accada anche ad altri: volumi che non rimangano soltanto il ricordo di una mostra, ma continuino a raccontarla ogni volta che vengono sfogliati anche a distanza di tempo.
Il prossimo capitolo di questa piccola collana arriverà il 25 settembre, con l’inaugurazione della nuova mostra.
Di questo progetto costruito con l’Accademia dei Georgofili a Firenze, parlo anche sul sito web di Studio Layout.
24/08/2026
Non voglio che un progetto sembri mio, ma voglio che racconti chi sei.
È il pensiero che mi accompagna in ogni fase del lavoro.
Non parto dall’ultima tendenza grafica, ma cerco di capire che cosa ti distingue e cosa merita di essere messo al centro della comunicazione.
Osservo, ascolto e metto in ordine tutti gli elementi per trasformarli in un’identità che rappresenti in modo autentico quello che sei.
Ogni progetto porta con sé anche lo sguardo e lo stile di chi lo realizza ed è naturale che sia così, ma un’identità di brand deve avere una forte personalità propria, che nasce dall’azienda e che le permette di restare riconoscibile nel tempo.
Quanto ti riconosci in quello che comunica la tua immagine?
Una delle cose che faccio spesso è aiutare le aziende ad accorgersi del valore che hanno già.
Quasi sempre mi dicono la stessa cosa:
"Non abbiamo niente di interessante da raccontare."
Poi iniziamo a parlare.
Di come nasce un prodotto.
Di una scelta fatta anni fa.
Di un dettaglio del loro lavoro che, per chi lo vive ogni giorno, è assolutamente normale.
Ed è proprio lì che nascono i contenuti migliori.
Perché quello che a un'azienda sembra scontato, spesso è la cosa più interessante per chi la incontra per la prima volta.
La comunicazione può amplificare il valore, ma non può sostituirlo.
Non può creare esperienza dove non c'è, né costruire credibilità dal nulla.
Può però fare una cosa fondamentale: evitare che anni di lavoro, competenze e risultati rimangano invisibili.
Il punto non è trovare qualcosa da raccontare.
È riconoscere il valore di quello che si fa ogni giorno.
Per questa volta non ci siamo dedicati solo a naming, identità visiva e promozione, ma ho partecipato anche all’elaborazione degli anelli e gli altri pezzi della collezione FIORENZA. Una esperienza pet me nuova e molto molto interessante!
La grafica che ho realizzato per accompagnare il racconto nelle pagine da sfogliare per scoprire l’emozione di questi scatti degli archivi storici dei
16/03/2026
Tre immagini, tre frasi, lo stile come scelta.
Non volevamo solo raccontare la bellezza dei gioielli, ma scoprire cosa guida una scelta.
Abbiamo costruito una micro-narrazione in 3 capitoli:
l’inizio, l’assaggio, l’equilibrio.
È qui, dove immagini e testo parlano lo stesso linguaggio, che tutto diventa comprensibile senza dover dare tante spiegazioni.
Non è immagine. È identità.
photo .borgenni
09/03/2026
Un brand viene scelto quando è coerente, che non significa “tutto uguale”, stessi colori e stessi font ovunque, come se per essere riconoscibili bastasse replicare un template. È qualcosa di più invisibile, è nel modo in cui un'azienda si racconta e ci accompagna nella scoperta, nel modo in cui mantiene le promesse.
Se hai un'azienda o sei professionista, oggi le persone non ti incontrano più in un unico punto, ma attraverso una sequenza di passaggi, ritorni e deviazioni di rotta: non esiste più il momento in cui ti conoscono, ma ci sono tanti punti di contatto, "touch point" diversi in cui ti osservano, ti confrontano agli altri, ti mettono alla prova.
E in mezzo a questo percorso, la domanda delle domande è sempre “mi posso fidare?”.
Dal punto di vista del visual dell’identità di brand, la fiducia si costruisce con un sistema di scelte riconoscibili: gerarchie, tipografia, ritmo, immagini, impaginazione, stile dei materiali stampati e digitali, tono visuale, tutte cose che trasmettono determinate emozioni.
Ci sono touch point che vengono spesso lasciati al caso, mentre sono determinanti alla percezione finale, come una scheda prodotto confusa, un packaging non all’altezza del posizionamento, una consegna di campionari improvvisata.
Spesso non serve aggiungere, ma basta togliere incoerenze, riportare la stessa qualità dei prodotti e dei servizi anche alla comunicazione dove non è solo un dettaglio, ma il primo passo perché la fiducia diventi qualcosa di concreto.
Insieme a Alessandra Catania abbiamo realizzato un elenco dei principali touch point, un piccolo aiuto per iniziare a costruire la tua comunicazione coerentemente, lo trovi nel post su LinkedIn (lascio il link nel primo commento).
Se guardi il tuo brand da questo punto di vista, qual è quello che oggi ti rappresenta davvero e qual è quello che, magari senza volerlo, sta raccontando una versione diversa di te?
27/02/2026
Spesso si pensa che tutto inizi con un disegno, con una scelta estetica.
In realtà comincia molto prima, in una fase meno visibile ma importantissima: nell’ascolto, nell’analisi, nel confronto. Comincia nel mettere ordine tra ciò che un’azienda è oggi, ciò che desidera diventare e il modo in cui viene percepita.
Un’identità di brand non nasce da una brillante intuizione né da un esercizio creativo estetico. Nasce da una struttura, da scelte prese consapevolmente, da una visione che orienta ogni decisione successiva.
Per questo non lavoro su interventi singoli, ma su percorsi. Percorsi che richiedono tempo, investimento e la disponibilità a guardare il proprio progetto con lucidità, mettendo in discussione ciò che non funziona e rafforzando ciò che ha valore.
Solo dopo arrivano la forma, il linguaggio, le immagini, il sito, i social, le fiere, l’advertising e tutti i punti di contatto fra il prodotto e il pubblico. Prima viene sempre la direzione.
È in questi passaggi che un progetto diventa identità di brand.
Non è immagine. È identità.
21/01/2026
Il branding non è solo logo, colori ed estetica.
Riguarda la percezione: quale messaggio arriva alle persone quando incontrano il nome della tua attività.
È fiducia (o al contrario è esitazione) prima ancora di fare confronti.
È la promessa che si intuisce.
È la coerenza dei segnali, ripetuti nel tempo.
A volte basta farsi semplicemente una domanda:
se oggi qualcuno ti scoprisse per la prima volta, cosa capirebbe di te in 10 secondi?
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