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In FusionIE fondiamo conoscenze e competenze di neuroscienze e biologia per allenare la nostra intelligenza emotiva affinché chiunque lo desideri possa ambire ad una maggior consapevolezza ed efficacia personale

13/03/2026

Si torna a lavorare con i 😁

Ci fanno vedere che... Siamo fatti così: "Il buco" e "The Whale", due film per parlare del disgusto 15/11/2025

Con l'amico e collega Dario Albertini ecco il secondo video podcast con il in primo piano e con le in una veste particolare. Per iniziare questa raccolta parleremo di , quell' emozione che "forse non tutti sanno che..."

Ci fanno vedere che... Siamo fatti così: "Il buco" e "The Whale", due film per parlare del disgusto Tania Cariani e Dario Albertini esplorano l’emozione del disgusto, quella reazione viscerale che nasce come difesa da ciò che può rivelaersi tossico.Attraver...

22/10/2025

L'anno scorso ho avuto il privilegio di poter fare una relazione sul tema nella Giornata organizzata da Fondazione Carta Etica del Packaging. Quest'anno il privilegio si è esteso nell'organizzare tutto l'evento insieme a loro. Queste giornate sono dedicate a condividere e diffondere i valori della Fondazione, così ci è sembrato estremamente attuale parlare di "intelligenza" a 360°. Troppo spesso ci si focalizza sulla moda del momento senza considerare che l'essere umano è un tutto e non dei comparti separati. Mi accompagneranno in questo viaggio Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente di Assomensana con cui ho già lavorato pubblicando una interessante ricerca sui talenti, Andrea Rosati Segretario Generale presso EAAP - European Federation of Animal Science con cui condividere un punto di vista sull' e Marco Inzolia Ceo di Bleisure Travel Company S.p.A. Travel Company con una interessante storia personale di sviluppo nella sua società. L'evento è dedicato ai sostenitori della Fondazione, ho la possibilità di qualche invito nominativo, se qualcuno fosse interessato mi contatti personalmente.

Ci fanno vedere che...Siamo fatti così: Inside Out, Le emozioni primarie in un film (1° Episodio) 13/10/2025

Ci fanno vedere che...Siamo fatti così: Inside Out, Le emozioni primarie in un film (1° Episodio) Ricominciano gli "allenamenti" di Intelligenza Emotiva della Dott.ssa Tania Cariani nelle conversazioni con Dario Albertini.L'edizione 2025/2026 si intitola ...

10/10/2025

Da mezzanotte, sul canale YouTube, il primo, coraggioso, video podcast di Caffè Italia

https://youtube.com/

25/07/2025

Ultimo libro di questa carrellata.
Oggi 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞 e lo facciamo dal punto di vista delle neuroscienze, naturalmente.

📌Quando diciamo “𝑮𝒓𝒂𝒛𝒊𝒆”, di solito è per aver ricevuto qualcosa, materiale o immateriale che sia, che ci mancava, che abbiamo chiesto a qualcuno, o che qualcuno ci ha spontaneamente offerto.
È più raro che noi si provi gratitudine per ciò che già abbiamo ✨.

📌La riflessione che condivido qui è che il sentimento di gratitudine dovrebbe far parte della nostra quotidianità 🌱.

Lo spunto mi arriva da un libercolo di quattro racconti, dal titolo “𝑮𝒓𝒂𝒕𝒊𝒕𝒖𝒅𝒊𝒏𝒆” di 𝐎𝐥𝐢𝐯𝐞𝐫 𝐒𝐚𝐜𝐤𝐬, pubblicato in Italia da Adelphi 📖.

📌Sacks era, prima che scrittore, un professore di neurologia e psichiatria, ed è stato autore di numerosi libri, molti dei quali hanno per soggetto persone con disturbi neurologici.
“𝑹𝒊𝒔𝒗𝒆𝒈𝒍𝒊”, pubblicato nel 1973, ad eesempio, ha ispirato l'omonimo film del 1990 con Robert De Niro e Robin Williams 🎬.

