Noi EBOLI

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Noi EBOLI nasce come una pagina di informazione sulla Prevenzione Sanitaria.

Ideatore della Pagina il Dottore in Scienze Infermieristiche D'Urso Sante Raffaele iscritto all'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Salerno.

13/11/2021

Mamma e Papà sa che cos'è il Virus Respiratorio Sinciziale?

Sai che ci sono delle norme di Comportamento per la Prevenzione del Virus?

Sai chi è a rischio contagio?

Vediamolo insieme:

Il Virus Respiratorio Sinciziale (detto anche VRS) è molto diffuso e contagioso, e, come il virus dell’influenza. E' la causa più comune di bronchiolite (infiammazione delle piccole vie aeree dei polmoni) e di polmonite

- COME SI TRASMETTE:

Si trasmette per via aerea - attraverso l'inalazione di goccioline generate da uno starnuto o dalla tosse - o per contatto diretto delle secrezioni nasali infette con le membrane mucose degli occhi, della bocca o del naso.

- PERIODO DI CONTAGIO:

Il periodo di maggiore contagiosità è compreso tra novembre e aprile, con un picco nei mesi di gennaio, febbraio e marzo.
Il periodo di incubazione (tempo che intercorre tra l'esposizione e i sintomi) è di circa quattro-sei giorni.

- CHI E' A RISCHIO?

I bambini sotto i due anni, ma può infettare bambini di qualsiasi età, anche se è più comune in quelli tra i 2 e gli 8 mesi. La maggior parte dei bambini viene infettata almeno una volta nei primi due anni di vita ma non sempre sviluppano manifestazioni gravi.
I bambini possono anche essere reinfettati dal virus.
I bambini più piccoli - neonati o nei primi mesi di vita - sono a maggior rischio di sviluppare una forma più grave di malattia. Nei nati prematuramente o con una malattia polmonare cronica, o che hanno alcune malattie cardiache e neuromuscolari, l'infezione da VRS può portare a gravi complicazioni respiratorie (insufficienza respiratoria con mancanza di ossigenazione) e polmonite, che può diventare pericolosa per la vita.
Inoltre sembra accertato che l’infezione da VRS nel lattante sia collegata allo sviluppo di asma negli anni successivi.

- SINTOMI:

La fase iniziale del VRS nei neonati e nei bambini piccoli è spesso lieve, simile al raffreddore. Nei bambini con meno di 3 anni la malattia può estendersi verso le vie aeree inferiori e causare tosse e respiro sibilante. In alcuni, l'infezione progredisce in una grave malattia respiratoria (bronchiolite) che richiede l'ospedalizzazione per aiutare il bambino a respirare.
Ogni bambino può presentare i sintomi in modo diverso, ma i più comuni sono:

• Naso che cola, febbre, tosse;

• Apnea (brevi periodi senza respirare);

• Svogliatezza, apatia;

• Rifiuto dell’alimentazione;

• Wheezing (sibili durante la respirazione);

• Rientramenti della parete toracica;

• Respirazione rapida;

• Cianosi (colorito blu intorno alle labbra).

- PREVENZIONE:

• Per proteggere i bambini fragili è importante che tutte le persone in contatto con lui si lavino sempre le mani con acqua calda e sapone prima di toccarlo.
• Inoltre è importante tenere il bambino lontano dal fumo e dalle aree affollate come i centri commerciali.
• Evitare di baciare il bambino sulle guance e sulle mani.
• Starnutire nella piega del gomito.
• Usare fazzolettini monouso e buttarli sempre nella spazzatura.
• Evitare di condividere tazze, bicchieri e posate con persone che hanno infezioni respiratorie.
• Lavare bene e spesso superfici e oggetti come i giocattoli.
• Evitare di toccare occhi, naso e bocca per prevenire la diffusione dei virus dalle mani.
• Tenere il bambino lontano dal fumo e dalle aree affollate come i centri commerciali.
• Non avere contatti con persone malate.
• Valutare con il pediatra se sia il caso di mandare il bambino fragile all’asilo durante il periodo epidemico.
• Tenere i bambini a casa dall'asilo quando loro o altri bambini si ammalano.

Una attenta valutazione con il pediatra di riferimento aiuterà nella scelta di inserire o meno il bambino fragile al nido nel periodo epidemico.
Molte ricerche per la messa a punto di un vaccino sono in fase avanzata di studio.

10/11/2021

Sai che cos'è la Colecisti o Cistifellea?

Sai Cosa sono i Calcoli della Colecisti?

Sai che ci sono delle raccomandazioni Dietetiche?

