Ivan Scudieri

Ivan Scudieri

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Giornalista, autore, conduttore radiofonico e founder del portale www.podcastbook.it 🎙🎧📻

26/04/2026

All’inizio degli anni 2000, mentre lavoravo in radio, mi sono tolto uno sfizio: creare un’agenzia di animazione.

Non è stata una scelta casuale. Arrivava da anni passati nei villaggi turistici, facendo tutto: animatore, capo animatore, capo villaggio. Un mondo che conoscevo bene e che, senza accorgermene, mi stava già formando. Quando ho costruito quell’agenzia, ho fatto quello che faccio ancora oggi: ho curato i dettagli.

Anche le sigle.

Erano centoni, basi di canzoni conosciute, testi riscritti da zero e registrati in studio, con attenzione alla metrica, alle parole, al ritmo. Poco fa ero su YouTube a guardare sigle di villaggi turistici e mi è tornato in mente quel periodo. Sono andato a riascoltare le mie e mi ha colpito una cosa.

Non erano riempitivi e nemmeno fatte “tanto per far ballare”. Avevano un senso, in alcuni casi, anche una direzione, quasi una morale. Avevo meno esperienza, meno struttura, meno responsabilità, ma già allora non lavoravo a caso.

È stato un passaggio veloce, ma utile.

Perché mi ha ricordato che cambiano i contesti, ma il modo in cui lavori resta.

Animazione, radio, giornalismo, vendite.

Ambiti diversi, stessa testa. E alla fine, se ti riconosci ancora nel ragazzo che eri, vuol dire che qualcosa di giusto lo stavi già facendo.

E poi mi è rimasta una domanda.

Quelle sigle oggi esistono ancora. Sono lì, ferme nel tempo.

Ha senso lasciarle così, oppure renderle pubbliche?

Perché da un lato sono un pezzo di vita, dall’altro erano nate per un momento preciso, per un pubblico preciso e non tutto quello che è stato fatto deve per forza essere esposto. Ma alcune cose, forse, meritano di essere riascoltate. Anche solo per capire da dove si è partiti.

Ci sto pensando.

18/04/2026

Completo. Ma vuoto.

Ci sono persone che occupano risorse anche quando non le usano. Capita sui treni e capita, spesso, anche nelle aziende.

Da mesi viaggio con un abbonamento su una tratta precisa. Lo uso con una logica semplice: prenoto quando mi serve e, se non parto, libero il posto. Buon senso, niente di più.

Poi scopri che c’è chi, il primo giorno del mese, blocca tutto. Treni pieni sulla carta, mezzi vuoti nella realtà.

E tu resti fuori.

Non è un problema di sistema, ma di mentalità. Perché quando occupi uno spazio senza averne davvero bisogno, stai togliendo possibilità a qualcun altro e stai rendendo inefficiente un meccanismo che, se usato bene, funzionerebbe.

Nel lavoro è uguale.

Persone che occupano ruoli anche quando non li riempiono. E c’è sempre qualcuno che resta fuori, pur potendo fare la differenza.

La differenza sta tutta lì: tra chi usa uno spazio e chi lo tiene occupato.

07/04/2026

Sui social possono parlare tutti.

Ed è giusto così.

Il punto è un altro. Che qui sopra basta una tastiera per sentirsi esperti. Fuori, invece, servono competenze, responsabilità e risultati. E allora succede che chi nella vita reale non ha mai costruito nulla,
qui diventa improvvisamente uno che insegna agli altri come si fa.

A me questa cosa non dà fastidio, mi aiuta a ricordare che
non tutto quello che si legge ha lo stesso peso. E alla fine è sempre una questione di scelta. Non di chi parla, ma di chi decidiamo di ascoltare.

04/04/2026

Che sia un momento vero. Per fermarti, respirare e rimettere ordine.

Buona Pasqua

19/03/2026

Essere padre non è una medaglia, è una responsabilità quotidiana.

Oggi è la Festa del Papà.

E il pensiero va a chi ci prova, ogni giorno, a chi ha imparato ad amare senza condizioni, anche sapendo che, nel cuore dei figli, ci sarà sempre una figura insostituibile come la mamma, e sportivamente lo accetta.

Penso ai padri presenti, a quelli che ascoltano, che rispettano i tempi dei figli anche quando non coincidono con i propri. A quelli lontani, che convivono con una distanza che non hanno scelto. A chi sta ancora imparando, a chi sbaglia, aggiusta, ricomincia.

Essere padre è questo: esserci, anche quando non ti senti pronto. E penso anche a chi non ha avuto questa possibilità, ma avrebbe saputo farlo bene.