📌Scopertosi affetto da una malattia oncologica ed essendo in prossimità della fine della sua vita, volle concentrarsi sulla gratitudine intesa come consapevolezza di tutto ciò che aveva e sul valore del saperne godere pienamente 🙏.
Spesso questo sentimento arriva alla nostra attenzione quando siamo prossimi alla morte, quando in realtà dovremmo tenerlo in considerazione sempre.

📌Dicevo che ne avrei parlato dal punto di vista delle neuroscienze.
𝐒𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞, col riconoscimento. 𝐋𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐚 è 𝐩𝐢ù 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚.
Dal punto di vista biologico è in grado di ridurre la produzione di adrenalina e cortisolo e attivare endorfine e serotonina.
Per questo è collegata con il nostro benessere psico-fisico 🌿.

❓ 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐠𝐮𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨/𝐫𝐢𝐧𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞?
Un modo potrebbe essere imparare ad essere grati per tutto ciò che non abbiamo chiesto, per ciò che è arrivato senza nessun nostro merito, per caso, come l’essere nati in un certo luogo, aver incontrato determinate persone, essere parte di quella famiglia, e molte altre situazioni che sono indipendenti da noi 🌍.
Questo è un esercizio più difficile perché non possiamo realmente ricambiare o ringraziare qualcuno.

❓ 𝐀𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐜𝐢 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢 𝐝𝐨𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐮𝐭𝐢?
Facendo qualcosa gratis per qualcuno che non si conosce.
𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 è 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐚 𝐞𝐝 è 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭à 𝐞𝐝 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐥’𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐭à 𝐞 𝐥’𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐭à 🤝.

💡E se siete curiosi, sull’argomento vi invito anche ad ascoltare l'episodio del podcast che ho voluto dedicare a questo libro e che ho realizzato con Dario Albertinii di Caffè Italia Radio 🎙️.
Gli indirizzi nei commenti.

18/07/2025

Il libro di cui vi parlo oggi l'ho letto anni fa, ma mi è tornato in mente all’improvviso, come un pop-up su una pagina web.
Si intitola “𝑺𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒐𝒇𝒇𝒆𝒔𝒂... 𝒇𝒂𝒊 𝒔𝒄𝒉𝒊𝒇𝒐” e lo ha scritto 𝐋𝐮𝐝𝐨𝐯𝐢𝐜𝐚 𝐒𝐜𝐚𝐫𝐩𝐚, ricercatrice in storia sociale alla Freie Universität di Berlino. Ha studiato psicologia della comunicazione ad Amburgo, si occupa di didattica dell’empatia e competenza sociale, insegna comunicazione interpersonale all’Università IUAV di Venezia e ha scritto diversi libri, tra cui “Lo zen del gatto”.

📌 𝐈𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐦𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢𝐭𝐚:
quante volte diciamo frasi come “𝒏𝒐𝒏 𝒕𝒊 𝒐𝒇𝒇𝒆𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆, 𝒆𝒉”; “𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆𝒓𝒍𝒂 𝒔𝒖𝒍 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆”; “𝒕𝒆 𝒍𝒐 𝒅𝒊𝒄𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒕𝒖𝒐 𝒃𝒆𝒏𝒆”; “𝒏𝒐𝒏 è 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒓𝒊𝒕𝒊𝒄𝒂”?
In pratica, esterniamo come “verità” ciò che pensiamo, dimenticando che è sempre e comunque il nostro punto di vista, mai una verità assoluta.

📌Nel libro c'è una frase che mi è rimasta particolarmente impressa:
“𝑵𝒐𝒏 è 𝒅𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒍’𝒂𝒍𝒕𝒓𝒐 𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒎𝒂 è 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒉𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒖𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒊𝒐𝒏𝒆.”
Nella realtà quotidiana, invece, non teniamo conto di quella ragione diversa dalla nostra e spesso partiamo all’attacco.
Siamo mossi da buoni intenti, ma la modalità è spesso percepita più aggressiva che amichevole.
📌𝐈𝐥 𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐝 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢:
a volte la nostra convinzione nel “dire la nostra” è troppo energica, vicina alla rabbia e, come dice Ludovica Scarpa:
“𝑳𝒂 𝒓𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂 è 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒊𝒍 𝒔𝒂𝒍𝒆: 𝒖𝒏 𝒑𝒐’ 𝒄𝒆 𝒏𝒆 𝒗𝒖𝒐𝒍𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒂𝒑𝒐𝒓𝒆 𝒂𝒍𝒍’𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂, 𝒎𝒂 𝒔𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒊𝒏 𝒆𝒏𝒆𝒓𝒈𝒊𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂, 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒊𝒍 𝒕𝒓𝒐𝒑𝒑𝒐 𝒔𝒂𝒍𝒆, 𝒇𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒓𝒐𝒗𝒊𝒏𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐.”