Vediamolo inseme:

- LA COLECISTI

Per capire cosa sono i Calcoli Biliari occorre conoscere cos’è la colecisti. La Colecisti, anche conosciuta come cistifellea è un organo a forma di pera presente all’interno dell’organismo, esattamente sotto il fegato. La funzione della cistifellea è molto importante perché raccoglie la bile prodotta dal fegato che svolgerà il compito di agevolare il metabolismo dei grassi come il colesterolo e la bilirubina.(è un pigmento biliare di colore giallo-arancione, un metabolita di rifiuto derivante dal catabolismo dei globuli rossi invecchiati).

La Colecisti fa parte del sistema biliare, ed è quindi collocata nel dotto cistico, appena sotto il fegato con il quale è collegata tramite degli appositi “tubicini” definiti dotti. È di piccole dimensioni: dai sette ai dieci centimetri di lunghezza per circa tre centimetri di larghezza.

Quando non funziona bene, la bile contenuta al suo interno si solidifica e non riesce a scorrere bene all’interno dei tubicini che collegano la colecisti con il fegato provocando infiammazione della cistifellea e, in casi rari, del fegato.

- LA BILE:

La Bile è il liquido che permette di digerire i grassi: viene prodotto dal fegato e si raccoglie nelle cistifellea in attesa di essere rilasciato nell'intestino quando è necessario alla digestione. È formato da colesterolo, grassi, sali biliari e bilirubina. Può accadere che alcuni di questi componenti, il colesterolo o i sali biliari, siano in eccesso e causino la solidificazione.

- Che cosa sono i Calcoli Biliari?

I Calcoli Biliari si sviluppano per la sedimentazione della bile. Per effetto di questa cristallizzazione si possono formare sassolini piccoli come granellini di sabbia o grandi come palline da golf. Il loro numero varia da molte decine contemporaneamente a un singolo calcolo anche di grandi dimensioni. La concentrazione e lo sviluppo dei calcoli può causare un ostacolo al passaggio della bile e infiammazione di cistifellea, dotti biliari e fegato, con sintomi dolorosi e conseguenze nel tempo anche gravi.

- CAUSE E FATTORI DI RISCHIO:

Perché si formano i Calcoli delle Vie Biliari e della Colecisti e Quali sono i Fattori di Rischio?

I Calcoli della Colecisti possono formarsi:

• Difetto congenito del fegato che produce una bile troppo ricca di colesterolo e povera di sali biliari.

• Cistifellea che tende a concentrare troppo la bile.

STILE DI VITA NON proprio equilibrato:

• Rapido dimagrimento;

• Obesità;

• Sesso femminile, gravidanza (soprattutto terzo trimestre), pillola anticoncezionale, terapie estrogeniche sostitutive: in risposta all'incremento della concentrazione degli estrogeni, cresce anche la secrezione di colesterolo che facilita la formazione di calcoli;

• Dieta squilibrata;

Altri POSSIBILI fattori di Rischio:

• Alcune rare malattie
infiammatorie dell'intestino, come la colite ulcerosa ed il morbo di Crohn;

• La familiarità della patologia;

• Il diabete;

• Ipercolesterolemia, iperlipidemia;

• Elevati livelli di trigliceridi nel sangue;

• Età superiore ai 40 anni;

• Periodi di ipo-nutrizione per via orale;

• Anemie emolitiche.

- Quali SINTOMI possono causare i calcoli della Cistifellea?

I calcoli della cistifellea possono non dare segni della loro presenza (calcoli asintomatici). Altre volte però possono generare dei disturbi seri che richiedono l'intervento del medico.

- I SINTOMI dei calcoli della colecisti, sono:

• Colica biliare;

• Nausea e vomito;

• Febbre o brividi;

• Dolore alla schiena;

• Attacchi di diarrea, con feci morbide e chiare.

In casi più gravi può comparire,
"Ittero e subittero", Pelle e occhi giallastri, più frequente quando il calcolo è entrato nel coledoco, il tubicino che porta la bile nel duodeno

- SINTOMI della Colica Biliare:

La Colica Biliare si presenta con dolori acuti e intermittenti, che possono ripetersi più volte nell'arco di più ore, intervallati da momenti di quiete. Si distinguono dalla colica renale, il cui dolore è discendente, perché il dolore migra verso l'alto, il dorso e la regione sotto la scapola e spalla di destra.

