Mario Visone
Letteratura e politica si contendono l'immaginario collettivo. Io lotto nel mezzo. Mi chiamo Mario Visone. D'altronde anche lei faceva la sarta. Era bravissima.
Sono nato a Napoli nel settembre del 1978 da Giuseppe e Rosalia. Mio padre faceva il sarto; glielo avevano imposto da ragazzino e lui da ragazzino aveva cominciato ad odiare il padrone. Per questo presumo che fosse diventato trotzkista e che non ha chiesto il prete in punto di morte. Mia madre è madre; ha l'arte di mettere insieme i cocci di qualsiasi cosa come se avesse costantemente ago e filo t
Oggi alla Camera i fascisti NON sono passati.
E meno male.
Deputati e deputate dell’opposizione hanno bloccato la conferenza sulla cosiddetta “Remigrazione”, una passerella per CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, ex Forza Nuova & co.
Altro che “dibattito”: razzismo travestito da politica, portato dentro le istituzioni da un deputato della Lega.
📕 Costituzione in mano.
✋ Porta chiusa.
🎤 Conferenza annullata.
Perché le istituzioni democratiche non sono una sala affitti per i neofascisti.
Perché il fascismo non si ascolta, non si normalizza, non si legittima.
✊ Oggi è stata fatta una cosa semplice e giusta:
fuori i fascisti dal Parlamento. Sempre.
̀
29/01/2026
Sono un insegnante.
E lo dico a voce alta: sono antifascista.
Non per moda.
Non per appartenenza.
Ma perché chi insegna, se prende sul serio il proprio mestiere, non può che esserlo.
Quest’anno sono diversamente in classe, è vero. Ma se qualcuno sta compilando elenchi di docenti “di sinistra”, se c’è un questionario, una lista, un archivio più o meno mascherato, inseritemi pure.
Scrivetelo in grande. Evidenziatelo.
Mario Visone. Antifascista. Insegnante. Libero.
Perché qui il punto non è “la sinistra”.
Il punto è l’idea malata che la scuola debba essere sorvegliata,
che il pensiero critico sia un problema,
che la libertà di insegnamento vada monitorata, segnalata, corretta.
Le liste di proscrizione non nascono mai per tutelare qualcuno.
Nascono sempre per intimidire.
Nascono quando il potere ha paura delle parole, della storia, delle domande scomode.
Nascono quando si vorrebbe una scuola che addestra, non che educa.
E invece no.
La scuola è il luogo dove si impara a pensare, non a ripetere.
Dove si studia la storia tutta, anche quella che dà fastidio.
Dove si insegna che la Costituzione non è neutra:
è esplicitamente antifascista,
perché nasce dalle macerie del fascismo.
Se spiegare cos’è stato il fascismo,
se parlare di diritti, di uguaglianza, di libertà,
se difendere il pluralismo e l’autonomia del pensiero
viene etichettato come “propaganda”,
allora il problema non sono gli insegnanti.
Il problema è chi detesta la libertà ma non ha il coraggio di dirlo apertamente.
Schedare, segnalare, indicare col dito:
sono gesti vecchi, codardi, già visti.
E finiscono sempre allo stesso modo:
con una società più povera, più ignorante, più docile.
Quindi sì, ripeto:
segnatemi pure.
Rivendico ogni parola, ogni lezione, ogni dubbio seminato.
Perché la libertà di espressione non si compila con un QR code.
La libertà di insegnamento non si mette in un elenco.
E la scuola non si piega alle nostalgie autoritarie di nessuno.
Con orgoglio.
Con memoria.
E senza paura.
22/01/2026
DEFINISCI BAMBINO...
Arrestare un bambino di cinque anni a scuola e usarlo come esca per colpire il padre è un atto infame, indegno di qualsiasi Stato che osi definirsi democratico.
Non è “applicazione della legge”: è terrorismo psicologico esercitato contro un minore.
Quando una polizia entra nelle scuole, prende bambini e li usa per stanare le famiglie, non siamo più nel campo della sicurezza, ma in quello della repressione.