🔍 Alcuni giorni fa, un collega mi ha raccontato alcuni aspetti della sua vita chiedendomi un parere. Dopo che gliel'ho dato, mi ha detto:
“𝑻𝒂𝒏𝒊𝒂, 𝒎𝒊 𝒉𝒂𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒃𝒂𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒆𝒅 𝒆𝒓𝒂 𝒄𝒊ò 𝒅𝒊 𝒄𝒖𝒊 𝒂𝒗𝒆𝒗𝒐 𝒃𝒊𝒔𝒐𝒈𝒏𝒐.”
Ed è 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐨 𝐥'𝐡𝐨 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐦𝐞 𝐥𝐨 𝐡𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐮𝐢; 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜’è 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚, 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 è 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐭𝐚𝐜𝐞𝐫𝐞. Anche quando pensiamo di farlo per “bene”.

❗ 𝐄𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 è 𝐮𝐧𝐚 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐚, 𝐞𝐝 è 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞:
– 𝑺𝒕𝒐 𝒅𝒊𝒄𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒂𝒗𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒑𝒖ò 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒖𝒕𝒊𝒍𝒆 𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂?
– 𝑯𝒂 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒑𝒂𝒓𝒆𝒓𝒆/𝒄𝒐𝒏𝒔𝒊𝒈𝒍𝒊𝒐?
– 𝑳𝒐 𝒔𝒕𝒐 𝒇𝒂𝒄𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒎𝒆 𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒆𝒊/𝒍𝒖𝒊?

🎯 Il titolo di questo libro,“𝑺𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒐𝒇𝒇𝒆𝒔𝒂... 𝒇𝒂𝒊 𝒔𝒄𝒉𝒊𝒇𝒐”, è 𝐞𝐬𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐚𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐥𝐨𝐜𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐝𝐨𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐮𝐭𝐞𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢 𝐡𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐞𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐨.

✨ Ecco perché suggerisco di fare tesoro di un'altra frase dell’autrice:
“𝑷𝒓𝒆𝒏𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐𝒄𝒊 𝒊𝒍 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒄𝒓𝒊𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒊𝒏 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒂𝒑𝒆𝒗𝒐𝒍𝒆, 𝒆𝒎𝒑𝒂𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂.”

🎧 Se volete approfondire l'argomento, vi invito ad ascoltare l'episodio del podcast che gli ho dedicato e che ho realizzato con Dario Albertini di Caffè Italia. Gli indirizzi nei commenti.

11/07/2025

In questo post parliamo di "𝑰𝒏 𝒕𝒆 𝒎𝒊 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒄𝒉𝒊𝒐 – 𝑷𝒆𝒓 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒄𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒆𝒎𝒑𝒂𝒕𝒊𝒂", di 𝐆𝐢𝐚𝐜𝐨𝐦𝐨 𝐑𝐢𝐳𝐳𝐨𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢 con 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐆𝐧𝐨𝐥𝐢.
Nonostante il tema scientifico, il libro è divulgativo, semplice e molto attuale.

È strutturato come un’intervista: Gnoli intervista Rizzolatti che racconta anche la sua storia personale.
Come nel libro di Candace B. Pert, di cui abbiamo parlato nel post precedente, l'autore racconta di sé, del suo percorso umano ed accademico, delle connessioni che – ancora giovanissimo – colse tra medicina e filosofia, e questo ci porta nel mondo umano della scienza.

📘 Il titolo dice tutto: "In te mi specchio" – è la scienza dell’empatia.