- GLI ESAMI PER LA DIAGNOSI:

Per arrivare a una diagnosi certa:

• Anamnesi e storia familiare;

• Analisi del sangue specifici
(Questi descritti sono solo alcuni, il medico può richiedere anche altri esami ematici di approfondimento.
ENZIMI EPATICI: Alanina aminotransferasi (ALT), Fosfatasi alcalina (ALP), Aspartato aminotransferasi (AST).
PROTEINE: Albumina, Proteine totali,
Bilirubina)

• Ecografia dell’addome;

•In Selezionati casi, la diagnosi può richiedere esecuzione di TAC o colangio Risonanza magnetica.

- LE CURE:

Il trattamento è richiesto solo per pazienti con colica biliare o complicanze infettive o ostruttive. I calcoli di piccole dimensioni e recenti possono essere risolti con somministrazione orale di acidi biliari (Es.Acido Ursodesossicolico).
Questa terapia funziona però solo in una minoranza di questi pazienti e va somministrata dopo aver verificato che il dotto è in grado di ricevere il farmaco, libero e non ostruito dal calcolo stesso. Se i calcoli invece sono di volume maggiore, si indica di solito la colecistectomia in laparoscopia.

-RACCOMANDAZIONI DIETETICHE PER PREVENIRE I CALCOLI:

Raccomandazioni Generali:

• Consumare pasti piccoli e ben suddivisi nel corso della giornata per migliorare la motilità della colecisti e ridurre il rischio dell’accumulo di colesterolo nella bile.

• Mantenere una buona idratazione quotidiana;

• Prediligere preparazioni semplici, come la cottura a vapore, ai ferri, alla griglia, alla piastra, al forno o al cartoccio;

• Evitare un’alimentazione sbilanciata, specie se troppo ricca in grassi ;

• Ridurre il consumo di zuccheri semplici ;

• Consumare alimenti che aiutano a regolarizzare il transito gastrico e intestinale.

CALCOLI BILIARI, ALIMENTI DA EVITARE:

• Superalcolici e alcolici, inclusi vino e birra;

• Condimenti grassi come b***o, lardo, strutto, panna, margarine, etc.;

• Salse con panna, sughi cotti con abbondanti quantità di olio (es: ragù alla bolognese);

• Maionese, ketchup, senape, bbq e altre salse elaborate;

• Brodo di carne, estratti per brodo, estratti di carne e minestre già pronte che contengono tali ingredienti;

• Insaccati come mortadella, salame, salsiccia, pancetta, coppa, ciccioli, cotechino, zampone, etc.;

• Carni grasse, affumicate, marinate e salate. Selvaggina e frattaglie;

• Grasso visibile di carni e affettati;

• Formaggi piccanti e fermentati;

• Latte intero;

• Cibi da fast-food (es. hamburger e patatine fritte, crocchette di pollo fritte), ma anche alimenti precotti e/o pronti di origine industriale e/o artigianale, poiché ricchi di grassi.

• Dolci quali torte, pasticcini, gelati, budini, etc., in particolar modo quelli farciti con creme elaborate;

• Bevande zuccherate come acqua tonica, cola, aranciata, tè freddo etc. ma anche i succhi di frutta , in quanto contengono naturalmente zucchero (fruttosio);

• Sale , bisogna ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la cottura e limitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità (alimenti in scatola o salamoia, dadi ed estratti di carne, salse tipo soia).

• Uova.

CALCOLI BILIARI, ALIMENTI CONSIGLIATI:

• Carboidrati complessi come pane, pasta, riso, polenta, orzo, farro, etc. ma anche fette biscottate, cereali da prima
• colazione e biscotti secchi. Favorire il consumo di alimenti integrali perché le fibre aiutano a ridurre l’assorbimento del colesterolo, da alternare ai prodotti raffinati;

• Frutta matura e verdura di stagione , cercando di variare i colori per favorire un corretto apporto di vitamine , sali minerali e antiossidanti . Consumare almeno due porzioni di frutta e tre di verdura al giorno;

• Carni (sia rosse che bianche) provenienti da tagli magri e private del grasso visibile . Il pollame va consumato senza la pelle , perché è la parte più grassa;

• Affettati magri come prosciutto crudo, cotto, speck, bresaola, affettato di tacchino o di pollo privati del grasso visibile (da consumare massimo una-due volte a settimana);

• Pesce fresco magro (es. nasello, sogliola, spigola, palombo, etc.);

• Latte e yogurt parzialmente scremati;

• Formaggi freschi magri (es. fiocchi di latte, ricotta, caciottina, crescenza, etc.) oppure formaggi stagionati ma con un minor contenuto di grassi.

• Acqua, almeno due litri al giorno , da distribuire equamente durante l’arco della giornata. Si possono bere anche infusi e tisane non zuccherate;

• Oli vegetali ricchi di acidi grassi, come l'olio extravergine d'oliva, l'olio di riso o gli oli monoseme (es. soia, girasole, mais, arachidi), da dosare con il cucchiaino per controllarne le quantità.

