L'eredità della Riforma

L'eredità della Riforma

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Questa pagina ha lo scopo di diffondere la Parola di Dio, la Bibbia, da un punto di vista Riformato.

25/06/2026

𝐋𝐀 𝐏𝐔𝐑𝐄𝐙𝐙𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐄𝐒𝐀 𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐠𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚

Il dibattito sulla natura della chiesa oscilla da sempre tra due visioni: da un lato l'idea di un "ospedale" inclusivo e privo di dogmi rigidi; dall'altro, il modello biblico di una comunità fondata sulla verità dottrinale e sulla disciplina pratica. Il principio puritano di «chiudere la porta d'ingresso e aprire quella sul retro» sintetizza la necessità di proteggere l'identità della chiesa locale. Quando una comunità rinuncia a una chiara confessione di fede e al giudizio interno, l'unità spirituale si frammenta in fazioni e relativismo etico, trasformando la libertà cristiana in libertinismo.

Passi

▪️2 Tessalonicesi 3:14 - «𝐸 𝑠𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑢𝑏𝑏𝑖𝑑𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑎 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎, 𝑛𝑜𝑡𝑎𝑡𝑒𝑙𝑜, 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑢𝑖, 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑛𝑐ℎ𝑒́ 𝑠𝑖 𝑣𝑒𝑟𝑔𝑜𝑔𝑛𝑖.»

▪️Romani 16:17 - «𝑂𝑟𝑎 𝑣𝑖 𝑒𝑠𝑜𝑟𝑡𝑜, 𝑓𝑟𝑎𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖, 𝑎 𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑑'𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑜𝑐𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑐𝑎𝑛𝑑𝑎𝑙𝑖 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑙'𝑖𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑡𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑣𝑢𝑡𝑜. 𝐴𝑙𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑎𝑡𝑒𝑣𝑖 𝑑𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜.»

▪️1 Corinzi 5:11 – Riguarda la disciplina ecclesiale interna in caso di condotte immorali persistenti: «...𝑣𝑖 ℎ𝑜 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑟𝑣𝑖 𝑎 𝑐ℎ𝑖, 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜𝑠𝑖 𝑓𝑟𝑎𝑡𝑒𝑙𝑙𝑜, 𝑠𝑖𝑎 𝑢𝑛 𝑓𝑜𝑟𝑛𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒, 𝑢𝑛 𝑎𝑣𝑎𝑟𝑜, 𝑢𝑛 𝑖𝑑𝑜𝑙𝑎𝑡𝑟𝑎, 𝑢𝑛 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒, 𝑢𝑛 𝑢𝑏𝑟𝑖𝑎𝑐𝑜𝑛𝑒 𝑜 𝑢𝑛 𝑙𝑎𝑑𝑟𝑜; 𝑐𝑜𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒.»

▪️Tito 3:10 – Sulle persone che creano divisioni e sette: «𝐴𝑙𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑎 𝑑𝑎 𝑡𝑒 𝑙'𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑠𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜, 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑎𝑚𝑚𝑜𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒...»

▪️2 Giovanni 1:10 – Sulla protezione della sana dottrina contro i falsi maestri: «𝑆𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑎 𝑣𝑜𝑖 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑒𝑐𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑜𝑡𝑡𝑟𝑖𝑛𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑣𝑒𝑡𝑒𝑙𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑡𝑒𝑙𝑜...»

▪️2 Timoteo 3:5 – Riferito a chi mantiene solo un'apparenza di fede: «...𝑎𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑙'𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑡𝑎̀, 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑛𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑟𝑖𝑛𝑛𝑒𝑔𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎. 𝐴𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜𝑟𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑎𝑡𝑖!»

▪️Matteo 18:17 – Le istruzioni dirette di Gesù sulla riconciliazione e la disciplina comunitaria: «𝑆𝑒 𝑟𝑖𝑓𝑖𝑢𝑡𝑎 𝑑'𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎𝑟𝑙𝑖, 𝑑𝑖𝑙𝑙𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎; 𝑒 𝑠𝑒 𝑟𝑖𝑓𝑖𝑢𝑡𝑎 𝑑'𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎, 𝑠𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑔𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑛𝑜.»

Per comprendere a fondo l'impatto di questo principio ecclesiale, occorre analizzare le sue tre componenti principali:

𝟏. 𝐋𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐝'𝐢𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚: 𝐋𝐚 𝐌𝐞𝐦𝐛𝐞𝐫𝐬𝐡𝐢𝐩 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞
Nelle chiese riformate e puritane, l'accesso alla comunione locale non è automatico.

▪️Esame della conversione: Si richiede una chiara testimonianza di fede e un ravvedimento visibile.

▪️Sottoscrizione dottrinale: Il credente deve condividere la confessione di fede della chiesa per garantire l'unità di pensiero invocata da Paolo (1 Corinzi 1:10). Ciò impedisce la nascita di correnti teologiche contrastanti che distruggerebbero la pace comunitaria.

𝟐. 𝐋𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐫𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚: 𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐢𝐩𝐥𝐢𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝'𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞
La disciplina ecclesiale (fino alla scomunica) non è un atto di intolleranza, ma un dovere terapeutico e protettivo.

▪️Protezione del gregge: Allontanare chi semina divisioni (Romani 16:17) o vive nel peccato manifesto (1 Corinzi 5:11) impedisce al "lievito" dell'errore di corrompere l'intera comunità.

▪️Trattamento del peccatore: Come indicato in 2 Tessalonicesi 3:14, l'allontanamento mira a far vergognare e ravvedere il fratello errante, non a distruggerlo.

𝟑. 𝐋' "𝐢𝐩𝐞𝐫-𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐯𝐨"
Quando si inverte questo ordine (porte aperte a chiunque e rifiuto di disciplinare), si verificano dinamiche distruttive:

▪️L'illusione dell'ospedale permanente: Un ospedale accoglie i malati per curarli e guarirli (ravvedimento). Se i malati pretendono di legittimare la propria malattia e infettare gli altri senza seguire la terapia (la Parola), l'ospedale fallisce la sua missione.