💡 𝐄𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚 è un termine abusato, inflazionato, viene confuso con buonismo ma non è “soffrire con gli altri”, non è “essere buoni”.
È qualcosa di molto più semplice: è 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐛𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚.

Il professor Rizzolatti, con il suo gruppo, partì studiando le aree motorie nel cervello: neuroni che si attivano quando vediamo qualcuno fare qualcosa, anche se noi non la facciamo. È un modo per prepararsi ad agire.
Poi scoprì che lo stesso accade con le emozioni:
𝐭𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧’𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐦𝐢𝐭𝐞 𝐢 𝐧𝐞𝐮𝐫𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐭à; e questo vale per tutte le emozioni.

⚠️ Per questa ragione, 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐥’𝐞𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 è 𝐢𝐧𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞.
È biologicamente uno strumento di sopravvivenza:
capisco se in quel momento sei amico o pericoloso. Poi, con l’evoluzione nella nostra società, tutto questo non si riduce più alla mera sopravvivenza ma riguarda la connessione umana e la coesione sociale.

📚 Il libro affronta tutto questo con rigore e chiarezza e lo fa toccando temi più ampi: il rapporto tra ragione ed emozione, l’uso del linguaggio, aprendo anche a prospettive cliniche, in particolare nell’ambito dell’autismo.

🔍 𝐀𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐝 𝐮𝐧 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨:
I neuroni specchio non sono un automatismo garantito, sono come i muscoli, possono indebolirsi. Se non li “alleniamo” con la relazione reale, con la presenza, rischiano di spegnersi.
È quello che succede oggi quando comunichiamo senza guardarci e usiamo il digitale come surrogato dell’incontro di persona. Abbiamo perso l’umanità verso l’esterno e accentuato i conflitti all’interno.

E per questo serve riflettere, prendersi un momento per domandarci:
“𝑫𝒐𝒗𝒆 𝒔𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒏𝒅𝒂𝒏𝒅𝒐?”
“𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉é 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒄𝒐𝒔ì 𝒂𝒓𝒓𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂𝒕𝒊?”

👥 Due persone, camminando, si scontrano per strada e una dà un pugno all’altra.
Se i neuroni specchio fossero attivi, guardandosi in viso si capirebbe che non c’è un pericolo nell’altro, che si era solo distratti e magari basterebbero delle scuse reciproche.

📖 𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨:
per ricordarci che connettersi, essere empatici così come la natura ci ha creati, significa comprendere cosa sta provando l’altro, senza necessariamente approvarlo.
𝐂𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐫𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐟𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐩𝐨𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐞.

🎧 Se siete curiosi, sull’argomento vi invito anche ad ascoltare l'episodio del podcast “𝑫𝒊𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒉𝒆… 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒐𝒔ì” che ho voluto dedicare a questo libro e che ho realizzato con Dario Albertini di Caffè Italia Radio .
Ecco gli indirizzi:
Spotify: https://open.spotify.com/episode/78afOg6hsJfDTIJyN5rxpE?si=-0jDm_9vS12KFyIGjjT74Q
Youtube: https://youtu.be/bjvtNOjFpJw

04/07/2025

𝐃𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞… 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐬ì.
𝐄 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐫𝐜𝐞𝐥𝐨 è 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐨 𝐛𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚, 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚.

𝑴𝒐𝒍𝒆𝒄𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝒆𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 (𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉è 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐?) di 𝐂𝐚𝐧𝐝𝐚𝐜𝐞 𝐁. 𝐏𝐞𝐫𝐭 (ed. TEA) è uno di quei libri che ho letto ed al quale ho fatto riferimento in continuazione negli anni, non solo per l’importanza delle scoperte scientifiche riportate, ma anche perché è 𝐮𝐧 𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 più impattanti nella nostra quotidianità.
La sua vita privata e quella professionale si intrecciano continuamente, e questa cosa è davvero coinvolgente.

