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COME LA MAREA.. le ondate della Storia.

09/01/2026

Sempre più inquietanti e vicini i rumori di guerra che incombono sul mondo. Impazzimento dei leader mondiali
E le società cosiddette democratiche dimostrano di essere in preda ad uno stato confusionale e indifferenti di fronte ai quotidiani massacri di esseri umani.

Ingresso gratuito. 15/11/2025

Ingresso gratuito. Prenotazione consigliata.

15/11/2025

🎨Artemisia Gentileschi, Maria Maddalena penitente, 1625–26. Olio su tela, 108,8 x 93 cm. Kimbell Art Museum

15/11/2025

L' opera di Svevo è idealmente vicina a quella di Luigi Pirandello, di James Joyce, di Marcel Proust: essa testimonia il male dell'anima moderna. Emerge all'analisi di Svevo una condizione di alienazione dell'uomo che risulta lucidamente incapace di avviare un rapporto operoso con la realtà che lo circonda. Zeno ad esempio è un vinto consapevole ma senza grandezza, perché l'inettitudine esclude la lotta. Questa condizione però, per Svevo, non è connaturata all'uomo, bensì deve imputarsi a precise ragioni storiche. La spirale produttivistica di una società come l'attuale ha ridotto così l'umanità e potrebbe produrre la catastrofe, come si capisce dall'ultima pagina del romanzo "La coscienza di Zeno".

«la vita attuale è inquinata alle radici […]. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo […]. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca a chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione alla sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che la forza dello stesso, ma oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione naturale. Altro che psico – analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie ed ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie »

15/11/2025

«Viviamo tra affitti impossibili, lavori precari, genitori verso cui non si vuole pesare ma da cui non si riesce a staccarsi. Ne faccio parte anch’io. E proprio per questo voglio portarla dentro ogni scelta e ogni decisione».
Con queste parole, Mia Bintou Diop, 23 anni, ha commentato la sua nomina a vicepresidente della Regione Toscana. Rappresenta la Generazione Z, quella che chiede di contare ora, senza dover attendere un turno che – come scrive lei stessa – «non arriva mai, se non siamo noi a prendercelo».

Livornese, figlia dello storico attivista e sindacalista della comunità senegalese Mbaye Diop, è stata scelta dal presidente Eugenio Giani come sua vice, a un mese dalla rielezione. «Quando mi è arrivata la proposta – ha raccontato – la testa si è riempita di domande. E la risposta l’ho trovata dove tutto è iniziato: Livorno. Perché quello che sono viene da lì, dalle scuole, dai circoli, dai tavoli in cui si discute per ore, dalla mia prima esperienza nelle istituzioni locali. Da una città che mi ha insegnato che l’impegno non è mai individuale. Che quando ti affidi alla comunità, non cammini mai da sola».

E sarà proprio quello spirito – collettivo, concreto e generazionale – che Diop vuole portare nelle istituzioni. Il suo obiettivo, ha spiegato, è dare voce ai bisogni e alle aspettative dei più giovani: lavoro stabile, casa, partecipazione, sostenibilità. Temi spesso evocati ma raramente rappresentati nei luoghi decisionali. «Oggi mi tremano un po’ le mani – ha scritto sui social – ma sono le mani di una generazione che sa di voler fare e che vuole avere la possibilità di poter fare».

Con la sua nomina, Diop diventa la più giovane vicepresidente nella storia della Toscana. E manda un messaggio chiaro: costruire una politica «che non si limiti ad amministrare l’esistente, ma che allarghi lo spazio dei diritti e delle possibilità per tutte e per tutti, ogni giorno».

24/10/2025

A scuola ci hanno insegnato che Newton scoprì la gravità, che Darwin spiegò l’evoluzione, che Einstein rivoluzionò il tempo. Ma quando apriamo un libro e leggiamo che l’idrogeno è l’elemento più abbondante dell’universo… nessuno si ferma a chiedersi chi l’abbia scoperto. Spoiler: non fu un uomo. Fu Cecilia Payne.

Nata nel 1900, Cecilia dovette combattere fin dall’inizio. Sua madre, convinta che l’istruzione superiore fosse superflua per una donna, si rifiutò di pagare l’università. Così Cecilia vinse una borsa di studio per studiare a Cambridge. Completò con brillanti risultati tutti gli esami… ma Cambridge non assegnava titoli alle donne. Nonostante tutto, lei non si arrese. Attraversò l’oceano e arrivò a Harvard, dove divenne la prima persona in assoluto a conseguire un dottorato in astronomia al Radcliffe College.

La sua tesi fu così rivoluzionaria che Otto Struve, uno dei massimi esperti del tempo, la definì: “La più brillante tesi di dottorato mai scritta in astronomia.” La sua scoperta? Niente di meno che la composizione dell’universo. Cecilia dimostrò che il Sole —e quindi la maggior parte delle stelle— è fatto quasi esclusivamente di idrogeno ed elio. Ma un collega, Henry Norris Russell, la convinse a non pubblicare quelle conclusioni. Disse che era troppo audace.
Quattro anni dopo, Russell pubblicò lo stesso risultato. A suo nome. E la storia si ricordò di lui.

Ma fu Cecilia a scoprire tutto ciò su cui oggi si basa l’astrofisica moderna. Fu lei ad aprire la strada allo studio delle stelle variabili. Tutto parte dal suo lavoro. Eppure, nei suoi necrologi, nessuno menzionò la sua più grande scoperta. Nessuna targa. Nessun monumento. Nessun riconoscimento davvero all’altezza. Ma Cecilia spaccò muri. Fu la prima donna ad ottenere una cattedra a Harvard. Fu mentore, ispirazione, esempio. Entrò a forza in un mondo che non la voleva. E ci rimase.
Cecilia Payne ha scoperto di cosa è fatto l’universo. E quasi nessuno sa il suo nome. È ora di cambiare le cose.

Dalla pagina «Viaggio nella storia»

24/07/2025

Il canto leopardiano è come quello d'un usignolo accecato. Una corda di violino che vibra, ad ogni sofferenza interiore.

24/07/2025

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