Giulia Contini

Giulia Contini

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Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Giulia Contini, Personaggio politico, Pisa.

Attivista per il diritto alla casa da quasi 15 anni all'interno dell'Unione Inquilini di cui oggi sono componente della segreteria nazionale, consigliera comunale a Pisa nella coalizione Diritti in Comune, lavoro come avvocata civilista.

18/08/2026

L'ipocrisia si fa norma (regionale).

⭕️ 𝗠𝗶𝗴𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶, 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝗲𝘃𝗼𝗰𝗮 𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮 𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗿𝗼𝘁𝘁𝗮: 𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 ⭕️


A poco più di un mese dalla sua approvazione, la Regione Toscana ha revocato integralmente la delibera 841 del 6 luglio sui controlli sanitari e di vulnerabilità delle persone migranti, sostituendola con la nuova delibera n. 1040 del 10 agosto.

Una delibera che avevamo già contestato perché rischia di assegnare al personale sanitario un ruolo improprio all’interno di procedure finalizzate al confinamento in “luoghi specifici”, al trattenimento alla frontiera o all’espulsione immediata, facendo dell’atto sanitario uno strumento di una procedura amministrativa e di controllo, in evidente contrasto con i principi propri delle professioni sanitarie, con il Codice Deontologico e con gli standard internazionali di tutela dei diritti umani.

La Regione, infatti, per quanto affermi di aver ritenuto necessario intervenire dopo «successivi approfondimenti»; lascia invariata la sostanza delle sue previsioni: il Servizio Sanitario Regionale continua a essere coinvolto in procedure amministrative gestite dall'Autorità di Pubblica Sicurezza (P.S.) nell'ambito dell'attuazione delle nuove politiche europee e nazionali sull'immigrazione.

La Regione conferma sostanzialmente tutto l'impianto della Delibera precedente: le visite saranno effettuate da personale del Servizio Sanitario Regionale e anche dai medici di Medicina Generale, all'interno di Case della Comunità, Distretti, ambulatori ospedalieri e altre strutture sanitarie accreditate e la valutazione dello stato di salute delle persone migranti sarà poi consegnata all'Autorità di pubblica sicurezza. Saranno inoltre specifici accordi tra Aziende sanitarie e Prefetture a individuare le strutture in cui effettuare le valutazioni e a definirne le modalità operative.

È precisamente questo il punto sul quale continuiamo a esprimere la nostra contrarietà.

La funzione del Servizio Sanitario pubblico deve essere quella di curare e tutelare la salute delle persone, indipendentemente dal loro status giuridico, e non quella di diventare un ingranaggio delle procedure di controllo, trattenimento ed espulsione.

Non solo. La detenzione amministrativa nei CPR è un sistema barbaro e lesivo dei diritti fondamentali, che priva della libertà persone che non stanno scontando alcuna condanna penale. E per noi il punto resta questo: non esiste una condizione fisica che possa rendere accettabile la permanenza in luoghi di questo tipo.

Per questo chiediamo alla Regione Toscana di non limitarsi a fare ritocchi di facciata alla precedente delibera (rimuovere che il medico effettua una "valutazione dell'idoneità alla vita in comunità ristretta") ma di cambiare radicalmente indirizzo politico; le finalità comunque di questa attività sono evidenti nel momento in cui l'esito della valutazione sanitaria viene consegnata nelle mani della P.S.

Chiediamo che le Aziende sanitarie non sottoscrivano accordi con le Prefetture che subordinino l'attività sanitaria alle procedure di Pubblica Sicurezza e che venga tutelata pienamente l'autonomia professionale, etica e deontologica del personale sanitario.

Rinnoviamo inoltre il nostro sostegno alla campagna promossa da SIMM, ASGI e dalla Rete “Mai più lager – No ai CPR” e l'invito alle mediche, ai medici e a tutto il personale sanitario a prendere posizione affinché l'atto medico non venga trasformato da strumento di cura a strumento attivo nelle procedure di trattenimento o espulsione.

Diciamo chiaramente che non basta dire “No ai CPR in Toscana” se contemporaneamente si costruiscono, dentro il sistema sanitario toscano, procedure funzionali alle politiche di trattenimento o di allontanamento (rimpatrio) dal territorio italiano.

La nostra posizione resta la stessa: i CPR sono luoghi di sospensione dei più elementari diritti delle persone. Vanno chiusi. Tutti e subito.