▪️Il falso pluralismo: Senza confini dottrinali (confessioni di fede), la chiesa smette di essere la «colonna e sostegno della verità» (1 Timoteo 3:15) e diventa un club sociale dove ognuno vive secondo i propri standard, annullando la vera unità dello Spirito.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀
L'unità della chiesa non è un contenitore vuoto da riempire con qualsiasi opinione, ma è la condivisione profonda di una stessa Verità. Il paradosso biblico e storico dimostra che per preservare l'unità, è necessario tracciare dei confini.

Una chiesa che apre indiscriminatamente le sue porte e 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥'𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞, 𝐦𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚.

Rinunciando a una chiara confessione di fede e alla disciplina, una comunità cessa di essere l'ospedale dello Spirito Santo — dove i peccatori entrano malati per uscire guariti — e si trasforma in un ospizio spirituale che giustifica la malattia.

Mantenere la "porta d'ingresso stretta" e la "porta sul retro aperta" non significa essere rigidi o spietati, ma avere cura del gregge di Dio. È l'unico modo per garantire che la chiesa rimanga ciò che è chiamata ad essere: un faro di verità in un mondo relativista e un luogo di autentica guarigione e santità per chi desidera sinceramente seguire Cristo.

Il paragone dell'apostolo del soldato dimostra che la chiesa non può essere un club anarchico. C'è una guerra spirituale in corso, e la santità è il rigore morale e dottrinale richiesto a chi indossa la divisa di Cristo.

Un esercito ha standard di reclutamento severi (la porta d'ingresso) e una corte marziale per chi devia gravemente (la porta sul retro). Solo così l'esercito di Dio può rimanere compatto, santo e "perfettamente unito" per la vittoria.

L'eredità della Riforma

24/06/2026

Siamo sotto questa potenza che ci brama fino alla gelosia, allo scopo di presentarci compiuti alla presenza del Signore. Se non ubbidite al Vangelo di Gesù Cristo, aspettatevi ripresione, correzione, situazioni difficili e resterete sbigottiti; è tutto parte dell'Opera Divina in voi. Significa che il Signore vi sta perfezionando, santificando e, se non glielo consentiremo per mezzo della Verità, userà altri mezzi.

Martin Lloyd Jones
[L'uomo nuovo pag. 251]
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Lloyd-Jones ricorda che Dio, come un padre amorevole (ispirandosi a passi come Ebrei 12), utilizzerà la disciplina: riprovazione, correzione e "situazioni difficili".

Per Lloyd-Jones, le difficoltà o lo "sbigottimento" che il credente sperimenta nella vita non sono necessariamente segni dell'abbandono di Dio, ma spesso l'esatto contrario: sono la prova che la Sua mano è all'opera per spezzare le resistenze umane e portare a compimento il Suo disegno.

24/06/2026

Confida nel Signore e fa’ il bene; abita il paese e pratica la fedeltà. Trova la tua gioia nel Signore ed egli appagherà i desideri del tuo cuore. Riponi la tua sorte nel Signore; confida in lui, ed egli agirà.

Sta’ in silenzio davanti al Signore, e aspettalo ...
(𝑆𝑎𝑙𝑚𝑖 27:14; 40:1; 𝐿𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 3:25-26; 𝐺𝑖𝑎𝑐𝑜𝑚𝑜 5:7-8; 𝐺𝑖𝑜𝑏𝑏𝑒 35:14)

Il poco del giusto vale più dell’abbondanza degli empi.
(𝐸𝑏𝑟𝑒𝑖 13:5; 1𝑇𝑖𝑚𝑜𝑡𝑒𝑜 6:6-8; 𝐹𝑖𝑙𝑖𝑝𝑝𝑒𝑠𝑖 4:11-12; 𝑃𝑟𝑜𝑣𝑒𝑟𝑏𝑖 30:8-9).

I passi dell’onesto sono guidati dal Signore; egli gradisce le sue vie. Se cade, non è però abbattuto, perché il Signore lo sostiene prendendolo per mano.
(𝐼𝑠𝑎𝑖𝑎 40:29-31)

Io sono stato giovane e sono anche divenuto vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua discendenza mendicare il pane. Poiché il Signore ama la giustizia e non abbandona i suoi santi; essi sono conservati in eterno.
(𝑃𝑟𝑜𝑣𝑒𝑟𝑏𝑖 10:3; 𝑆𝑎𝑙𝑚𝑖 34:10; 111:5; 𝐼𝑠𝑎𝑖𝑎 33:15-16; 𝑀𝑎𝑡𝑡𝑒𝑜 6:26,31-33; 𝐿𝑢𝑐𝑎 11:11-13; 𝐹𝑖𝑙𝑖𝑝𝑝𝑒𝑠𝑖 4:19).

La salvezza dei giusti proviene dal Signore; egli è la loro difesa in tempo d’angoscia. Il Signore li aiuta e li libera; li libera dagli empi e li salva, perché si sono rifugiati in lui.

𝐒𝐚𝐥𝐦𝐢 𝟑𝟕: 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 3-5, 7, 16, 23-25, 28, 39-40

24/06/2026
23/06/2026

«Per l’amor di Gesù Cristo, considerate come disonorate Dio negando l’elezione. Voi fate chiaramente dipendere la salvezza non dalla libera grazia di Dio, ma dal libero arbitrio dell’uomo; e se fosse così, Gesù Cristo non avrebbe avuto la soddisfazione di vedere il frutto della sua morte e la salvezza eterna di una sola anima. La nostra predicazione sarebbe allora vana, e anche tutti gli inviti rivolti alle persone affinché credano in lui sarebbero vani. Ma sia benedetto Dio, il nostro Signore sapeva per chi è morto. Vi era un patto eterno tra il Padre e il Figlio. Un certo numero [di anime] gli è stato dato come riscatto e ricompensa della sua obbedienza e della sua morte. Per costoro egli ha pregato, in Giovanni 17:9, e non per il mondo. Per costoro, e per costoro soltanto, egli sta ora intercedendo, e della loro salvezza egli sarà pienamente soddisfatto».