CALCOLI BILIARI, CONSIGLI PRATICI:

• Rendere lo stile di vita più attivo;

• Attività fisica:come ciclismo, ginnastica dolce, cammino a 4 k/h, nuoto, etc., perché sono le attività più efficaci per eliminare il grasso in eccesso e prevenire la colelitiasi;

• Non fumare !

08/11/2021

Sai cosa sono le Malattie Infiammatorie Cronico Intestinali?

Sai quali sono i Sintomi?

Sai gli esami che vengono fatti per arrivare alla Diagnosi?

Vediamolo insieme:

In Italia circa 200.000 persone soffrono di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (“IBD” – Inflammatory Bowel Disease, in inglese). Il dato è purtroppo in crescita. Le malattie infiammatorie croniche intestinali interessano indistintamente uomini e donne ed i primi sintomi iniziano a manifestarsi tra i 15 e i 45 anni.
Il Morbo di Crohn e la Rettocolite Ulcerosa sono le più diffuse.

- Quali sono le CAUSE delle Malattie Infiammatorie Cronico Intestinali?

La causa delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali è ancora sconosciuta, ma l’ipotesi principale è quella di una reazione immunologica (cioè difensiva messa in atto dal sistema immunitario) da parte dell’intestino nei confronti di antigeni (per esempio, batteri normalmente presenti nell’intestino). Questo squilibrio immunologico può instaurarsi per un’alterata interazione tra fattori genetici propri dell’individuo e fattori ambientali. Nonostante non siano malattie ereditarie, le malattie infiammatorie croniche dell’intestino presentano una certa ‘familiarità’, i parenti di persone affette hanno cioè un maggior rischio di soffrirne.

- Tra i FATTORI Ambientali:

Tuttavia, anche il fattore di rischio ambientale meglio noto e più costantemente dimostrato, ovvero il fumo, contribuisce solo parzialmente alla patogenesi della malattia;

Diversi farmaci:
• Contraccettivi orali;
• Terapia sostitutiva ormonale post-menopausa;
• L'Aspirina;
• FANS;
• Antibiotici.
Possono aumentare il rischio per entrambe le malattie.

Esistono, poi, evidenze che la depressione e lo stress psicosociale possono giocare un ruolo nella patogenesi sia della malattia di Crohn sia nella rettocolite ulcerosa, aumentando allo stesso tempo il rischio di riacutizzazioni.

È aumentata anche la comprensione del ruolo della dieta nelle MICI. Una dieta ad alto contenuto di grassi, ricca di carboidrati raffinati, è fortemente associata allo sviluppo di MICI, contrariamente a una dieta ricca di frutta, verdura e di acidi grassi polinsaturi-3 che è protettiva contro queste malattie.

- Quali sono i SINTOMI delle Malattie Infiammatorie Cronico Intestinali?

Sia il Morbo di Crohn che la colite ulcerosa sono malattie croniche o ricorrenti.

• Diarrea e dolore addominale, in particolar modo localizzato nella parte inferiore destra dell’addome in caso di Malattia di Crohn;

• Diarrea ematica (contenente sangue rosso vivo e muco commisti a feci), può essere associata ad anemia qualora si trattasse di Rettocolite Ulcerosa.

Entrambe le malattie possono presentarsi con fasi di latenza alternate a periodi di riacutizzazione. Quando l’infiammazione intestinale si riacutizza, compaiono anche sintomi come inappetenza, febbre, profonda stanchezza e perdita di peso.

- Quali le COMPLICANZE delle Malattie Croniche Intestinali?

Il Morbo di Crohn può nel tempo complicarsi a causa della formazione di stenosi (ossia restringimenti del lume del tratto di intestino colpito, fino all’occlusione intestinale), fistole (comunicazioni tra intestino e cute o fra organi addominali) o ascessi. Tali complicanze possono necessitare di un’operazione chirurgica.

Le complicanze tipiche della rettocolite ulcerosa sono invece il megacolon tossico (fase acuta di dilatazione del colon che richiede un intervento chirurgico) e la crescita di un tumore sulla mucosa infiammata del colon.

In entrambi i casi, possono esserci manifestazioni extra-intestinali, come malattie articolari, cutanee, epatiche, oculari, ecc.