17/08/2026

VIA MACCATELLA: BASTA PAROLE, CARTA CANTA. DEPOSITATO ACCESSO AGLI ATTI E INTERROGAZIONE. OGNUNO SVOLGA IL SUO RUOLO

Sulle vicende del campo di via Maccatella è arrivato il momento della verità amministrativa: basta annunci a mezzo stampa, giravolte verbali e opinioni su progetti che non esistono o quantomeno non sono pubblici come dovrebbero. Come gruppo consiliare "Diritti in Comune" pretendiamo trasparenza assoluta sul progetto che Ance e Cemes stanno realizzando, per garantire il rispetto della legalità urbanistica e la conformità di ogni intervento all'interno del cantiere.

Per fare piena chiarezza, abbiamo presentato un'interrogazione a risposta scritta indirizzata al Sindaco e agli assessori competenti, un atto richiesto con la massima urgenza in vista dell'assemblea pubblica del prossimo 19 agosto: una discussione democratica seria e trasparente non può fondarsi sulle chiacchiere estive o sui proclami social, ma necessita di dati certi, atti scritti e risposte inequivocabili. Nella delibera di marzo 2026 si parla esplicitamente di dare mandato per modificare il progetto di un parcheggio, non certo di eliminarlo.

Inoltre la portata di questo campo da basket sembra ben diversa da quella di un piccolo campo per il quartiere, lasciando invece intravedere ipotesi di una struttura con tribune e impianti in grado di attirare sponsor oltre che spettatori. L'intervento, sia chiaro, è comunque dannoso, dato che anche un campo da basket di quartiere impatta su un'area verde e priva di cementificazione. Oltre a questo però, vogliamo capire come stiano realmente le cose e quali siano gli atti formali adottati dagli uffici e dalla giunta per comprendere se ci siano anche altri interessi in gioco e il grado di impatto che la nuova realizzazione potrà avere. La favola dello sport per tutti non sembra reggere dal momento che nel quartiere ci sono già altri campi da basket e che sono gli stessi abitanti a opporsi con forza a un progetto calato dall'alto. Se la realtà è un'altra, occorre capirlo. Ecco perché abbiamo formalmente depositato una richiesta di accesso agli atti per verificare se sia stato seguito l'iter a norma di legge che prevede l'espressione del parere del CONI sui nuovi impianti sportivi.

Infine, facciamo un richiamo all'ex assessore Salvatore Sanzo al senso di responsabilità istituzionale, visto il ruolo che ricopre nel CONI Toscana: anziché affidare alle pagine dei giornali un vero e proprio manifesto politico in odor di rientro nell'agone pubblico, farebbe meglio a chiarire direttamente cosa pensi il CONI di un'opera di questa natura.

I residenti del quartiere e la città meritano rispetto e chiarezza: perché mai i costruttori si prodigano per realizzare un'opera che lo stesso quartiere reputa inutile? Ci venga raccontata la verità.

Diritti in Comune (Una città in comune - Rifondazione Comunista Pisa)

01/08/2026

Roma: 130 famiglie in strada da due giorni. Mentre il Governo reprime le proteste, taglia i diritti finge aiuti con un piano casa che è in realtà un piano per la speculazione, queste famiglie rimangono in strada.
Mentre il comune di Roma tergiversa, dichiara e non agisce, ancora, queste famiglie rimangono in strada.
L'attacco a spin time è un attacco alla democrazia.
L'unione inquilini nazionale si stringe intorno a queste persone, siamo con voi. ✊️

COMUNICATO STAMPA – Mentre il Governo Meloni cerca il colpo di propaganda, Spin Time difende la città che abita facendo comunità

L’attacco a Spin Time è un attacco diretto alla democrazia, condotto sulla pelle di 130 famiglie che da 2 giorni vivono in strada con il supporto delle associazioni sotto il caldo torrido di Roma. È del tutto chiaro che la vicenda dell’incendio è stata gestita come una questione burocratica, un pretesto che ha messo la palla nelle mani del ministro Piantedosi e del Governo Meloni, permettendogli di giocare l’ennesimo sgombero a fini propagandistici. Meloni vuole il suo trofeo sulla pelle delle famiglie.