​~ George Whitefield 1714-1770, “The Life and Times of the Greatest Evangelist of the 18th Century Revival” (Arnold Dallimore)

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È un estratto di una delle lettere teologiche più famose della storia del protestantesimo.
​Si tratta della celebre lettera aperta scritta da George Whitefield a John Wesley, datata 24 dicembre 1740 (scritta da Bethesda, in Georgia).

​Whitefield e Wesley erano stati strettissimi collaboratori all'inizio del risveglio metodista, ma si separarono dolorosamente proprio sulla dottrina della predestinazione (o elezione):

▪️​John Wesley era fortemente arminiano (credeva nel libero arbitrio dell'uomo e che la grazia potesse essere rifiutata).

▪️​George Whitefield era un convinto calvinista (credeva nell'elezione sovrana di Dio e nella grazia irresistibile).

​Quando Wesley pubblicò un sermone intitolato "Free Grace" (Grazia Libera) per attaccare la predestinazione, Whitefield gli rispose con questa lunga lettera, difendendo la dottrina calvinista secondo cui, se la salvezza dipendesse dal libero arbitrio umano, l'opera di Cristo sulla croce rischierebbe di essere vana, perché l'uomo, nel suo stato decaduto, non sceglierebbe mai Dio da solo.

​La fonte citata

​Il libro menzionato nel tuo testo, “George Whitefield: The Life and Times of the Greatest Evangelist of the 18th Century Revival” scritto dallo storico Arnold Dallimore (pubblicato in due volumi tra il 1970 e il 1980), è considerata la biografia definitiva su Whitefield.

Dallimore riporta fedelmente ampi stralci di quella storica lettera del 1740 proprio per mostrare la frattura teologica tra i due grandi predicatori.

23/06/2026

𝐋𝐚 𝐅𝐞𝐝𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞' 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐨 𝐀𝐬𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞

𝑂𝑟𝑎 𝑠𝑖𝑎 𝑟𝑖𝑛𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎𝑡𝑜 𝐷𝑖𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒' 𝑒𝑟𝑎𝑣𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑒𝑐𝑐𝑎𝑡𝑜, 𝑚𝑎 𝑎𝑣𝑒𝑡𝑒 𝑢𝑏𝑏𝑖𝑑𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖 𝑒' 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑚𝑒𝑠𝑠𝑜.
𝑅𝑜𝑚𝑎𝑛𝑖 6:17

«Qual è il risultato del fatto di essere versati da Dio in questo stampo, "quell'insegnamento che vi è stato trasmesso"? Che produce?

Risposta: l'ubbidienza! "Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito..." (v. 17). Notate che non dice, "avete creduto", ma "avete ubbidito".

Si tratta di un punto vitale! Non è solo credere. C'è purtroppo un mero assenso intellettuale alla verità del Vangelo, ma questo non salva nessuno. Ci sono persone che si dilettano nel leggere le Scritture e giocare con le sue dottrine come se fossero parole crociate, ma permangono schiavi del peccato e del tutto carnali... con persone che accolgono l'insegnamento sul piano concettuale, senza però alcun impatto nelle loro vite.
..non è solo questione di credere nella remissione dei peccati. Ci sono coloro che credono che Dio li perdoni in Cristo, eppure rimangono nell'iniquità. Questa non è fede autentica; non ha alcun valore.

Ecco perché devo ribadire che separare la giustificazione dalla santificazione è quanto di più lontano dalle Scritture ed è quindi sbagliato.

Ciò che rende qualcuno un credente è l'ubbidienza a quell'insegnamento in cui vi è stato versato... affinché si ottenga "l'ubbidienza della fede" (Romani 1:5).

La fede è ubbidienza; qualsiasi sedicente fede che non ponga la sua enfasi sull'ubbidienza è indegna dell'appellativo. E il credente non solo ubbidisce, ma lo fa di cuore - "...avete ubbidito di cuore..." (Ro. 6:17).

L'ubbidienza non è di malavoglia o esitante. Non ci deve essere senso di privazione, tentativo di vivere quanto più vicino al mondo e alla vecchia vita di peccato, reputando assurdo che il Vangelo sia così severo nelle sue esigenze! No, questo non è cristianesimo! Chi ha questi sentimenti non è una persona redenta.

Il credente è uno schiavo volontario, uno schiavo lieto, lo schiavo di Gesù Cristo, e il suo desiderio supremo è di vivere a lode della gloria di Dio e dell'amato suo Figlio... con il risultato che ora ubbidiamo di cuore a ogni suo dettato, e ciò è il nostro diletto supremo».

Martin Lloyd Jones

[Tratto da: L'uomo nuovo, pag. 240-244]

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𝐂𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐞𝐛𝐫𝐚𝐥𝐞

Lloyd-Jones mette in guardia da quello che potremmo definire un "cristianesimo cerebrale". Credere non significa semplicemente ritenere veri certi fatti storici o dottrinali.

​Il rischio si trattare la teologia come un passatempo intellettuale, senza che questa scenda mai nel cuore, è una realtà anche angelica: Anche i demòni credono che Dio esiste e tremano (Giacomo 2:19), ma non per questo sono salvati.

Un assenso solo mentale lascia l'uomo esattamente dov'era: schiavo del peccato.

​Non si possono separare i due benefici della salvezza:

▪️​Giustificazione: Ciò che Dio fa per noi (dichiarandoci giusti in Cristo, perdonando i nostri peccati).
▪️​Santificazione: Ciò che Dio fa in noi (trasformando la nostra vita e liberandoci dal potere del peccato).

​Chi pretende di aver ricevuto il perdono dei peccati (giustificazione) ma continua a camminare deliberatamente nell'iniquità, sta ingannando se stesso. La fede autentica produce sempre una vita trasformata.