- Esami DIAGNOSTICI per la DIAGNOSI:

Esami per la diagnosi delle malattie infiammatorie croniche intestinali.
Una volta effettuata la visita medica, sarà necessario effettuare esami specifici per la diagnosi di una malattia infiammatoria cronica intestinale ed escludere la presenza di eventuali altre patologie.
Le tecniche diagnostiche utilizzate possono variare a seconda dei casi, in linea generale si tratta di:

• Esami del sangue

Gli esami del sangue rappresentano un ottimo strumento per ottenere degli indicatori su un possibile cattivo funzionamento del tuo organismo. Sebbene non esista un test specifico per la diagnosi delle malattie infiammatorie croniche intestinali, gli esami del sangue rappresentano comunque un valido ausilio.
In una fase iniziale, il medico potrebbe richiedere in particolare l’analisi di:

• Emocromo completo, grazie a cui sarà possibile individuare anomalie come anemia o carenze vitaminiche;

• Pannello metabolico completo, tramite cui raccogliere informazioni su sostanze come glucosio, potassio, sodio, calcio, proteine e elettroliti, fondamentali per un corretto funzionamento del metabolismo;

• PCR (proteina C reattiva), una proteina prodotta dal fegato i cui valori tendono ad innalzarsi in caso di infiammazione in corso nell’organismo;

• VES (velocità di eritrosedimentazione), anch’essa in grado di segnalare la presenza di un’infiammazione attraverso la misurazione della velocità in cui i globuli rossi si sedimentano sul fondo della provetta, contenente un campione di sangue reso incoagulabile.

• Esame delle feci

Per la diagnosi delle malattie infiammatorie croniche intestinali è fondamentale sottoporsi ad un esame delle feci, tramite cui sarà possibile escludere eventuali altre cause alla base di sintomi come diarrea o crampi addominali.
In particolare, dalla raccolta delle feci verranno effettuate ricerche ed analisi di:

• Eventuali infezioni parassitarie;

• CMV (Citomegalovirus), un virus appartenente alla famiglia degli Herpesvirus che, sebbene piuttosto diffuso a livello globale, nella maggior parte dei soggetti rimane latente.

• Clostridium difficile, un batterio normalmente presente nell’intestino che può talvolta essere causa di infezioni;

• Anti-tTG, un marcatore della celiachia;

• Leucociti, indicatori di uno stato infiammatorio;

• Calprotectina e lactoferrina, entrambi marcatori specifici di un’infiammazione in corso.

Qualora dopo una valutazione delle analisi, il medico arrivi ad escludere la presenza di ulteriori patologie e sospetti l’insorgenza di una malattia infiammatoria cronica intestinale, potranno essere richiesti degli esami diagnostici specifici in grado di identificare e differenziare tra loro la colite ulcerosa e la malattia di Crohn. Tra questi:

• Radiografia addominale e TAC

Entrambe le procedure vengono eseguite nelle fasi precoci di manifestazione della malattia e aiutano ad effettuare una valutazione dello stato di salute dell’intestino.

• Radiografia con bario

La radiografia a contrasto con il bario permette di osservare più nel dettaglio lo stato delle pareti intestinali e individuare eventuali importanti complicanze.

• Sigmoidoscopia

La sigmoidoscopia è una tecnica diagnostica che permette la visione diretta delle pareti intestinali. La sua finalità è un’esplorazione visiva dell’ano, del retto e del tratto terminale del colon (denominato sigma o colon sigmoide).

• Colonscopia

La colonscopia rappresenta uno dei più efficaci strumenti di analisi del colon. Attraverso l’utilizzo un tubicino endoscopico, alla cui estremità è fissata una piccola telecamera, è possibile esaminare l’intero stato di salute del colon.
È possibile che durante la colonscopia il medico decida di procedere con una biopsia, ovvero con il prelevamento di un campione di tessuto da sottoporre in seguito ad esame istologico.

Successivamente alla diagnosi di una malattia infiammatoria cronica intestinale, è bene tenere in conto l’eventualità di dover ripetere più volte gli esami diagnostici, al fine di monitorare le condizioni di salute dell’intestino, l’efficacia dei trattamenti a cui è stato sottoposto il paziente ed eventuali effetti collaterali.

- TERAPIA:

Le malattie infiammatorie intestinali necessitano di terapie mediche allo scopo di indurre e mantenere la remissione clinica della malattia, liberando i pazienti da riacutizzazioni della malattia.
In forme non complicate, sono prescritti farmaci specifici per la patologia diagnosticata.
Qualora la terapia medica dovesse fallire e dovessero insorgere complicanze, si procederà con la terapia chirurgica.

CONCLUSIONI:

Recenti studi sembrano però sottolineare un incremento progressivo della diagnosi in età pediatrica, una fascia che fino a poco tempo fa sembrava colpita raramente da tali malattie. Diventa quindi sempre più importante non solo monitorare l’incidenza delle Malattie Infiammatorie Intestinali nelle varie fasce d’età, ma favorire anche la loro diagnosi sempre più precoce per migliorare la presa in cura del paziente.