Questi metodi ricordano apertamente la Gestapo nazista: colpire i più vulnerabili per spezzare gli adulti, seminare paura, disumanizzare.
Chi giustifica tutto questo è complice.
Chi tace davanti a tutto questo accetta che i diritti umani siano carta straccia.
Un bambino non è un bersaglio, non è uno strumento operativo, non è un danno collaterale.
È una vittima.
Quello che è accaduto è una vergogna storica per gli Stati Uniti e per chiunque continui a difendere queste pratiche.
Non in mio nome.
16/01/2026
Da due anni il servizio della è praticamente inesistente: tratta spezzata, corse ridotte a una ogni ora e nessun vero servizio sostitutivo. Casalnuovo è l’unico comune della linea a restare senza alternative, mentre il centro cittadino non è servito da alcun bus .
Secondo EAV, prima della metà del 2027 non verrà ripristinato il collegamento ferroviario con Napoli. Intanto si fa sempre più concreta la dismissione del tronco FS Napoli–Acerra. Il rischio è chiaro: Casalnuovo potrebbe restare senza alcun collegamento ferroviario con il capoluogo, anche a causa dell’inerzia delle amministrazioni che in questi anni non hanno tutelato il diritto alla mobilità.
Dieci anni di promesse, riunioni e selfie, ma nessun risultato concreto. E intanto a Casalnuovo passano le autobotti, ma non i bus per i .
Sulla nuova stazione della tratta Napoli–Bari restano solo domande senza risposta: dove sorgerà? Ci saranno collegamenti, parcheggi, un vero servizio metropolitano?
Domande mai affrontate, visto che non è stato neppure convocato un consiglio comunale monotematico sulla mobilità.
La mobilità non è un favore: è un diritto.
08/01/2026
Da Black Lives Matter a All Lives Matter
La cittadina americana bianca di 37 anni giustiziata a Minneapolis dalle squadre di deportazione dell’ICE, si chiamava Renee Nicole Good, madre di tre bambini. Una poetessa, cresciuta nel Colorado.
L’omicidio è avvenuto in pubblico, di giorno, ripreso da video e telecamere, a pochi isolati da dove avvenne l’assassinio il 25 maggio 2020 di George Perry Floyd Jr., autotrasportatore afroamericano, soffocato in mezzo alla strada da un agente di polizia. George Floyd, nato in Carolina del Nord, aveva tre figli.
L’agente di polizia Chauvin, premette per 8 minuti e 46 secondi il suo ginocchio alla base del collo di Floyd, schiacciandolo a terra ammanettato. George Floyd aveva avvisato gli agenti di essere claustrofobico e asmatico, ma senza risultato.
Le sue ultime parole prima di morire soffocato furono:
Please, the knee in my neck, I can't breathe, sir» («La prego, il ginocchio al collo, non respiro»).
I can’t breath. We can’t breath.
Non possiamo più respirare. Nessuno di noi. Stanno premendo il ginocchio sulla nostra testa di ammanettati e disarmati, ci tolgono l’aria in ogni angolo del mondo.
A Renee Nicole Good. Ai suoi tre bambini.
Al mondo che verrà, perché’ se vogliamo vederlo, se vogliamo che i nostri figli possano vederlo, dovremo ribellarci.
Da un post di Casarini
05/01/2026
Noi ci dobbiamo ribellare prima che sia troppo tardi.... Buon compleanno
03/01/2026
"Combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo. [...] Viva Chavez. Viva Maduro. Viva la rivoluzione."
[Diego Armando Maradona]
Da un post di Rivoluzione
02/01/2026
Quello che è accaduto nel bar “Le Constellation” di Crans-Montana, non è solo una tragedia. È uno specchio crudele del nostro tempo.
Nella notte di Capodanno, un locale gremito di ragazzi, si è trasformato in una trappola mortale. Le fiamme, divampate dalle “fontane scintillanti”, annesse alle bottiglie per fare scena, hanno divorato lo spazio in pochi istanti. Niente uscita di emergenza adeguata, nessuna via di fuga alternativa, misure di sicurezza insufficienti: quando il fuoco ha preso forza, non c’era più margine per scegliere. Solo il panico.