Spin Time, da anni, è un esempio riconosciuto in tutto il Paese: un modello di abitare che coinvolge il quartiere, che dà risposte abitative reali, che costruisce socialità e cultura. Il Governo Meloni non ha visto nulla di tutto questo. Ha visto solo un bersaglio politico da smantellare, un simbolo scomodo da cancellare.

È paradossale che si definisca “pericolante” un edificio che presenta criticità identiche a migliaia di strutture pubbliche in Italia: scuole, case popolari, palazzi comunali, edifici mai manutenuti negli ultimi trent’anni. È evidente che ci troviamo di fronte a stabili che non sono stati resi abitabili, e i vigili del fuoco non possono assumersi responsabilità che spettano alla politica. Intanto l’assessore al patrimonio Zevi propone l’acquisizione, ma in un continuo tira e molla in cui nessuno sembra rendersi conto che lì dentro vivono famiglie, donne, uomini e bambini che stanno pagando un prezzo altissimo.

Nonostante tutto questo, la comunità di Spin Time sta reagendo in modo esemplare. Non si arrende alla miserevole strategia del Governo, che vorrebbe spingerli allo scontro fisico. Non si arrende: rilancia. Rilancia con cultura, con eventi di piazza, con iniziative che trasformano la tendopoli dell’estate romana in un presidio vivo, sociale, aperto, che continua a fare ciò che Spin Time ha sempre fatto: costruire comunità.

In questo quadro, è necessario ricordare che mentre si criminalizzano famiglie che hanno fatto domanda di casa popolare e che vivono da anni la precarietà abitativa, il Governo Meloni ha azzerato il fondo contributo‑affitto, ha cancellato ogni sostegno alle persone in difficoltà, e fa propaganda sulla manutenzione di 63.000 alloggi senza dire che una parte finirà nel social housing, senza investire nulla nella vera emergenza abitativa, anzi aprendo con il suo Piano Casa a una stagione di speculazione che nulla andrà a beneficio degli italiani. Una propaganda che prepara il terreno alla speculazione immobiliare, esattamente ciò che si vorrebbe fare nei prossimi anni su quel palazzone, nel cuore di una Roma sempre più svuotata dei suoi abitanti.

Spin Time è un argine. Un baluardo. Un luogo che non si arrende al destino che qualcuno vorrebbe imporre.
La città è di chi la abita e noi insieme a Spin Time siamo comunità.
Segreteria Nazionale Unione Inquilini

23/07/2026

Oggi in apertura del consiglio comunale abbiamo fatto con la nostra consigliera Giulia Contini una comunicazione contro il brutale assassinio di Abderrahim Fakir, a 25 anni dell'assassinio di Carlo Giuliani a Genova, e contro le politiche del Governo in materia di sicurezza ed ordine pubblico

Oggetto: Abderrahim Fakir, uomo.

Ci stringiamo a fianco della famiglia di Abderrahim Fakir, dei suoi colleghi di lavoro e di tutti gli abitanti del quartiere Pilastro di Bologna.

Profonda è l’indignazione di fronte all’ennesimo intervento delle forze dell’ordine che si è trasformato in tragedia. Le indagini chiariranno i dettagli, ma le immagini del video diffuso — la morte in diretta, sopraggiunta dopo molteplici e strazianti richieste di aiuto, di un essere umano bloccato e oppresso dai corpi di uomini in divisa, agenti della Polizia di Stato, sotto gli occhi immobili di operatori sanitari, con la collaborazione di un “solerte” cittadino — ci parlano di un mondo storto, ingiusto e violento, di fronte al quale non possiamo non reagire. Sarà necessario raccogliere tutte le informazioni relative a quello che si preannuncia essere l’ennesimo omicidio di stato: e sappiamo che troppe volte gli omicidi di stato sono stati coperti da omertà, silenzi e omissioni.

Ancora una volta ci troviamo davanti ad una espressione di disagio sociale, a una richiesta di aiuto, che viene trasformata in una questione di ordine pubblico, e in cui i tutori dell’ordine si trasformano in carnefici. E’ un copione che vediamo tutti giorni, in azioni che mostrano in modo più o meno evidente tutto il loro carico di violenza: dagli sfratti dove la polizia butta giù i muri davanti a bambine e bambini in lacrime, ai morti per tortura nelle carceri.