07/11/2021

Prevenzione Tumore Colon-Retto

Sai che, il Tumore del Colon-Retto è molto diffuso?

Sai che, con un semplice Test si può Prevenire?

Vediamolo insieme:

- TUMORE COLON - RETTO

Il Tumore del Colon-Retto è una malattia che colpisce l'ultima parte dell'intestino ed è influenzata dallo stile di vita e dalle abitudini alimentari.
E' molto diffuso in Italia, in Europa e in tutti i Paesi economicamente sviluppati, rappresentando una delle
principali cause di morte tra i soggetti con più di 55 anni.

- COME PREVENIRLO:

Questo Tumore origina il più delle volte da un polipo, che è una formazione benigna dell'intestino. La trasformazione di un polipo in tumore maligno è un processo di regola molto lento, richiede da 5 a 15 anni per completarsi. C'è tutto il tempo per individuare e rimuovere il polipo prima che degeneri in patologia maligna.

- COME RICONOSCERE I POLIPI:

I polipi abitualmente sanguinano, anche se in modo intermittente. Con un test molto sensibile è possibile rintracciare il sangue nelle feci, anche in quantità tanto piccole da non poter essere rilevate ad occhio n**o (SANGUE OCCULTO NELLE FECI).
Può capitare, però, che il polipo ci sia, ma che il giorno del test non sanguini, determinando così il suo esito negativo. Tuttavia, la RIPETIZIONE REGOLARE DEL TEST almeno ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni, da l'opportunità di rilevare la sua presenza ancora in tempo utile. Il test immunologia proposto viene effettuato su un campione unico, non necessita di restrizioni alimentari e non richiede la sospensione di farmaci.

- IN COSA CONSISTE IL TEST DEL SANGUE OCCULTO:

Il Test immunologico consente di determinare l'emoglobina umana nelle feci. Per eseguire il test del Sangue Occulto è sufficiente un piccolo campione di feci in apposita provetta di raccolta. L'esitò indicherà la quantità di sangue presente nelle feci.

- IL TEST E' POSITIVO,
NON ALLARMATEVI:

Un esito Positivo (presenza di sangue nelle feci), non indica necessariamente l'esistenza di polipi o di un tumore intestinale.
Il sanguinamento può essere dovuto ad alterazioni della parete intestinale, non pericolose e molto diffuse: abrasioni, emorroidi, ragadi, diverticoli e altre ancora.
Per valutare il test è sempre necessario sottoporre il referto all'attenzione del Medico Curante e concordare con lui degli esami specifici come la rettosigmoidoscopia o la colonscopia.

- STILE DI VITA:

Lo stile di vita può influenzare lo sviluppo del cancro del colon. Numerosi studi suggeriscono alcune regole da seguire, che riguardano principalmente l'alimentazione.
Si consiglia: diminuire i cibi carnei nella dieta e , in generale, la quantità di calorie nell'alimentazione, ridurre il consumo di grassi di origine animale e zuccheri complessi, aumentare il consumo di vegetali e di frutta, mantenere un adeguato perso corporeo, fare regolarmente attività fisica.

- CONCLUSIONI:

E' fondamentale ripetere il test almeno ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni, inoltre, è assolutamente necessario informare sempre il proprio Medico Curante se, nel frattempo, compaiono sintomi intestinali insoliti e persistenti.

The effects of the national HPV vaccination programme in England, UK, on cervical cancer and grade 3 cervical intraepithelial neoplasia incidence: a register-based observational study 06/11/2021

RISULTATO STORICO PER LA PREVENZIONE AL PAPILLOMA VIRUS (HPV):

- I Ricercatori lo definiscono un risultato storico:

Il VACCINO contro il Papilloma Virus ha abbattuto i casi di tumore al collo dell'utero di quasi il 90%.

Uno studio pubblicato giovedì sulla rivista The Lancet esterno mostra una chiara riduzione dell'incidenza della malattia nelle donne britanniche. Si tratta della prima ricerca che mostra gli effetti a lungo termine di questo tipo di vaccinazione.

Le giovani donne che erano state immunizzate durante la loro adolescenza con il Cervavix (vaccino disponibile dal 2008) mostrano un rischio ridotto dell'87% di sviluppare il cancro collegato al virus, indica lo studio britannico.

Le infezioni da HPV (virus del papilloma umano) sessualmente trasmissibili sono in gran parte responsabili nell'insorgenza di questo tipo di tumori, ma dalla metà degli anni 2000 esiste un vaccino e molti Paesi hanno avviato delle campagne per immunizzare i giovanissimi.