​L'apostolo Paolo usa l'immagine di una forma o di uno stampo in cui il credente viene "versato". Quando il Vangelo modella una persona, il risultato inevitabile è l'ubbidienza. ​Tuttavia, Lloyd-Jones specifica le caratteristiche di questa ubbidienza:

▪️​Non è legalismo: Non si ubbidisce per paura del castigo o per costrizione, con il desiderio nascosto di voler ancora fare la vita di prima.
▪️​È di cuore: Nasce da un profondo mutamento interiore. Il credente desidera ubbidire.
▪️​È una schiavitù gioiosa: Si passa dalla schiavitù degradante del peccato alla schiavitù d'amore verso Gesù Cristo. È il paradosso cristiano: la vera libertà si trova nel sottomettersi totalmente a Lui.

​Il brano ci ricorda che la fede autentica è ubbidiente e l'ubbidienza autentica è gioiosa. Se il Vangelo non cambia il nostro modo di vivere, i nostri desideri e le nostre priorità, significa che non siamo mai entrati in quello "stampo" divino. La salvezza non è solo un cambio di status legale davanti a Dio, ma una risurrezione spirituale che trasforma il dovere in diletto.

L'eredità della Riforma

23/06/2026

𝐋𝐚 𝐒𝐨𝐯𝐫𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚: 𝐃𝐢𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐞 𝐌𝐢𝐬𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢𝐚

La Scrittura presenta spesso un paradosso che mette in crisi l'intelletto umano: Dio è descritto sia come colui che "indurisce" il cuore, rendendo l'uomo cieco, sia come colui che "circoncide" il cuore, rendendolo capace di vedere. La chiave per comprendere questo mistero non risiede in un Dio che "infonde" malvagità, ma in un Dio che, nella sua giustizia, può scegliere di ritirare la sua grazia limitante. Quando Dio si allontana, l'uomo, lasciato alla propria natura decaduta, segue inevitabilmente la sua durezza.

L'indurimento, dunque, è il sigillo di un giudizio meritato; la misericordia, invece, è l'atto soprannaturale e immeritato che permette all'uomo di comprendere e amare Dio.

𝐌𝐚𝐩𝐩𝐚 𝐓𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚: 𝐈 𝐏𝐚𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐯𝐞

𝐈𝐥 𝐑𝐢𝐭𝐢𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚

▪️Esodo 4:21; 7:3 - 𝐈𝐥 𝐅𝐚𝐫𝐚𝐨𝐧𝐞 - 𝑚𝑎 𝑖𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑟𝑖𝑟𝑜̀ 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑒𝑑 𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑒𝑟𝑎̀ 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜; 𝑀𝑎 𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑟𝑖𝑟𝑜̀ 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑓𝑎𝑟𝑎𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑖𝑝𝑙𝑖𝑐ℎ𝑒𝑟𝑜̀ 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑖 𝑒 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑖𝑔𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑑'𝐸𝑔𝑖𝑡𝑡𝑜.
▪️Deuteronomio 29:3-4 - 𝐀𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐧𝐨 - 𝑚𝑎, 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜, 𝑖𝑙 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑖 ℎ𝑎 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒, 𝑛𝑒́ 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒, 𝑛𝑒́ 𝑜𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑑𝑖𝑟𝑒. 𝐼𝑜 𝑣𝑖 ℎ𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡'𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑒𝑟𝑡𝑜; 𝑙𝑒 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑜𝑔𝑜𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑎𝑑𝑑𝑜𝑠𝑠𝑜, 𝑛𝑒́ 𝑖 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑐𝑎𝑙𝑧𝑎𝑟𝑖 𝑣𝑖 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑜𝑔𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑖 𝑝𝑖𝑒𝑑𝑖.
▪️Isaia 6:9-10 - 𝐆𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 - 𝐸𝑑 𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒: «𝑉𝑎', 𝑒 𝑑𝑖' 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜: "𝐴𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎𝑡𝑒, 𝑠𝑖̀, 𝑚𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑟𝑒; 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑡𝑒, 𝑠𝑖̀, 𝑚𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑒𝑟𝑛𝑒𝑟𝑒!". 𝑅𝑒𝑛𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑛𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜, 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑖𝑔𝑙𝑖 𝑑𝑢𝑟𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑒 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑑𝑖𝑔𝑙𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖, 𝑖𝑛 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑑𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑜𝑑𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑜𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖𝑎 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑖𝑡𝑜!»
▪️Salmo 81:12 - 𝐋'𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 - 𝑃𝑒𝑟𝑐𝑖𝑜̀ 𝑙𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑎𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑢𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑐𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑎𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑖.
▪️Isaia 29:10 - 𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐩𝐨𝐫𝐞 - 𝐸̀ 𝑖𝑙 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎 𝑠𝑝𝑎𝑟𝑠𝑜 𝑠𝑢 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑖 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑜𝑟𝑝𝑜𝑟𝑒; ℎ𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑠𝑜 𝑖 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖, 𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑡𝑖, ℎ𝑎 𝑣𝑒𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑖 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑖, 𝑖 𝑣𝑒𝑔𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖.
▪️Isaia 63:17 - 𝐋'𝐢𝐧𝐝𝐮𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 - 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑐𝑖 𝑓𝑎𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑒𝑔𝑟𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑡𝑢𝑒 𝑣𝑖𝑒 𝑒 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑟𝑜 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑛𝑜𝑛 𝑡𝑖 𝑡𝑒𝑚𝑎? 𝑅𝑖𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎, 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑡𝑢𝑜𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖, 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑒𝑟𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎̀!
▪️Isaia 64:7 - 𝐋'𝐢𝐧𝐝𝐮𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 - 𝑁𝑜𝑛 𝑐'𝑒̀ 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛𝑣𝑜𝑐ℎ𝑖 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑛𝑜𝑚𝑒, 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑣𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑎 𝑡𝑒; 𝑝𝑜𝑖𝑐ℎ𝑒́ 𝑡𝑢 𝑐𝑖 ℎ𝑎𝑖 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑒 𝑐𝑖 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑖𝑞𝑢𝑖𝑡𝑎̀.
▪️Geremia 13:13-14 - 𝐋'𝐮𝐛𝐫𝐢𝐚𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚 - 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑡𝑢 𝑑𝑖𝑟𝑎𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜: "𝐶𝑜𝑠𝑖̀ 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎 𝑖𝑙 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸: '𝐸𝑐𝑐𝑜, 𝑖𝑜 𝑟𝑖𝑒𝑚𝑝𝑖𝑟𝑜̀ 𝑑𝑖 𝑢𝑏𝑟𝑖𝑎𝑐ℎ𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒, 𝑖 𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖𝑒𝑑𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑢𝑙 𝑡𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝐷𝑎𝑣𝑖𝑑𝑒, 𝑖 𝑠𝑎𝑐𝑒𝑟𝑑𝑜𝑡𝑖, 𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑡𝑖 𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝐺𝑒𝑟𝑢𝑠𝑎𝑙𝑒𝑚𝑚𝑒; 𝑙𝑖 𝑠𝑏𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑜̀ 𝑙'𝑢𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙'𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜, 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑖 𝑒 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒', 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑖𝑙 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸; '𝑖𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑎𝑟𝑚𝑖𝑒𝑟𝑜̀ 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜; 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑡𝑎̀, 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑚𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑑𝑖𝑟𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑔𝑔𝑒𝑟𝑙𝑖'"».
▪️Lamentazioni 3:65 - 𝐋𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 - 𝐷𝑎𝑟𝑎𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒, 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑚𝑎𝑙𝑒𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒.
▪️Matteo 13:13-15 - 𝐋𝐞 𝐏𝐚𝐫𝐚𝐛𝐨𝐥𝐞 - 𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑖𝑛 𝑝𝑎𝑟𝑎𝑏𝑜𝑙𝑒: 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́, 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜, 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑑𝑜𝑛𝑜; 𝑒 𝑢𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜, 𝑛𝑜𝑛 𝑜𝑑𝑜𝑛𝑜 𝑛𝑒́ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑜𝑛𝑜. 𝐸 𝑠𝑖 𝑎𝑑𝑒𝑚𝑝𝑖𝑒 𝑖𝑛 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑧𝑖𝑎 𝑑'𝐼𝑠𝑎𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑒: "𝑉𝑜𝑖 𝑢𝑑𝑟𝑒𝑡𝑒 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒𝑡𝑒; 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑒𝑟𝑒𝑡𝑒 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑑𝑟𝑒𝑡𝑒; 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑛𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒: 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑢𝑟𝑖 𝑑'𝑜𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑠𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖, 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑛𝑐ℎ𝑒́ 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑑𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑜𝑑𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑟𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑖𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑖 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑖𝑠𝑐𝑎".
▪️Romani 1:24,26,28 - 𝐋'𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 - 𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝐷𝑖𝑜 𝑙𝑖 ℎ𝑎 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙'𝑖𝑚𝑝𝑢𝑟𝑖𝑡𝑎̀, 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑖 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑖, 𝑖𝑛 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑑𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑜𝑛𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑓𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑖; 𝑃𝑒𝑟𝑐𝑖𝑜̀ 𝐷𝑖𝑜 𝑙𝑖 ℎ𝑎 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑎𝑡𝑖 𝑎 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑚𝑖: 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑙𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑙'𝑢𝑠𝑜 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎; 𝑆𝑖𝑐𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑢𝑟𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝐷𝑖𝑜, 𝐷𝑖𝑜 𝑙𝑖 ℎ𝑎 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑎𝑡𝑖 𝑖𝑛 𝑏𝑎𝑙𝑖̀𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎 𝑠𝑖̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑛𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒;
▪️Romani 9:15-18 𝐌𝐢𝐬𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐧𝐚 - 𝑃𝑜𝑖𝑐ℎ𝑒́ 𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑎 𝑀𝑜𝑠𝑒̀: «𝐼𝑜 𝑎𝑣𝑟𝑜̀ 𝑚𝑖𝑠𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑣𝑟𝑜̀ 𝑚𝑖𝑠𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖𝑎 𝑒 𝑎𝑣𝑟𝑜̀ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑎𝑣𝑟𝑜̀ 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒». 𝑁𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑑𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑛𝑒́ 𝑑𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑛𝑒́ 𝑑𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒, 𝑚𝑎 𝑑𝑎 𝐷𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎 𝑚𝑖𝑠𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖𝑎. 𝐿𝑎 𝑆𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑎𝑙 𝑓𝑎𝑟𝑎𝑜𝑛𝑒: «𝐴𝑝𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑡𝑖 ℎ𝑜 𝑠𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜: 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑛𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑙𝑎𝑚𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎». 𝐶𝑜𝑠𝑖̀ 𝑑𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑓𝑎 𝑚𝑖𝑠𝑒𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖𝑎 𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑒 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑟𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒.
▪️Romani 11:7-8 - 𝐋'𝐢𝐧𝐝𝐮𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝'𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞 - 𝐶ℎ𝑒 𝑑𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒? 𝑄𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝐼𝑠𝑟𝑎𝑒𝑙𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑜 ℎ𝑎 𝑜𝑡𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜; 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑙𝑜 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑜𝑡𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑒𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖; 𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑟𝑖𝑡𝑖, 8 𝑐𝑜𝑚'𝑒̀ 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜: «𝐷𝑖𝑜 ℎ𝑎 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑜𝑟𝑝𝑜𝑟𝑒, 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑜𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑛𝑜𝑛 𝑢𝑑𝑖𝑟𝑒, 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜».
▪️2 Corinzi 3:14 - 𝐌𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐨𝐭𝐭𝐮𝐬𝐞 - 𝑀𝑎 𝑙𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑓𝑢𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑟𝑒𝑠𝑒 𝑜𝑡𝑡𝑢𝑠𝑒; 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖, 𝑠𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑑'𝑜𝑔𝑔𝑖, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑙'𝑎𝑛𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑝𝑎𝑡𝑡𝑜, 𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑣𝑒𝑙𝑜 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑟𝑖𝑚𝑜𝑠𝑠𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑒̀ 𝑖𝑛 𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒̀ 𝑎𝑏𝑜𝑙𝑖𝑡𝑜.

