Pietro Perone
Giornalista, autore di GIANCARLO SIANI TERRA NEMICA, già di "Pino Daniele. Il dovere della verità come il Vescovo ha insegnato.
Dal Mascalzone latino a Giogiò, "Don Riboldi il coraggio tradito" Autore con Filippo Soldi del docufilm "Quaranta anni senza Giancarlo". L'autore:
Pietro Perone, giornalista, è stato negli anni Ottanta uno dei “ragazzi” di don Riboldi. Caporedattore de Il Mattino di Napoli, segue le vicende politiche del nostro Paese, dopo essersi occupato di criminalità organizzata e aver seguito
l’inchiesta sul delitto del collega Giancarlo Siani che ha portato alle condanne di mandanti e killer.
10/06/2026
Il 10 giugno 1985, esattamente 41 anni fa, è domenica.
Giancarlo Siani arriva in redazione e scrive finalmente l’articolo che due giorni prima non gli avevano fatto scrivere. Racconta la verità sull’arresto del boss Valentino Gionta.
Quelle righe mandano su tutte le furie i Nuvoletta. L’allarme arriva fino in Sicilia, a Totò Riina. Un giornalista di ventisei anni diventa un problema da eliminare.
Eppure quell’articolo finisce in prima pagina soltanto tra gli ultimi richiami, stretto tra due notizie leggere. La verità c’è, ma resta in fondo. Quasi nascosta.
Giancarlo è solo.
Purtroppo è la sorte che spesso tocca ancora oggi a chi non si piega, a chi continua a fare domande, a chi crede che il giornalismo non debba servire il potere ma cercare la verità.
Un anno fa usciva il libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”.
Chi vuole capire finalmente che cosa avvenne in quei giorni, e perché un articolo poté diventare una condanna a morte, lo trova in questo libro.
Perché la storia di Giancarlo non è finita il 23 settembre 1985. Continua ogni volta che la verità diventa scomoda.
08/06/2026
Gianfranco Nappi Nappi ha raccolto su InfinitiMondi un pensiero che mi era uscito di getto, il giorno dopo lo scioglimento del Comune di Torre Annunziata. Gliene sono grato, perché Nappi allarga lo sguardo.
Ci conosciamo da ragazzi. Da quando, tra Acerra e Ottaviano, riuscimmo a dare vita a un movimento di studenti contro la camorra. Ero al liceo e imparavo già che a Napoli ci sono cose che tutti vedono e nessuno dice. Da lì non mi sono più spostato. Ho cambiato i nomi, gli anni, le storie - don Riboldi, Giancarlo Siani, la rabbia civile che Pino Daniele faceva diventare musica. Vorrei anche provare a capire i ragazzi che cinquant'anni fa scambiarono la giustizia per una pi***la, ma la domanda è sempre quella: cosa succede quando chi dovrebbe guardare gira la testa, e chi non la gira finisce per pagare da solo.
Nappi, raccogliendo quel pensiero, lo ha portato dove andava portato: non è questione di un nome o di un partito, ma di una politica che ha smarrito la sua funzione più alta e proprio per questo lascia il campo a chi lo occupa con altri fini.
Dove la politica si svuota, la camorra entra. Non è un problema di Napoli soltanto: è l'Italia intera ad aver allentato il filo tra chi ha un potere e chi dovrebbe controllarlo. Napoli, come sempre, lo mostra prima e più n**o.
Continuo a scrivere di questo. È l'unica cosa che so fare, forse l'unica che mi tiene fedele al ragazzo che ero e a chi me l'ha insegnato. Grazie a chi quella domanda se la pone ancora.
I link all'articolo nel primo messaggio 👇
07/06/2026
I libri hanno una vita strana: escono in libreria e poi cominciano a camminare da soli.
Ieri sera Giancarlo Siani. Terra nemica ha fatto un’altra tappa del suo viaggio, a Piedimonte Matese, nel chiostro del Museo Civico “Raffaele Marrocco” - Mucirama davanti a un pubblico attento, partecipe, curioso.
A un anno dall’uscita del libro, e a pochi giorni dall’anniversario dell’articolo che costò la vita a Giancarlo, ritrovarsi ancora a discutere di verità, giornalismo e responsabilità civile non è mai scontato.
Grazie ad Antonio Alterio per avere organizzato e voluto questo incontro con passione e tenacia. Grazie a Mariateresa Riselli, Maria De Tommaso, Luisa Faiella e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della serata.