La vaccinazione in Italia è raccomandata per le ragazze e i ragazzi nel corso del dodicesimo anno di età, ovvero prima che diventino sessualmente attivi, ed è gratuita se effettuata in questa fascia d’età.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha sostenuto fin dall'inizio l'introduzione della vaccinazione, il 5 per cento di tutti i casi di cancro nel mondo è associato all'infezione da HPV.

Link della Pubblicazione sulla rivista THELANCET.

The effects of the national HPV vaccination programme in England, UK, on cervical cancer and grade 3 cervical intraepithelial neoplasia incidence: a register-based observational study We observed a substantial reduction in cervical cancer and incidence of CIN3 in young women after the introduction of the HPV immunisation programme in England, especially in individuals who were offered the vaccine at age 12–13 years. The HPV immunisation programme has successfully almost elimina...

06/11/2021

Sai Cos’è la Sindrome del Colon Irritabile?

Sai che ci sono delle raccomandazioni Dietetiche?

Vediamolo insieme:

- SINDROME DEL COLON IRRITABILE:

La Sindrome del Colon Irritabile, comunemente ma chiamata colite , è definita come un insieme di disordini funzionali dell’intestino caratterizzati da dolore e/o fastidio addominale diffuso. Si tratta di una patologia molto frequente nella popolazione, che colpisce prevalentemente le donne. Questo disturbo insorge in associazione a cambiamenti del canale intestinale (alvo), a modificazioni della forma delle feci e a gonfiore addominale. Chi soffre della Sindrome dell’Intestino Irritabile riscontra spesso diarrea , ma è frequente anche la stipsi ostinata e, talvolta, un’alternanza di periodi diarroici e di stitichezza. In alcuni casi, la Sindrome può associarsi anche a cefalea (mal di testa), stati di ansia e depressione . Questa patologia è generalmente cronica, caratterizzata da periodi di riacutizzazione dei sintomi e fasi di quiescenza, ma di solito ha percorso benigno e, nella maggioranza dei casi, non determina un dimagrimento né una compromissione delle condizioni di salute generali.

Un’anamnesi accurata e una precisa valutazione clinico-strumentale sono fondamentali per escludere altre patologie (tumori inclusi) e confermare la diagnosi di Sindrome del Colon Irritabile.

- SINTOMI della Sindrome del Colon Irritabile:

Si può parlare di Sindrome dell’Intestino Irritabile in presenza di dolore addominale frequente
associato a due o più delle seguenti condizioni:

• Cambiamento della frequenza della defecazione (stipsi o diarrea);

• Cambiamento della forma (aspetto) delle feci (liquide o semiliquide/dure, caprine);

Se il fastidio e/o dolore all’addome associato a due o più delle condizioni sopracitate persiste per almeno tre mesi,si è in presenza di Sindrome del colon irritabile.

Altri sintomi tipici della malattia, utilizzabili a supporto della diagnosi, sono:

• Sonnolenza ;

• Nausea ;

• Mal di schiena ;

• Disturbi urinari.

Se i sintomi descritti si associano a ulteriori Sintomi (es: perdita di peso involontaria e inspiegabile, sanguinamento rettale e anemizzazione, storia familiare di carcinoma intestinale o ovarico, feci più liquide e più frequenti da oltre sei settimane in soggetti di età superiore ai sessant’anni, masse addominali, marker di malattia infiammatoria intestinale) si Consiglia di parlare con il proprio Medico ed effettuare delle indagini specifiche.

- DIETA E COLON IRRITABILE:

Alcuni alimenti sembrano influenzare i segni e sintomi della malattia: in generale, possiamo dire che una dieta equilibrata e ricca di fibre può aiutare ad alleviare i fastidiosi sintomi della Sindrome del colon irritabile. In particolare, le fibre solubili regalano un concreto aiuto indiretto all'intestino promuovendo la crescita di flora protettiva (azione probiotica), oltre che regolare la funzione intestinale e ridurre la micro-infiammazione correlata all'intestino irritabile.

- RACCOMANDAZIONI dietetiche generali:

• Mantenere una buona idratazione , in quanto un corretto equilibrio idrico è indispensabile per garantire una consistenza morbida delle feci (soprattutto in caso di stipsi);

• Prediligere preparazioni semplici e cucinare senza aggiungere grassi. Cotture consigliate: a vapore, ai ferri, alla griglia o piastra, al forno e al cartoccio;

• Evitare un’alimentazione sbilanciata, con un consumo eccessivo di grassi , proteine e povera o priva di carboidrati . Si consiglia invece una dieta equilibrata ricca in frutta, verdura e cereali integrali;

• Mangiare lentamente, masticando con calma i bocconi;

• Evitare di saltare i pasti;

• Valutare la tolleranza individuali agli alimenti.