Questo di Bologna è l’ennesimo episodio a cui mai avremmo voluto assistere ed avviene nei giorni in cui a Genova si ricorda la morte di Carlo Giuliani, ucciso dal colpo di pi***la di un carabiniere. E mentre, nonostante gli esiti ormai acclarati sulle responsabilità dello Stato, l’approccio e l’addestramento degli agenti non cambiano, le forze dell’ordine agiscono in un modo che ricorda la terribile dinamica dell’omicidio di George Floyd, bloccato e pressato sul petto fino all’ultimo respiro.

Non sappiamo se abbia influito di più il colore della pelle o l’appartenenza a un quartiere popolare e marginalizzato: fatto sta che la risposta violenta dello Stato ha avuto, ancora una volta, esiti mortali.

Siamo di fronte a una pericolosa mutazione del ruolo delle forze di polizia. Un modello che scivola progressivamente e velocemente verso logiche repressive simili a quelle dell’ICE statunitense, dove la gestione della sicurezza sociale si trasforma in militarizzazione del territorio e “caccia allo straniero” o a chi è ai margini. Una brutalità che non colpisce solo nelle strade, ma che si manifesta drammaticamente anche dentro le carceri, tra pestaggi, maltrattamenti e torture a danno dei detenuti, nell’assoluto disprezzo della dignità umana e della Costituzione.

Si sta tornando indietro di decenni. Si rimette in discussione il faticoso e difficile processo di democratizzazione delle forze dell’ordine, avviato negli anni Settanta grazie anche alla sindacalizzazione degli operatori e degli agenti, e si torna a un modello militare, all’idea di una polizia che protegge i ricchi e i benestanti e reprime il dissenso politico e il disagio sociale.

Specularmente, mentre si legittima il pugno di ferro delle istituzioni, assistiamo al tentativo sistematico di sdoganare la giustizia sommaria. Lo stravolgimento del concetto di legittima difesa sta spalancando le porte a un vero e proprio “Far West”, dove la vita umana perde valore e la vendetta privata si sostituisce allo Stato di diritto.

I tribunali faranno il loro percorso ma noi dobbiamo fare il nostro perché quello che abbiamo visto, quello che è successo oggi non accada più.

Se, nel frattempo, il Governo continua ad approvare provvedimenti che ampliano i poteri repressivi delle forze dell’ordine, restringono gli spazi di dissenso e affrontano povertà, migrazione e marginalità come problemi di pubblica sicurezza, noi dobbiamo rimettere al centro i diritti, e per primo il diritto di protesta.
Davanti a uno stato che dota le forze dell’ordine di norme e tutele come lo “scudo penale”, che rischiano di rendere più difficile accertare eventuali responsabilità, alimentando un senso di impunità, noi dobbiamo scendere in piazza per ricordare ogni giorno tutte le vittime di questa violenza.

Quanti altri morti dobbiamo vedere nelle nostre strade e nelle nostre carceri prima che si inverta questa deriva autoritaria?

Per Abderrahim, Ramy, per Ugo, per Davide, per Federico, e per tutte le vite spezzate dalla violenza di Stato: non dimentichiamo, pretendiamo verità e giustizia.

Torniamo a respirare!

Diritti in comune: Una città in comune - Rifondazione Comunista

22/07/2026

È uscito il bando sul contributo all'affitto. Il comune lo ha fatto uscire adesso.
Scadenza al 4 settembre.
Una scelta che denota tutta la non curanza dell'amministrazione verso le persone che di questo contributo hanno bisogno come il pane e che però , magari, possono avere difficoltà nella compilazione e nella presentazione.
Quale mese migliore se non agosto? Dove associazioni, sindacati, professionisti in grado di dare una mano magari non sono aperti, come è normale che sia dato il periodo?
A volte mi chiedo che cosa spinga chi governa a scelte così insensate.
No davvero. Ma come si fa?
Per questo oggi abbiamo inviato una lettera al Sindaco e all'Assessora Bonanno chiedendo formalmente lo spostamento di questo termine.
Allo stesso modo abbiamo presentato un argomento in commissione. Vogliamo avviare un dialogo su questo insieme ai sindacati e alle associazioni degli inquilini. Proviamo a suggerire percorsi migliori. Usare bene questo contributo oggi significa spesso evitare uno sfratto doloroso domani.