𝐋'𝐢𝐧𝐟𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚

▪️Deuteronomio 30:6 - 𝐋𝐚 𝐂𝐢𝐫𝐜𝐨𝐧𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 - 𝐼𝑙 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸, 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝐷𝑖𝑜, 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑜𝑛𝑐𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑡𝑢𝑜𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑛𝑐ℎ𝑒́ 𝑡𝑢 𝑎𝑚𝑖 𝑖𝑙 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸, 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝐷𝑖𝑜, 𝑐𝑜𝑛 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙'𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎 𝑡𝑢𝑎, 𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑖̀ 𝑡𝑢 𝑣𝑖𝑣𝑎.
▪️Geremia 24:7 - 𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 - 𝐷𝑎𝑟𝑜̀ 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑢𝑛 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑚𝑒, 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸; 𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑒 𝑖𝑜 𝑠𝑎𝑟𝑜̀ 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝐷𝑖𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑟𝑡𝑖𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑎 𝑚𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒.
▪️Geremia 31:33 - 𝐍𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐏𝐚𝐭𝐭𝐨 - «𝑚𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑜̀ 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑑'𝐼𝑠𝑟𝑎𝑒𝑙𝑒, 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖», 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑖𝑙 𝑆𝐼𝐺𝑁𝑂𝑅𝐸: «𝑖𝑜 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑜̀ 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑙𝑜𝑟𝑜, 𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑜̀ 𝑠𝑢𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒, 𝑒 𝑖𝑜 𝑠𝑎𝑟𝑜̀ 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝐷𝑖𝑜 𝑒𝑑 𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜.
▪️Ezechiele 11:19 - 𝐂𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐧𝐞 - 𝐼𝑜 𝑑𝑎𝑟𝑜̀ 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑢𝑛 𝑚𝑒𝑑𝑒𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒, 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑜̀ 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑢𝑛 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜, 𝑡𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑜̀ 𝑑𝑎𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑒𝑡𝑟𝑎 𝑒 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑜̀ 𝑖𝑛 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑢𝑛 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑛𝑒.
▪️Ezechiele 36:26 - 𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐍𝐮𝐨𝐯𝐨 - 𝑉𝑖 𝑑𝑎𝑟𝑜̀ 𝑢𝑛 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑒 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑜̀ 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑖 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜; 𝑡𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑜̀ 𝑑𝑎𝑙 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑒𝑡𝑟𝑎 𝑒 𝑣𝑖 𝑑𝑎𝑟𝑜̀ 𝑢𝑛 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑛𝑒.
▪️Giovanni 1:13 - 𝐍𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐃𝐢𝐨 - 𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑛𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒, 𝑛𝑒́ 𝑑𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑛𝑒, 𝑛𝑒́ 𝑑𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎̀ 𝑑'𝑢𝑜𝑚𝑜, 𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑛𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎 𝐷𝑖𝑜.
▪️Giovanni 6:44, 65 - 𝐀𝐭𝐭𝐢𝐫𝐚𝐫𝐞 - 𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑎 𝑚𝑒 𝑠𝑒 𝑖𝑙 𝑃𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 ℎ𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑜 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑟𝑎; 𝑒 𝑖𝑜 𝑙𝑜 𝑟𝑖𝑠𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑒𝑟𝑜̀ 𝑛𝑒𝑙𝑙'𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜. 𝐸 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎: «𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑣𝑖 ℎ𝑜 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑎 𝑚𝑒 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑒̀ 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑃𝑎𝑑𝑟𝑒».
▪️Giovanni 6:63 - 𝐋𝐨 𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐯𝐢𝐯𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 - 𝐸̀ 𝑙𝑜 𝑆𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎; 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑛𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑑𝑖 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑎 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀; 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖 ℎ𝑜 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑒 𝑣𝑖𝑡𝑎.
▪️Efesini 2:1-2 - 𝐕𝐢𝐯𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐢 - 𝐷𝑖𝑜 ℎ𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑜𝑖, 𝑣𝑜𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎𝑣𝑎𝑡𝑒 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑒 𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑝𝑒𝑐𝑐𝑎𝑡𝑖, 𝑎𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑢𝑛 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑣𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑎𝑠𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑙'𝑎𝑛𝑑𝑎𝑧𝑧𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜, 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖 𝑟𝑖𝑏𝑒𝑙𝑙𝑖.
▪️1Corinzi 12:3 - 𝐑𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 - 𝑒 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑑𝑖𝑟𝑒: «𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒!» 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑜 𝑆𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑆𝑎𝑛𝑡𝑜.

𝐀𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢

▪️L'Indurimento come "giudizio passivo" da parte di Dio : In questi testi, l'indurimento non è un atto di tentazione al male, ma un atto di giudizio divino. Quando Dio smette di chiamare o di "trattenere" il cuore, la natura umana si indurisce naturalmente. La maledizione in Lamentazioni 3:65 esprime il momento in cui Dio non cerca più di frenare, ma consegna il peccatore alla sua stessa durezza.

▪️L'accecamento deliberato dell'uomo: Questo è un atto volontario dell'uomo che ama e sceglie il male. Non proviene da una sua mancanza intellettuale o morale di conoscere o sapere ciò che è santo e giusto, ma dal suo amore per ciò che è male, per ciò che va contro la volontà di Dio

▪️La Misericordia e la Circoncisione di Dio : La svolta avviene qui. Paolo in Romani 9 chiarisce che la misericordia è data a chi non la merita. In Deuteronomio 30:6, Dio non chiede all'uomo di "crearsi" un cuore nuovo, ma promette di "circonciderlo". Questo passaggio è fondamentale: la nostra conversione proviene dalla grazia di Dio.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
Molte teologie moderne ignorano che per "difendere" Dio di tirannia lo calunniano di impotenza: la salvezza è interamente opera di Dio. Se Dio non decidesse di "circoncidere" il nostro cuore, noi non saremmo mai in grado di allontanarci dal male o riconoscere la bellezza del Vangelo. L'indurimento è ciò che accade quando Dio toglie la sua luce; la misericordia è ciò che accade quando Dio, nella sua assoluta sovranità, decide di non lasciarci nel buio che meriteremmo (Romani 9:29).