Essere padre non è un titolo automatico, non basta esserlo per esserci davvero. Ci sono padri che scelgono di non esserci, altri che trasformano i figli in strumenti, in leve, in terreno di scontro.

A loro oggi non riesco a fare auguri.

Agli altri sì e se permettete, li faccio anche a me, che ogni giorno mi impegno e cerco concretamente di essere un bravo papà.

Perché essere padre non è qualcosa che sei, ma qualcosa che costruisci, ogni giorno.

15/03/2026

Se tutti i piloti avessero la stessa macchina

La vittoria di Kimi Antonelli in Formula Uno mi ha fatto tornare in mente una riflessione. La Formula Uno è una metafora perfetta della vita e del lavoro.
Non vince solo il pilota, vince la macchina, la scuderia, la tecnologia. Chi corre con una Mercedes parte inevitabilmente con un vantaggio rispetto a chi guida una macchina che lotta per non arrivare ultima.

Succede anche nel lavoro.

C’è chi parte con più mezzi, più risorse, più struttura e chi invece deve costruirsi tutto pezzo dopo pezzo. Ma ogni tanto mi viene una curiosità: cosa succederebbe se, per una volta, tutti i piloti corressero con la stessa identica auto?

Stesso motore, stesso tempo per prenderci confidenza, nessun vantaggio tecnologico, solo pilota e pista.

La classifica resterebbe la stessa o scopriremmo che qualche talento oggi nascosto nelle retrovie potrebbe emergere? Perché i mezzi contano, eccome. Non basta avere una Mercedes per essere un campione, bisogna saperla anche guidare. Ma ogni tanto la storia ci ricorda che si può vincere anche senza la macchina migliore.

09/03/2026

Il 9 marzo 2020 l’Italia si fermò. E nessuno di noi dimenticherà quella sera.

È una di quelle date che si stampano nella memoria collettiva: il giorno del lockdown a seguito della pandemia COVID-19. Quella sera l’Italia si fermò. Strade vuote, serrande abbassate, città improvvisamente silenziose. Un silenzio che nessuno della nostra generazione aveva mai sentito. Non eravamo in guerra, ma per molti versi sembrava di esserlo. C’era un nemico invisibile, c’era l’incertezza, c’era la paura di ciò che non conoscevamo. Eppure, dentro quel silenzio, accaddero anche cose che oggi rischiamo di dimenticare. Abbiamo imparato a rallentare, riscoperto il valore di una telefonata, apprezzato una canzone cantata da un balcone aperto. Abbiamo capito quanto possano mancare le cose che davamo per scontate: un caffè al bar, una stretta di mano, un abbraccio. E anche il lavoro cambiò improvvisamente forma. Case trasformate in uffici, riunioni su schermi, webinar che sostituivano incontri e convegni. Parole come smart working, che prima appartenevano a pochi, entrarono nel linguaggio quotidiano di tutti. Il 9 marzo 2020 è stato uno spartiacque. Ci ha ricordato che la normalità non è un diritto acquisito. È un privilegio che in qualsiasi momento può essere rimesso in discussione. Forse un giorno racconteremo quel periodo ai nostri figli e ai nostri nipoti. E non parleremo solo della paura o delle restrizioni, ma anche della resilienza di un Paese che, pur smarrito, ha trovato il modo di andare avanti. Nonostante gli errori, le restrizioni, le imposizioni, ognuno ha provato a fare del suo meglio per limitare i danni e impedire che la paura diventasse la nostra identità. Alla fine, come si dice dalle nostre parti, ’a nuttata è passata. E quando racconteremo quella notte, forse capiremo davvero quanto valeva tutto ciò che davamo per scontato.