Una città in comune
Rifondazione Comunista - Pisa città

18/07/2026

Stamani sul giornale viene raccontato il tentativo di suicidio di un detenuto nel carcere della nostra città durante la visita di ieri di Ilaria cucchi.
Il carcere è una città dentro la città e le persone che li dentro vivono sono comunque persone che vivono nel nostro comune ( e nella nostra regione) anche se private della libertà personale, anche con tutte le problematiche del loro passato, del loro presente e purtroppo, in molti casi e prevedibilmente, anche del loro futuro.
Per questo, da oltre un anno, chiediamo all'amministrazione comunale, ente più vicino alla vittadinanza, anche quella detenuta, di adoperarsi per essere promotrice di un tavolo interistituzionale che coinvolga anche i soggetti del terzo settore.
Le competenze del comune sono limitate a pochi settori? Benissimo iniziamo da quelli. Tipo casa e lavoro, per dirne due. E magari, con il coinvolgimento della regione, anche la salute. Tre direttrici con cui attuare un piano di dignità della persona. Con cui rendere la pena (un po') meno contraria al senso di umanità, giacché mai dovrebbe esserlo.
Quello però che è importante è che la politica smetta di nascondersi dietro allo spacchettamento di competenze. (Quesyo spetta alla regione, questo, al governo, questo al comune e poi, comunque, non ci sono soldi, non ci sono mezzi... etc). Un rimpallo di responsabilità inaccettabile, sopratutto quando al centro dell'intervento ci sono le persone che nelle loro complesse e multiformi fragilità non possiamo certo spacchettare. Il rimpallo di responsabilità genera vuoti di intervento, quelli per cui chiedere non serve a niente ( li viviamo tutti e tutte nel nostro quotidiano ogni volta che interagiamo, per qualsiasi motivo con la pubblica amministrazione) . Ecco, per le persone private della libertà personale quel vuoto fa cosi male che si prova a riempirlo con un suicidio in diretta, perchè purtroppo anche quelli "fuori onda" non fanno più abbastanza rumore.
Torneremo a insistere sulla nostra proposta, con forza per dar voce a chi non ce l'ha.
Una città in comune Rifondazione Comunista - Pisa città

16/07/2026

"Si vela no velo": islamofobia leghista e privilegi di classe

Tre eurodeputate del gruppo “Patrioti per l’Europa”, la pisana Susanna Ceccardi, la milanese Silvia Sardone e la friulana Anna Maria Cisint, hanno fatto tappa a Marina di Pisa nel loro tour di incitamento all’odio contro l’Islam. È difficile descrivere altrimenti una campagna politica che si è data come nome “Sì vela, no velo”, contrapponendo - senza troppo senso - il privilegio di una vacanza in barca a vela modello Briatore al diritto all’uso del velo da parte delle donne musulmane.

Nel corso dell’iniziativa di Marina di Pisa le deputate leghiste si sono scagliate contro le moschee: «ho chiuso tre moschee irregolari», ha detto Anna Maria Cisint; «chi dice che non si possono chiudere, mente» ha rilanciato Susanna Ceccardi. Il loro obiettivo non è assicurare che siano rispettate regole che garantiscono il benessere collettivo e i diritti di tutti e tutte, ma impedire l’esistenza stessa di luoghi di culto islamici in quanto tali. La stessa Ceccardi nel 2020 dichiarava: «Il no alla moschea a Pisa è assoluto. Non deve essere fatta in nessun caso. Sono pronta a incatenarmi». Altro che legalità, il punto è promuovere l’odio contro l’Islam, tanto che la Cisint ha avuto l’indecenza di dichiararsi contraria alle candidature politiche di cittadini di fede islamica «che vogliono entrare nelle istituzioni dalla porta principale», ovvero quella della democrazia e del consenso elettorale.

Le eurodeputate parlano di una battaglia di civiltà, ma propinano una visione dell’Islam grottesca e disinformata. Tra i valori fondanti dell’Europa ci sono senza dubbio la libertà di espressione e i diritti delle donne: perché allora non lasciare libertà alle donne di decidere se usare o no il velo? Il velo può essere un’espressione di libertà, una forma di identificazione, di legame culturale e valoriale. Esiste un femminismo islamico che si oppone – anche indossando il velo - a una lettura patriarcale e misogina del Corano, partendo dalla convinzione che il testo sacro dell’Islam sia un testo che parla di liberazione e di giustizia. Così è stato anche con la Bibbia, per cui ci è voluto lo sviluppo negli ultimi decenni di una teologia femminista per liberarla dalle interpretazioni androcentriche che avevano dominato fino ad allora.

