Silvio Bicchi Jr
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12/04/2026
Buona giornata!
03/01/2026
Una delle ancore delle navi di Nemi, appartenenti all'imperatore romano Caligola.
Rimasero sul fondo del lago per quasi 1.900 anni, fino al suo prosciugamento avvenuto tra il 1928 e il 1932.
10/12/2025
Battaglie navali nel Colosseo❤️
Le battaglie navali nel Colosseo si chiamavano naumachie e avvennero principalmente durante la sua inaugurazione, quando l'arena veniva allagata per ospitare spettacoli che rievocavano antiche battaglie marine. L'imperatore Domiziano fece costruire l'ipogeo sotterraneo, un complesso di corridoi e meccanismi, che rese impossibile l'allagamento dell'arena e pose fine a queste rappresentazioni nel Colosseo. Caratteristiche delle naumachie nel Colosseo Allagamento dell'arena: L'arena del Colosseo poteva essere riempita d'acqua tramite un sistema ingegnoso, ricavato dall'acquedotto dell'Acqua Claudia, per creare uno specchio d'acqua alto circa \(1,5\) metri.Complessità tecnica: La trasformazione dell'anfiteatro in una gigantesca piscina era un'impresa ingegneristica di grande rilievo, come confermato da fonti antiche come il poeta Marziale, che descrisse l'arena come trasformata in mare.
Sospensione delle naumachie: Con l'aggiunta dell'ipogeo da parte di Domiziano, l'arena non poteva più essere allagata, rendendo le naumachie impraticabili nel Colosseo.
Durata e combattenti: Le naumachie si tennero solo nei primi anni di vita del Colosseo e videro la partecipazione di centinaia di combattenti, spesso prigionieri di guerra o condannati a morte che combattevano per la loro vita.
Rievocazione storica: Queste battaglie erano rievocazioni di scontri storici reali e avevano uno scopo propagandistico, celebrando la potenza militare e ingegneristica di Roma.
10/12/2025
Il ponte delIl Pont du Gard è un ponte romano a tre livelli situato nel sud della Francia a Vers-Pont-du-Gard, vicino Remoulins, nel dipartimento del Gard. Attraversa il fiume Gardon, e fa parte dell'acquedotto romano che porta lo stesso nome. Costituito da tre serie di arcate, il ponte domina il fiume Gardon con i suoi 49 metri di altezza e 275 di lunghezza.
Nel 1985 l'acquedotto è stato inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
13/10/2025
Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre la Luna all’Ultimo Quarto e il pianeta Giove daranno spettacolo nel cielo.
I due oggetti saranno protagonisti di uno splendido bacio visibile da tutta l’Italia!
13/10/2025
Nacque schiavo, e la prima cosa che gli fu negata fu la parola.
Gli dissero che leggere rendeva gli uomini pericolosi.
Avevano ragione.
Si chiamava Frederick Douglass, e nacque nel 1818 in una piantagione del Maryland.
Da bambino vide la madre solo poche volte: veniva portata via ogni notte per lavorare in un’altra fattoria.
Non sapeva nemmeno chi fosse suo padre.
Ma sapeva una cosa: che la libertà esisteva, e che lui l’avrebbe trovata.
Imparò a leggere di nascosto, osservando i bambini bianchi scrivere con i gessetti e copiando ogni lettera sulla terra con un bastoncino.
Ogni parola appresa era un atto di ribellione.
Ogni libro rubato, una chiave invisibile.
A vent’anni, si travestì da marinaio e fuggì verso il Nord.
Arrivò a New York, libero, ma povero e sconosciuto.
E da lì cominciò la sua seconda nascita.
Presto la sua voce divenne un’arma.
Saliva sui palchi, parlava davanti a f***e intere, raccontava la vita nei campi, le frustate, le catene, le notti senza nome.
Il silenzio cadeva ogni volta che diceva:
“Non sono un uomo di un altro colore. Sono un uomo, e basta.”
Divenne scrittore, fondò un giornale abolizionista, e nel 1863 consigliò Abraham Lincoln durante la Guerra Civile, spingendo per il reclutamento dei soldati neri e per l’abolizione definitiva della schiavitù.
Dopo la guerra, non si fermò.
Lottò per il voto alle donne, per i diritti civili, per la dignità di ogni essere umano.
Disse:
“Nessuno è libero finché anche un solo uomo è in catene.”
Morì nel 1895, dopo aver parlato a un congresso femminista.
Aveva vissuto tre vite: quella di uno schiavo, quella di un fuggitivo e quella di un uomo libero che aveva imparato a cambiare il mondo con la voce.
E forse è questo il suo più grande lascito:
che la libertà può essere tolta al corpo, ma mai alla mente che ha imparato a leggere.
13/10/2025
L’UOMO CHE ATTRAVERSÒ MEZZO MONDO IN KAYAK
All’inizio degli anni Trenta la Germania era travolta dalla Grande Depressione. In questo contesto un giovane di Ulm, Oskar Speck, decise di cercare fortuna all’estero. Con sé aveva un kayak pieghevole e un progetto apparentemente semplice: risalire i fiumi europei e raggiungere Cipro, dove sperava di trovare lavoro nelle miniere di rame.
Quello che nacque come un viaggio di necessità si trasformò ben presto in una delle più straordinarie imprese di esplorazione del Novecento. Speck, una volta giunto a Cipro, scelse di non fermarsi e continuò a pagaiare, spinto dal desiderio di scoprire nuove terre. Iniziò così un’odissea che lo portò lungo il Danubio, attraverso i Balcani e il Medio Oriente, fino alle coste dell’India e oltre, seguendo rotte costiere e tratte oceaniche che mettevano a dura prova sia il suo kayak sia la sua resistenza.
Il percorso fu costellato di difficoltà: la malaria, violente tempeste tropicali, tentativi di furto e persino un agguato in alcune isole dell’Indonesia. Nonostante tutto, Speck riuscì a proseguire, affidandosi spesso alla generosità delle popolazioni locali che lo accolsero e lo rifornirono di viveri, sorprese da quell’imbarcazione pieghevole che sembrava un’invenzione venuta dal futuro.
Dopo sette anni e circa 50.000 chilometri, nel settembre del 1939 raggiunse finalmente le acque australiane, approdando a Thursday Island nello Stretto di Torres. Ma la sorte gli giocò un brutto scherzo: proprio in quei giorni era scoppiata la Seconda guerra mondiale. Essendo cittadino tedesco, invece di ricevere l’accoglienza che la sua impresa avrebbe meritato, fu arrestato come “straniero nemico” e trascorse il resto del conflitto in campi di internamento.
Alla fine della guerra Speck non tornò più in Europa. Si stabilì in Australia, dove si reinventò come cercatore di opali e successivamente come commerciante, conducendo un’esistenza riservata e lontana dai riflettori. Non reclamò mai gloria per la sua traversata, dichiarandosi semplicemente soddisfatto della vita che aveva condotto. Morì nel 1993, all’età di 86 anni.
L’impresa di Oskar Speck rimane ancora oggi un esempio quasi irripetibile di resistenza, coraggio e spirito di avventura: un uomo che, con un kayak pieghevole e una volontà incrollabile, percorse metà del pianeta seguendo soltanto le vie dell’acqua.
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