28/02/2026

Ivan Fedele commenta il Festival 2026 e pronostica la vittoria di Sal Da Vinci

Il Festival dei Sogni, in attesa del rientro di Vanna Morra, dedica una puntata speciale a Sanremo 2026 con un ospite d’eccezione: l’attore e cabarettista Ivan Fedele. In dialogo con Ivan Scudieri, la conversazione attraversa le prime quattro serate della kermesse, tra analisi lucide, ironia e qualche giudizio netto. Al centro del confronto c’è la conduzione di Carlo Conti. Ivan Fedele ne sottolinea ritmo, mestiere e capacità di tenere insieme uno spettacolo complesso. Si parla anche della presenza di Laura Pausini, tra carisma internazionale e peso simbolico in un Festival che prova ogni anno a rinnovarsi senza tradire la tradizione. All’interno de Il Festival dei Sogni si affronta il tema dei co-conduttori che si sono avvicendati nelle prime quattro serate. Secondo Ivan Fedele, alcune presenze hanno funzionato per spontaneità e leggerezza, altre meno incisive. Il Festival resta un equilibrio delicato tra spettacolo e ritmo televisivo.
Ampio spazio viene dato alla gara delle cover, vinta da Il Dito nella Piaga e Toni Pitoni. Una vittoria che, secondo Fedele, ha premiato originalità e coraggio. Il Festival 2026 ha dimostrato ancora una volta che la serata delle cover può cambiare gli equilibri e riscrivere percezioni. La puntata de Il Festival dei Sogni si concentra poi sugli artisti in gara. Ivan Fedele commenta interpretazioni, scelte musicali e presenza scenica. Alcuni brani convincono per struttura e immediatezza. Altri risultano meno incisivi. Poi arriva il pronostico. Netto. Senza esitazioni, per Ivan Fedele il vincitore sarà Sal Da Vinci. Una previsione che nasce dalla forza emotiva del brano, dalla riconoscibilità dell’artista e dalla capacità di parlare a un pubblico trasversale.
Il Festival dei Sogni si conferma così uno spazio di analisi libera, dove il Festival non viene solo raccontato ma interpretato. La puntata è disponibile su Podcastbook.it e su tutte le principali piattaforme di podcast.

https://open.spotify.com/episode/0kDKJkGmLUzKntxQSpNmuV?si=4TN2H3m8S1-hHY0FDaT9SA

27/02/2026

Il Festival dei Sogni torna ad accendere i riflettori sul Festival 2026 con un’analisi puntuale e appassionata delle prime due serate. In questa puntata, Ivan Scudieri legge e commenta le considerazioni di Vanna Morra, giornalista e scrittrice, che offre uno sguardo critico ma sempre lucido sull’andamento della kermesse. Le prime due serate hanno già delineato tendenze, conferme e qualche sorpresa. Il Festival dei Sogni non si limita a raccontare ciò che accade sul palco. Va oltre la superficie. Analizza le scelte artistiche, il ritmo delle esibizioni, la direzione musicale e l’impatto emotivo dei brani in gara. Alcune performance hanno convinto per coerenza e presenza scenica. Altre hanno lasciato spazio a interrogativi. Il Festival dei Sogni si conferma un format capace di unire commento, memoria e visione. Non è solo cronaca. È interpretazione. È racconto consapevole di un evento che ogni anno divide e unisce allo stesso tempo. Le prime due serate del Festival 2026 rappresentano solo l’inizio. Tuttavia, già offrono elementi sufficienti per capire quali artisti potranno lasciare un segno e quali, invece, rischiano di passare inosservati. Il Festival dei Sogni è disponibile su Podcastbook.itPodcastbook.it e su tutte le principali piattaforme di podcast. Un appuntamento per chi ama il Festival non solo come spettacolo, ma come fenomeno culturale da osservare con attenzione.

https://open.spotify.com/episode/0CVuWFjMSuEHndlSbCAUBq...

25/02/2026

Oggi in treno mi è capitato qualcosa di semplice. E bello.

Seduto di fronte a me c’era un signore anziano, gentile, educato. Di quelli che si giustificano persino per un biglietto un po’ stropicciato. A un certo punto ho notato che muoveva le labbra piano, con ritmo. Pensavo stesse ascoltando musica. Invece no.

Sul tavolino aveva un foglio con un titolo: “PRIMA O POI CI INCONTREREMO”.

Stava provando una canzone. Ho letto solo qualche riga, senza voler invadere. Parole profonde, piene di un tempo che non corre. Forse per un amore, forse per qualcuno che non c’è più. Non lo so.

So solo che mi ha fatto stare bene. In mezzo alla confusione, qualcuno che sceglie le parole con calma è quasi un atto rivoluzionario.

Non so se parleremo prima di scendere, ma anche se non succederà, questo viaggio me lo porterò dietro.

A volte basta poco per ricordarti che la poesia non è scomparsa. È solo più silenziosa.

22/02/2026

Ci sono tragedie che non appartengono solo a una famiglia, ma a un’intera nazione.

La morte del piccolo Domenico mi ha riportato alla memoria quella di Alfredino Rampi. Storie lontane nel tempo, ma unite dalla stessa ferita: bambini strappati alla vita troppo presto. Per entrambi non sapremo mai cosa sarebbero diventati, quali sogni avrebbero inseguito, quali strade avrebbero percorso. Resta solo un vuoto che non si colma. Allora come oggi, l’Italia si è fermata. Ha guardato, ha sperato, ha pianto. E davanti a un dolore così grande, l’unica cosa che si può fare è tacere con rispetto. Un pensiero sincero ai genitori. Non esistono parole adeguate. Solo silenzio e vicinanza.

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