Ma c’è un dettaglio che pesa come un macigno e va detto, senza ipocrisie. Molti dei presenti, nei primi secondi dell’incendio, hanno tirato fuori il cellulare. Hanno ripreso il fumo che saliva, le
scintille, le prime lingue di fuoco. Hanno filmato, invece di scappare.
Non per stupidità. Per abitudine o forse hanno sottostimato il pericolo.
O forse perché viviamo in un’epoca in cui il pericolo non viene più riconosciuto come tale, finché non è irreversibile.
Siamo cresciuti allenandoci a osservare il mondo attraverso uno schermo, a documentaretutto, anche l’inizio di una catastrofe. Il fuoco, per alcuni istanti, è sembrato solo “un potenziale contenuto destinato a diventare virale”.
Non una minaccia.
Certo, le responsabilità principali gravano su chi avrebbe potuto/dovuto evitare che tanti, troppi ragazzi rimanessero intrappolati in quell’inferno.
L’unico dato certo è che una serata di festa si è trasformata in una delle tragedie più atroci della storia contemporanea.
Non per un evento imprevedibile, ma solo perché la sicurezza di quel locale è stata trascurata.
Ora restano i nomi, le età, le vite spezzate. E la solita domanda che arriva sempre dopo: si poteva evitare?
La risposta è sempre la stessa: sì.
Da un post di Luciana Esposito
30/12/2025
Appuntamento a : lui parte in auto da via Benevento con quella fiducia quasi antropologica nel fatto che le macchine “facciano prima”.
Io invece esco dal Corso e lo attraverso a piedi, con il passo disciplinato — e un po’ sabotatore — di chi cammina affiancato dalla propria tartaruga interiore, quella che ti ripete che la fretta è solo un modo elegante per sbagliare in anticipo.
Sorpresa: arrivo prima io. Venti minuti prima.
Il tempo necessario per capire che qui la lentezza non è un difetto, ma un piccolo paradosso quotidiano: più rallenti, più arrivi.
E mentre lui combatte l’ennesimo ingorgo che ha tutta l’aria di un esperimento sociale — quello che, a Casalnuovo, chiamiamo “normale circolazione” — capisco che la vera puntualità, da queste parti, è un animale col guscio.
29/12/2025
Sono uscito dopo le 21, uno di quei momenti in cui cerchi soltanto un bar aperto o una macchinetta che venda si*****te, qualcosa che dica: ok, il paese è ancora vivo. Sul Corso invece non c’era nessuno, solo i miei passi che rimbalzavano tra i palazzi come se stessero testando l’acustica della solitudine. Poi, come in un’inquadratura laterale di Sorrentino, arriva l’assurdo: un’auto che trascina un bancomat, una catena che gratta l’asfalto, e quel rumore metallico che sembra voler svegliare un luogo che non si sveglia mai. Rimango fermo. E a guardare con me c’è la città intera — dalle finestre, dalle facciate, dalle ombre — in quel silenzio a metà tra stupore, rassegnazione e una strana forma di complicità. Perché qui, sul Corso, la paura non fa scena. Fa eco.
28/12/2025
Oggi la mia signorina avrebbe compiuto gli anni. E fa male sapere che stasera sarebbe stata festa come sempre. Fa male sapere che sarebbe stata gioia e pizza e famiglia e amiche e sorrisi. Fa male rendersi conto in queste occasioni particolari di un periodo particolare che la sua gioia manca. Perché mia mamma era così. Anche durante tutto il periodo di sofferenze patite per la malattia, non ha mai mollato di un centimetro. Non ha mai ceduto alla malinconia. Ha sempre guardato avanti, ha sempre avuto cura dei sentimenti altrui prima che dei suoi. Ha sempre perdonato. Ha sempre desiderato vivere.
È stata una donna tosta la mia mamma....
E mi manca.
08/12/2025
Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi. Voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi, che come allora sorridi.
Ciao, mà ❤️
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