Così, la giustizia di Dio è salva, perché nessuno riceve meno di quanto merita, e la sua gloria è esaltata, perché ogni scampato al naufragio è un miracolo della Sua misericordia.

Questa visione della grazia, che esclude totalmente il merito umano, è quella che dà pace interiore nel nostro percorso di fede, senza negare la responsabilità di chi, invece, rimane nel buio.ù

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥'𝐚𝐩𝐩𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 (𝐞𝐬. 𝐄𝐳𝐞𝐜𝐡𝐢𝐞𝐥𝐞 𝟏𝟖:𝟐𝟑 𝐨 𝟐 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝟑:𝟗)?

La conciliazione tra la sovranità assoluta (il decreto di Dio) e l'appello universale (l'invito rivolto a tutti gli uomini) avviene non attraverso la negazione di uno dei due poli (Sovranità di Dio/Responsabilità Umana), ma attraverso la distinzione tra 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀ 𝐫𝐢𝐯𝐞𝐥𝐚𝐭𝐚 e 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢𝐯𝐚 di Dio.

I passaggi che citi (Ezechiele 18:23 "Forse che io ho piacere della morte dell'empio? Dice il Signore, Dio. Non ho forse piacere che si converta dalle sue vie e che viva?"; 2 Pietro 3:9 "Non vuole che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento") vengono letti in questo contesto non come una garanzia che Dio darà la grazia necessaria a tutti, ma come una dichiarazione di carattere divino. Dio non è sadico o burattinaio, ma ricco di compassione. La croce di Cristo è la testimonianza dell'amore di Dio che ha versato il proprio sangue per la Chiesa (Atti 20:28).

Dio, come legislatore e creatore, ha il diritto di richiedere il pentimento da tutte le sue creature. L'appello universale è sincero: Dio "si compiace" (prova piacere) nella conversione, poiché il pentimento è conforme alla Sua natura santa, mentre la morte dell'empio è una tragica conseguenza della giustizia.

L'invito al ravvedimento è un dovere morale che grava su ogni uomo. Il fatto che l'uomo, a causa della sua natura decaduta, sia incapace di adempiere a questo dovere senza la grazia speciale (la "circoncisione del cuore"), non annulla il dovere stesso. Come abbiamo detto l'incapacità dell'uomo è volontaria. L'invito universale serve a mostrare la giustizia di Dio nel giudicare chi rifiuta, anche quando l'uomo è schiavo della propria volontà ribelle.

𝐋𝐚 𝐭𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 (𝐝𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐓𝐮𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐧𝐢) 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐠𝐮𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐭𝐫𝐚:

▪️Volontà di precetto (ciò che Dio ordina): Dio comanda a tutti gli uomini di pentirsi. Questo è un invito universale, onesto e rivolto a ogni creatura.

▪️Volontà di beneplacito (il decreto sovrano): Dio non ha decretato di infondere la grazia rigeneratrice in ogni singolo individuo. Se Egli lo facesse, tutti si convertirebbero, poiché la Sua grazia è efficace.

▪️Il paradosso si scioglie riconoscendo che Dio non ha alcun piacere nella sofferenza in sé, ma ha un sommo piacere nel manifestare la sua gloria attraverso la giustizia (punizione del peccato) e la misericordia (salvezza dell'eletto). L'appello universale è la manifestazione della bontà di Dio verso il mondo, che "lascia a se stesso" in attesa del giudizio.

L'uomo non è chiamato a interrogarsi sul decreto segreto di Dio ("Sono eletto?"), ma a rispondere all'invito rivelato ("Ravvediti"). La sovranità non annulla la responsabilità: l'uomo è responsabile di ciò che sceglie di fare, e il fatto che scelga il peccato a causa della sua natura caduta non rende Dio autore del peccato, né solleva l'uomo dalla colpa.

L'appello universale è la chiamata esterna (che giunge alle orecchie di tutti), mentre la conversione richiede la chiamata interna (l'opera dello Spirito che circoncide il cuore).

Dio è sinceramente addolorato per il male, eppure non interferisce con la volontà umana nel modo necessario a salvarla se non per coloro che Egli, nella Sua sovranità, ha deciso di trarre dal naufragio.

𝐿'𝑒𝑟𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑖𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎

22/06/2026

𝐌𝐨𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐢𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐬𝐦𝐨

Il dibattito che contrappone il Calvinismo (la tradizione Riformata) e l'Arminianesimo rappresenta una delle dispute più calde e durature della storia della Chiesa. Tutto ruota intorno a una domanda cruciale: Chi è l'autore della salvezza? Fa tutto Dio, o l'uomo deve fare la sua parte?

Per rispondere, le due scuole di pensiero si dividono su due concetti opposti:

Il Monergismo (Calvinismo): Dal greco mono (uno) ed ergon (opera). Afferma che la salvezza è interamente un'opera unilaterale di Dio. L'uomo, essendo spiritualmente morto a causa del peccato originale, non può scegliere Dio se prima lo Spirito Santo non lo rigenera in modo efficace e irresistibile.

Il Sinergismo (Arminianesimo): Da syn (insieme) ed ergon (opera). Afferma che la salvezza è il risultato di una cooperazione tra la grazia di Dio e la volontà umana. Per spiegare come un uomo "morto nel peccato" possa scegliere Dio, gli arminiani introducono la grazia preveniente: un aiuto dello Spirito Santo dato a tutti gli uomini che ripristina temporaneamente il libero arbitrio, lasciando però all'uomo la decisione finale di dire "sì" o "no".

Mentre il Calvinismo si presenta come un sistema teocentrico dalla logica formale d'acciaio, l'Arminianesimo tenta una mediazione antropocentrica che finisce per scontrarsi con profondi paradossi logici e con testi biblici inamovibili come Romani 9.

