Flai Cgil Agrigento
Sindacato a tutela dei diritti dei lavoratori del settore agricolo, forestale, agroindustriale e del
19/06/2026
10/06/2026
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𝐋𝐞 𝐁𝐫𝐢𝐠𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐅𝐥𝐚𝐢 𝐂𝐠𝐢𝐥: 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐜'𝐞̀
Articolo di Lorenzo Fargnoli
«È difficile smantellare il caporalato perché il caporale serve.» Giovanni Mininni, segretario generale Flai-Cgil Nazionale, la pronuncia senza enfasi, come si dice una cosa ovvia che nessuno vuole ammettere. Serve alle imprese, che attraverso di lui trovano in fretta braccia disposte a tutto. Serve perché lo Stato si è ritirato - smantellato il collocamento pubblico, le liste agricole, il trasporto nei campi - e dove arretra l'autorità pubblica avanza qualcun altro. È esattamente lì, in quel vuoto, che il sindacato ha deciso di tornare a combattere: non più dietro una scrivania, ma nei campi, nei ghetti, sulle rotonde dove all'alba si contratta la manodopera. Perché c'è un livello del problema, quello che Mininni chiama «l'aspetto culturale», che nessuna legge raggiunge, almeno nel breve periodo. Il caporale non vive solo nei furgoni che caricano braccia a cinque euro l'ora: vive anche in una certa mentalità. In quelle di una parte degli italiani, abituati a pensare che certi lavori spettino a certe persone. Ma anche «nella testa dei lavoratori stessi». Una persona che arriva da un Paese dove il sindacato è un organo di regime, o non esiste affatto, sbarca in Italia senza una parola di lingua e con l'idea che chi gli procura una giornata di lavoro - fosse pure il caporale - gli stia facendo un favore. «Per molti lavoratori il sindacato è quasi un oggetto sconosciuto». Prima del salario, prima del contratto, c'è questo: la fatica di farsi riconoscere da chi è stato educato a non fidarsi di nessuno.
Per capire perché questa premessa pesi così tanto bisogna tornare a una stazione di servizio sulla statale 106, in provincia di Cosenza, la mattina dell'1 giugno. Lì Waseem Khan, pakistano, e gli afghani Amin Fazal Khogjani, Safi Iayjad e Ullah Ismat Qiemi - il più giovane di tutti - sono stati chiusi in un minivan, cosparsi di benzina e bruciati vivi. Mohammad Taj Alamyar è sopravvissuto lanciandosi dal portellone. Raccoglievano...
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06/06/2026
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28/05/2026
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