🧠 𝐒𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚; ci sono anche dei disegni a facilitare la comprensione.
Non bisogna diventare neuroscienziati per leggere questo libro; piuttosto fa capire il mondo che c’è dietro la ricerca.
𝐂𝐚𝐧𝐝𝐚𝐜𝐞 𝐁. 𝐏𝐞𝐫𝐭 è stata una farmacologa e neurofisiologa pioniera nel suo campo.
𝐈𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨 𝐯𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐨:
è la sua storia di donna, madre, moglie, scienziata, raccontata con coraggio e onestà, in un’epoca – gli anni ’70 e ’80 – in cui il mondo accademico era ancora più chiuso e gerarchico di oggi.

❓ 𝐌𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐡𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐜𝐨𝐬ì 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞?
Con tenacia e caparbietà è stata la prima a dimostrare che gli oppiacei, come morfina ed eroina, si legano a dei recettori sulle cellule del cervello. Questa scoperta è stata determinante perché ha dato il via alle successive identificazioni di sostanze endogene (prodotte dal nostro corpo) simili agli oppiacei che si legano alle stesse aree del cervello: le endorfine.
📌𝐀 𝐥𝐞𝐢 𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐯𝐞 appunto 𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐧𝐝𝐨𝐫𝐟𝐢𝐧𝐞 e di un ampio numero di neuropeptidi, molecole che trasmettono informazioni nel sistema nervoso, e l’osservazione che questi ultimi sono mediatori sia delle informazioni sia delle emozioni e attivi in ogni cellula del corpo.

📌Ha utilizzato queste scoperte per trovare un modo più olistico di pensare alla farmacologia, infatti si è posta come anello di congiunzione tra medicina classica — siamo negli anni ’90 e primi 2000, quando la farmacologia e la chirurgia erano dominanti — e medicine “alternative”, che lei non rifiuta, ma sostiene solo se usate nel momento giusto.
🧠Lo dice chiaramente: “𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒖𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒕𝒖𝒎𝒐𝒓𝒆 𝒄𝒊 𝒗𝒖𝒐𝒍𝒆 𝒍𝒂 𝒄𝒉𝒆𝒎𝒊𝒐𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂, 𝒎𝒂 𝒂𝒄𝒄𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒖𝒓𝒂 𝒇𝒂𝒓𝒎𝒂𝒄𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒂, 𝒑𝒖ò 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒓𝒂𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒆𝒏𝒆𝒓𝒈𝒆𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒐 𝒖𝒏 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒆𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆, 𝒑𝒖𝒓𝒄𝒉é 𝒔𝒊𝒂 𝒊𝒏𝒔𝒆𝒓𝒊𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊𝒈𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒆 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒊𝒕𝒖𝒊𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒎𝒆𝒅𝒊𝒄𝒊𝒏𝒂 𝒃𝒂𝒔𝒂𝒕𝒂 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒆 𝒆𝒗𝒊𝒅𝒆𝒏𝒛𝒆”.

📌Di particolare interesse sono le appendici del libro:
𝐂𝐚𝐧𝐝𝐚𝐜𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨-𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐮𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐨𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐚𝐥 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐢ò 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚 𝐜𝐢ò 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨.
📌𝑴𝒐𝒍𝒆𝒄𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝒆𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 è 𝐮𝐧 𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐞 𝐮𝐧 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐳𝐨;
- che lascia dentro qualcosa da rielaborare;
- una di quelle letture in cui non si corre verso la fine, ma si appoggia il libro e si lascia lavorare, dentro di sé, ciò che si è appena letto.
𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐛𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢𝐦𝐢𝐜𝐨:
basta lasciarsi attraversare da ciò che racconta.

📌C'è il rigore della scienza, ma anche la vulnerabilità dell’esperienza umana.

🎧 Nell’episodio del 𝒑𝒐𝒅𝒄𝒂𝒔𝒕 che ho dedicato a questo libro - disponibile sui canali Spotify e YouTube di Caffè Italia Radio (trovate gli indirizzi nei commenti 👇)- Dario Albertini ha condiviso una frase di 𝐏𝐚𝐭𝐜𝐡 𝐀𝐝𝐚𝐦𝐬 che sintetizza molto bene lo spirito del libro:
"𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒄𝒖𝒓𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒂 𝒑𝒖𝒐𝒊 𝒗𝒊𝒏𝒄𝒆𝒓𝒆 𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒆𝒓𝒆. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒄𝒖𝒓𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂, 𝒗𝒊𝒏𝒄𝒊 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆."