- ALIMENTI NON CONSIGLIATI:

• Sorbitolo, mannitolo e altri dolcificanti presenti nelle gomme da masticare, nella confetteria, nelle caramelle senza zucchero, etc.;

• Superalcolici e alcolici, compresi vino e birra;

• Caffè, tè, cola e altre bevande contenenti caffeina. Evitare le sostanze nervine in generale (es: energy drink);

• Bevande gassate;

• Condimenti come b***o, lardo, panna, margarine e altri alimenti ricchi di grassi, in quanto possono rallentare la digestione.

• Insaccati come mortadella, salsiccia, salame, coppa, etc.;

• Alimenti precotti o pronti, sia industriali che artigianali;

• Salse elaborate come maionese, ketchup, senape, etc.;

• Peperoncino, pepe e tutte le spezie piccanti in generale, perché possono irritare le mucose intestinali;

• Brodo di carne o confezionato con estratti di carne, dadi per brodo;

• Dolci come torte, pasticcini, marmellata, panna, gelati, etc.;

• Alimenti preconfezionati o precotti che contengono elevate quantità di “ amido resistente ”. (Es.Merendine)

- ALIMENTI CONSIGLIATI CON MODERAZIONE:

• Legumi (es: fagioli, piselli, lenticchie, ceci, fave), a causa del loro potenziale flautogeno;

• Verdure che durante la digestione producono grandi quantità di gas quali cavoli, cavolfiori, broccoli, etc.;

• Frutta con potenziale flautogeno come uva passa, banane, albicocche e prugne;

• Latte, da limitare soprattutto in associazione ad intolleranza al lattosio.

• Alimenti integrali, valutare la tolleranza individuale.

- ALIMENTI CONSIGLIATI:

• Acqua, bere almeno 1,5-2 litri al giorno (preferibilmente oligominerale naturale).

• Pane, pasta, riso, crackers, etc. derivati da qualsiasi varietà di cereali. Quelli meglio tollerati sono segale, orzo, avena e grano intero bianco senza glutine;

• Pesce (fresco o surgelato). Preferibilmente cucinato alla griglia, al vapore, arrosto o al forno purché il tutto venga cucinato senza far friggere i condimenti;

• Carne (con poco grassol) manzo, vitello, vitellone, pollo, coniglio, tacchino, lonza di maiale e cavallo. Prediligere la cottura alla griglia, arrosto, bollitura, al forno o anche in umido, purché il tutto venga cucinato senza far friggere i condimenti;

• Latticini freschi e yogurt;

• Formaggi stagionati;

• Frutta preferibilmente con la buccia (se commestibile e ben lavata). In particolare, i kiwi , oltre a contenere una buona quantità di fibre per riequilibrare l'intestino, possono potenziare l'azione delle fibre prebiotiche;

• Verdure. Le fibre permettono una buona contrazione dell’intestino (peristalsi), favorendo quindi il transito intestinale. Preferire quelle molto ricche in fibra grezza come carciofi, insalata, bieta asparagi, pomodoro, carote, porri, cicoria;

- CONSIGLI COMPORTAMENTALI:

• Consumare i pasti a tavola mangiando lentamente;

• Rendere lo stile di vita più attivo abbandonare la sedentarietà.

• Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana.

• Non fumare : il fumo contribuisce a danneggiare le mucose dell’organismo;

• Eliminare gli stress ambientali utilizzando al meglio il tempo libero a disposizione, ritagliandosi ogni tanto dei momenti di relax;

• Leggere le etichette nutrizionali dei prodotti, soprattutto per accertarsi del loro contenuto in grassi;

• (NON bisogna trascurarsi!) per un trattamento efficace della propria condizione clinica.

- ATTENZIONE:

Durante la fase acuta (colica), le raccomandazioni dietetiche cambiano! È consigliabile prediligere una dieta “idrica”, volta principalmente a garantire i liquidi e i sali minerali. Attenersi alle indicazioni del medico sulla base del proprio quadro clinico.

- CONCLUSIONE:

Se i sintomi persistono nonostante le raccomandazioni generali sulla dieta e stile di vita generale, ulteriori consigli sull’alimentazione quotidiana dovrebbero prevedere l’eliminazione di singoli alimenti e diete ad esclusione, oppure
Consultare uno specialista in Scienza dell'alimentazione (Nutrizionista) in modo tale da seguire una dieta specifica.

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