𝐈𝐥 𝐃𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐏𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐒𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚

𝟏. 𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐭𝐭𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐚𝐫𝐦𝐢𝐧𝐢𝐚𝐧𝐚
Per analizzare onestamente l'arminianesimo, occorre smontare un falso mito: gli arminiani non negano l'importanza dello Spirito Santo. Nella loro teologia, la "grazia preveniente" non è una dote naturale dell'uomo, ma è l'azione stessa dello Spirito Santo che precede la conversione. Secondo questo modello, l'uomo è talmente corrotto dal peccato che nessuno cercherebbe mai Dio di propria iniziativa. Lo Spirito Santo interviene universalmente su tutta l'umanità per arginare gli effetti del peccato originale, illuminare la mente e ridare alla volontà umana la capacità di scegliere. Senza lo Spirito Santo, per gli arminiani, nessuno potrebbe salvarsi.

𝟐. 𝐋𝐚 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐬𝐦𝐨: 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐢𝐞𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨
Nonostante questo tentativo di dare gloria a Dio, la dottrina arminiana crolla non appena le si applica una rigorosa analisi logica. Se la grazia preveniente dello Spirito Santo è una costante (viene data a tutti in egual misura) e la depravazione umana è una costante (siamo tutti ugualmente peccatori), l'unica variabile rimasta è la volontà dell'uomo.

Quando l'arminiano si trova a dover spiegare perché, a parità di grazia, Giacomo si salva e Giovanni si danna, è costretto ad arrampicarsi sugli specchi. Affermare che dire "sì" è solo una "non-resistenza" (un'azione negativa) è un puro gioco di parole: decidere di arrendersi a Dio mentre un altro decide di continuare a lottare resta, a tutti gli effetti, una scelta deliberata. Di conseguenza, chi si salva ha avuto una reazione migliore, dimostrando un briciolo di umiltà o di intelligenza spirituale in più rispetto a chi si danna. Il merito ultimo della salvezza slitta così da Dio all'uomo, violando il principio biblico del Sola Gratia.

𝟑. 𝐋𝐚 𝐟𝐞𝐫𝐫𝐞𝐚 𝐜𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢 𝟗
Il Calvinismo taglia la testa al toro eliminando la variabile umana. Se l'uomo è spiritualmente morto, non può cooperare: serve un atto sovrano e unilaterale di Dio (Monergismo). Chi dice "sì" lo fa perché Dio ha sostituito il suo cuore di pietra con un cuore di carne attraverso una grazia che non è solo "proposta", ma efficacemente irresistibile per gli eletti.

Questa logica geometrica non è un'invenzione filosofica, ma una resa incondizionata al testo sacro. In Romani 9, l'apostolo Paolo anticipa profeticamente le obiezioni umane sul fatto che Dio scelga chi salvare in modo incondizionato (come nel caso di Giacobbe ed Esaù). Davanti alla domanda retorica: «Che diremo dunque? Vi è ingiustizia in Dio?» (Romani 9:14), Paolo non difende il libero arbitrio dell'uomo, ma risponde ricordando la sovranità assoluta del Creatore: «Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che ha misericordia» (v. 16). Molti teologi rifiutano di approfondire la Scrittura fino in fondo proprio perché sanno che lo studio onesto del testo porta inevitabilmente a questa conclusione, che annienta l'orgoglio umano.

𝟒. 𝐓𝐞𝐨𝐝𝐢𝐜𝐞𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐀𝐭𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐢 𝐃𝐢𝐯𝐢𝐧𝐢
L'arminiano rifiuta il calvinismo perché è terrorizzato dall'idea che un Dio che non offre a tutti la stessa opportunità sia "sadico" o ingiusto. Ma la Scrittura risolve questo apparente dilemma mostrando che in Dio coesistono due livelli di volontà: una volontà rivelata (il Suo profondo sentimento di amore che non gode della morte dell'empio in sé stessa) e una volontà di decreto (il Suo sovrano piano eterno).

Per comprendere questo equilibrio, basti pensare alla differenza che passa tra le funzioni pubbliche di un governante (o di un giudice) e i suoi sentimenti privati come uomo o amico. Un giudice terreno può provare un profondo dispiacere personale nel condannare un colpevole, ma il suo ruolo di governante e il rispetto della giustizia gli impongono di applicare la legge. Pretendere che Dio agisca solo secondo il metro del nostro "buon senso" individuale significa commettere l'errore di un cittadino comune che pretende di far ragionare un governante basandosi sulle dinamiche di un rapporto privato, anziché sulla responsabilità del suo ufficio sovrano.

Dio non è un giocatore di scacchi freddo, ma un Sovrano infinitamente giusto. Dio manifesta una volontà di desiderio in cui non prova diletto nella distruzione dell'empio in sé stessa; tuttavia, Egli possiede una suprema volontà decretiva che ordina la storia per un fine cosmico superiore: la piena e perfetta manifestazione della Sua gloria. Come potremmo noi creature conoscere la grandezza della Sua misericordia se non esistesse un termine di paragone con il Suo perfetto giudizio? Se Dio salvasse tutti indistintamente, o se lasciasse la salvezza al caso del libero arbitrio umano, i Suoi attributi di giustizia e santità verrebbero sminuiti.

Sulla Croce di Cristo, l'amore profondo e la giustizia inflessibile si baciano: il peccato viene punito severamente e l'eletto viene salvato per grazia. Questo manifesta un equilibrio cosmico straordinario. La storia umana, con i suoi giudizi e i suoi atti di misericordia, è il palcoscenico perfetto attraverso cui Dio manifesta Chi è veramente. Senza questa rivelazione dei Suoi attributi attraverso atti concreti, noi saremmo ancora nelle tenebre e non potremmo glorificarLo. La gloria di Dio, che è il fine ultimo di tutte le cose, coincide con il benessere e l'ordine perfetto dell'intero creato.

𝐿'𝑒𝑟𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑖𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎

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