Purtroppo la ricerca della complessità, della lettura di “genere” dei monoteismi non interessa minimamente a Ceccardi, Sardone e Cisint, le quali non sono mosse da curiosità ed apertura. Le eurodeputate leghiste vogliono solo imporre con arroganza la propria religione, quella cattolica in salsa conservatrice, proclamando un’ostilità irriducibile tra l’Europa e le altre religioni, l’Islam in particolare, la seconda religione per diffusione in Italia, andando così contro l’impianto costituzionale e di garanzia di uguaglianza e dei diritti fondamentali nelle carte e convenzioni europee.
In sostanza, siamo di fronte a tre politiche in cerca di un palcoscenico, che fanno leva su temi ormai classici della destra, nell'assenza totale di qualsiasi genuino e serio progetto politico di sostegno alle donne, in qualunque contesto sociale o culturale, per essere libere dalla violenza di genere.

Noi abbiamo in mente altri percorsi, come quelli della marea transfemminista che anima i cortei di Non Una Di Meno in tutta Italia, come i tanti percorsi di sorellanza e costruzione di via d'uscita dalla violenza machista in ogni contesto e per tutte, che portano avanti i centri antiviolenza e tante realtà come quelle della Casa della Donna a Pisa, e dei tanti collettivi che ogni giorno raccolgono forze per affermare che ciascuno ha diritto di manifestare la propria identità di genere, sessuale, etnica e religiosa. Una battaglia da portare avanti nella consapevolezza dei privilegi di chi detiene il potere economico e di chi lo subisce, segnando la differenza anche tra tutte quelle che sebbene donne, mamme e magari anche cristiane, in barca a vela non ci possono andare.

14/07/2026

Nel consiglio di oggi abbiamo chiesto alcune cose che secondo noi servono per la pisa di oggi e di domani.
Abbiamo cominciato col carcere: che si fa per un sovraffollamento cosi drammatico? Occorre un intervento sistematico ecco perchè da tempo proponiamo un tavolo interistituzionale.
Siamo tornate sul carcere anche per chiedere, con un ordine del giorno, che sia davvero realizzata una struttura per l'attesa dei familiari delle persone detenute che vanno a trovarla. Un presidio di civiltà su cui da anni si dice si dice e nulla davvero si fa.
Abbiamo parlato di lavoro chiedendo un rider hub. Un luogo dove i e le riders possano sostare avere un presidio con acqua snack e un luogo per proteggere dal caldo e dal freddo. È possibile ed è doveroso, molte altre città lo hanno fatto. La nostra no. La pisa della destra lascia che queste persone trovino ristoro sotto le logge del comune e, proprio uscendo da questa aula, le scavalca nella dignità delle loro persone. Perché questo oggi ha fatto la destra bocciando la nostra richiesta.
Poi abbiamo parlato di assistenti sociali. Ne servono di più perche cosi non possono lavorare e a risentirne sono le persone piu fragili. Ecco perche si deve investire nei servizi o non nei bonus. Perche i bonus creano una spirale di dipendenza i servizi invece danno respiro al presente e al futuro di una città.
Abbiamo chiesto anche un investimento sulle generazioni piu giovani in due modi.
Da una parte togliendo un po dei soldi per le lucine di natale per metterli nel finanziamento di corsi sull'educazione affettiva, e per contrastare fenomeni come bullismo e cyber bullismo.
E poi abbiamo chiesto di riaprire spazio bono. Un presidio per la riduzione della danno, perchè magari persone giovani che la sera si possono trovare in una situazione di difficoltà abbiano un luogo sicuro dove stare, aspettare e anche ricevere tutte quelle informazioni e sostegno che possono essere aiuto fondamentale per stare davvero meglio.
Non è passato niente, ma continueremo a dare battaglia.
La battaglia serve e lo abbiamo visto e lo stiamo vedendo con il poc.
Ecco voglio chiudere con il pensiero con cui ho aperto con la comunicazione di oggi: ringraziando i compagni e le compagne che in questo compito cosi faticoso mi aiutano e mi sostengono permettendomi di portare la voce della nostra coalizione dentro questa aula.

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