Ogni volta che la storia di Giancarlo trova nuovi ascoltatori, quella voce che qualcuno voleva spegnere continua a farsi sentire.
06/06/2026
Stasera un’altra tappa:
Piedimonte Matese.
Il 10 giugno di un anno fa usciva questo libro.
Da allora ha attraversato l’Italia, da Nord a Sud. Ho presentato Terra nemica in scuole, festival, biblioteche, associazioni e rassegne culturali.
05/06/2026
«Noi siamo sempre stati la soluzione del problema. Oggi siamo parte del problema».
Leggo l’intervento dell’europarlamentare Sandro Ruotolo, dirigente del Pd, sul Corriere del Mezzogiorno e mi torna alla mente una scena di oltre quarant’anni fa.
Nel 1982, pochi mesi dopo l’assassinio di Pio La Torre, facevo parte di una delegazione di studenti anticamorra ricevuta da Enrico Berlinguer. Molti di quei ragazzi erano iscritti alla Fgci. Io no.
Forse anche per questo gli feci la domanda più scomoda: il Pci poteva dirsi davvero al riparo da ambiguità e presenze opache?
Quell’episodio l’ho raccontato nel libro dedicato a don Antonio Riboldi. Lo ricordo oggi perché la risposta di Berlinguer fu l’opposto dell’autosufficienza morale. Si tolse gli occhiali, mi guardò e disse, davanti allo stato maggiore del suo partito, a Botteghe Oscure, che lui non si sentiva affatto tranquillo. Anzi, invitò noi ragazzi a vigilare, a segnalare deviazioni, ambiguità, pericoli. Fu una lezione di umiltà politica. E anche di realismo.
Per questo oggi faccio fatica a leggere che il Pd debba essere la soluzione. In Campania e nel Mezzogiorno i fatti hanno già pronunciato la loro sentenza: da troppo tempo una larga parte della cosiddetta sinistra non è più automaticamente l’argine alle infiltrazioni criminali. Anzi, troppo spesso è diventata il luogo in cui il problema entra, si insedia, costruisce relazioni, consenso e potere.
Lo dimostra Torre Annunziata, la città dove lavorava Giancarlo Siani. Proprio lì non si doveva sbagliare, anche per onorare la sua memoria. Invece il Consiglio comunale è stato sciolto ieri per infiltrazioni camorristiche la terza volta: nel 1993, nel 2022 e ora. L’ultimo sindaco era espressione del Pd.
Berlinguer, davanti a uno studente, non rivendicò innocenza ma chiese vigilanza.
Quarant’anni dopo sento ancora troppi dirigenti rivendicare una diversità morale che i fatti non confermano più.
E allora non meravigliamoci se in Italia governa la destra. Vince perché gli altri in molte zone del Paese hanno perso il diritto di essere creduti.

04/06/2026
Sciolto per infiltrazioni camorristiche il Comune di Torre Annunziata. È la terza volta.
E allora il pensiero corre a Giancarlo Siani: nel mio libro *Terra nemica* racconto che Torre Annunziata si contende il primato degli scioglimenti per camorra con Marano, arrivato finora a cinque. Proprio a Marano, dopo l'assassinio di Giancarlo, qualcuno brindò alla sua morte.
Quarant'anni dopo, la cronaca restituisce una notizia che pesa come una sentenza. La gara continua... purtroppo.
Giancarlo aveva ventisei anni quando cercò di raccontare i rapporti tra politica, affari e camorra che avvelenavano quei territori: oggi la cronaca ci dice che quelle ferite non sono state guarite, anzi.
Ed è questa la notizia più amara.
03/06/2026
Lasciare solo un giornalista che agli occhi della camorra diventa lui, soltanto lui, il nemico. Accadeva nel 1985. Rischia di accadere ancora oggi, quando la verità viene considerata un problema e non un dovere.
Per questo, a quarant'anni di distanza, la storia di Giancarlo Siani continua a parlare al presente.
Sabato 6 giugno sarò a Piedimonte Matese con "Giancarlo Siani. Terra nemica".
Non è una data qualunque. Il libro è uscito il 10 giugno 2025. Quarant’anni prima, negli stessi giorni del 1985, si consuma uno dei passaggi decisivi del martirio laico di Giancarlo:
- l’8 giugno viene arrestato a Marano Valentino Gionta, il boss che i Nuvoletta ospitano durante la latitanza.