27/06/2025

📚 Questa settimana voglio raccontare di un libro a cui ripenso spesso quando sento la frase "è meglio così credimi".
Si tratta di 𝑪𝒐𝒔𝒂 𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒇𝒆𝒍𝒊𝒄𝒆 𝒊𝒍 𝒕𝒖𝒐 𝒄𝒆𝒓𝒗𝒆𝒍𝒍𝒐 (𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉é 𝒅𝒆𝒗𝒊 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐) di David Disalvo, pubblicato da Bollati Boringhieri.

🧠 David Disalvo, giornalista specializzato in neuroscienze e psicologia che collabora con testate prestigiose come Scientific American Mind e Wall Street Journal, esplora in questo libro un concetto affascinante:
𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨, 𝐩𝐮𝐫 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐬𝐬𝐨, è 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐦𝐞𝐜𝐜𝐚𝐧𝐢𝐬𝐦𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐯𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚 "𝐩𝐫𝐞𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢".
La sua funzione primaria è preservare la nostra integrità fisica, ma questo non sempre coincide con scelte ponderate e adeguate al momento.

⚠️ 𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 è 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐬𝐮𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐢, usare esperienze passate e ripetere schemi consolidati che considera sicuri.
Da un lato questa tattica ha un senso: mai lasciare la strada vecchia per la nuova,
ma se la strada vecchia è interrotta da una buca?

🌍 𝐕𝐢𝐯𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐢𝐭à 𝐯𝐞𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐧𝐨𝐬𝐚, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚 𝐬𝐩𝐢𝐧𝐠𝐞𝐫𝐜𝐢 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞, anche quando non sono più efficaci, solo perché si sente più al sicuro così.

💻 Il libro affronta anche il tema delle nostre "fughe", come la dipendenza dal web e dai social media, e lo fa in tempi ancora non sospetti.

🧩 𝐔𝐧 𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐮ò 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐜𝐢 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 è 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚.
Si dice che siamo i nostri ricordi… quindi se mettiamo in dubbio la nostra memoria, chi diventiamo?

🪞 I nostri ricordi non sono registrazioni perfette del passato, ma frammentati e distorti.
Il cervello si concentra su alcuni dettagli, compromettendo la completezza dell’esperienza.
📌 Ogni volta che ci succede qualcosa di spiacevole, il cervello lo rende totalizzante: anche una bella cena può essere “rovinata” da un cameriere scortese.

🧠 𝐃𝐢𝐬𝐚𝐥𝐯𝐨 𝐜𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐢ù 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚: a non aprire solo i cassetti della scontentezza, ma anche quelli della disponibilità e della completezza.

🎭 Infine, viene analizzato il falso senso di controllo che il cervello crede di avere.
Pensiamo di poter gestire ogni aspetto della vita, ma spesso è un’illusione.
Il cervello ci porta a cercare verifiche e controlli continui, anche quando sono fonte di stress o inutili.

⚙️ Molte delle “interruzioni” che chiamiamo imprevisti… sono in realtà prevedibili.
Ma il cervello preferisce classificarle così per evitare la fatica emotiva.

📖𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨?
Cosa rende felice il tuo cervello e perché devi fare il contrario è un testo che fa riflettere e sorridere sulle nostre abitudini quotidiane.
Offre una panoramica su come funziona la mente e su come possiamo gestirla meglio, per vivere in armonia con noi stessi.
🗣️ È scritto con eleganza, ma con un linguaggio semplice e colloquiale, che vi aprirà a una nuova comprensione di come siamo fatti.

🎙️ E se volete aggiungere un pizzico di ironia, potete ascoltare l’episodio del podcast dedicato, realizzato con Dario Albertini di Caffè Italia Radio .

𝐒𝐩𝐨𝐭𝐢𝐟𝐲:
https://open.spotify.com/episode/4TrBi8YCQYc492XWPK4iG6?si=GEk8NysSSlOimxjV4Ld-3A
𝐘𝐨𝐮𝐓𝐮𝐛𝐞:
https://youtu.be/HodflPcimh0

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