- il 10 giugno Giancarlo pubblica l’articolo che illumina quel retroscena: non si limita a raccontare un arresto, mostra il possibile accordo tra i Nuvoletta e i Bardellino per consegnare Gionta.
Entra nel punto più delicato dei rapporti tra clan ed è solo.
Nessun altro giornalista sta raccontando ciò che lui racconta. Nessun altro mette il proprio nome sotto quella lettura dei fatti.
Così il problema non diventa più ciò che emerge, ma chi lo racconta. È un meccanismo antico, terribilmente attuale.
In *Terra nemica* racconto anche ciò che accade dietro le quinte di quella storia: documenti, testimonianze e particolari rimasti per anni fuori dal racconto pubblico.
Ne parleremo a Piedimonte Matese.
📍 Chiostro Minore del Museo Civico “Raffaele Marrocco”
📅 Sabato 6 giugno, ore 18.30
*Giancarlo Siani. Terra nemica* è disponibile in libreria e negli store online. Nel primo messaggio il link per acquistarlo.
02/06/2026
Oggi, nel giorno della Repubblica, mi sento spaesato forse come mai era accaduto in 40 anni di tensione civile.
Rileggo le parole di Sandro Pertini e mi chiedo che cosa sia accaduto a questo Paese. C’è una cappa pesante, il risultato di fatti mistificati e di poteri che pretendono consenso invece di accettare il controllo.
La Repubblica che Pertini richiama non nasce dall’obbedienza ma dal conflitto con chi governa o amministra una città, quando si calpestano libertà, verità e diritti. Per questo raccontare ciò che accade non dovrebbe mai essere un problema. E invece sembra diventarlo sempre più spesso.
Forse è anche per questo che penso a Giancarlo Siani. Faceva il giornalista. Nient’altro. Credeva che il compito di un cronista fosse raccontare ciò che il potere - criminale, politico o economico - preferisce non vedere pubblicato.
Giancarlo non cercava consenso ma verità.
E una Repubblica che smette di considerarla un valore comune comincia a perdere qualcosa di sé.
30/05/2026
Quarant’anni dopo, la storia di Giancarlo Siani continua a interrogare il nostro presente.
Grazie a RaiNews e al giornalista Lorenzo Briani che durante Agrodoc 2026 ha voluto dedicare questo spazio a una vicenda che riguarda non solo la memoria, ma il diritto dei cittadini a conoscere la verità.
Lo scenario in cui è maturato il delitto di un ragazzo di 26 anni era rimasto nascosto, nel libro “Giancarlo Siani. Terra nemica” viene raccontato senza sconti per nessuno. Un lavoro nato da documenti, testimonianze e ricerca.
Siani: "Il giornalismo di inchiesta ha fatto cambiare un verdetto già scritto" Pietro Perone, giornalista de 'Il Mattino', racconta la vera storia di intrighi mafiosi che ha portato all'assassinio del giovane cronista 40 anni fa
29/05/2026
A San Valentino Torio, per Agrodoc 2026, con la collaborazione di Rai Documentari, abbiamo ricordato Giancarlo Siani attraverso il docufilm" Quarant’anni senza Giancarlo Siani" (regia di Filippo Soldi) e con le pagine del libro "Giancarlo Siani. Terra nemica".
Grazie a Francesco Comunale, che ha voluto aprire questa tre giorni dedicata ai documentari e al territorio partendo proprio dalla storia di Giancarlo. Una scelta che ho apprezzato particolarmente, perché significa riconoscere che quella vicenda non appartiene solo al passato, ma continua a interrogarci ancora oggi.
È stato bello condividere questo momento con la collega e amica da sempre, Titta Fiore, presidente di Film Commission Regione Campania. Con lei ho vissuto gli anni difficili successivi all'omicidio, quando l'attenzione si era spenta, i riflettori si erano allontanati e continuare a cercare la verità sembrava interessare a pochi, quasi un fastidio.
Grazie a Michele Strianese, sindaco di San Valentino Torio appena rieletto, e Giuseppe Gallo, vice presidente vicario della Camera di Commercio di Salerno, che hanno condiviso il talk della serata.
Da Sud a Nord dell'Italia... "Terra nemica" non è rimasto un libro locale. Sta diventando sempre più un lavoro capace di "viaggiare", di parlare fuori dai confini napoletani, di entrare in contesti nazionali dove memoria, giornalismo e verità civile vengono riconosciuti come temi del Paese.
📖 Giancarlo Siani. Terra nemica è disponibile in libreria, negli store online e su Amazon Prime. Il link nel primo messaggio.
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